La Brexit ha messo i politici europea in modalità panico

L’Unione europea non può permettersi di spadroneggiare sulla Brexit perché una brutta Brexit rischia di causare un danno smisurato. Non solo le grandi imprese in Europa vogliono una Gran Bretagna con cui poter liberamente commerciare, ma la fiducia nel progetto europeo sta rapidamente diminuendo. L’UE è un mega-stato che sta scomparendo e nessuno sa come assicurare la sua sopravvivenza. Inevitabilmente, i fallimenti dell’UE stanno avvicinandosi e l’uscita della Gran Bretagna espone le conseguenze finanziarie di decenni di cattiva gestione, di distruzione di capitali attraverso una ridistribuzione sprecata e la mancanza di una pianificazione delle contingenze.

Il contributo annuale della Gran Bretagna, nel bilancio dell’UE, è di 8 miliardi di euro ed è quasi identico a quello della gestione dell’intera istituzione di Bruxelles, pertanto la Brexit creerà un vuoto di bilancio quasi totale, che Bruxelles dovrà compensare con i rimanenti membri. Inevitabilmente, una parte della redistribuzione dei progetti preferiti da Bruxelles finirà per essere tagliata. È per questo che i politici di Bruxelles sperano nel pagamento della Gran Bretagna.

La Commissione ha anche un impegno a redistribuire i fondi dei membri stimati in 238 miliardi di euro. Deve avere dato per scontato, prima del referendum dello scorso anno, che la Gran Bretagna avrebbe votato per restare e per pagare la sua quota. Invece, ha votato per la Brexit e la Commissione dovrà ora trovare il denaro in contributo capitali o dalla Gran Bretagna, altrove, o annullare alcuni dei progetti. Con questi problemi, la Commissione è in una posizione difficile, sterilizzata dalla dalla Brexit. E quando Theresa May afferma che nessun accordo è meglio di un cattivo accordo e lo fa intendere, indubbiamente potrebbe significare la fine di Bruxelles, come oggi la conosciamo.

I politici dell’Unione Europea sono in modalità panico

Le preoccupazioni riguardanti le finanze dell’UE sono quasi certamente dietro le dichiarazioni di alcuni dirigenti dell’UE. Secondo Jean-Claude Juncker, Theresa May vive in un’altra galassia, il che pone la domanda circa la propria residenza galattica, relativamente parlando. Dopo che le richieste di alcuni Stati membri, che improvvisamente si rendono conto di perdere le sovvenzioni, la Commissione ha aumentato automaticamente la sua domanda di un pagamento anticipato alla Gran Bretagna da 60 a 100 miliardi di euro. Ciò malgrado il consiglio legale all’Unione europea, degli avvocati della Commissione, che non possono essere richiesti soldi. Francia, Ungheria, Italia, Spagna e Polonia, inoltre vogliono che la Gran Bretagna continui a pagare i propri agricoltori dopo che la Gran Bretagna ha lasciato l’UE.

È diventata come un’opera buffa, una satira su un rapporto appena marginale tra la Commissione europea e la democrazia britannica. Jean-Claude Juncker, nella prefazione ad un recente discorso in francese ha detto un po’ assurdamente che l’inglese sta perdendo la sua importanza in Europa a causa della Brexit, pur essendo (la lingua) più comunemente parlata. Questa è la mentalità contro la quale la Gran Bretagna sta negoziando.

La politica ad alto livello dei commissari è lontana dalla realtà democratica. Quando Davide Davis, per il Regno Unito, si siede di fronte a Michel Barnier, per l’UE, egli contesta la richiesta di un pagamento anticipato da 100 miliardi di euro con un importo minore, o la domanda riconvenzionale per la quota britannica stimata in 154 miliardi di euro di cespiti posseduti da parte dell’UE e che l’UE non riesce a portare a buon fine? La richiesta relativa ai beni dell’UE è altrettanto traballante. Davis può solo accettare una posizione conforme al consiglio dei legali, o almeno non molto lontano da esso, perché ha la responsabilità democratica, anche se Barnier resiste. Sia gli avvocati dell’Unione europea che quelli della Gran Bretagna affermano che non esiste alcuna responsabilità di capitale per la Gran Bretagna e non vi è alcuna menzione nell’articolo 50 o negli articoli citati. I pagamenti di capitale e le richieste di patrimonio sono solo un tentativo.

La posizione britannica è che: nessun trattato è migliore di un cattivo trattato, per cui la maggior parte dei passaggi nei negoziati devono provenire dall’UE. Come illustrato nel loro trattamento della Grecia (ricordato giustamente la scorsa settimana da Yanis Varoufakis nel suo nuovo libro, Adults in the Room), l’UE potrebbe essere ostinata fino ad arrivare al punto di distruzione. Fortunatamente per la Gran Bretagna, essa non è nella posizione in cui era la Grecia e può permettersi di andare via.

Purtroppo, i Commissari non conoscono nessun altro approccio che quello della sfida. Ricordo che quando l’Irlanda ha rifiutato di ratificare il trattato di Nizza con un referendum, l’UE ha detto loro di votare di nuovo e di farlo bene. Lo hanno fatto anche sul trattato di Lisbona. Alla Danimarca è stato detto di tenere un secondo referendum su Maastricht e di farlo anche bene. Forse pensavano che aumentando il costo della partenza, il Regno Unito si poteva tornare indietro per una Brexit morbida o addirittura decidere di rimanere dopo un secondo referendum. Così, quando Juncker cenava con Theresa May il 26 aprile e fu chiesto chiaramente il punto di vista della Gran Bretagna ed ha buttato i suoi giocattoli fuori dalla carrozzina (lo fanno i bambini per protesta, buttando tutto all’aria).

