Ricostruire la Libertà [Americana] nel XXI Secolo

Nota dell’editore: Quest’articolo è stato originalmente scritto nel 1996, e venne inizialmente pubblicato in “Freedom and Capitalism: Essays on Christian Politics and Economics” di John W. Robbins. Con il continuo declino dell’economia e la progressiva perdità di libertà, quest’ articolo è attuale più che mai.

Cos’è successo all’America negli ultimi 50 anni? Per parafrasare un vecchio slogan elettorale: “Siamo più liberi oggi, o 50 anni fa? Il grado di civiltà che possediamo oggi, è superiore a quello di 50 anni fa?” Io credo che la maggior parte di noi risponderebbe no a entrambe le questioni. Qualunque sia la misura che si voglia usare, e qualunque criterio si voglia scegliere, i nostri padri godevano d’un livello di libertà e d’un grado di civiltà maggiori dei nostri, come anche, a loro volta, i loro stessi padri erano stati più liberi e civilizzati di loro. Forse non saranno stati tanto prosperi o tecnologicamente avanzati quanto noi, ma dovremmo sempre stare molto attenti a non confondere mai la prosperità e la tecnologia con la libertà e la civilizzazione. Se questo continuo declino è stato e continua ad esser reale, e io penso che lo sia, allora dobbiamo concludere che, nonostante le centinaia di miliardi di dollari che libertari, conservatori e liberali classici hanno speso in quest’ultimo mezzo secolo, la libertà e la civilizzazione Americana continueranno piano piano a scomparire.

Io credo di conoscere il perché di tutto questo, come sono anche convinto che la maggior parte dei conservatori, libertari e classici liberali, al contrario, non lo conoscano; ed è per questo che i loro sforzi sono stati vani e che il nostro comune interesse, la libertà umana, sta lentamente svanendo. Nonostante questa perdita, molti di noi, mi dispiace dirlo, non sembrano ancora intenzionati a volerne conoscere seriamente le ragioni. Ma prima che io svisceri i motivi del nostro fallimento, confrontiamo lo stato dell’America nel 1946 con quello che c’era nel 1996. Davvero la libertà e la civilizzazione stanno perdendo terreno in America?

La crescita del governo, 1946-1966

Nel 1946, gli Stati Uniti rappresentavano senza dubbio la più formidabile potenza militare esistente sulla faccia della terra. Questa Nazione aveva appena condotto una guerra contro tre dei più potenti governi socialisti del mondo, vincendola. L’Europa era ridotta in macerie, e gli Stati Uniti rappresentavano l’unica potenza nucleare presente sul nostro pianeta. A gennaio, l’esercito ebbe un contatto radar con la luna. Allora, l’imperatore Hirohito, su consiglio di Douglas MacArthur, tenne un discorso radiofonico nel quale annunciò ai giapponesi che l’idea, che finora tutti loro avevano, che la sua persona fosse di natura divina, non era affatto vera e che essa altro non era da considerare che una questione di “leggende e miti”. In marzo, il già primo ministro inglese Winston Churchill era in Missouri a pronunciare il suo discorso sulla Cortina di Ferro al Westminster College. In quel tempo, l’economia statunitense era devastata dagli scioperi.

La libertà è una cosa difficile da misurare, ma esistono indicatori grossolani che possono darci qualche idea del relativo grado di libertà nel 1946 e nel 1996.

Tasse e spesa federale

Cominciamo con le tasse e la spesa federali, che nel 1946 erano molto più elevate delle tasse e della spesa di tutti gli stati e governi locali messi assieme. A seguito della guerra, dal 1945 al 1947, prima un Congresso a maggioranza democratica e, dopo il 1946, un Congresso a maggioranza repubblicana con un Presidente democratico ( un Presidente del Missouri tra l’altro), abbatterono le entrate fiscali di circa il 15% o 6.7 miliardi di dollari (da 45.2 a 38.5 miliardi) e ridussero la spesa di quasi il 63% o di 58.2 miliardi (da 92.7 a 34.5 miliardi). Se si ritiene che le statistiche macro-economiche siano di qualche utilità come indicatori relativi dell’attività economica (e i nostri amici socialisti lo credono; pertanto dovremmo essere ansiosi di usarle per imbarazzarli ogni volta che si può), la spesa federale scese dal 43.7% al 15.5% del PIL in due anni. In altre parole, durante questo periodo, il popolo Americano riacquistò il controllo di un ulteriore 28% della propria ricchezza. Il debito federale detenuto dal pubblico nel 1946 era di 218 milioni di dollari, e si trovava nel suo punto più alto, punto che non venne raggiunto mai più, fino al 1962. E, da allora, esso non ha mai più smesso di crescere.

