Nemici della giustizia e della libertà

Non può passare inosservata la recente dichiarazione dell’associazione Magistratura Democratica secondo la quale:

«È necessario tornare alla Costituzione e alle sue prescrizioni limpide in materia di (…) prevalenza dei diritti sociali e umani su quelli di proprietà».

Ci sono due considerazioni da fare nel merito di questa dichiarazione.

Prima di ogni altra cosa però serve fare un’analisi preliminare, cioè che la proprietà pubblica è in realtà un costrutto mentale che serve a nascondere una situazione malamente definita.

Per proprietà pubblica infatti si deve intendere una serie di diritti di proprietà privata mal definiti su un qualsiasi bene che a causa di ciò viene tendenzialmente sfruttato senza prestare molta attenzione ai danni o alle perdite che vengono parzialmente spostati su altri soggetti.

Di conseguenza, voler marginalizzare i diritti di proprietà, significa voler marginalizzare i diritti di proprietà privata.

Ora possiamo tornare all’affermazione di Magistratura Democratica.

La prima considerazione da fare è che questa  affermazione, che va a toccare esplicitamente l’articolo 42 della Costituzione italiana, in particolare il comma 2, interpreta correttamente l’indirizzo costituzionale e in quanto tale è pertanto vera.

Articolo 42 della Costituzione italiana, comma 2

«La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti».

E’ vera perché:

  • se la maggioranza dei costituenti avesse considerato l’importanza della proprietà privata come una condizione decisiva dell’individuo e non complementare, questa sarebbe stata inserita nella Costituzione tra i principi fondamentali e non invece nella parte dedicata ai diritti e ai doveri dei cittadini al titolo rapporti economici;

  • l’espressione «La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge (…) allo scopo di assicurarne la funzione sociale», assecondando nell’idea una troppo estesa latitudine alla discrezione e all’intervento del potere politico, rende a sua volta incompatibile l’inquadramento della proprietà privata tra i principi fondamentali della Costituzione.

La seconda considerazione da fare è che nella Costituzione italiana nonché nell’affermazione in questione di Magistratura Democratica viene meno la connessione tra la proprietà su sé stessi e la proprietà sulle proprie cose.

Eliminando questa connessione si viene conseguentemente a creare la scissione tra diritti sociali e umani da una parte e diritti di proprietà dall’altra.

Tuttavia, la mancanza di questa connessione rappresenta un errore e questo errore deriva dal fatto di considerare le persone come astrazioni eteree.

Se un essere umano ha infatti il diritto alla proprietà di sé allora deve avere anche possedere il diritto alla proprietà sulle sue cose che ha legittimamente acquisito o realizzato e pertanto i diritti di proprietà, senza distinzione tra quelli sulla propria persona e sulle proprie cose, sono da considerarsi a tutti gli effetti come dei diritti sociali e umani.

Ovviamente,  giova ricordare che libertà significa assenza di impedimenti, ma questa condizione sarà conseguita soltanto se sarà rispettata la proprietà privata altrui.

Il mercato rappresenta il processo in cui i diritti di proprietà privata vengono ben definiti e tutelati.

La superiorità del mercato non dipende solo dalla sua migliore efficienza nell’assicurare la prosperità, ma anche nell’assicurare regole di giustizia e di libertà.

Queste regole sono di giustizia e di libertà proprio perché riconoscono l’importanza decisiva della proprietà privata.

In una società complessa, in cui è praticamente impossibile che tutti gli individui siano d’accordo su una comune scala di valori, solo queste regole possono infatti garantire l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, in quanto non privilegiano alcuna concezione particolare della vita.

Esiste quindi un diritto fondamentale alla proprietà privata, sia su sé stessi che sulle proprie cose, che può essere limitato solo da casi eccezionali definiti giuridicamente, onde evitare che questa limitazione sia fondata sulla decisione arbitraria di un’autorità.

Il malessere che vive la nostra società contemporanea ha un solo punto d’origine: la cattiva definizione e/o difesa dei diritti di proprietà privata.

La cattiva definizione e/o difesa dei diritti di proprietà privata rende infatti facilmente possibile il manifestarsi di comportamenti opportunistici.

Inoltre, la cattiva definizione e/o difesa dei diritti di proprietà privata ostacola o nei casi peggiori rende praticamente impossibile accendere quel processo competitivo di scoperta che ci conduce costantemente all’uso di maggiori capacità e conoscenze rispetto a qualsiasi altro processo.

In definitiva, la cattiva definizione e/o difesa dei diritti di proprietà privata, quando viene perpetuata sistematicamente nel tempo, finisce per generare inevitabilmente il caos economico e istituzionale, caos che finisce per ripercuotersi anche sulle relazioni sociali viste nel loro insieme più ampio.

La rinascita economica, istituzionale e relazionale della nostra società non può quindi non passare attraverso il recupero del ruolo fondamentale che svolgono i diritti di proprietà privata.

E’ sempre forte la tentazione di attribuire per principio rilevanza secondaria al diritto alla proprietà privata, o nel suo insieme o scindendo la connessione che lega la proprietà su sé stessi alla proprietà sulle proprie cose e relegando quest’ultima a elemento assolutamente marginale della vita.

Tuttavia, ogni politica che miri a fare l’anzidetto non produce sicurezza, ma precarietà.

Di conseguenza, a certe prescrizioni e affermazioni, da qualunque parte esse provengano, è meglio non dare concretezza.