La grande recessione, 10 anni dopo

Ciò che ora conosciamo come una delle peggiori crisi economico-finanziare dal secondo dopo guerra, è iniziata 10 anni fa nel 2007. Molti analisti hanno concentrato la loro attenzione sulla severità di questa recessione, sull’impatto della recessione nei differenti mercati e sui diversi segmenti di popolazione. Un’importante e fondamentale lezione da apprendere da questa crisi è che la si deve perlopiù alle politiche del governo, e non da qualcosa di insito nell’economia di mercato.

La recessione ha la sua origine negli anni di cattiva gestione monetaria e politiche interventiste sbagliate, dovute rispettivamente: alla Federal Reserve e al governo di Washington.

Espansione monetaria

Tra il 2003 e il 2008, la Federal Riserve ha inondato il mercato finanziario con un’enorme quantità di denaro. L’indice M2 di rilevazione dell’offerta di denaro della Federal Reserve ( composto da: liquidità, conti correnti e vari piccoli depositi di risparmi e investimenti) è cresciuto quasi del 40% durante questi 5 anni. L’indice di rilevazione monetaria MZM della Federal Reserve ( formato da: M2 più una pluralità di conti monetari di mercato meno alcuni depositi temporanei), si sono espansi di quasi il 50% durante quel lustro.

La banca Federale di St. Luis ha tracciato l’impatto dell’espansione monetaria sui tassi di interesse nominali e reali. Per la maggior parte di questi anni, i maggiori tassi di interesse nel mercato, al netto dell’inflazione, erano intorno allo zero o persino negativi.

Tra l’ultima parte del 2002 e la fine del 2005, il tasso dei fondi federali ( il tasso con il quale le banche sovvenzionano tutti per piccoli periodo temporali) e la raccolta di buoni del tesoro annuali era tra lo zero e il meno due percento, al netto dell’inflazione sui prezzi (come misurato dall’indice dei prezzi al consumo).

Il breve ritorno in territorio positivo nel 2006 e 2007, è stata poi seguita dalla repentina caduta in negativo già nei primi mesi del 2008. Da allora, fatta eccezione per un breve periodo nel 2009, i tassi reali di interesse sono sempre rimasti negativi, per un minimo del due arrivando fino al quattro percento.

La manipolazione dei tassi d’interesse

Cosa significa questo davvero? Supponiamo che io sia d’accordo di prestarti 100 dollari per un anno, con la tua promessa di restituirmi il capitale più 2 dollari, che rappresentano un 2 percento di interesse sul capitale, alla fine dei dodici mesi. Ma supponi che dalla fine dell’anno tu non mi restituisci i 100 dollari che ti ho prestato, ma solo 98? Non solo non ho riavuto indietro i miei originali 100 dollari con la promessa di un pagamento di 2 dollari di interesse, ma ho 2 dollari in meno del capitale originario dato in prestito.

Facciamo un altro passo, supponiamo che ti presto 100 dollari dietro la promessa di riceverne 102 fra un anno. E supponiamo che, infatti, alla fine dei 12 mesi tu mi paghi 102 dollari. Ma supponiamo anche che durante l’anno i prezzi siano cresciuti del 2 percento. Il paniere di beni che potevo comperare con 100 dollari prima di prestarteli ora costa102 dollari. In termini reali i 102 dollari che ho ricevuto da te, sono abbastanza solo per acquistare lo stesso paniere di beni che un anno prima acquistavo per 100 dollari. In termini di potere d’acquisto, come prestatore, non ho ricevuto alcuno guadagno in termini di interesse dal prestito che ti ho fatto.

Ma supponiamo che la crescita dei prezzi, sia ben oltre il 2 percento, tanto da far crescere il costo del paniere di beni diciamo, a 104 dollari. Così i 102 dollari che mi hai restituito non sono nemmeno abbastanza per comprare il medesimo paniere di beni acquistati un anno prima. Questo rappresenta un tasso “negativo” di interesse sul mio prestito. Ovviamente, dal punto di vista di chi riceve in prestito il denaro, la perdita del prestatore è il suo guadagno. La sua restituzione di capitale e interesse, svalutati in termini di potere d’acquisto durante il periodo del prestito, gli hanno permesso di ottenere fondi d’investimento ad un costo più basso che se i prezzi, in generale, fossero rimasti relativamente stabili, o se il tasso nominale di interesse fosse stato relativamente più alto del tasso di inflazione dei prezzi durante il periodo.

Lo scoppio della bolla immobiliare

Per effetto della politica monetaria della Federal Reserve tra il 2003 e il 2008, il sistema bancario venne sommerso di soldi da prestare a tutti i tipi di richiedenti. Per attrarre persone a cui contrarre prestiti, le banche non solo abbassarono il tasso nominale d’interesse (e perciò il costo del denaro preso a prestito), ma ridussero anche gli standard di sicurezza che regolamentano la capacità di prestito degli istituti di credito.