Se il 1996 fosse il 1946

Durante tutto lo scorso anno, la stampa era piena di articoli a proposito del Congresso Repubblicano e del Presidente Democratico in lotta per pareggiare il bilancio federale nel 2002. Supponiamo che i politici odierni facciano oggi quello che i politici fecero 50 anni fa: forse, allora, ci accorgeremmo di quanto sia surreale la situazione attuale.

La spesa federale nell’esercizio 1996, l’anno attuale, è stimata essere di 1600 miliardi di dollari ma, in verità, nessuno sa a quanto essa ammonti veramente. Se i politici odierni dovessero realizzare quello che i politici di 50 anni fa realizzarono, la spesa federale nell’esercizio 1997 dovrebbe essere di 592 miliardi di dollari; abbattuto del 63% dagli attuali livelli di spesa, il budget federale sarebbe in pareggio, e le entrate fiscali sarebbero ridotte di 800 miliardi, più giù del 57% dagli attuali 1400 miliardi. A quel livello di spesa, il governo federale starebbe spendendo circa l’8% del PIL – cifra ancora troppo alta, ma, comunque, la percentuale più bassa dal 1930.

Dal 1945 al 1947 non ci fu un ridimensionamento della macchina amministrativa della durata di due sole settimane, ma un ridimensionamento della durata di ben due anni. Centinaia di migliaia di impiegati governativi perdettero il posto. I controlli sui prezzi come quelli esistenti nel periodo bellico vennero eliminati. Tasse e spesa vennero ridotte. Ma in seguito, sfortunatamente, il governo ricominciò ad aumentare la spesa di nuovo che, da allora, ha continuato sempre a crescere.

Come è stato possibile realizzare quel massiccio ridimensionamento? Principalmente perché il popolo americano, nonostante i migliori sforzi di John Maynard Keynes e i suoi devoti discepoli – aveva ancora qualche obiezione morale al deficit di spesa durante il tempo di pace. Infatti, essi possedevano ancora obiezioni morali al debito personale, al debito negli affari, al debito governativo e ad ogni governo ipertrofico in generale, malgrado i grossi sforzi messi in moto da FD Roosevelt per cercare di superare le loro obiezioni.

E malgrado i migliori sforzi di migliaia di organizzazioni e lo sperpero di centinaia di miliardi di dollari negli ultimi 50 anni, gli Americani hanno in gran parte smarrito sia la loro intelligenza morale che quella economica.

Il denaro nel 1946

Per ritornare al 1946: 50 anni fa le monete d’argento erano ancora in uso negli Stati Uniti. Vero, esse erano fornite dal governo e questo, in parte, ne decretò la fine, perché non abbiamo visto monete d’argento in circolazione per 32 anni; ma il coinvolgimento del Governo nella produzione del denaro non fu la sola causa della scomparsa della moneta sana. Un’altra e più importante ragione fu la perdita del senso morale, sia dei governanti che dei governati, che permise al governo di metter fine al conio delle monete d’argento e rompere le sue promesse di riscattare la carta con l’argento. (Roosevelt, che non possedeva alcun scrupolo morale sia sul denaro che sulle promesse fatte, ruppe l’impegno dato dal Governo di pagare in oro, nel 1933).

Nel 1946, la valuta cartacea, anche questa fornita dal governo, consisteva in certificati d’argento che potevano ancora essere riscattati con argento fisico dai comuni cittadini, e Banconote della Federal Reserve, che i comuni cittadini potevano riscattare in cambio di … un bel niente! Ma, almeno, la quantità di Banconote della Federal Reserve in circolazione nel 1946 era ancora limitata dai vincoli imposti dalla riserva aurifera. Non siamo più stati in grado di riscattare i certificati d’argento dal 1967, 29 anni fa, e non c’è stato più alcun vincolo alla riserva d’oro per le banconote dal 1968. E dal 1971 stiamo sballottando su un oceano planetario di moneta fiat. Il dollaro, usando gli stessi indici governativi, ha perso circa l’85% del suo valore negli ultimi 50 anni.

Impiegati statali nel 1946

Per quanto riguarda il numero di dipendenti governativi, nel 1946 ce n’erano un bel po’: 3.2 milioni di soli impiegati federali. Ma 1.4 milioni di loro erano militari e, durante il 1947, 600 mila di loro se ne erano andati. Di fatto, dal 1945 al 1947, il numero di impiegati federali scese di 1.7 milioni, più del 50% del totale. Sarebbe davvero ora che anche oggi ci fosse un nuovo ridimensionamento di quella portata.

Che ne dite di un ulteriore indicatore di libertà economica? Nel 1946, la maggior parte delle agenzie federali che abbiamo oggi avrebbero fatto brillare gli occhi del senatore Lyndon Baines Johnson e del deputato Richard Milhous Nixon. Il Registro Federale, la compilazione giornaliera di nuove proposte direttive, emesse da agenzie esecutive, fatta di 63000 pagine nel 1995, era “solo” di 12000 nel 1946.

