Dio è un libertario

Grazie di essere qui oggi (Fondazione Rafael del Pino, Madrid 17 maggio 2017). Ancora una volta con grande gioia e soddisfazione mi è concesso di portare il mio contributo a tutti voi, a quello che credo sia la decima conferenza spagnola sulla scuola Austriaca di Economia. Normalmente la mia lettura verte sulla teoria economica o sulla filosofia libertaria. Lo scorso anno ho fatto una eccezione, proponendo un dettagliato approfondimento, concentrando il mio breve intervento su tematiche inerenti le prospettive politiche del nostro tempo. Credo che la situazione lo meritasse. Quest’anno, sono in procinto di fare un’altra eccezione, e ho intenzione di proporvi una breve digressione nel campo della teologia.

Alcuni anni fa, la Prof.ssa Maria Blanco, che potrebbe essere tra noi oggi, mi consultò per un libro riguardante i maggiori economisti di Spagna, a tal proposito io enfatizzai il concetto che con un approccio multidisciplinare verso la scuola austriaca, diventa molto importante non trascurare la teologia. Filosofia e diritto sono senz’altro necessarie, ma anche la teologia è una buona chiave di lettura, ed è un campo che dobbiamo esplorare. Oggi, ho intenzione di esporre alcune ricerche, o per lo meno condividere una serie di riflessioni sulla sfera teologica e le relazioni che questa intrattiene con il movimento libertario. Le mie prime parole sono di gratitudine verso Papa Francesco, perché ha ispirato il contenuto di queste riflessioni. Mi riferisco in particolare al commento di Papa Francesco sul movimento libertario, contenute nel messaggio del 28 aprile rivolto ai partecipanti della sessione plenaria dell’Accademia Pontificia delle Scienze Sociali. Pertanto, grazie a Papa Francesco per avermi ispirato gli argomenti che sorreggono quanto sto per dirvi oggi.

Vorrei aggiungere che ho preparato questa lettura all’ombra dei pini marini, sulla sponda del mare Mediterraneo, nei pressi della mia casa di Majorca proprio sabato 13 maggio 2017, esattamente cento anni dopo che la nostra Madonna di Fatima apparse per la prima volta ai tre giovani pastorali portoghesi, Francisco, Jacinta, e Lucia. Tra l’altro, il primo messaggio della Madonna di Fatima fu che una grande tragedia stava per colpire il mondo attraverso la Rivoluzione Marxista, si trattava del trionfo della Rivoluzione Comunista in Russia, e che molte preghiere sarebbe stato necessario dire per la Russia. Le preghiere sembrano avere avuto un effetto, e circa settant’anni dopo, il muro è crollato, e il socialismo reale scomparso; benché sia necessario dire che la cultura comunista e il Marxismo sono tuttora onnipresenti, perfino in larghe aeree della Chiesa Cattolica. Pertanto, permettetemi di dedicare il mio intervento odierno alla nostra Madonna di Fatima, non foss’altro perché ci si imbatte in un centenario solo ogni cento anni.

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Bene, vorrei iniziare con una premessa. La mia premessa iniziale è che Dio esiste. Ovviamente questo verrà vissuto come uno shock da molte persone. Chi – i credenti – lo troveranno ovvio. Mentre per altri sarà fonte di dubbi. Molti semplicemente eviteranno di porsi la questione, tra questi sicuramente gli economisti, i filosofi, le persone amanti della libertà, i libertari, quali il gruppo di cui faccio parte oggi. Ciononostante vorrei chiedergli che, almeno per amore della discussione, perfino a coloro che non credono in Dio di fare uno sforzo per immaginare, almeno per i prossimi minuti, che Dio esiste. Questa è l’iniziale premessa necessaria alla mia intera lettura odierna. Iniziamo col precisare che cosa intenda per Dio? Per “Dio” intendo il supremo Creatore amante di ogni cosa e di tutte le creature che ha creato. In altro luogo ho sviluppato con una certa ampiezza la teoria che una delle più importanti creazioni è stato l’essere umano, creato da Dio a sua immagine e somiglianza, e se c’è un punto di contatto evidente nella somiglianza tra Dio e uomo, si trova precisamente nella comune abilità e intraprendenza creativa. La capacità umana di scoprire, di vedere, e di creare nuove cose (dal latino in-en prehendo, prehendi, prehensum) collega Dio all’uomo. Non ho intenzione di esporre ora questa teoria, dal momento che vi è già famigliare, avendola esposta in diversi dei miei libri.

