Guardo i western

A detta di mia moglie nel mio inconscio doveva esserci una piccola dose di sadismo. Altrimenti, perché avrei voluto assistere a quelle “riprese” come lei le chiamava. Può darsi che avesse ragione.

Infatti quando iniziava un film western e pensavo che lei intendesse cambiare canale mi sentivo incline ad aggredirla.

Uno psicologo dilettante, un po’ più indulgente nella sua diagnosi circa il mio caso, sostiene che la mia dipendenza da questi spettacoli “con i cavalli” provi un ritardo delle mie facoltà mentali. A suo giudizio io sarei affetto da un brutto caso di infantilismo.

Può darsi che ci sia qualcosa di vero, perché quando rifletto sulla sostanza di questi drammi fatti di sangue e spari, mi rendo conto che non c’è niente in loro tranne il puro divertimento. Non aggiungono nulla alla mia conoscenza e sono singolarmente privi di “messaggi”. Penso che mi piaccia guardarli proprio per questo motivo. La mia mente sembra avere un’allergia ai problemi che preoccupano le persone socialmente coscienti, il che suppongo provi il mio infantilismo.

Eppure, come si dice, tutte è relativo. Se mi piacciono i film western a causa della mia mancanza di attrezzature mentali, quali sono i programmi televisivi rivolti a coloro che sono più maturi di me? Quali sono le persone mature?

Ritengo che siano coloro che prediligono la politica. Non perdono mai l’occasione di ascoltare, ed osservare il volto del presidente, di un deputato o del sindaco della città. Chiunque si qualifichi come “illustre” otterrà la loro attenzione e, dopo aver dispensato il suo discorso oppure obiter dictum (n.d.t. detto incidentalmente), essi si diletteranno nell’analizzare la sua saggezza oracolare o a discutere il suo significato nascosto. Sia che il suo parere riguardi gli affari nazionali o internazionali, essi formano le loro opinioni sulle sue, dopodiché ascoltano l’opinione sul discorso espressa da un commentatore per avere conferma del proprio parere.

Ho anche scoperto che il successivo spettacolo nell’ordine di preferenza da parte di queste persone mature è un tavolo di discussione sugli attuali problemi sociali e politici, in particolare se i partecipanti sono noti per la loro erudizione.

Essi stravedono per queste discussioni di gruppo.

Ora ammetto di conoscere questo tipo di programma. L’educazione mi ha forse talvolta costretto a sopportare i discorsi politici e le chiacchiere professionali. Ma, quando ho il controllo dello schermo, lo share di tali programmi si riduce invariabilmente di un punto. Questa è senza dubbio una prova sufficiente della mia inadeguatezza. D’altra parte, può essere che le bugie e le simulazioni dell’oratore politico che caratterizzano la discussione degli affari pubblici siano allo stesso livello di insensatezza dei western che adoro? Se è così, allora il tempo ed il pensiero delle persone con pretese di intellettualismo che assistono a questi programmi confutano queste stesse pretese.

Può essere che essi,e non io, soffrano di infantilismo?

A sostegno della mia affermazione e quale misura della mia maturità, sottolineo che io non vengo mai ingannato dai western. So che i cavalli non possono correre velocemente o così a lungo come quelli sullo schermo, e credo che l’incredibilmente rapida estrazione delle pistole dalle fondine sia resa più veloce con qualche trucco della telecamera. L’alta scogliera su cui l’eroina è bloccata, in pericolo imminente, probabilmente non è più di sei pollici più alta di lei mentre l’oceano in cui cade e da cui viene salvata dall’eroe è solo una vasca da studio cinematografico. Poi, ancora, anche quando viene esaltato lo sviluppo della trama, so che in esattamente 30 minuti (considerato il tempo per la pubblicità) il “buono” sconfiggerà il “cattivo” e la giustizia trionferà. Perché allora guardo i western? Perché ritengo che l’azione sia divertente e fonte di svago, il che dimostra il mio infantilismo.

Poi, ancora, potrebbe essere un’altra la ragione della mia predilezione per i western. I personaggi sono individui robusti, ingegnosi nella loro capacità di difendersi da soli in ogni tipo di condizioni avverse senza chiedere l’aiuto di nessuno.

Solo gli straccioni chiedono che gli venga offerto da bere, e questi personaggi sono guardati dall’alto in basso. Ma anche i coloni non pretendono il “diritto” di essere aiutati dalla società, e riescono a tirare avanti con le loro forze. Essi rappresentano un tipo di personaggio ormai fuori moda, eppure quello è il tipo di persona che tutti vorremmo essere. Le storie sono pulite e il bianco è bianco ed il nero è nero, senza sfumature psicologiche, il crimine è sempre punito. I criminali accettano da uomini la loro punizione, senza mai giustificare i propri crimini con la scusa della “follia temporanea” e non c’è mai un cenno psicologico nelle storie. Nessuno cerca di “elevare” il suo prossimo, nessuno psicoanalizza qualcun altro, e nessuno predica la solidarietà. Tutti sono robusti, autosufficienti e responsabili di sé. Anche i criminali, ladri, bari e assassini, compiono i loro crimini con audacia e, quando vengono catturati, ne pagano la pena, da uomini. L’osservatore si identifica con l’eroe, odia il cattivo e si entusiasma quando quest’ultimo viene abbattuto.