Crimine nel 1946

A volte gli Americani scioccamente trascurano di considerare il crimine come una minaccia alla libertà, pensando che l’unica minaccia sia rappresentata dal governo, ma non è così: anche i nostri vicini di casa possono diventare una minaccia per la nostra libertà. Governi senza scrupoli e individui senza scrupoli si aiutano l’un l’altro, e il criminale e il dittatore sono due gemelli che si distinguono solo per la quantità di potenza a disposizione di ciascuno. L’uno diventa la scusa per l’altro, per una sempre maggior illegalità e per sempre una minor libertà. Il perdente, in questa partita, è la sovranità della legge[1].

Ricordiamoci sempre che la libertà non consiste in assenza di leggi, ma che essa è il risultato dell’applicazione efficace della legge morale sia nei confronti dei governati che in quelli dei governanti.

Nel 1946 gli Americani erano relativamente liberi di gestire i propri affari e le proprie vite e le loro proprietà erano al sicuro, anche se, di fatto, il crimine in quell’anno era salito drammaticamente del 14% dal 1945. E noi ora stiamo guardando indietro di 50 anni: qualcuno che nel 1896 avesse potuto guardare avanti nel tempo, avrebbe detto che gli Americani del 1946 si trovavano in grave pericolo e quelli del 1996, letteralmente, come in uno stato di guerra.

Osservando solo tre statistiche – omidici, stupri e rapine – nel 1946 e 1994, scopriamo che c’erano 4362 omicidi nel 1946 e 23305 nel 1994, 42229 rapine nel 1946 e 618817 rapine nel 1994, 8150 stupri nel 1946 e 102096 stupri nel 1994. Facendo un adattamento sulla crescita della popolazione e sui dati parziali del 1946, vediamo che il numero di omicidi è aumentato più del 40%, quello delle rapine quasi del 300% e quello degli stupri del 230%.

C’è qualcosa di sbagliato in quello che Conservatori e Libertari stanno facendo?

Se abbiamo ragione nel concludere che sia il livello di libertà sia il grado di civiltà sono declinate negli ultimi 50 anni, nonostante i migliori sforzi di milioni di persone e miliardi di dollari spesi per preservarle, dobbiamo domandarci allora il perché di tutto questo. C’è qualcosa di sbagliato in quello che noi – ovvero i Liberali Classici, Conservatori e Libertari – stiamo facendo? È forse per questo che il rimedio non funziona? Dopo 50 anni bisogna farsi questa domanda: non ci si può più accontentare di raddoppiare i nostri sforzi e riprovarci ancora con rinnovato impegno.

[fine prima parte]

Una persona che pensava che Conservatori, Libertari e Liberali Classici non fossero sulla strada giusta era la filosofa e romanziera Ayn Rand. La Rand aveva sostenuto a lungo che la libertà era difesa con inettitudine, e che la causa principale della sua scomparsa andava cercata non nella forza dei suoi oppositori, ma nell’incompetenza dei suoi sostenitori. 150 anni fa qualcuno sottolineò che la più grande tragedia che può accadere a una giusta causa non è l’essere abilmente attaccata, ma essere difesa in modo incompetente.

La filosofia della Rand era molto più articolata della sua etica, ma fu la sua etica a farle guadagnare una grande notorietà, perché lei era una sostenitrice dell’egoismo e una oppositrice dell’altruismo. Denunciò con violenza i conservatori, le chiese e gli uomini d’affari per la loro incapacità di discernere che una società libera deve fondarsi sull’egoismo etico, e che la libertà è sovvertita dall’altruismo etico. E la Rand aveva ragione – non nelle sue argomentazioni filosofiche, ma nelle sue conclusioni.

Ma né gli sforzi della Rand né quelli dei suoi discepoli hanno avuto successo. Nonostante la vendita di decine di milioni di copie dei suoi libri nei passati 50 anni, la strada verso la schiavitù, prima, divenne una autostrada a quattro corsie, e oggi è a otto, ad accesso limitato, e senza limiti di velocità. Una Autobahn Americana.

Un altro pensatore che sostenne che la difesa della libertà avanzata dai conservatori, libertari e classici liberali era inadeguata fu Edmund Opitz. Quando sono stato editorialista della rivista The Freeman, egli sottopose un articolo che aveva scritto agli inizi degli anni ’60. Lo pubblicammo sotto il titolo “Difendere la Libertà e la Società Libera”. Opitz sosteneva che la libertà era sotto attacco su quattro livelli: Teologia/Filosofia, Etica, Politica ed Economia. Ma i difensori della libertà, sottolineò Opitz, stavano rispondendo solo agli attacchi sui fronti politici ed economici, e pertanto per loro non ci sarebbe stato modo di vincere. E quasi a confermare la sua analisi, allora il suo articolo venne rifiutato dalla rivista.

