Apri Gli Occhi: La Democrazia Sociale Sta Collassando

Un segnale di tempi bizzarri: “1984” di George Orwell è diventato bestseller ancora una volta.

Un libro che si distingue per la sua visione cupa dello stato, assieme alla sua angoscia per quanto concerne cosa fare a riguardo.

Stranamente hanno questa visione al giorno d’oggi sia la Destra che la Sinistra, e persino le persone che non si schierano con nessuna delle due fazioni.

L’intero fiasco che sta accadendo a Washington sembra irrisolvibile, e l’inevitabile sta già prendendo piede nello stesso modo in cui successe con i presidenti precedenti a Trump, ovvero il realizzare che il nuovo presidente non risolverà il problema.

In questo momento, sta arrivando la crisi genuina della democrazia sociale.

E’ vero, è stata perpetuata per decenni.

Ma, con la crescita dei partiti estremisti in Europa, i primi segni di chiusura e i violenti scontri politici a volte accaduti negli Stati Uniti, la realtà fa sempre più parte delle nostre vite.

La realtà reclama nuovi capitoli nella vita pubblica e un ripensamento generale delle relazioni fra il cittadino e lo stato e fra la società e le istituzioni che la governano.

Le Origini del Problema

In un discorso a degli studenti universitari, ho fatto la domanda: “Chi conosce il significato del termine democrazia sociale?”.

Su più di 100 persone, solo due hanno alzato la mano.

La risposta breve è che la democrazia sociale è ciò che oggi abbiamo e che ognuno di noi ama odiare.

Non è né costituzionalismo, né liberalismo, né pieno socialismo, e neanche conservatorismo.

E’ un tipo di potere senza freni da parte delle autoproclamate élite, che pensano di saper gestire meglio di noi le nostre vite.

Per quanto riguarda il background di questa espressione, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le élite intellettuali e politiche americane convergono attorno all’idea che l’ideologia sia finita.

Il titolo del libro di Daniel Bell “La Fine dell’Ideologia” riassume in versione cartacea questa visione.

L’autore, un autoriferito “socialista in economia, liberale in politica, e conservatore in cultura”, afferma che tutte le versioni politiche disconnesse dalla realtà sono giunte al termine.

Questo panorama politico sarebbe rimpiazzato da un sistema di regole presieduto da esperti, i quali saranno amati per sempre.

In verità, il fine ultimo di un sistema ideologico è la libertà stessa.

Un liberalismo genuino (che probabilmente non dovrebbe esser classificato proprio come un’ideologia) non richiede un accordo universale basato su dei sistemi di pubblica amministrazione.

Esso (il Liberalismo genuino) tollera i vasti punti di vista sulla religione, sulla cultura, sulle norme di comportamento, sulla tradizione e sull’etica personale.

Esso (il Liberalismo genuino) permette ogni forma di discorso, di scrittura, di affiliazione, di movimento.

Il commercio, il quale produce e si svolge in funzione di standard di vita migliori, ne diventa la linfa vitale.

Esso (il Liberalismo genuino) chiede soltanto che le persone non violino i diritti umani di base.

Tuttavia, non è questo il fine dell’ideologia che Bell e la sua generazione hanno provato a creare.

Ciò che essi volevano è quella che viene chiamata oggi “società manageriale”, ovvero dare a degli uomini oggettivi ed esperti di scienza il potere e l’autorità di costruire e supervisionare i progetti statali di grande scala.

Questi progetti avrebbero riguardato ogni area della nostra vita.

Tali esperti avrebbero creato:

  1. uno stato del welfare presente dalla culla fino alla tomba;

  2. un apparato regolatore che rendesse perfetti tutti i prodotti e servizi;

  3. una legge sul lavoro che rendesse perfetto l’equilibrio tra capitale e lavoro;

  4. dei programmi per costruire immense infrastrutture al fine di inspirare il pubblico (autostrade, viaggi nello spazio, dighe);

  5. stregoni keynesiani incaricati a gestire una vita regolare a livello macroeconomico;

  6. un regime di politica estera che non conoscesse limiti di potere;

  7. infine la creazione di una banca centrale come prestatrice di ultima istanza.

Ciò che Bell e quella generazione andavano proponendo non era in realtà la fine dell’ideologia.

Essa era la codifica di un’ideologia chiamata democrazia sociale.

Non era socialismo, comunismo e neppure fascismo.

Era un enorme stato invasivo amministrato da élite burocrati, riempito di intellettuali, e a cui il diritto universale di voto dava la copertura.

Veramente nulla può essere davvero oppressivo se prende piede nella democrazia.

Una Breve Pace

Tutto ciò finì all’epoca per essere un sogno irrealizzabile.

Ma solamente pochi anni dopo la comparsa del libro, l’ideologia tornò alla vendetta, soprattutto in reazione alla fossilizzazione della vita pubblica, la coscrizione della guerra in Vietnam, e la graduale diminuzione delle prospettive economiche della classe media.

Al tempo stesso crebbe il movimento studentesco ed acquisì vigore in risposta ai violenti tentativi di sopprimerlo.

