Quantitative easing e prestito irredimibile

La scelta della Banca Centrale Europea, e quindi di Mario Draghi, del Quantitative Easing è stata introdotta per mettere in condizione gli Stati che hanno necessità di introitare in fretta ed a tassi possibilmente contenuti le richieste di prestiti. Quando siamo in presenza di “emergenze” qualsiasi soluzione è la benvenuta. Ovviamente dobbiamo registrare il prestito che la BCE ci concede e pensare, naturalmente, a restituirlo. Le difficoltà dei vari Paesi sono molto evidenti e molti di questi, tra i quali l’Italia, arrancano. Però due ostacoli si parano davanti:

  1. il rapporto debito pubblico e prodotto interno lordo (P.I.L),

  2. il Fondo di Redenzione Europeo (European Redemption Fund -ERP).

Il primo sappiamo tutti cos’è, il secondo non è ben conosciuto. In pratica si tratta di far confluire l’importo dei vari debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona, per la parte eccedente il 60% del PIL, in un apposito fondo, l’E.R.P. appunto, dando a loro la possibilità, in un ragionevole periodo di tempo, 20 o al massimo 25 anni, di riportare il P.I.L. alla percentuale del 60% e, come si può immaginare, questa non è un’operazione indolore.

La domanda è come fare per avere denaro da poter spendere per far ripartire, seriamente, l’economia?

La risposta potrebbe essere questa:

  • emettendo una quantità ben definita (forse 200 miliardi di euro sarebbero sufficienti) di Titoli Irredimibili pagando un adeguato tasso e programmando la restituzione anche parziale magari già dopo quattro anni. Così, contabilmente, i titoli irredimibili non generano ulteriore debito (se non il semplice interesse) e, se ben utilizzati, producono valore da aggiungere al P.I.L., ottimizzando il famoso moltiplicatore keynesiano che attualmente è pari a circa 10,75 (i dati sono calcolati sul 2016). Un numero molto importante che se ben gestito può portare in un tempo ragionevolmente breve ad un forte incremento del P.I.L. stesso.

  • Senza investimenti produttivi e senza circolazione monetaria è difficile sostenere un’economia in crisi.

Con questo tipo di intervento si aumenterebbe l’entrata, per la parte cash, di 200 miliardi di euro immediatamente disponibili per gli investimenti del caso e così si potrebbe sfruttare al meglio anche il bazooka di Draghi, sempre se passa l’idea.

In conclusione è necessario ribadire che occorrono programmazione, lungimiranza, buon senso, raziocinio e onestà per non vanificare un’opportunità che difficilmente potrebbe essere riproposta.

Caveant consules