Il mondo degli affari odia l’America

Una delle ragioni, anche se secondaria, del declino della libertà e della civilizzazione è che quelle persone e organizzazioni nella società che hanno la più grande responsabilità per il clima intellettuale che prevale in ogni cultura, e io sto pensando a tre tipi di organizzazioni, chiese, scuole e aziende, sono spesso marce fino alle midolla. Permettetemi di iniziare menzionando per primo le aziende.

Prendiamo un piccolo ma tipico esempio di quello che l’America degli affari sta facendo per sovvertire la civilizzazione e la libertà. L’IBM manda i suoi quadri a fare corsi di formazione ad Armonk, New York, Westchester County. Uno dei consulenti meglio pagati ingaggiati dall’IBM è un tipo chiamato Ted Chiles, un orgoglioso omosessuale praticante e militante, che odia la civilizzazione occidentale e la religione che l’ha creata, il Cristianesimo. Ora, Ted Chiles è politicamente correttissimo, e la varietà è il sale della vita, ma troppa varietà, quella del genere sbagliato, è deleterio. Non si mette il cianuro come condimento dell’insalata.

Per decenni, l’America degli affari ha sovvenzionato coloro che odiano l’America, il capitalismo, la libertà, la verità e il Cristianesimo. Non occorre pensare solo alle grandi fondazioni che portano i nomi di industriali come Rockefeller, Ford, Carnegie e Pew – fondazioni che hanno finanziato iniziative e ideologie anti-libertà e anti-civilizzazione per decenni – basta guardare anche alle strutture aziendali come IBM, AT&T e la Disney.

A questo punto però vi sarete chiesti sicuramente, perché ho menzionato il Cristianesimo?

Il fatto che vi siate posti questa domanda è un segnale della gravità del nostro problema, che è molto più profondo dell’economia e della politica. È questa incapacità di conservatori, libertari, e classici liberali di riconoscere la profondità del problema, a spiegare il fallimento dei loro sforzi di preservare la libertà nei 50 anni passati. Per citare Ed Opitz, “il rimedio deve andare tanto a fondo almeno quanto la malattia“. Nulla di meno potrà funzionare.

Le chiese furono probabilmente la prima delle tre istituzioni a degenerare. Nel diciannovesimo secolo molti rigettarono il Calvinismo che informava la popolazione e le istituzioni politiche dell’America del diciassettesimo e diciottesimo secolo. Le scuole si adeguarono ben presto, e a tutti i livelli di educazione si cominciò a insegnare una visione del mondo completamente differente da quella dei padri fondatori. Il mondo degli affari fu l’ultima delle tre istituzioni a degenerare, e questo successe perché le chiese e le scuole avevano in precedenza abbandonato la teologia che edificò l’America.

Cinquant’anni fa, Walter Lippmann pubblicò un articolo nel quale sosteneva che:

– coloro che sono responsabili dell’educazione hanno progressivamente rimosso dal curriculum di studi la cultura Occidentale che ha prodotto il moderno stato democratico.

– le scuole e le università hanno pertanto mandato nel mondo uomini che non comprendono più il principio creativo della società in cui vivono.

– Privati della loro tradizione culturale, i nuovi uomini istruiti occidentali non posseggono più, nella forma e nella sostanza delle loro menti e spiriti, le idee, le premesse, le motivazioni, la logica, il metodo e i valori della saggezza accumulata, che sono il talento dello sviluppo della civilizzazione Occidentale.

– l’educazione prevalente è destinata, se continua così, a distruggere la civiltà e, di fatto, la sta distruggendo.

Vi prego di non fraintendere quello che sto dicendo. Non sto ripetendo banalità intorno a crisi morali, non sto sostenendo di schierarci tutti dietro lo “Zar delle Virtù”, William Bennett. Il nostro problema, anche se certamente ha a che fare colla moralità, è molto più profondo della moralità stessa. Ancora una volta, Ayn Rand è stata una delle poche persone che riconobbe che è al livello della filosofia, al livello della teologia che si pone il nostro problema. Ma disgraziatamente, la sua teologia, il suo antidoto alla teologia prevalente, è deleterio. Lei rimane tuttavia una delle poche importanti portavoci della libertà che ben comprese il ruolo della filosofia e della teologia nella creazione e nel mantenimento della civiltà.