La tecnologia fece sviluppare nuove forme di libertà che erano incompatibili nell’apparato statale statico ed invadente.

Il consenso politico crollò ed il presidente stesso, il quale si supponesse essere di sacrosanta importanza dopo la guerra in Vietnam, infierì un duro colpo, con il fatto che Richard Nixon rassegnò le dimissioni.

Tutto ciò che sembrò tener unito il consenso social-democratico del dopoguerra fu la stessa Guerra Fredda.

Sicuramente avremmo dovuto mettere da parte le nostre differenze fintanto che il nostro Paese stesse affrontando il pericolo del comunismo sovietico.

E tutta questa percezione posticipò la risoluzione del discontento di massa.

In modo scioccante e completamente inaspettato, la Guerra Fredda finì nel 1989, e così ebbe inizio un nuovo tentativo di imporre un’era post-ideologica, per preservare ciò che le élite avevano faticato tanto a costruire.

Questo tentativo ebbe inoltre la sua forma definitiva con la frase “The End of History”, titolo del libro di Francis Fukuyama.

L’autore scrisse: “Ciò che possiamo testimoniare non è soltanto la fine della Guerra Fredda o il passaggio di un particolare periodo storico post-bellico, ma la fine della storia per come la conosciamo, cioè la fine dell’evoluzione ideologica del genere umano e l’universalizzazione della democrazia liberale occidentale intesa come forma finale di governo umano”.

Egli era la versione successiva a quella di Bell, tuttavia non durò molto.

Nel corso degli ultimi 25 anni, ogni istituzione di democrazia sociale è stata screditata, sia dai partiti di destra che di sinistra, persino dalla classe media che ha iniziato ad affrontare una seria realtà economica: il progresso in una generazione non era più una parte affidabile del sogno americano.

L’ultima volta che un governo sembrò davvero funzionare fu con la spedizione sulla luna.

Dopo di ciò, il governo divenne solo simbolo di un peso insostenibile ed inattuabile.

Cominciarono a sorgere in ogni parte della vita pubblica americana movimenti che avanzavano pesanti proteste ideologiche: il “Tea Party”, “Occupy Wall Street”, “Black Lives Matter”, Bernie, Trump e qualunque altro venga dopo.

Il Problema Principale

Ogni intellettuale pubblico al giorno d’oggi si preoccupa per il fatto che la vita civile americana si stia fratturando.

Essi si stringono le mani e pensano a cosa possa esser andato storto.

In verità, la risposta è più semplice di ciò che possa sembrare all’inizio.

Tutte le istituzioni che sono cresciute in maniera spropositata ed arrogante si sono dimostrate insostenibili in un senso o in un altro.

Gli esperti, del resto, non sapevano cosa stessero facendo, e questa consapevolezza è condivisa ampiamente tra le persone che si supponesse dovessero giovare di questa creazione.

Ogni programma finì all’interno di una categoria su tre di fallimento.

  1. Finanziariamente insostenibile. Molte forme di welfare funzionarono solamente perché fecero leva sul presente a discapito del futuro. Il problema con questo modello è che il futuro, alla fine, arriva. Si pensi al sistema previdenziale. Esso andò avanti finché pochi individui più anziani potessero depredare la maggior parte dei giovani. Alla fine la demografia si invertì e la maggior parte finì per ricevere, mentre la parte minore per pagare. Al giorno d’oggi i giovani sanno che spenderanno tutta la loro vita a pagare per ciò che è un terribile ritorno sull’investimento. Lo stesso accadde con “Medicare”, “Medicaid”, e altre forme ingannevoli di “assicurazione” istituita dal governo. Lo stato del welfare prese generalmente una brutta piega, diventando uno stile di vita anziché un aiuto temporaneo. Gli aiuti economici nel mercato immobiliare e quello dei prestiti agli studenti creano delle bolle insostenibili che quando scoppiano generano panico e paura.

  1. Inefficiente in stato terminale. Tutte le forme di interventismo statale presumono che il mondo sia bloccato e senza cambiamento, e lavora affinché le istituzioni siano impostate secondo un certo modello operativo. Le scuole pubbliche oggi operano come facevano negli anni ’50, senza contare lo spettacolare avvento di un nuovo sistema globale di informazioni che ha oltremodo trasformato il modo in cui cerchiamo ed acquisiamo informazioni. Le norme antitrust fanno i conti con delle imprese obsolete seppur il mercato stia andando avanti; nel momento in cui il governo annuncia la sua opinione, ormai essa non importa più. E si può fare la stessa critica ad un gran numero di programmi: la legge sul lavoro, i regolamenti sulle comunicazioni, i permessi per le droghe e per le norme mediche, e così via. I costi continuano a crescere, mentre il servizio e i risultati sono sempre peggiori.