Confrontate questo con l’impostura e la retorica politica sullo schermo. Il politico davanti al microfono non è interessato a trasmettere qualche conoscenza al suo pubblico, ma solo di creare un’immagine di sé. Quindi, dopo aver affermato la sua immensa antipatia verso il male, procede con mezze verità e menzogne ​​per convincere il pubblico della sua saggezza e devozione al dovere. Il suo scopo è quello di impressionare coloro che lo ascoltano, egli è indispensabile, un gladiatore che combatte per gli interessi del “popolo”, un cavaliere in armatura lucente che combatte le forze del male.

Qual è lo scopo del suo discorso (forse scritto da qualcun altro)? Ottenere voti. Se crede che il suo pubblico sia costituito principalmente da lavoratori, egli dirà loro come si batte per gli uomini che faticano e contro gli “interessi”. Se sono i voti degli insegnanti che cerca, sottolineerà ciò che gli insegnanti vogliono sentire. Per gli agricoltori farà un altro tipo di discorso. Agli uomini d’affari prometterà la riduzione delle tasse. E così via.

La mentalità del politico è stata delineata da Machiavelli (n.d.t. Niccolò Machiavelli 1469-1528 storico e filosofo fiorentino) parecchi secoli orsono, e da allora non è successo nulla che migliori o cambi quell’immagine. Che cosa si ottiene dunque ad ascoltare i politici? Certamente non la saggezza, certamente non la verità, certamente non la conoscenza, a meno che, anzi, uno sia interessato a capire come il politico si esibisce, esattamente come potrebbe essere interessato ad imparare come un mago esegue i suoi trucchi.

Credo che tenere seriamente in considerazione i discorsi di un politico sia come essere un bambino che crede alle fiabe. Ossia un segno di immaturità.

Ascoltare le discussioni degli “esperti” è altrettanto stupido. Ciò risulterà evidente considerando le condizioni in cui si svolgono le loro “performance”. Quattro uomini ed un moderatore si impegnano ad esporre la loro visione su un argomento che richiederebbe di essere affrontato con un libro di discrete dimensioni. Hanno 30 minuti per discutere l’argomento. Con il timeout per gli spot pubblicitari e le osservazioni del moderatore, ciascuno dei relatori ha al massimo cinque minuti per esporre le sue idee. Ma il moderatore non li lascia parlare per cinque minuti perché sarebbe noioso per il pubblico. Quindi, interrompe frequentemente per far intervenire un altro partecipante. Il risultato finale è che, per esporre il proprio pensiero, ognuno ha a disposizione alcuni spazi di un minuto nel corso della mezz’ora.

Cosa può dire in un minuto? Nient’altro che battute ed affermazioni penetranti per dimostrare quanto conosce il tema oggetto della discussione o per mettere gli altri in difficoltà. In tali condizioni non può esservi alcuna continuità della discussione, nessuno sviluppo ordinato di un tema, ma solo una battaglia di arguzia. Ma l’intento è quello di dare al pubblico il beneficio della saggezza dei quattro commentatori, o cibo per la mente su una questione importante. Se gli ascoltatori prendono seriamente in considerazione i commentatori e continuano poi la discussione sulla base di ciò che hanno ascoltato, sono esattamente come dei bambini che giocano a casa.

Solitamente l’argomento del dibattito di gruppo fa parte di una tra le seguenti due tipologie: un evento che riguarda un paese straniero oppure un argomento di politica interna. Poiché la maggioranza degli ascoltatori non è mai stata in un paese straniero, o non ne sapeva niente di più di quanto si legge sui giornali, chiunque può qualificarsi come esperto. I gruppi di commentatori solitamente sono costituiti da corrispondenti di giornali, la cui conoscenza del paese in discussione è stata acquisita durante un soggiorno di due giorni o due settimane, durante il quale hanno parlato con un paio di redattori o funzionari locali di giornale, sono poi ritornati con un quaderno pieno delle impressioni così acquisite, che li rende esperti su tutto, dall’economia della nazione alla sua impostazione politica. Solitamente i corrispondenti portano anche sé alcuni pregiudizi sul paese che visitano e lì cercano la conferma dei medesimi. Questo è ciò che si ottiene dalla discussione del gruppo di esperti.

