L’eurozona e le sue criticità

L’Euro è l’unica moneta avente corso legale stabilito in linea di principio nell’ambito del territorio dell’Unione Monetaria Europea.

L’Eurozona e le sue criticità: punto primo

La moneta unica europea è nata nel 1999 come semplice moneta di conto, ossia usata solo nell’ambito della contabilità di banche e imprese, ed è divenuta anche moneta di scambio tre anni più tardi, nel 2002.

Una moneta unica a corso legale stabilito in linea di principio utilizzata da Stati differenti presenta vantaggi e svantaggi.

Per quanto riguarda i vantaggi, possiamo così sintetizzare:

  • Diminuzione dei costi di transizione: gli agenti economici all’interno di tutto il territorio dove viene utilizzata la moneta unica non sono più costretti a cambiare crediti e debiti passando da una valuta all’altra;

  • I consumatori, ovunque si trovino all’interno dell’unione monetaria, possono godere di una maggiore comprensione dei prezzi;

  • Si evita che tra gli Stati membri si accendano guerre a colpi di svalutazioni competitive: una svalutazione competitiva consiste nel deprezzare la propria valuta nazionale agendo sul tasso di cambio, al fine di rendere più competitive le proprie operazioni di esportazione; tuttavia, è prevedibile che anche gli altri Stati effettuino la stessa misura con le proprie valute; tale processo di azione da una parte e reazione dall’altra se diviene continuativo finisce per ostacolare la ricerca dell’innovazione di processo, di prodotti e organizzative, la flessibilità dei meccanismi economici e il ricorso ad apparati statali basati su legislazioni ed istituzioni sufficientemente intelligibili, quantitativamente limitate e prevedibili.

Per quanto riguarda invece gli svantaggi, questi possono essere sintetizzati nell’impossibilità per la banca centrale emittente la moneta unica di contrastare con interventi differenziati gli shock asimmetrici della domanda aggregata: essendo la moneta unica, è unico anche il tasso di interesse.

Per contrastare questi shock rimarrebbero sole due altre strade, in alternativa o combinate.

La prima prevede che l’unione monetaria si doti di un corposo e autonomo bilancio attraverso il quale ridistribuire spesa pubblica da dove produzione e occupazione crescono verso dove produzione e occupazione decrescono.

La seconda prevede un’elevata mobilità dei fattori della produzione: capacità imprenditoriali e lavoratori tendono a spostarsi da quei territori e settori dove sussistono situazioni di contrazione economica verso quei territori e settori dove sussiste invece un buon andamento economico.

L’Eurozona attualmente non possiede un corposo e autonomo bilancio da gestire nel modo suddetto e per quanto riguarda l’elevata mobilità dei fattori della produzione questa richiede regole condivise adatte a garantirne mobilità e flessibilità e l’uso altamente generalizzato di una lingua comune, cose di cui l’Eurozona è ancora priva.

Ovviamente, se si tiene conto che l’allocazione delle risorse da parte del mercato è più efficiente di quella attuata dal potere politico è di gran lunga preferibile che gli shock asimmetrici dal lato della domanda vengano assorbiti da spostamenti territoriali e settoriali delle capacità imprenditoriali e della forza lavoro – In tal senso, per un’unione politica, come aspira effettivamente ad essere l’Eurozona, avere un’identità di linguaggio è una variabile fondamentale: l’identità di linguaggio infatti aiuta gli esseri umani a stabilire un carattere comune, a sentirsi sempre a casa propria ovunque essi si trovino e permette di scambiare pensieri in maniera tale da essere facilmente compresi e apprezzati.

L’Eurozona e le sue criticità: punto secondo

Nel Trattato di Maastricht non vi è scritto che l’obiettivo principale della Banca Centrale Europea deve essere la sicurezza della valuta – come invece era scritto nell’atto costitutivo della Bundesbank del 1957 –  ma la stabilità dei prezzi e, in aggiunta senza pregiudizio per questo obiettivo, il supporto alle politiche economiche generali all’interno della Comunità.

Il costituzionalismo liberale, ossia l’uso di regole di rango costituzionale esprimenti concetti volti a limitare il peso e il raggio d’azione del potere politico e contemporaneamente favorire la libertà dell’individuo, già di per sé non ha grandi possibilità di successo – come ebbe a dire il filosofo ungherese Anthony de Jasay, le costituzioni sono come cinture di castità messe ai politici di cui però loro stessi detengono le chiavi – se poi questi concetti vengono messi nero su bianco in maniera tale da lasciare una porta spalancata a poco saggi interventi del potere politico, allora peggio che mai.

L’obiettivo della stabilità dei prezzi può essere perseguito solo attraverso una continua espansione dell’offerta monetaria e questo finisce inevitabilmente per generare cicli continui di espansione e contrazione economica.

