Perfino le tecnologie più avanzate non possono predire l’azione umana

Per più di un secolo, il mondo è stato tenuto in pugno da ingegneri sociali e paternalisti politici, determinati a rimodellare radicalmente la società lungo linee collettiviste o a modificare la società esistente con politiche regolatorie e redistributive che sono conformi alla “giustizia sociale “. Entrambe queste intenzioni sono basate su false concezioni dell’uomo e della società.

Una delle voci principali che ha contestato gli ingegneri sociali e statisti del Novecento nel XX secolo è stato l’economista austriaco Ludwig von Mises. In tali opere importanti come “Il Socialismo” (1922), Il Liberalismo: la tradizione classica (1927), “Critica dell’interventismo” (1929), “La pianificazione della libertà (1952) e nel suo monumentale trattato, “L’Azione umana (1949; 1966), Mises ha dimostrato l’inattuabilità economica e le impreviste conseguenze negative che scaturiscono dai tentativi di imporre una qualsiasi pianificazione centrale sulla società, così come pure il pantano sociale che si verrebbe a creare introducendo normative frammentarie e interventiste nell’economia di mercato.

Ma era nel suo lavoro spesso trascurato, Teoria e storia: un’interpretazione dell’evoluzione sociale ed economica“, che Ludwig von Mises ha sistematicamente contestato i sottostanti principi filosofici dietro molte delle presunzioni socialiste e interventiste degli ultimi cento anni. Quest’anno segna il sessantesimo anniversario della pubblicazione di Teoria e storia nel 1957, quindi sembra utile valorizzare gli argomenti di Mises e la loro continua rilevanza per il nostro tempo.

La ricerca elusiva del significato e l’avvento della scienza moderna

Il mondo è un luogo confusionale e incerto. Tutti viviamo in una comunità con valori, tradizioni, abitudini e routine per la vita quotidiana. Siamo cresciuti abituandoci ad essi e tendiamo a dare per scontato certi aspetti. Le nostre comunità ci permettono di avere una sorta di certezza e di prevedibilità nei nostri affari quotidiani. Però, ancora non riescono a rispondere a varie “grandi domande”.

Una tra queste grandi domande, è “perché sono qui”? “Qual è il significato della vita?” “Che cosa sono la vita e la realtà?” “Perché succedono cose negative?” “Di chi è la colpa?” “Come costruiamo un mondo migliore?” Ludwig von Mises ha sostenuto che i tentativi di trovare e perseguire risposte a queste domande hanno talvolta portato alla catastrofe e alla distruzione della società.

Nel corso degli anni, le persone si sono rivolte alla fede religiosa e alla riflessione filosofica per cercare di capire tutto e come questo tutto si adatta nella realtà, trovando modi di vivere con l’immutabile e cercando di migliorare quelle cose nella società che sembrano offrire possibilità di miglioramento sociale e personale.

Lo sviluppo del metodo scientifico è stato ed è trasformativo.

Nel XIX secolo, ha spiegato Mises, sono nate nuove idee sull’uomo, sulla società e sul cambiamento sociale. L’era dell’Illuminismo è venuta a liberare la mente umana dalle superstizioni e dai divieti politici, per la scoperta del mondo naturale. Il problema è che la mente umana libera non è solo limitata nel suo potere di vedere il mondo come è veramente, ma quella stessa mente umana è spesso piena di fantasie spettrali e di superstizioni che imprigionano il pensiero sui fatti che riguardano l’universo e sul posto dell’uomo in esso.

Al posto della fantasia e della superstizione, sorse la scienza moderna con il suo metodo di osservazione, congetture e prove empiriche. Il mondo fisico che ci circonda ha forma, stato e dimensione. Se dobbiamo conoscere questo mondo, dobbiamo quantificare e misurare le sue grandezze e le sue dimensioni, dobbiamo avere punti di riferimento per avere una comprensione che non dipenda dalla soggettività di ognuno, in quanto esseri imperfetti e inaffidabili.