Tutto ciò che hanno raggiunto è stato quello di far salire il collettivo elettorale britannico, proprio come ha fatto Obama quando ha affermato che la Gran Bretagna avrebbe dovuto mettersi in coda su T-TIP (trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico). Grazie a queste minacce, ora è probabile che la signora May avrà una vittoria ancora più grande nelle prossime elezioni generali, con un aumento del numero dei deputati ferventi Brexiteers.

Tutto ciò ad uso e consumo pubblico. Fortunatamente, dietro le quinte i funzionari che fanno la vera negoziazione stanno facendo progressi in silenzio. La politica è una cosa, la praticità un’altra. Secondo Daniel Korski, che è stato il vice capo dell’unità politica al n. 10 (di Downing street), scrivendo in un articolo per il Daily Telegraph di mercoledì scorso, ora i negoziatori dell’UE accettano che sia nell’interesse di tutti evitare il baratro. Molti mesi fa, Iain Duncan-Smith (classe 1954 politico del Partito Conservatore) ha riferito che i produttori tedeschi hanno segretamente concordato con l’amministrazione di Angela Merkel che qualsiasi barriera commerciale sarebbe minima. La realtà, oltre la retorica, è che l’attività europea, che dopo tutto impiega residenti dell’UE, raccoglie e paga la maggior parte delle tasse, determinerà il risultato.

In teoria, la Gran Bretagna ha due anni di tempo, da marzo, prima di uscire formalmente, anche se l’articolo 50, paragrafo 3, consente di estendere questo periodo con un accordo. Ciò apre la possibilità, se necessario, alle disposizioni transitorie. Inoltre, parte dell’UE sarà in grado di ratificare la decisione sulla nuova base del voto a maggioranza qualificata. Ciò significa che il sostegno della Germania, della Francia, dell’Italia e della Spagna dovrebbe essere sufficiente per un accordo, in modo che la Gran Bretagna possa rivolgersi a questi governi dietro le quinte, insieme alle loro grandi società. La realtà è che le imprese europee vogliono proteggere i loro mercati e gli investimenti nel Regno Unito e forse utilizzare il Regno Unito, dopo la Brexit, come un trampolino di lancio per il business globale.

Pertanto, aspettatevi brevissimi briefing (riunioni) da parte degli inglesi con i principali produttori di automobili europei, le banche e tutte le altre grandi multinazionali con sede in questi paesi. Mentre sono importanti le questioni controverse, come le sovvenzioni agricole ed i diritti dei cittadini, è improbabile che stiano al centro di un accordo. Tuttavia, le procedure dell’UE, che coinvolgono tutte e 27 le nazioni in consultazione, comportano solitamente tempi di esecuzione prolungati. L’unico modo per stabilire il commercio ed i diritti dei cittadini interessati, nell’arco di due anni, è che la Commissione inizi a lavorare con la Germania, la Francia, l’Italia e la Spagna per completare i negoziati, mantenendo al più presto le consultazioni con gli altri Stati, prima di presentare una soluzione finale agli altri stati. In caso contrario, sarà probabilmente richiesto un lungo periodo di prolungamento (dei tempi).

Non ci può essere alcun dubbio su dove sta il potere. La Gran Bretagna può camminare, l’UE non può. I membri del Commonwealth della Gran Bretagna si rallegrano della Brexit. Inoltre, la Gran Bretagna può rapidamente arrivare ad un accordo con la Cina di più nazioni favorevoli (MFN Most Favoured Nation, Clausola della nazione più favorita – CNPF), che richiederebbe decenni per raggiungere l’Unione europea. La Cina sta già attivando un trasporto ferroviario verso l’Europa, incluso il Regno Unito. Un rapido affare MFN con la Cina apre una rete commerciale che includerà infine tutta l’Asia e quelle parti d’Europa non vincolate dall’UE. È probabile che le organizzazioni, in parte finanziate dalla UE corrano il rischio di non essere in grado di adottare un atteggiamento imparziale nei confronti della UE e delle questioni che la Commissione intende trattare. Combinando il Commonwealth e l’Asia in un massiccio accordo commerciale libero ha il vantaggio di rendere il Regno Unito una base adeguata per le imprese europee che vendono servizi in quello che promette di diventare la più grande area commerciale nel mondo.

Essere liberi dall’Unione Europea è un no-brainer (una bazzecola) e l’elettorato inglese comincia a capirlo. La City prevede anche nuove opportunità per la crescente attrattiva.

Tutto ciò presuppone che non ci sia alcuna crisi bancaria o finanziaria entro il marzo 2019. Nessuno sarà immune da un fallimento bancario in Eurolandia, ma dal punto di vista britannico deve essere urgente uscire dall’UE prima di ciò accada. Inoltre, si presume che Theresa May riceverà il mandato elettorale che chiede l’8 giugno.

L'articolo originale: https://mises.org/blog/brexit-has-put-eu-politicians-panic-mode