Ritornare alle basi

Un’ ulteriore nota di chiarimento del mio discorso: proprio come io non sto suggerendo un qualche tipo di vago ed eclettico moralismo, alla “Libro delle Virtù”, come il rimedio alla nostra malattia, allo stesso modo non sto affatto suggerendo un qualche tipo di vaga, eclettica religione alla Dwight Eisenhower come il ricostituente di cui abbiamo bisogno. Come sapete, Eisenhower, una volta, osservò che l’America era fondata sulla religione, e se l’America doveva rimanere forte, doveva continuare a esser fondata sulla religione: “non importa quale sia”. La dichiarazione di Eisenhower rappresenta una ridicola e superstiziosa fede nella fede che è micidiale quanto il materialismo.

Io non sono né un moralista né un religioso. È che, a differenza di praticamente tutti, sostengo che la teologia ha importanza, eccome.

Quello che suggerisco è che, se noi vogliamo scoprire come ricostruire la libertà e la civiltà nel ventunesimo secolo, dobbiamo studiare come la Civiltà Occidentale venne edificata nei secoli sedicesimo, diciassettesimo e diciottesimo. La libertà e la prosperità che questa nazione ha goduto sono fenomeni inusuali nella storia del mondo. La libertà e il capitalismo non sono incidenti della storia, né sono i prodotti dello sviluppo economico, come alcuni economisti – e non solo i marxisti – pretendono di sostenere. Essi sono conseguenze secondarie, si potrebbe dire sottoprodotti o ricadute, del movimento religioso più profondamente rivoluzionario dell’età moderna: la Riforma Protestante. Libertà e civilizzazione sono i prodotti politici ed economici di idee bibliche e teologiche predicate, pubblicate, e promosse in tutta l’Europa Occidentale dai Riformatori Protestanti.

Nel 1904 e 1905 Max Weber pubblicò il suo lungo articolo su “L’etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo“, articolo che scatenò una raffica di critiche. Critiche che anche io faccio, ma per una ragione differente dai critici di Weber. L’errore fondamentale di Weber non è che si è spinto troppo in là, ma è che non si è spinto sufficientemente in là. Egli timidamente suggerì che l’etica Protestante creò le condizioni psicologiche necessarie per lo sviluppo del capitalismo, e che è questo che spiega perché il capitalismo di mercato si è sviluppato prima nelle nazioni nord-occidentali europee che, sappiamo, subirono maggiormente l’influenza del Protestantesimo.

Ma Weber avrebbe dovuto concludere che non era solo l’etica del Protestantesimo a spiegare le condizioni psicologiche, ma che era anche la teologia e la filosofia politica del Protestantesimo a spiegare le condizioni sociali, politiche ed economiche richieste per lo sviluppo del capitalismo e della libertà. Alcuni storici recenti hanno cominciato a vedere la connessione, una connessione che non era sfuggita alle precedenti generazioni, in gran parte esenti dall’influenza del secolarismo e del Cattolicesimo Romano. Due di loro, ad esempio, sono Donald Kelley della Rutger University e il Premio Nobel Douglass North della Washington University, nei loro articoli recentemente pubblicati ne “The Origins of Modern Freedom in the West“.

Permettetemi ora di discutere a proposito di alcuni argomenti ed esempi in favore della mia tesi, che le principali istituzioni di una libera civilizzazione si possono ricondurre alla Riforma Protestante. Comincerò con l’idea di Governo Costituzionale.

Governo Costituzionale

L’idea che la legge debba essere scritta e non semplicemente orale o consuetudinaria, come tanto i tiranni che i conservatori affascinati dalle consuetudini sembrano preferire, è conosciuta da millenni.

Naturalmente, non dobbiamo quest’idea ai Greci o ai Romani, il cui contributo alla libertà e alla civilizzazione Occidentale è stato enormemente sopravalutato, ma a Dio, che diede a Mosè, secoli prima che Atene e Roma fossero sorte, un codice scritto di leggi, che oggi potete leggere nel libro dell’Esodo. Dio stesso scrisse le leggi fondamentali dell’antica nazione d’Israele, leggi non sottoponibili a emendamento. Oggi le conosciamo come “I Dieci Comandamenti“.

Ora, molta gente ha elogiato le virtù della legge scritta. Ma fu Martin Lutero, un monaco tedesco del sedicesimo secolo, a vedere chiaramente e ad avanzare decisamente l’idea che la legge suprema della chiesa cristiana risulta essere stata scritta: La Bibbia solamente è la Parola di Dio. Lutero scrisse:

“La chiesa di Dio non ha nessun potere di istituire alcun articolo di fede, né mai ne ha istituito alcuno, né mai ne istituirà. La chiesa di Dio non ha nessun potere di confermare articoli o precetti o le Sante Scritture da una più elevata sanzione o autorità giudiziaria, né mai ha fatto una tal cosa né mai la farà. Al contrario, la chiesa di Dio è approvata e confermata dalle Sante Scritture come più elevata autorità giudiziaria.”