Lo sviluppo del metodo scientifico è stato ed è trasformativo. Ha permesso all’uomo di capire molti dei misteri del passato della fisica, della biologia e della chimica. E ora, conoscendo molte delle “leggi della natura” oggettive e dei relativi comportamenti, gli uomini furono e sono stati in grado di sfruttarli per apportare cambiamenti e miglioramenti nell’ambiente fisico e sociale dell’umanità.

L’errore di ridurre l’uomo in un qualcosa di misurabile

L’uomo ha qualcosa che alla maggior parte delle altre forme di vita della Terra manca – una mentalità che riflette l’autodefinizione, la concezione e la pianificazione.

Ma, così come Mises sostenne, è stato commesso un errore in principio che ha fatto si che venissero tratte conclusioni sbagliate. Se dovessimo rinunciare alle nostre imperfette impressioni e uscire da noi per vedere le caratteristiche oggettive e quantificabili della realtà, allora dobbiamo altresì ignorare le credenze pretenziose della mente su sé stessa e studiare l’uomo in termini misurabili e quantificabili.

Anche l’uomo è un’entità fisica, biologica e chimica, proprio come qualsiasi altra cosa nel mondo. L’uomo ha qualcosa che alla maggior parte delle altre forme di vita della Terra manca – una mentalità che riflette l’autodefinizione, la concezione e la pianificazione.

Per più di un secolo, il mondo è stato tenuto in pugno da ingegneri sociali e paternalisti politici, determinati a rimodellare radicalmente la società lungo linee collettiviste o a modificare la società esistente con politiche regolatorie e redistributive che sono conformi alla “giustizia sociale “. Entrambe queste intenzioni sono basate su false concezioni dell’uomo e della società.

Una delle voci principali che ha contestato gli ingegneri sociali e statisti del Novecento nel XX secolo è stato l’economista austriaco Ludwig von Mises. In tali opere importanti come “Il Socialismo” (1922), Il Liberalismo: la tradizione classica (1927), “Critica dell’interventismo” (1929), “La pianificazione della libertà (1952) e nel suo monumentale trattato, “L’Azione umana (1949; 1966), Mises ha dimostrato l’inattuabilità economica e le impreviste conseguenze negative che scaturiscono dai tentativi di imporre una qualsiasi pianificazione centrale sulla società, così come pure il pantano sociale che si verrebbe a creare introducendo normative frammentarie e interventiste nell’economia di mercato.

Ma era nel suo lavoro spesso trascurato, Teoria e storia: un’interpretazione dell’evoluzione sociale ed economica“, che Ludwig von Mises ha sistematicamente contestato i sottostanti principi filosofici dietro molte delle presunzioni socialiste e interventiste degli ultimi cento anni. Quest’anno segna il sessantesimo anniversario della pubblicazione di Teoria e storia nel 1957, quindi sembra utile valorizzare gli argomenti di Mises e la loro continua rilevanza per il nostro tempo.

La ricerca elusiva del significato e l’avvento della scienza moderna

Il mondo è un luogo confusionale e incerto. Tutti viviamo in una comunità con valori, tradizioni, abitudini e routine per la vita quotidiana. Siamo cresciuti abituandoci ad essi e tendiamo a dare per scontato certi aspetti. Le nostre comunità ci permettono di avere una sorta di certezza e di prevedibilità nei nostri affari quotidiani. Però, ancora non riescono a rispondere a varie “grandi domande”.

Una tra queste grandi domande, è “perché sono qui”? “Qual è il significato della vita?” “Che cosa sono la vita e la realtà?” “Perché succedono cose negative?” “Di chi è la colpa?” “Come costruiamo un mondo migliore?” Ludwig von Mises ha sostenuto che i tentativi di trovare e perseguire risposte a queste domande hanno talvolta portato alla catastrofe e alla distruzione della società.

