Legge elettorale – populum

Sia alla Camera dei Deputati sia al Senato delle Repubblica i vari componenti delle Commissioni ed in generale quasi tutte le persone nei due parlamenti vorrebbero, “a propria immagine e somiglianza” o, forse più calzante per l’argomento “Cicero pro domo sua”, una legge elettorale che facesse vincere il proprio gruppo o la coalizione alle quali è legato/a. La domanda è: “perché si accaniscono così tanto quando c’è una legge che varrebbe per entrambe le camere (anche se il Senato è storia a sé e nulla osta che la si possa riordinare)?”. Tecnicamente, oserei dire, che sarebbe sufficiente cambiare l’art. 92 della Costituzione dove si dice che è il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio e su suo suggerimento i Ministri, ripristinando l’art. 1 che cita: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Tutti siamo a conoscenza della legge 07/06/1991, n. 182 che disciplina e regolamenta le elezioni nei comuni. Ci sono quindi due opportunità:

  1. utilizzare quella parte relativa ai comuni al di sotto dei 15.000 (quindicimila) abitanti, oppure

  2. quella al di sopra dei 15.000 abitanti.

Tanto per rinfrescarci la memoria per il punto numero uno: chi vince, al primo turno, elegge il Sindaco ed ha la maggioranza dei Consiglieri; per il punto numero due vi è il ballottaggio in caso non raggiunga il 50% ed in entrambi i casi rimangono in carica per cinque anni. Mi corre l’obbligo di ricordarci che la decadenza di un Sindaco può avvenire per le seguenti motivazioni:

  • dimissioni  presentate dal sindaco, con il relativo scioglimento nel consiglio comunale
  • impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso del sindaco
  • per dimissioni  contestuali contemporaneamente presentati della  metà più  uno dei membri assegnati
  • quando non sia approvato, nei termini, il bilancio.
Se mi sono dimenticato qualcosa chiedo scusa.
Ora, se il buon senso ancora mi accompagna, direi che basterebbe sostituire la parola Sindaco, Consiglieri ed Assessori con le parole Presidente del Consiglio dei Ministri, Deputati e Senatori/trici, e  Ministri/e. Quindi ci chiediamo il perché di una proposta così semplice. La risposta è molto articolata, ma per farla breve è la durata della legislatura (almeno cinque anni) senza il cambiamento, in corsa, del Presidente, senza sorprese dell'ultima ora e con tutti le cose “positive” a cui possiamo pensare. 
Ebbene, spetta a noi elettori votare e di conseguenza chi non è in grado di rappresentare al meglio le istanze dei cittadini, la prossima volta non avrà ancora la chance di esse eletto Primo Ministro.
Parlando  a livello di bar, dove tutti siamo politici consumati o abbiamo la bacchetta magica è sorto un dubbio: “si potrebbe scivolare verso una dittatura, dato che il/la Presidente è la sola persona al comando e che ha la sua rappresentanza sia alla Camera sia al Senato?” Peut-être, ma allora lo stesso problema lo abbiamo in Francia, negli U.S.A. ed in tutte le altre nazioni dove il popolo elegge, democraticamente, i propri rappresentanti. La domanda può essere anche: non siamo abbastanza maturi? Ed allora perché la legge vale per i comuni,  le province, che non di sono più (?), e le regioni senza che nessuno pensi alla dittatura degli eletti? Se non saranno anche questi bravi a rappresentare le istanze della popolazione e dare soluzione ai problemi, la prossima volta siederanno sui banchi dell'opposizione (forse). Dulcis in fundo siamo noi che eleggiamo i consiglieri, ergo eleggeremo anche i nostri rappresentanti alle due Camere. Possiamo pensare di utilizzare il POPULUM?