Contro Lutero, i papi sostenevano che l’autorità suprema nella chiesa e nello stato non fosse una legge scritta, non la Bibbia, ma la Chiesa Stessa, che parlava attraverso il rappresentante di Dio sulla terra, il Pontefice Massimo, il papa. E qui la contesa diventava evidente: è la legge scritta ad essere suprema o, invece, è l’uomo stesso a dover essere supremo? Quelli che erano d’accordo con Lutero, che la sola Bibbia dovesse essere la legge suprema nella chiesa, si opponevano, di conseguenza, alla monarchia ecclesiastica; essi favorivano il repubblicanesimo e la sovranità della legge, difesero il diritto dei membri ordinari di chiesa di giudicare se i loro conduttori insegnavano in conformità con la Bibbia, e di disobbedirli in caso contrario.

Tutte queste idee, centrali alla Riforma e sviluppate principalmente da Martin Lutero e Giovanni Calvino, furono poi applicate ai governi civili. L’intransigente e coraggiosa disobbedienza di Lutero al papa lo spinse a concludere:

“Se si può resistere al papa, si può anche resistere a tutti gli imperatori e i duchi che si ingegnano a difendere il papa”.

È stata la teologia di Lutero a portare alla formazione della Lega di Smalcalda dei prìncipi Tedeschi contro il Sacro Romano Imperatore, Carlo V, nel 1530, e alla spaccatura del cosiddetto Sacro Romano Impero.

Ma le cose non finirono qui: gli esiliati inglesi nel continente si opposero al regno di Maria di Tudor negli anni ’50 del 1500, gli Ugonotti in Francia resistettero all’oppressiva monarchia Cattolico Romana in Francia, i riformati Olandesi resistettero alla tirannia della Corona Spagnola. Ecco come i pastori Protestanti di Magdeburgo affermarono la loro posizione nel 1550 nella Confessione di Magdeburgo:

“Ci impegneremo a dimostrare che un governo Cristiano può e deve difendere i suoi sudditi contro una più elevata autorità che volesse tentare di costringere le persone a rinnegare la Parola di Dio e a praticare l’idolatria”.

Questa dottrina – che in seguito divenne conosciuta come la dottrina dei Magistrati Minori – fu la teoria che informò la Guerra di Indipendenza Americana, che fu una guerra tra due governi istituiti: i governi delle Colonie Americane e il Congresso Continentale contro la Corona Britannica. Questa guerra non fu una ribellione di privati cittadini, e non fu una qualche teoria secolare della rivoluzione a guidare i patrioti Americani. I Francesi, che invece sperimentarono queste cose, ottennero il Terrore e Napoleone.

Fu questa dottrina dei Magistrati Minori, e non qualche teoria anarchica, a favorire la crescita della libertà negli Stati Uniti.

Quando questo continente venne popolato da rifugiati cristiani dall’Inghilterra, questi vennero qui per stabilire una nazione libera sotto Dio, una “città splendente sulla collina“, come disse John Winthrop, citando la Bibbia. All’inizio, essi non compresero tutte le implicazioni del loro desiderio di libertà. Quelle implicazioni dovettero essere elaborate nel secolo e mezzo successivi. Centocinquant’anni dopo, quando le colonie si separarono dall’Inghilterra e scrissero la Costituzione, pensarono di aver trovato una soluzione: un governo centrale di poteri strettamente limitati che non avrebbe potuto agire come avevan fatto il Re o il Parlamento. Quasi tutti i poteri del governo, già di per sé pochi, dovevano essere esercitati dalle contee e dai governi degli stati, e non dal governo centrale.

La dottrina dei Magistrati Minori divenne in America la dottrina dell’interposizione: James Madison, architetto della Costituzione, la formulò in questo modo in una risoluzione adottata dalla Camera dei Delegati della Virginia nel 1798, in opposizione all’Alien and Sediction Acts:

“I poteri del Governo Federale … [sono] limitati dal chiaro senso e intenzione de..[la Costituzione], e in caso di deliberato, evidente e pericoloso esercizio di altri poteri non garantiti dal suddetto patto [la Costituzione], gli Stati, che ne sono partecipi, hanno il diritto e sono in dovere di interporsi per arrestare il progresso del male…”

Madison faceva da eco alle parole di Giovanni Calvino, del suo successore Teodoro Beza e dei pastori protestanti di Magdeburgo.

Leopold von Ranke, il grande storico tedesco del diciannovesimo secolo, non esagerava quando scriveva di Calvino come il “fondatore virtuale dell’America”.

[fine seconda parte]

Nella storia Americana, la teoria protestante della legge scritta come suprema autorità e la teoria cattolico romana degli uomini come suprema autorità si sono scontrate in molti modi interessanti. Forse avrete sentito la massima, presumibilmente enunciata da un uomo che in seguito divenne un membro della Corte Suprema:

“La costituzione è qualunque cosa la Corte Suprema dice che essa sia”.