Nel corso degli anni, le persone si sono rivolte alla fede religiosa e alla riflessione filosofica per cercare di capire tutto e come questo tutto si adatta nella realtà, trovando modi di vivere con l’immutabile e cercando di migliorare quelle cose nella società che sembrano offrire possibilità di miglioramento sociale e personale.

Lo sviluppo del metodo scientifico è stato ed è trasformativo.

Nel XIX secolo, ha spiegato Mises, sono nate nuove idee sull’uomo, sulla società e sul cambiamento sociale. L’era dell’Illuminismo è venuta a liberare la mente umana dalle superstizioni e dai divieti politici, per la scoperta del mondo naturale. Il problema è che la mente umana libera non è solo limitata nel suo potere di vedere il mondo come è veramente, ma quella stessa mente umana è spesso piena di fantasie spettrali e di superstizioni che imprigionano il pensiero sui fatti che riguardano l’universo e sul posto dell’uomo in esso.

Al posto della fantasia e della superstizione, sorse la scienza moderna con il suo metodo di osservazione, congetture e prove empiriche. Il mondo fisico che ci circonda ha forma, stato e dimensione. Se dobbiamo conoscere questo mondo, dobbiamo quantificare e misurare le sue grandezze e le sue dimensioni, dobbiamo avere punti di riferimento per avere una comprensione che non dipenda dalla soggettività di ognuno, in quanto esseri imperfetti e inaffidabili.

Lo sviluppo del metodo scientifico è stato ed è trasformativo. Ha permesso all’uomo di capire molti dei misteri del passato della fisica, della biologia e della chimica. E ora, conoscendo molte delle “leggi della natura” oggettive e dei relativi comportamenti, gli uomini furono e sono stati in grado di sfruttarli per apportare cambiamenti e miglioramenti nell’ambiente fisico e sociale dell’umanità.

L’errore di ridurre l’uomo in un qualcosa di misurabile

L’uomo ha qualcosa che alla maggior parte delle altre forme di vita della Terra manca – una mentalità che riflette l’autodefinizione, la concezione e la pianificazione.

Ma, così come Mises sostenne, è stato commesso un errore in principio che ha fatto si che venissero tratte conclusioni sbagliate. Se dovessimo rinunciare alle nostre imperfette impressioni e uscire da noi per vedere le caratteristiche oggettive e quantificabili della realtà, allora dobbiamo altresì ignorare le credenze pretenziose della mente su sé stessa e studiare l’uomo in termini misurabili e quantificabili.

Anche l’uomo è un’entità fisica, biologica e chimica, proprio come qualsiasi altra cosa nel mondo. L’uomo ha qualcosa che alla maggior parte delle altre forme di vita della Terra manca – una mentalità che riflette l’autodefinizione, la concezione e la pianificazione.

Anche con i progressi scientifici del ventunesimo secolo, compresi i tentativi in continua accelerazione di sviluppare “l’intelligenza artificiale”, il funzionamento della mente umana e i misteri del mondo fisico rimangono ancora oscuri.

Alcuni sviluppatori di intelligenze artificiali considerano lo sviluppo di un computer con una “mente” capace di risolvere problemi come un obiettivo raggiungibile. La “mente” del computer gli permetterà di assorbire dati esterni e di elaborare soluzioni a problemi e situazioni uniche non già programmate nella macchina.

Se questo punto fosse mai raggiunto, allora la “mente” del robot avrebbe un grado di imprevedibilità simile alla mente umana che l’aveva creata. Proprio come l’uomo, la mente dei robot dovrebbe essere una fonte autonoma di cambiamenti casuali non deterministici, che, perfino lo stesso creatore non potrebbe perfettamente predire.

A questo punto, potrebbe essere ancora inopportuno affermare che un tale robot abbia già trasceso la sua origine in quanto macchina, e ora possiede una coscienza umana e quindi “Diritti umani” (come alcuni già suggeriscono). Ma non sarebbe più una semplice “macchina calcolatrice” nel senso tradizionale di quel concetto.

L’osservazione non può spiegare l’azione umana.