Per liberarsi dall’enorme liquidità, le istituzioni finanziarie trovarono modi “creativi” di raggruppare prestiti ipotecari in pacchi scambiabili che potevano passare ad altri investitori. Ciò sembrò minimizzare i rischi di queste emissioni di prestiti ipotecari sulla casa, che erano in verità la versione adattata al mercato immobiliare dei prestiti spazzatura ad alto rischio. La paura venne ammorbidita dal fatto che i prezzi delle case continuavano a crescere, ciò dovuto ai compratori di case che spingevano i prezzi in alto, sempre più in alto, grazie proprio a quella nuova moneta creata dalla Federal Reserve.

Contemporaneamente, il governo creò agenzie assicurative sulla casa quali Fannie Mae e Freddie Mac, le quali garantivano un crescente numero di mutui ad alto rischio, per mezzo dell’assicurazione che dietro alla “grande fiducia e al credito” ci fosse lo Zio Sam. Nel frattempo il Governo nel 2008 – 2009 prese il controllo di Fannie and Freddie, le quali detenevano le garanzie per la metà dei 10 bilioni di dollari di prestiti riconducibili al mercato immobiliare. (vedi il mio articolo “Un Crack made in Washington”.

Bassi tassi di interesse e allentamento delle garanzie sul credito servivano solo per favorire un enorme aumento della spesa dei consumatori, come risulta dalla crescita del 25 percento dei debiti dei consumatori registrato tra il 2003 e il 2008, da 2 bilioni a oltre 2,5 bilioni di dollari. Con interessi così bassi, c’era pochissimo incentivo a risparmiare per domani, di converso un enorme incentivo a prendere in prestito e consumare oggi. Ma, come rilevato dall’ufficio del censimento americano, durante questi cinque anni i guadagni medi reali aumentarono al massimo del 2 percento, mentre il carico di debiti delle persone crebbe drammaticamente.

Il castello di carte costruito intorno alla politica monetare della Federal Reserve e alla garanzie governative sui mutui iniziò a crollare nel 2008, per precipitare con l’intero mercato immobiliare nel biennio 2008-2009. Gli incentivo monetari, bassi tassi di interesse e metodi di credito creativi, determinarono un significativo cattivo uso e una altrettanto sbagliata allocazione delle risorse: troppe case che troppe persone non potevano permettersi; troppi investimenti risultati poi inservibili nel nuovo contesto post bolla; e troppi debiti sui consumi che tante persone non poterono più realisticamente permettersi, dopo il riequilibrio in termini di ricchezza e reddito del post recessione.

Espansione monetaria e manipolazione del tasso di interesse nel dopo crisi

La stessa Federal che produsse l’eccesso di liquidità che generò la bolla e la sua prevedibile esplosione, poi si precipitò ad indora il mercato finanziario con una nuova ulteriore creazione di moneta.

Tra il 2009 e il 2016, la banca centrale americana crebbe la base monetaria (liquidità e riserve nel sistema bancario) con più di 3 bilioni di dollari, grazie l’immissione di titoli governativi e all’acquisto di un’enorme quantità di mutui ipotecari “tossici”, aggiungendoli al proprio portafoglio come “beni” per l’ammontare equivalente. Durante questo periodo, gli indici di rilevazione dell’offerta di moneta M-2 e MZM della Federal Reserve crebbero di quasi l’85% rispetto alle rilevazioni del 2008, tanto da raddoppiare l’utilizzo di moneta da parte dalle persone sul mercato.

A fronte dell’enorme riserva di 3 bilioni di dollari disponibili per i prestiti dovuti all’acquisto di buoni del tesoro americano e di mutui da parte della Federal Reserve, molti stimarono significative crescite, come ipotizzate dagli indici M-2 e MZM, nonché un surriscaldamento nel periodo di prezzi e inflazione durante. Invece, i prezzi in generale crebbero circa del 16% tra il 2008 e il 2016.

La ragione di tutto ciò fu un nuovo capovolgimento delle politiche di manipolazione monetaria nel sistema bancario messo in atto dalla Federal Reserve. Dal 2008, la banca centrale a pagato le banche per non prestare. A tal punto che gli individui soci delle banche trovarono il tasso di interesse offerto loro dall’eccesso (non prestato) di riserve più attrattivo (rischio certo, meriti effettivi di credito di potenziali debitori ect.) più potenzialmente vantaggioso in termini di profitto che prestare tutte le riserve a loro disposizione a te e me, loro hanno lasciato oltre 2 bilioni di dollari di quelle riserve “parcheggiate” nei registri contabili della Federal Reserve.