Questa è la concezione cattolico romana: nove uomini interpretano infallibilmente il documento scritto, senza possibilità di appello. Un politico protestante, facendo da eco a Lutero, rispose a tono a quella dichiarazione:

“No, è la Suprema Corte a essere qualunque cosa la Costituzione dice che essa sia”

La base dell’idea di governo costituzionale è il primo principio della Riforma: La sola Bibbia è la Parola di Dio. Dall’idea che una costituzione scritta è la legge suprema, derivarono alcune idee collegate: un governo di poteri fissati e limitati, un governo che è semplicemente ministeriale, esercitante soltanto poteri a esso delegati, e non poteri che possiede inerentemente, la sovranità della legge[1] e non degli uomini e la protezione dell’individuo dal governo. Queste idee erano sostenute da due altre dottrine della Riforma: la Sovranità di Dio e il sacerdozio dei credenti.

La Sovranità di Dio e la Sovranità della Legge[1]

Ovviamente è quello di Giovanni Calvino il nome che è più è associato all’idea che Dio è omni-potente, ma tutti i primi riformatori erano uniti su quest’idea, furono solo alcuni apatici discepoli che in seguito la rigettarono. Che relazione ha quest’idea con la libertà? Un’implicazione è che se Dio solo è sovrano, né le collettività né gli individui sono sovrani. Quindi né il Re, fantasticando “L’état, c’est moi“, e né il popolo, sognando “Vox populi, vox dei“: nessuna delle due pretese è legittima.

Il Dispotismo, sia democratico che monarchico è così eliminato, ma neanche il privato individuo è sovrano: tutti, sia governanti che governati, sono soggetti alla legge. Con questa teoria, sia il totalitarismo che l’anarchia vengono evitati. Con qualsiasi altra teoria o l’individuo o la collettività divengono il supremo oppressore.

Il sacerdozio dei credenti e la democrazia.

Un’altra idea che ha provveduto i puntelli teologici per la libertà e la civilizzazione fu l’affermazione di Martin Lutero che il semplice cristiano ha accesso a Dio tramite Cristo solamente. Questa dottrina, presente così chiaramente nella Bibbia, insidiò prima la monarchia e gerarchia ecclesiastica che si era sviluppata nel Medio Evo, e in seguito la monarchia e gerarchia civile, sociale e politica. Il sacerdozio di tutti i credenti decretò la fine dell’aristocrazia sia nella chiesa che nello stato. Tutti gli uomini erano uguali davanti a Dio e alla legge. L’applicazione politica dell’idea di Lutero appare nella Costituzione Americana, che proibisce gli Stati Uniti di concedere titoli nobiliari.

Libertà di Coscienza e Libertà Religiosa

Un’altra fondamentale idea è quella della libertà religiosa. Ecco ancora citate le parole di Lutero:

È con la Parola che noi dobbiamo combattere, con la Parola dobbiamo rovesciare e distruggere ciò che è stato istituito con l’uso della violenza. Io non farò uso della forza contro la superstizione e l’incredulità… nessuno deve essere costretto. La libertà è l’essenza stessa della fede… Io predicherò, discuterò, e scriverò; ma non costringerò nessuno, perché la fede è un atto volontario… Io mi sono levato contro il papa, le indulgenze, i papisti, ma senza violenza o tumulti. Ho proposto esclusivamente la Parola di Dio; ho predicato e scritto – questo è tutto ciò che ho fatto. Solo la Parola ha fatto tutto. Se avessi voluto fare appello alla forza, l’intera Germania sarebbe stata forse inondata di sangue”.

Lutero scrisse queste parole negli anni venti del XVI secolo, ed espose chiaramente la distinzione tra il Cristianesimo Biblico e la teoria e pratica delle chiese istituzionali del Medio Evo e del periodo successivo. La sua idea, ancora una volta, divenne la base per la nozione Puritana di Libertà di Coscienza, che oggi noi conosciamo come libertà religiosa.

Il Primato dell’Individuo e la Proprietà Privata.

Anche il concetto di proprietà privata può essere ricondotto alla Riforma Protestante. Harold Berman della Emory University ha osservato che

“la chiave del rinnovamento del diritto nell’Occidente a partire dal sedicesimo secolo è il concetto protestante della facoltà dell’individuo, per grazia di Dio, di trasformare la natura e creare nuovi rapporti sociali attraverso l’esercizio del proprio volere. Il concetto protestante dell’individuo divenne centrale nello sviluppo del moderno diritto di proprietà e del contratto”.

I Calvinisti del diciassettesimo secolo, per coloro che sanno leggere la storia, gettarono le fondamenta sia per le libertà che per i diritti civili Inglesi e Americani: libertà di parola, di stampa e di religione, il privilegio contro l’auto-incriminazione, il diritto all’habeas corpus e l’indipendenza delle giurie.