L’azione umana non è altro che la nostra ragione applicata al perseguimento dei nostri scopi in condizioni di scarsità.

Mises ha insistito affinché se l’uomo deve comprendere se stesso e il mondo sociale, deve accettare il fatto che i comportamenti della mente umana non possono essere semplicemente ridotti alla materia fisica e alle sue misurazioni, mediante le quali le azioni umane possono essere previste e manipolate.

In Teoria e storia“, Mises ha sottolineato che c’è un fatto che l’uomo può conoscere di se stesso se riflette sul funzionamento del suo pensare: esiste una struttura logica mentale che guida il pensiero e l’azione. Ci dice che due più due non può essere pari a cinque, che un triangolo non può avere quattro lati e che “A” non può essere contemporaneamente “non-A”.

L’azione umana non è altro che la nostra ragione applicata al perseguimento dei nostri scopi in condizioni di scarsità. E, quindi, la logica della scelta e dell’azione, non sono qualcosa che sta “là fuori” nel mondo fisico da imparare attraverso l’osservazione, la misurazione e il test empirico.

Con le osservazioni fisiche da sole, tutte le azioni degli uomini possono essere considerate solo movimenti, non differenti dalle palline da biliardo che rimbalzano sui lati di un tavolo da biliardo o da una roccia che cade sulla terra. Sappiamo che le nostre azioni non sono tali perché la nostra coscienza ci dice che sono azioni intenzionali. Facciamo la stessa ipotesi sui “movimenti” degli altri basandoci sull’assunto che ciò che abbiamo osservato è un essere umano cosciente come noi stessi.

Quindi le relazioni fondamentali e le leggi dell’economia non sono “là fuori”; sono dentro ciascuno di noi, derivanti dal modo inevitabile in cui funziona la nostra mente. Ponderare le varie alternative, comparare i costi ed i benefici, scegliere i compromessi più vantaggiosi, sono tutti gli aspetti della logica che guida le nostre azioni quando scopriamo che i mezzi sono troppo scarsi per soddisfare tutte le nostre finalità immaginate.

La mente umana rimane l’agente imprevedibile dell’immaginazione, della possibilità e del cambiamento.

Ma Mises ha anche sottolineato che ciò che gli uomini possono immaginare, quali finalità specifiche che possono voler perseguire, quali accordi commerciali giustificano o meno la partecipazione ad uno scambio, non è conoscibile a priori. Queste dipendono dalle realtà empiriche del mondo fisico e sociale. Scopriamo queste cose attraverso le nostre esperienze vissute con la società e con altri esseri umani, anche loro impegnati a decidere ed agire. La logica della scelta e dell’azione è il modello per il processo decisionale. Esso ci fornisce un metodo interpretativo per discernere la logica che sottende le azioni degli altri.

Ma in tutto questo, la mente umana rimane l’agente creativo e imprevedibile dell’immaginazione, della possibilità e del cambiamento. Le idee che si formano nella mente guidano il corso degli eventi umani. Sono la fonte di tutti i prodotti della storia umana. Il futuro delle idee non può essere predetto dalle azioni delle persone compiute in passato. Tutta la storia è una conseguenza delle idee. E così rimane.

Inoltre, sono solo individui che ragionano, che concettualizzano e immaginano, che si proiettano in ipotetici futuri, che progettano schemi mentali per rendere le azioni possibili e poi tentano di rendere fruibili obbiettivi degni.

Il marxismo e le “leggi” immaginarie della storia

Ed allora che cosa ha tutto questo a che fare con i collettivisti, gli ingegneri sociali e i regolatori di “giustizia sociale” del nostro tempo? Il compito che Ludwig von Mises si è prefigurato in primo luogo, in Teoria e storia era quello di mostrare i castelli di carte delle ideologie su cui i paternalisti politici costruiscono i loro piani.