L’attuale differenziale del tasso di interesse, che aveva reso attrattivo per le banche mantenere una grande ed eccessiva riserva di valuta, può apparire piccola cosa in termini assoluti, ma quando stiamo parlando di centinaia di milioni di dollari su cui esercitare un potere discrezionale, persino un piccolo differenziale totalizza un sacco di soldi.

L’intervento del governo ostacola il riequilibrio del mercato

L’economia e la cittadinanza americana non potevano sfuggire al processo di correzione dopo il 2008. I prezzi delle case erano schizzati troppo in alto e dovevano riassettarsi ad un livello più realistico. E tante persone semplicemente non potevano permettersi la casa che avevano acquistato durante il periodo della bolla; loro non sarebbero incappati in questa situazione di disagio, se tanto per cominciare i tassi di interesse artificialmente bassi e programmi di prestiti garantiti, non li avessero attratti in quelle case.

Le imprese che si erano enormemente allargate dovettero ridimensionarsi drammaticamente, e in alcuni fallirono. I lavoratori, attratti in lavori e salari insostenibili, grazie a tutto quel denaro con cui la Federal Reserve aveva inondato l’economia, si trovarono disoccupati. Nonostante le solite promesse dei deludenti politicanti in stile keinesiano, il bilione di dollari del salvataggio della Federal e il pacchetto di stimoli, semplicemente prolungarono l’agonia e allontanarono la ripresa. Tutto questo iniziò con l’immissione forzata di denaro durante gli ultimi mesi dell’amministrazione Bush mediante una parziale “nazionalizzazione” sotto forma di obbligatori acquisti di azioni bancarie, che impiegarono anni poi per perdere il loro effetto distorsivo. Quello che l’amministrazione Bush iniziò nell’ultimo anno del suo mandato l’amministrazione Obama continuò nel 2009. Approfittando dell’incertezza relativa all’impatto economico della riforma, la tormentosa implementazione dell’ObamaCare, esacerbò le difficoltà della ripresa economica. (Vedi il mio articolo, “Per la sanità, il miglior piano del governo è nessun piano”.

Al contempo, i regolamenti per il controllo del mercato strozzo la possibilità di una veloce ripresa. Nel 2016, il Registro Federale dei regolamenti federali arrivò a quasi 100,000 pagine di regole burocratiche, restrizioni e comandi, incrementando del 20% ciò che era previsto nel 2008, quando negli ultimi anni dell’amministrazione Bush, norme e regolamenti coprivano “semplicemente” circa 80,000 pagine stampate.

E’ stato stimato che il costo per fare affari seguendo le norme governativa si aggira intorno al 2 bilioni di dollari, pari al 10 % del prodotto interno lordo del 2016.

Il mercato del lavoro resta indietro

Un altro fattore di rallentamento della ripresa economica è stato il tasso di partecipazione al mercato del lavoro. Nel 2007, il numero di persone disponibili come forza lavoro era il 66,4% della popolazione in età da lavoro.Nel 2017, il tasso di partecipazione della forza lavoro è sceso al 62.9% della popolazione in in età da lavoro, con un declino di più dell’8%. Durante questa decada la popolazione in età da lavoro negli Stati Uniti è cresciuta di circa il 10%., ma il numero di persone entrate a far parte della forza lavoro è stato solo del 4%, come certificato dall’ufficio di statistica del lavoro. Dove sono andate queste persone in età da lavoro se non sui posti di lavoro? L’amministrazione Obama ha significativamente ridotto i criteri necessari per ricevere assegni di disabilità dall’amministrazione per la sicurezza sociale, indipendentemente dall’età anagrafica. Il numero di persone in possesso dei requisiti minimi per ricevere l’assegno sociale, pertanto rimasti fuori dal mercato del lavoro, è cresciuto da 6,8 a 8,8 milioni di persone in 10 anni, con un incremento di quasi il 30%. Di converso, le spese relative alla sicurezza sociale dei disabili sono passate dai 90 miliardi del 2005 agli oltre 150 miliardi del 2016, pari a una crescita del 60%. Mentre il tasso ufficiale di disoccupazione reso noto dal governo, registrava un 4,3% di disoccupazione tra la forza lavoro nel luglio 2017. Si aggiunga che l’ufficio di statiste sul lavoro ha stimato, che aggiungendo a quel tasso di disoccupazione ufficiale: tutte le persone che lavorano part time ma che avrebbe accettato volentieri un lavoro a tempo pieno, e le persone scoraggiate che hanno smesso di cercare lavoro, il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti salirebbe all’8,9%. Questa difficilmente in prospettiva potrà essere annoverato quale esempio di politica di successo per l’occupazione, specialmente da quando alcune persone desiderose di un impiego a tempo pieno sono inchiodate in lavori part-time per effetto delle regole imposte ai datori di lavoro dall’ObamaCare.