Il Calvinismo in America

Quando applichiamo queste attente osservazioni agli Stati Uniti, notiamo alcune cose. In principio tutta l’America era Protestante – 98% della popolazione. I numeri sulla affiliazione ecclesiale a nostra disposizione nel diciassettesimo e diciottesimo secolo mostrano che tre quarti degli Americani erano Calvinisti di un genere o l’altro: Puritani, Pellegrini, Presbiteriani, Battisti, Riformati Tedeschi, Luterani, Congregazionalisti ed Episcopali. C’erano pochi cattolici, praticamente nessun Ebreo o Metodista e nessun Mussulmano, Mormone, Moonie, Buddista, Confuciano, Hindu o Ateo. Ci fosse stato un consistente numero tra questi gruppi, non ci sarebbe stata l’America come l’abbiamo conosciuta, e non perché le persone che credono in queste ideologie siano in qualche modo inferiori, ma perché sono le ideologie stesse che lo sono: sono logicamente incapaci di creare e sostenere una società libera.

La Teologia quindi, lungi dall’essere irrilevante nelle questioni politiche, sociali ed economiche, come gli economisti hanno preteso che essa fosse stata negli ultimi 50 anni, ha determinato delle notevoli conseguenze. Infatti, al fine di mettere le mie argomentazioni il più possibile in stridente contrasto con quelle dei laicisti, la metterò in questo modo: A meno che non si abbia una mentalità celeste, non si sarà di alcun bene sulla terra.

Con il crescere del numero di Americani che aderiscono a credi anti- o sub-Cristiani, le libertà degli americani sono diminuite. Ed è possibile individuare questo fenomeno osservando le cifre dell’appartenenza alle chiese nel diciannovesimo e ventesimo secolo, e anche notando come le chiese stesse abbiano abbandonato la teologia dei primi duecento anni d’America.

Che ci piaccia o no, le libertà religiose, politiche ed economiche, dipendono da un determinato insieme di idee e, quando queste idee non vengono più tenute in conto dalla maggior parte della popolazione, è solo questione di tempo prima che quelle stesse libertà scompaiano.

James Madison, studente del ministro presbiteriano John Witherspoon a Princeton e architetto della Costituzione, scrisse:

“Noi abbiamo scommesso il futuro della civiltà americana non sul potere del governo, lungi da noi! Noi abbiamo scommesso sul futuro… sulla capacità di ciascuno e di tutti noi di governare noi stessi, di controllare noi stessi, di sostenere noi stessi secondo i Dieci Comandamenti di Dio”.

E, ovviamente, nessuno di noi ha la capacità di obbedire anche a uno solo dei Comandamenti, anche solo nel campo del vivere civico, senza l’ausilio della potenza di Dio.

Nonostante quello che dicono i sondaggi, la maggior parte degli Americani non crede nel Dio della Bibbia. Qualunque risposta diano quando vengono incalzati da qualche sondaggista, essi vivono le loro vite come se Dio non esistesse. Ora, a meno che la gente creda alla teologia che sta dietro ai Dieci Comandamenti, i Comandamenti stessi non significano più nulla. Essi sono considerati semplicemente come dieci suggerimenti offerti da qualche allevatore nomade o da una divinità tribale.

Conclusione

A questo punto, sono in grado di raccogliere questi argomenti con questa conclusione.

Primo: la moderna libertà e civiltà, come noi l’abbiamo conosciuta, esiste principalmente a causa delle idee avanzate dai Riformatori Protestanti nel sedicesimo secolo.

Secondo: Non abbiamo alcuna evidenza storica di qualunque altra costellazione di idee capace di creare libertà e civiltà.

Terzo: Chiese, scuole e aziende, nel ventesimo secolo, non hanno alcun intendimento dei principi sui quali la libertà e la civiltà sono stati fondati e, di fatto, sono ostili a quei principi.

Quarto: I tentativi di libertari, conservatori e liberali classici di salvaguardare la libertà nei 50 anni trascorsi, sono miseramente falliti perché essi non erano stati basati su alcuna corretta comprensione delle precondizioni teologiche e filosofiche per la libertà e la civiltà.

Quinto: Molti conservatori, libertari e liberali classici si oppongono alle idee della Riforma Protestante. Vogliono i frutti della Riforma – libertà e civilizzazione – ma rigettano la radice della libertà e della civilizzazione: il Cristianesimo Biblico.

Sesto: libertà e Cristianesimo sono un pacchetto unico. Nelle parole di Cristo stesso: “Se voi dimorate nella mia Parola, siete veramente miei discepoli, e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” – “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose ” – le cose che chiamiamo libertà, prosperità e civiltà Occidentale – “vi saranno sopraggiunte”.