  1. Moralmente spregiudicato. I salvataggi bancari dopo la crisi finanziaria del 2008 non furono tollerati dalle persone nella media di ogni partito politico. Come si può giustificare l’uso di tutti i poteri del governo federale per fornire miliardi e biliardi di dollari alle élite ammanicate, le quali furono le vere autrici della crisi? Il capitalismo riguarda i profitti e le perdite, non i profitti privati e le perdite socializzate. Il modo in cui tale ingiustizia sia trattata in maniera trasparente lascia sconvolti, ma va a colpire solamente la superficie. Come si può rubare il 40% del reddito dell’americano medio mentre si mandano all’aria i loro soldi con programmi che sono: o estremamente inefficienti, o insostenibili finanziariamente, o semplicemente sbagliati? Come può il governo ritenere di amministrare un completo programma di spionaggio che viola tutte le aspettative di privacy dei cittadini? Inoltre vi è il problema delle guerre che durano per decenni e lasciano solo distruzione ed una scia di violente guerriglie armate.

Tutto ciò può restar così com’è se non si crea un sistema rivoluzionario. Cosa stabilisce un punto critico che fa cambiare la democrazia sociale in qualcos’altro? Cosa sostituisce un modello che ha fallito con un altro? La risposta si trova in un problema della democrazia sociale ancora più profondo.

Tale problema si può comprendere con questo commento di F.A. Hayek del 1939: “Il governo, come da patti, deve avere come unica considerazione il fatto che noi non richiediamo che esso abbia influenza in altri campi al di fuori di quelli nei quali noi possiamo ottenere un vero accordo”.

Consenso: Non Più

Esattamente. Tutte le pubbliche istituzioni che sono stabili politicamente – anche se sono inefficienti, offrono una bassa qualità di servizi, o evitano di rifarsi ad una moralità di base – devono contare al minimo su certi livelli di omogeneità di opinione nella popolazione ad esse soggetta; ciò per dire che, per ottenere il consenso, esse contano sul fatto che il pubblico, ad un certo livello minimo, sia d’accordo.

Si potrebbe essere in grado di raggiungere il consenso in maniera veloce e disorganizzata in piccoli Paesi con una popolazione omogenea, ma diventa decisamente meno possibile farlo in nazioni con una popolazione variegata.

La diversità di opinioni ed un grande governo creano delle istituzioni politiche instabili perché le popolazioni maggioritarie iniziano ad essere in confitto con le popolazioni minoritarie su ciò che concerne come debba funzionare, in modo giusto, il governo.

Con questo sistema, qualche gruppo si sente sempre usato, qualche gruppo si sente sempre messo da parte e sfruttato dall’altro gruppo, e ciò genera grandi e crescenti tensioni sfociando in quelli che sono i due più grandi ideali della democrazia sociale:

il controllo del governo e i vasti servizi pubblici disponibili.

Abbiamo creato un grande apparato di pubbliche istituzioni che richiedevano la presenza di un accordo, le quali élite pensavano potessero esser ottenuto negli anni ’50 ma che è da allora non presente.

Viviamo ora in un ambiente politico diviso fra amici e nemici, e questi sono sempre più definiti fra le linee di classe, razza, religione, identità di genere e linguaggio.

In altre parole, se l’obiettivo della democrazia sociale era di portare ad uno stato di soddisfazione pubblica e alla sicurezza che le élite si sarebbero prese cura di tutto, il risultato è stato l’esatto opposto. Più persone sono più insoddisfatte che mai.

F.A. Hayek ci avvertì nel 1944: quando l’accordo viene meno a fronte di servizi pubblici insostenibili, gli uomini forti vengono in soccorso.

Certo, ho in precedenza detto che il compiacimento dei social-democratici di oggi è totalmente immotivato.

Trump ha vinto per un motivo: il vecchio ordine non è probabile che ritorni.

Ora i social-democratici si trovano faccia a faccia con un scelta: eliminare i loro ideali multiculturali e mantenere il loro stato unitario tanto amato, oppure tenere i loro ideali liberali e liberarsi dalla necessità di esser governati da una élite amministrativa.

Qualcosa deve succedere. E succederà.

Movimenti politici oscuri e pericolosi stanno marcendo in ogni parte del mondo occidentale, basati su strani impulsi ideologici e aspiranti a nuove forme di comando e controllo.

Qualunque movimento giunga al potere, avrà poco del consenso decantato nel periodo successivo alla guerra, e ancor meno avrà a che vedere con la libertà.

Il consigliere presidenziale Steve Bannon è una figura ambigua – proveniente direttamente dal mondo orwelliano – ma è abbastanza astuto per veder ciò che la Sinistra non vede.

Afferma di voler usare gli anni di Trump al governo per “ricomporre lo stato amministrativo”.

Si noti che egli non afferma di voler “smantellarlo”, e ancor meno “abolirlo”; egli vuole usarlo per scopi differenti, per costruire un nuovo Stato nazionale collettivo soggiacente ad un potere esecutivo portentoso.

I partigiani del vecchio ordine possono combattere una battaglia senza speranza per il ripristino della vecchia realtà.

Oppure possono unirsi ai liberali classici per stringersi attorno all’unica vera soluzione alla crisi del nostro tempo: la libertà stessa.

Queste sono le linee sulle quali si combatteranno le battaglie del futuro, non Sinistra contro Destra, bensì libertà contro ogni forma di controllo del governo.

L'articolo originale: https://fee.org/articles/open-your-eyes-social-democracy-is-collapsing/