Aggiungendo inoltre che la Banca Centrale Europea dovrà garantire il supporto alle politiche economiche generali all’interno della Comunità si ottiene come risultato una politica monetaria di norma fortemente al servizio degli esclusivi interessi dei governanti e dei gruppi a essi contigui e contemporaneamente poco propensa a soddisfare le esigenze della cooperazione sociale volontaria.

In definitiva, quello che l’Eurozona guadagna in termini di propensione al mercato e allo snellimento e alla semplificazione dell’apparato statale grazie all’assenza della possibilità di effettuare sistematiche svalutazioni competitive tra Stati membri viene, a seconda dei casi, perso, parzialmente o del tutto, o addirittura più che perso dalla presenza di una politica monetaria di norma piuttosto accomodante nel sostenere un’allocazione delle risorse che marginalizza una sana selezione competitiva.

L’Eurozona e le sue criticità: punto terzo

Una sola moneta a corso legale imposto in linea di principio se non viene accompagnata da una costruzione politica contraddistinta da una armonizzazione fiscale su tutto il territorio della Comunità rende piuttosto inverosimile che tra gli Stati membri ci sia accordo sulla politica monetaria da perseguire.

Tuttavia, qualora l’Eurozona raggiungesse tale armonizzazione, cioè diventasse una realtà politica non più derivata rispetto agli Stati membri, si verrebbero a ricreare le condizioni potenziali per un nuovo matrimonio sacrilego tra politica monetaria e politica fiscale e questa volta a livello non nazionale, ma continentale e ciò a sua volta significherebbe generare o, per meglio dire, alimentare le condizioni potenziali l’espansione di un esteso ordine illiberale.

E’ probabile infatti che il processo di armonizzazione fiscale venga sfruttato dai politici e dai burocrati per cercare di portare e mantenere il livellamento della tassazione verso l’alto su tutto il territorio della Comunità, ed è altrettanto probabile che l’anzidetta tendenza acquisti tanta più consistenza quanto più viene resa costosa e difficile la possibilità di secedere dall’unione.

L’Eurozona e le sue criticità: punto quarto

Anche stabilendo come (solo) obiettivo della Banca Centrale Europea la sicurezza della valuta e presupponendo che questo obiettivo venga perseguito con coerenza, non c’è motivo di pensare che la Banca Centrale Europea si trovi in posizione migliore rispetto a quanto fossero le singole banche centrali nazionali nell’avere una conoscenza adeguata per gestire la quantità di moneta e il tasso di interesse in maniera tale da corrispondere alle reali esigenze del mercato.

Insomma, il problema monetario è soprattutto un problema di mezzi e non di fini.

Comunemente ancora si crede che il denaro debba provenire da una banca centrale di proprietà dello Stato e dei suoi associati.

Si fa pertanto fatica a comprendere che lo Stato, nel momento in cui si appropria del potere di battere moneta, sta privando le persone di quello che potrebbe essere fornito dal mercato attraverso liberi scambi.

Ed ecco perché il corso legale sulla moneta stabilito in linea di principio rappresenta un male per l’economia: il denaro è certamente un bene pubblico, ma proprio perché tale non deve essere prodotto su basi politiche.

L’utilizzo di monete alternative a quelle dotate di corso legale stabilito in linea di principio, come ad esempio le attuali criptovalute, sottrae parzialmente l’economia da questo male e nello stesso tempo potrebbero aiutare a garantire un Euro non inflazionato o quantomeno non eccessivamente inflazionato.

L’Eurozona e le sue criticità: conclusioni

I problemi sollevati da una pianificata e centralizzata direzione degli affari economici su scala nazionale finiscono inevitabilmente per assumere dimensioni ancora maggiori quando la medesima cosa viene tentata a livello internazionale.

L’Eurozona, in quanto tentativo di unione politica tra tradizioni, culture e lingue diverse che si basa su un processo di integrazione economica fondato sull’estensione della pianificazione centralizzata, è quindi un progetto che presenta un vizio di fondo e in aggiunta una serie di incoerenze da superare.

Questo progetto può essere reso maggiormente sostenibile da un pubblico economicamente più preparato e dal raggiungimento di una certa concordanza nelle tradizioni, nella cultura e nella lingua.

E’ invece poco auspicabile che l’Unione Monetaria Europea pervenga anche ad una sua armonizzazione fiscale: i potenziali costi di un matrimonio tra politica monetaria e politica fiscale a livello comunitario superano infatti i potenziali benefici, a meno che non siano previste procedure d’uscita dall’unione – così moderatamente costose e facili da attuare – tali da compensare pienamente questa differenza.

Che sia infine un progetto anche irreversibile di certo non si può sapere, dato che gli esseri umani non sono in grado di pianificare lo sviluppo delle proprie menti né quello della propria civiltà.