Affascinati dai successi del metodo scientifico nelle scienze naturali, alcuni pensatori si chiedevano se gli stessi strumenti potrebbero essere usati per scoprire una certa legge dello sviluppo e del cambiamento della società. Allo stesso tempo, se tali leggi potessero essere scoperte, forse l’uomo ha il potere di piegare la società nella forma del suo desiderio? Questo potrebbe dare significato ai “perché” della vita e fornire la speranza che il mondo possa essere ridisegnato per una maggiore felicità e l’illusoria sicurezza che in molti desiderano.

Afferma Mises, la più rivoluzionaria di queste teorie dell’evoluzione sociale, in termini di impatto sulla storia del ventesimo secolo, era la teoria di Karl Marx del materialismo dialettico. Marx ha offerto un’immagine del mondo sociale in cui i mezzi tecnologici e i metodi di produzione seguono una traiettoria autonoma di sviluppo evolutivo che porta ad uno stato finale di sofisticazione meccanica. A quel punto, le macchine produrranno un tale grado di abbondanza materiale che il lavoro e le difficoltà umane saranno finalmente un capitolo chiuso nella storia dell’umanità.

Ma ogni passo in questa evoluzione tecnologica richiede un proprio impianto istituzionale per lo sviluppo completo dello sviluppo, prima che la fase successiva richieda un diverso insieme di istituzioni per sostenere il suo ulteriore sviluppo.

Quindi, la società dello schiavo, il feudalesimo e il sistema capitalistico della produzione orientata al profitto sono stati tutti necessari ed inevitabili pietre miliari fino alla fase finale del cambiamento sociale, che sono società post-scarsità socialista e comunista. Ecco una visione che avrebbe potuto dare un senso a tutti i poveri e gli stanchi – e soprattutto agli intellettuali che guardano sempre il mondo chiedendo “perché”.

E se il sangue umano dovesse fluire per farlo, l’interesse collettivo aveva la precedenza sul singolo.

La povertà e le difficoltà sperimentate da molti sono parte del percorso preordinato della storia, ha spiegato Marx. Ma l’abuso e la miseria nati da innumerevoli generazioni sotto il controllo di un signore feudale o di uno sfruttatore capitalista finiranno tutti con l’arrivo del socialismo e del comunismo. Il mondo dell’abbondanza materiale apparterebbe a tutta l’umanità una volta che la tecnologia raggiungerà il punto in cui si potranno vuotare le ultime vestigia dell’istituzione crudele, ingiusta e sfruttabile della proprietà privata. La salvezza sta arrivando – le “leggi della storia” lo dettano. Lodiamo Marx, perché “scientificamente” ci mostra la via, la verità e la luce collettivista alla fine del tunnel capitalista.

I rivoluzionari sacerdoti marxisti lo consideravano il dovere e il destino di essere “ostetrica” ​​del cambiamento radicale. Il loro compito, come “avanguardia” della rivoluzione, era guidare e imporre il nuovo ordine collettivista sulle “masse”, troppo ignoranti o lavate dal cervello dai loro ex capi capitalisti per sapere dove sono i loro interessi. La libertà per l’umanità sarebbe avvenuta attraverso un periodo transitorio di dittatura proletaria. E se il sangue umano dovesse fluire per farlo, l’interesse collettivo aveva la precedenza sull’individuo, anche se l’interesse dell’individuo era la pace e l’associazione volontaria con gli altri.

Gli uomini fanno le macchine. Le macchine non impongono idee sugli uomini.

Pur affermando di essere oggettivamente scientifico, nel cuore della concezione di “storia” di Marx vi è una nozione mistica di “divinità tecnologiche” che decidono su come e quando si svilupperanno e cosa decideranno, come, ad esempio, le disposizioni sociali di cui hanno bisogno e che vogliono in ogni fase del loro percorso preordinato fino alla fermata finale, al portone del socialismo. Le macchine diventano agenti della storia e l’uomo l’entità mentale-passiva portata dietro le trasformazioni tecnologiche al di fuori della comprensione e del controllo umane.