Quando è in discussione una questione di politica interna, è probabile che si ottenga una visione della questione viziata da pregiudizi. Se il moderatore è “progressista” (di solito è così), avrà tre commentatori che condividono le sue stesse posizioni ed allineati contro un conservatore. L’unica possibilità per il conservatore in questa situazione consiste nell’essere scortese, interrompere i suoi avversari, non ammettere nulla e negare tutto. Se egli è corretto o se rispetta le regole di una discussione ordinata sarà completamente sommerso di numeri e il moderatore non riuscirà ad raggiungere lo scopo che si era prefisso. Può essere divertente assistere ad una simile performance se la si considera come una gara di scherma, ma tenere in seria considerazione una tale discussione è sciocco, in breve infantile.

Tornando ai miei western, sono pienamente consapevole del fatto che sono solo tangenzialmente storici e non li guardo per imparare nulla sulla vera storia del West. I fatti relativi alla “frontiera selvaggia e senza legge” sono stati narrati in una serie di libri completamente documentati, e l’immagine che presentano è molto diversa da qualsiasi racconto televisivo. I fuorilegge per esempio, a differenza di quelli che vediamo in televisione, non avevano alcun codice d’onore, ma erano come crudeli, venali, indecenti, dissoluti e non romantici proprio come i delinquenti attuali. E, proprio come loro, erano nel complesso dei codardi, senza mai dare una possibilità ad un cretino avrebbero sparato alle spalle di un uomo o, se necessario, ucciso una donna.

Il loro comportamento viene talvolta scusato in quanto causato da “brutti momenti”. Tuttavia,anche se i nostri psicologi solitamente ci spiegano che le menti disordinate dei delinquenti sono il risultato di un’educazione sbagliata, la storia li rivela per quello che sono ossia cattivi, intrinsecamente cattivi.

Gli uomini di legge dell’epoca erano poco migliori dei fuorilegge,di solito erano ex fuorilegge, che spesso tornavano alle origini. L’idealismo che gli sceneggiatori conferiscono ai difensori della legge è pura finzione. I western in cui gli sceriffi collaborano con i fuorilegge sono storicamente più corretti di quelli che li rappresentano come esempi di nobiltà. Anche le persone perbene del West, compresi mercanti, sindaci e banchieri, non disdegnavano qualche furto di bestiame, l’appropriazione di terre o le semplici truffe.

La pratica di “qualcosa in cambio di niente” era endemica allora come è oggi. Le ragazze delle sale da ballo non erano le bellezze fini ed eleganti che sembrano appena uscite da un salone di bellezza che vediamo sugli schermi, ma erano prostitute da burlesque, femmine grasse, volgari e disgustose.

In breve, il vero West era grossolano, sconveniente e assolutamente privo di glamour. Non era un luogo in cui portare i bambini. Il fatto poi che, proprio i bambini cresciuti in quell’ambiente, lo abbiano trasformato in un posto dignitoso del paese, confuta totalmente la teoria del condizionamento ambientale.

Detto per inciso, i libri sul West sottolineano un fatto che gli sceneggiatori accennano solo: vale a dire che il West è stato ripulito dai fuorilegge non dallo stato, ma dall’impresa privata.

Gli agenti di polizia, allora come oggi, erano più interessati a mantenere il proprio lavoro che a farlo. Non erano affatto ansiosi di rischiare la vita per il bene della comunità per il salario. Molto più efficace nel portare ordine nel West era il fatto che ogni uomo portava con sé il proprio governo,nella fondina.

Per completare l’opera delle pistole private c’erano gli operatori della Pinkerton e la polizia ferroviaria privata. Facevano ciò che il governo dovrebbe avere una certa competenza di fare, vale a dire proteggere la vita e la proprietà. Poi, allora come adesso, coloro che avevano qualcosa di valore da proteggere erano più propensi ad affidare tale compito ad un poliziotto professionista che a un poliziotto “politico”. Possiamo domandarci se le persone e le proprietà dei cittadini di New York sarebbero più sicure se affidate ad una polizia privata. E se il lavoro verrebbe svolto ad un costo inferiore per i cittadini.

Mettendo da parte queste domande, amo guardare i western, e la mia autostima non soffre a causa di questo mio divertimento. Mi sento molto soddisfatto di me stesso mentre guardo le imprevedibili buffonate di questi incredibili personaggi del teleschermo mentre, allo stesso tempo, faccio un cruciverba.

Post scriptum. Ho dimenticato di menzionare la teoria di un terzo psicologo che si è occupato del mio caso. Ha detto che i western costituivano la prova di un mia “fuga”. Stavo fuggendo da qualcosa. Ma non seppe dire cosa stavo cercando di fuggire, forse sto fuggendo dalla psicologia.

L'articolo originale: https://www.mises.ca/i-watch-westerns/