Nondimeno, oggi intendo fare un passo ulteriore e cercare di dimostrare che Dio non è semplicemente il supremo creatore amante di ogni cosa, ma anche un libertario. Questa è la preminente affermazione del mio commento odierno. Pertanto, cosa significa essere un “libertario”? Forse è superfluo esporre la questione nel contesto di questa conferenza. Un “libertario” è qualcuno che ama la libertà umana (che è una e indivisibile). Il libertario difende la libertà di intraprendere, la capacità creativa di ogni essere umano, e l’ordine spontaneo del mercato. Soprattutto, il libertario disprezza l’organizzazione, sistematica e coercitiva perpetrata da quelle agenzia monopolistica della violenza che chiamiamo “stato”. In altri scritti, in particolare nel mio articolo, “Il liberalismo classico contro l’Anarcocapitalismo”, ho soppesato le ragioni per cui lo stato non è semplicemente superfluo, ma anche altamente inefficiente e, ancor più importante, immorale, e perché dobbiamo demolirlo.

Pertanto, cosa significa che Dio è un libertario? (questo è il prossimo passo) Che significato dovremmo attribuire a questa espressione? Significa che Dio, il signore di tutto l’universo, che ha creato le sue leggi dal nulla, e che per questo ha potere assoluto sulla terra e sul resto dell’universo, nonostante questo non usa mai la forza, ma sempre lascia le sue creature libere. Da loro persino la libertà di ribellarsi contro di lui. Ci sono per esempio gli angeli caduti. Questi sono esseri spirituali che si sono ribellati contro il loro Creatore. Dio lascia gli essere umani persino liberi di ribellarsi contro di lui. In questo senso gli essere umani sono molto più avvantaggiati degli angeli caduti, perché fortunatamente, gli umani possono essere salvati. In altre parole, Dio perdona gli uomini continuamente, e permette loro di redimersi e iniziare di nuovo. Dio nelle tre persone: Dio il Padre, Dio il Figlio, e Dio lo Spirito santo. Lui lascia sempre le persone fare ciò che desiderano; lascia che le cose accadano; permette all’universo, entro i limiti dell’ordine che ha creato, di svilupparsi spontaneamente. Dio lascia fare, lascia passare; il mondo va da solo. “Laissez faire, laissez passer, le monde va de lui meme” potrebbe essere il motto del nostro Dio libertario. E queste è vero, anche quando l’uomo sembrerebbe mettere continuamente alla prova Dio chiedendogli di manifestare il suo supreme potere per credergli, attraverso un segno chiaro e cristallino del suo innegabile potere. Ma Dio non si lascia tentare, perché una conversione, come risultato di eventi eccezionali, sarebbe contraria al sentimento di libertà che caratterizza il supremo e amante Creatore di tutte le cose.

Al tempo di Gesù, i fanatici (e il mondo è tuttora pieno di fanatici) si lamentavano per la mancata creazione di uno stato con pieni poteri, il regno del Signore, per esercitare il suo potere ed imporre la propria volontà sull’intero mondo. Le persone si aspettavano ancora ben altri segni. Ricordate quando Gesù appeso, crocifisso, sulla croce, mentre loro sotto lo canzonavano dicendogli, “se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce e noi ti crederemo”. Ma Gesù, il Figlio di Dio, il libertario, non scese dalla croce. E perché non fece scendere una pioggia di fuoco – devastando ogni cosa – e così manifestando la volontà del Supremo Creatore? Come il napalm in Vietnam o la “madre di tutte le bombe” di Donald Trump. Persino gli apostoli che lo amavano come Figlio di Dio come Giacomo e Giovanni (addirittura), caddero nella medesima tentazione, quando chiesero a Gesù il permesso far scendere il fuoco dal cielo per esercitare il potere di Dio. Voglio leggervi questo passaggio parola per parola. Lo troviamo nel Vangelo di Luca capitolo 9. Dice, “Nel frattempo gli Apostoli entrarono in un villaggio di Samaritani per indurli a fare quanto necessario per accoglierlo: ma questi non lo ricevettero, perché stavano andando verso Gerusalemme. Quando i suoi discepoli Giacomo e Giovanni videro ciò, gli dissero, Signore, vuoi che diciamo che scenda fuoco dai cieli e li distrugga? Ma Gesù si voltò e li rimproverò. Poi si avviarono verso un altro villaggio.” Perché questa reazione? Perché Dio – in questo caso, il Figlio di Dio – è un libertario.