Mises sfidò questa mistica credenza in tecnologie e macchine che seguivano percorsi autonomi di evoluzione e cambiamento. Le macchine non fanno ne dettano le azioni e le istituzioni degli uomini. Le macchine sono oggetti inanimati fatti di materiali fisici. È la mente umana che immagina e produce le macchine che servono agli scopi degli uomini. Come può una tecnologia o un metodo di produzione dettare le condizione sociali ed i pensieri degli uomini, quando sono le idee umane riguardanti le possibilità produttive che rendono le tecnologie reali, e che sono facilitate nelle loro forme e negli usi dalle istituzioni sociali che decidono entro che limiti vengono applicate? Mises ha sottolineato:

Un’invenzione tecnologica non è qualcosa di materiale. È il prodotto di un processo mentale, di ragionamento e di concepire nuove idee. Gli strumenti e le macchine possono essere chiamati materiali, ma i processi della mente che li hanno creati sono certamente astratti. “

Inoltre, Mises ha chiesto su quali basi questi fornitori della “legge” di una predeterminata trasformazione storica sanno di sapere quali sono gli interessi “veri e propri” dei “lavoratori” rispetto a quelli dei capitalisti che posseggono proprietà? In ciascuna delle sue azioni, l’individuo manifesta e dimostra ciò che considera i suoi “interessi”, sia che si tratti del cibo da colazione che mangia, dei vestiti che ama indossare, sia delle idee e credenze politiche e sociali che detiene.

I marxisti, e tutti gli altri collettivisti come loro, hanno semplicemente mostrato la loro arroganza personale e la loro dittatura, ha affermato Mises, affermando e rivendicando il diritto di imporre a tutti un particolare insieme di valori e di politiche governative attraverso l’uso della forza politica per fare tutti conformi ai piani centrali in cui desiderano limitare l’umanità.

L’arroganza del pianificatore contro le conseguenze non intenzionali

Tutte le filosofie della storia, tra cui quelle Marxiste, presumono che la “storia” segue un percorso particolare, un percorso predeterminato che porta ad un esito specifico. Analizzando queste affermazioni, Mises ha insistito nel ruolo dell’uomo nella storia che annuncia ad alta voce che gli “imperatori” filosofici non hanno vestiti.

Se la storia è su un certo corso predeterminato, è al di là della comprensione umana.

Se la storia è su un certo corso predeterminato, è al di là della comprensione umana. La storia, ha spiegato Mises, è la storia dell’azione umana, guidata da idee su quali fini meritano la volontà, i mezzi scelti per raggiungerli e le conseguenze che hanno seguito, successivamente, alle azioni e alle interazioni degli uomini che noi chiamiamo corso cumulativo degli eventi umani.

La storia umana è la testimonianza dei trionfi e delle tragedie degli uomini. La storia racconta le credenze e le idee che gli uomini hanno seguito e che hanno guidato le loro politiche.

Mises ha sottolineato che la storia ci ricorda anche che gran parte di ciò che riteniamo essere il prodotto del disegno umano è infatti la conseguenza involontaria delle azioni, con i conseguenti impatti che nessun attore umano avrebbe potuto immaginare. Come ha espresso Mises:

Ma il processo storico non è stato progettato dagli individui. È il risultato composito delle azioni intenzionali di tutti gli individui. Nessun uomo può pianificare la storia. Tutto ciò che può pianificare e provare a renderlo reale sono le sue stesse azioni che, assieme alle azioni degli altri uomini, costituiscono il processo storico. I padri pellegrini non avevano in mente di fondare gli Stati Uniti…

Le tombe monumentali dei re egiziani esistono ancora, ma non era l’intenzione dei loro costruttori di rendere l’Egitto moderno attraente per i turisti e di fornire i musei attuali con quelle mummie.” Niente dimostra con maggiore enfasi le limitazioni temporali della pianificazione umana che le venerabili rovine sparse sul volto della terra “.