Le spese del Governo e la crescita del debito nazionale

Una più robusta ripresa dell’economia dalla recessione del 2008-2009, è stata finora ostacolata anche dai livelli di tassazione dei governi – federali, statali e locali – la cui somma raggiunge il 35% del prodotto interno lordo. In altre parola il governo si impossessa di più di un dollaro su tre del valore economico prodotto dal mercato. In termini assoluti, dei previsti 19 bilioni di dollari stimati di PIL per il 2017, tutti i livelli di governo anno previsto di assorbirne circa 7 bilioni in spese governative per l’anno in corso. Ma non tutti i soldi spesi dal governo provengono dalle tasse. I soldi presi in prestito, specialmente a livello federale, ne coprono una larga parte. Questo ha drammaticamente fatto accrescere il debito federale complessivo.

Il processo competitivo di domanda e offerta conduce le decine di migliaia di attività produttive e commerciali, ad equilibrarsi con le domande di tutti noi in qualità di consumatori.

Quando l’amministrazione di George W. Bush si insedio alla Casa Bianca, lo stock di debito federale era quasi di 5 bilioni di dollari. Questo raddoppiò sotto la sua amministrazione a 10 bilioni di dollari. Durante gli 8 anni dell’amministrazione di Barak Obama, il debito nazionale raddoppiò di nuovo, per raggiungere i quasi 20 bilioni quando lasciò il mandato nel gennaio 2017.

Non si vede la fine della continua crescita del debito governativo, rafforzate dall’incremento del deficit annuale e dalle aspettative di crescita prevista per il medesimo per la prossima decada, dovuta alla messa in campo di politiche redistributive attraverso programmi assistenziali. ( vedi il mio articolo: “Lo stanziamento di Trump per il Piano di conservazione del Welfare State americano”).

Nessuna domanda per avere impiegato oltre una decada per assistere ad una parvenza di ripresa da parte dell’economia americana, e nonostante ciò ben lontana da quanto sarebbe in grado di fare e tuttora potrebbe essere fatto da un’economia libera.

Il capitalismo è la soluzione, il Governo è la pietra d’inciampo

Il sistema capitalistico è il grande motore della prosperità umana. Esso ha creato gli incentivi al profitto per le industria e l’innovazione che hanno letteralmente tirato fuori dalla povertà centinaia di milioni di persone nel mondo durante gli ultimi cinquant’anni. Il processo competitivo di domanda e offerta, ha portato decine di migliaia di attività produttive e commerciali in equilibrio con la domanda di tutti noi in qualità di consumatori, sia qui in America che in tutto il mondo.

Non c’è nessun sistema economico in tutta la storia che abbia avuto la medesima capacità di produrre tanti beni materiali e culturali come l’aperta, competitiva economia di mercato. Ma il sistema capitalista non è in grado di fare bene il proprio lavoro se il governo interferisce con il suo funzionamento. Gravose tasse governative, regolamenti governativi contorti, spese governative inopportune e distorcenti, manipolazioni del sistema monetario, sono più che sufficienti a compromettere quell’enorme lavoro fatto dal mercato, hanno lo stesso effetto della sabbia buttata tra gli ingranaggi di un motore. (Vedi il mio articolo, “ Economia di mercato contro Stato interventista”.

La miglior politica attiva che il governo Federale e la Federal Reserve avrebbero dovuto adottare, a seguito dell’inizio della recessione nel 2008-2009, sarebbe dovuta essere quella di ammettere che le proprie passate politiche sono state la causa della crisi, e così lasciare libero il solo mercato di ribilanciare e ristabilire le basi per una crescita economica e dell’occupazione sostenibile.

Ma ovviamente, questo avrebbe dovuto richiedere il capovolgimento delle premesse, ossia il ripudio della legittimità di politiche di saccheggio perpetrate dal moderno stato sociale, e il sistema centrale di pianificazione monetaria che lo accompagna e supporta. Di nuovo, questo richiederebbe il rigetto dell’ideologia collettivista e la visione politica che continua a dominare e dirigere tutti i governi del mondo, compreso quello degli Stati Uniti.

E’ necessario evidenziare ulteriormente il fatto che tutto ciò che è accaduto la scorsa decada nell’economia americana non è una “crisi del capitalismo”, da intendersi come una vera economia di mercato, ma la crisi della gestione governativa del mercato, che si esprime attraverso un sistema di controllo, comando e manipolato dell’economia e la conseguente generazione di corruzione. Ahimè, non assisteremo probabilmente a simili ammissioni o ripudi nell’immediato e nemmeno in un prevedibile futuro.

L'articolo originale: https://fee.org/articles/the-great-recession-10-years-later/