E anche se lui ha il potere e la capacità di stabilire il miglior stato di benessere immaginabile, Dio il Figlio non lo considera parte di alcun suo piano. Ne abbiamo un esempio illuminante nel suo discorso più conosciuto, Il Sermone della Montagna, il quale include le Beatitudini. C’era una folla di persone, mentre in disparte Gesù si preoccupava per loro perché non avevano niente da mangiare, così si adoperò per compiere il miracolo della Moltiplicazione dei Pani. Tutti mangiarono a sazietà ed erano contenti, e tutti si resero conto che Gesù era in grado di prendersi cura dell’intero mondo liberandoli da ogni incombenza. Sarebbe stato per loro come essere in paradiso. E quale fu la reazione delle persone? Mi dispiace che, anziché fare proprio il messaggio implicito nelle Beatitudini, loro furono tentati dall’occasione di ottenere, allora come ora, lo stato di benessere, e subito loro vollero porre Gesù alla guida dello stato, in buona sostanza di farlo re. Lasciatemi mostrare come lo riporta il Vangelo di Luca (6, 14-14) Leggiamo, “Quando Gesù si rese conto che loro erano venuti per prenderlo con la forza e farlo re, lui si ritirò di nuovo sulla montagna da solo” Perché? Perché il Figlio di Dio è un libertario. E il regno di Dio “non è di questo mondo”.

Gesù stesso lo disse ad uno spaventato centurione dell’impero Romano, che aveva anche il compito di giudicarlo. “Il mio regno non è di questo mondo”. Questo sembrerebbe significare che ci sono due tipi di regni o di stati: i regni di questo mondo, che nel loro ambito sono legittimi, (ricorda, “dai… a Cesare quel che è di Cesare) e il regno di Dio, il paradiso (…e dare a Dio le cose che appartengono a Dio). Questa è la classica interpretazione, che ha prevalso fino ad ora, ma io penso sia totalmente falsa dall’inizio alla fine. Quando a Gesù gli venne chiesta l’ingannevole domanda a proposito del pagamento delle tasse all’imperatore, lui gli girò intorno in modo molto intelligente. Mostrami la moneta con cui paghi le tasse… cosa c’è stampato sopra…? l’imperatore” Dai pertanto all’imperatore le cose che gli appartengono, e a Dio le cose che sono di Dio”. Così si tolse dalla situazione di imbarazzo, senza specificare quali fossero le cose che appartenevano all’imperatore. Forse nulla. Difatti Gesù non ha mai pagato alcuna tassa. L’unica volta dove ha dovuto pagare una tassa, Lui istruì San Pietro in questo modo: “… getta un amo, e afferra il primo pesce che abbocca, e quando aprirai la sua boccata troverai un soldo, prendilo e dallo a loro per me e per te” (Vangelo di Matteo 17:22-27).

Io credo che la giusta interpretazione di cosa sia il regno di Dio, è che sia l’esatto opposto dei regni di questo mondo, gli stati, nel quale è sistematicamente assente ogni utilizzo di forza e costrizione, è il regno che è già tra noi. Ci è stato dato gratuitamente, in un atto di immensa grazia e amore (Deus Caritas Est), e ci deve condurre alla demolizione dei regni o degli stati di questo mondo, perché Dio è un libertario, e lui ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza.

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Ma qual è l’origine e la natura degli stati o dei regni di questo mondo? Senza dubbio (e io ho intenzione di cercare di dimostrarlo qui questo pomeriggio), lo stato è l’incarnazione o lo strumento del male, del diavolo. Vi mostrerò che questo è vero. Ma innanzitutto, permettetemi di fare una breve digressione sull’origine dello stato – l’origine del regno (dei regni) di questo mondo. Forse la più chiara esposizione la possiamo trovare nel Vecchio Testamento, nel Primo libro di Samuele. Dove vi leggiamo come i regni di questo mondo, gli stati, sorsero da un deliberato atto di ribellione contro il regno di Dio. Possiamo leggere nel Primo libro di Samuele, capitolo 8. Fino ad allora, gli israeliti vivevano in uno stato di semi-anarchia e si rivolgevano ad una serie di giudici o di mediatori per risolvere le controversie tra loro. Ma ad un certo punto loro si rivolsero a Samuele e gli dissero, “dacci un re per governarci”, In altre parole “dacci uno stato”. Noi leggiamo nel primo libro che Samuele fu molto dispiaciuto di ciò, e che si rivolse a Dio, o Yahweh, e disse “ascolta, queste persone si aspettano da noi che daremo loro uno stato”. E che cosa gli rispose Dio o Yahweh? Gli disse letteralmente quanto segue: “… Loro mi hanno respinto per diventare re su di loro”, questo è, lo stato, il regno del mondo, emerso come alternativa al regno di Dio. Ma Dio è un libertario, e lasciò le persone fare ciò che desideravano. Gli lasciò esaudire la loro volontà. Volete uno stato? Andate per la vostra strada. Ma per favore, Samuele, prima che vadano avanti, avvisa loro solennemente, e mostra loro la maniera di governare del re sopra loro” E Samuele, senza perdere tempo, radunò le persone e gli disse loro, “così dite che volete uno stato? Bene, questi saranno i modi usati dal re per regnare su di voi: “prenderà i vostri figli e si servirà di loro per le sue carrozze, per fare gli stallieri e per condurle; e se ne servirà per comandarne a migliaia e comandarne una cinquantina, alcuni per arare il terreno, altri per raccogliere il suo grano, o per farne un suo strumento di guerra e per attrezzare le sue carrozze. Si prenderà le vostre figlie come serve, e per cuocere il pane. Lui (lo stato) si prenderà il meglio dai vostri campi, dai vostri vigneti, oliveti, frutteti e li darà ai suoi servi. Si prenderà un decimo dal vostro grano e delle vostre uve e lo darà ai suoi ufficiali e ai suoi servi (proprio come ora). Si prenderà i vostri domestici e le vostre domestiche, e il meglio del vostro bestiame i vostri asini, e li userà per il suo lavoro. Si prenderà un decimo delle vostre greggia, e voi sarete il suo schiavi.” Beh come potete vedere, l’avvertimento del Signore è abbondante e chiaro (e abbiamo ancora il fegato di lamentarci).