Quanto pretestuosi e presuntuosi sono i recenti e gli attuali ingegneri sociali ed i pianificatori sociali!

Come ha anche detto Mises:

L’autore utopico vuole organizzare le condizioni future secondo le proprie idee e privare il resto dell’umanità, una volta per tutte, della facoltà di scegliere e di agire. Un solo piano, vale a dire il piano dell’autore, dovrebbe essere eseguito e tutte le altre persone sarebbero messe in silenzio …

[Il pianificatore centrale] … ridurrà tutte le altre persone al ruolo di pedoni nei suoi piani. Si occuperà di loro come l’ingegnere si occupa delle materie prime da cui costruisce, un metodo pertinente chiamato ingegneria sociale “.

Storicismo e negazione dell’economia

Un’altra variante di questo tema, argomentato da Mises, era quella degli “storici”, i filosofi sociali che hanno insistito sul fatto che non ci sono “leggi” o modelli che si scoprono nel corso degli eventi umani. Qui troviamo, spiega Mises, quelli che rifiutano implicitamente la nozione di “leggi dell’economia”, come quelle dell’offerta e della domanda e l’ordine che tende ad emergere dalle interazioni dei consumatori e dei produttori.

Secondo lo storicismo, i governi possono fare tutto ciò che vogliono, senza conseguenze negative. Se i redditi dei lavoratori sono “troppo bassi”, semplicemente, possono imporre un salario minimo al di sopra di quelli salariati sul mercato. Non ci saranno perdite di posti di lavoro, affermano, quando i datori di lavoro concludono che alcuni lavoratori non valgono il salario più elevato.

Se alcuni sono “troppo poveri”, mentre altri sono “troppo ricchi”, imporre semplicemente tasse più alte sui ricchi, ridistribuendo la ricchezza. Tutto questo può essere fatto senza effetti negativi su coloro che sopportano il maggior carico fiscale e sicuramente ciò non influenzerà la loro volontà di risparmiare e di investire. Nulla accadrebbe alla produzione complessiva di beni e servizi da cui tutti dipendono in ultima analisi per il progresso ed il miglioramento delle proprie condizioni di vita.

La logica economica della mente umana prevarrà sui dettami dei paternalisti politici e sull’arroganza degli ingegneri sociali.

Tutte queste politiche di interventistismo e di redistribuzione, Mises insistì, ignorano che ci sono modelli e regole necessarie per coordinarsi scoperte in libera concorrenza sul mercato. Sono le manifestazioni interpersonali del mercato di quelle basilari e inevitabili leggi economiche che emergono dalla logica della scelta e dell’azione che trova il suo principio nelle menti degli uomini, di cui abbiamo discusso in precedenza.

Lasciare che il governo imponga quanto la gente debba pagare per qualcosa, non lascia alle persone che effettuano la scelta la valutazione della bontà di quella spesa. Quindi, un lavoratore può diventare disoccupato una volta che i prezzi imposti dal governo non siano più competitivi. E tassare anche i molto ricchi non cambia il fatto che un individuo ricco continuerà a valutare le varie opzioni a sua disposizione, continuare a risparmiare, investire e produrre come un imprenditore quando le tasse più elevate ridurranno i suoi guadagni netti marginali.

Fintanto che gli uomini pensano e agiscono, ci saranno scambi basati sulle “leggi economiche”. I governi potrebbero tentare di ignorare queste leggi e imporre restrizioni sulle persone nel mercato. La logica economica della mente umana prevarrà sui dettami dei paternalisti politici e sull’arroganza degli ingegneri sociali.

Queste lezioni sono più facili da imparare e comprendere attraverso le intuizioni di Ludwig von Mises Teoria e storia. Per questo motivo, sessant’anni dopo la sua pubblicazione originale, le parole sulle sue pagine sono ancora rilevanti. Ci parlano ancora nel nostro tempo.

 

L'articolo originale: https://fee.org/articles/even-advanced-technology-cannot-explain-human-action-or-predict-markets/