Comunque, lo stato è il maggior strumento del male. Nello stato, solo il male esercita il suo potere. Chi è quel male? Il diavolo, l’angelo caduto. Qual è l’obiettivo di quel male? Distruggere il lavoro di Dio. Distruggere l’ordine spontaneo dell’universo, che include l’ordine spontaneo del mercato. Questo è l’obiettivo. Chi è il nostro nemico? Chi è il nemico dei libertari? Il diavolo. Siamo pronti contro il diavolo (e abbiamo il nostro da fare per tenerlo lontano da noi), e una delle sue principali manifestazioni è lo stato. E’ difficile da battere ma non impossibile, perché abbiamo un alleato ben più potete del diavolo. Ma non sono il solo che lo dice. Non c’è alcun merito in questo. Sarebbe un argomento che si regge sul principio d’autorità. “il Professor Huerta de Soto dice che Dio esiste e che lo stato è l’incarnazione del diavolo”. Ma non si tratta di un argomento che si regge sull’autorità perché ci sono ben altri sostenitori di quella tesi. Il Vangelo di San Luca lo dice, e il Papa Emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, ci guida nella lettura attraverso la sua monumentale biografia Gesù di Nazareth. Nel primo dei tre volumi pubblicati, c’è un formidabile capitolo nel qual l’autore commenta ognuna delle tentazioni a cui fu sottoposto il figlio di Dio (Gesù per l’appunto). E in San Luca, capito 4, partendo dal versetto 5, troviamo una descrizione della terza tentazione, la più pericolosa e la più forte. Si legge nel vangelo, “E il diavolo lo sollevo, e gli mostrò tutti i regni (vale a dire, tutti gli stati) del mondo in un solo momento, e gli disse, “a te darò tutto il potere e la loro gloria; (e le successive parole del diavolo, riportate dall’evangelista, esprimono il significato) tutto questo mi appartiene e posso darlo a chi voglio. Se tu, allora, mi adorerai, tutto questo sarò tuo”. Pertanto, come espressamente detto dal diavolo, tutti gli stati sulla Terra sono sotto il suo comando e da lui dipendono. Così, possiamo capire perché è nella loro natura infliggere tanto male. Come risponde Gesù? Gesù dice, “E’ scritto tu adorerai il Signore Dio tuo, e soltanto Lui servirai”. Perché in quel modo? Perché Gesù è un libertario.

Ratzinger stesso (che Papa! Che mente brillante!) ci mette in guardia asserendo che la maggior minaccia del nostro tempo risiede precisamente nella deificazione della ragione umana e nel cercare – attraverso pseudo-scienze quali la cosiddetta ingegneria sociale dello stato – sotto la guida di governi, esperti e autorità varie, di creare il nirvana, il paradiso terrestre, qui ed ora in questo mondo. Il più grande problema dell’umanità e quello di aver trasformato lo stato nel vitello d’oro adorato da tutti. Questo è il vero Anticristo. Quello è il luogo dove sono riposti tutti i problemi dell’umanità.

Vediamo come lo ha spiegato Ratzinger nel Gesù di Nazareth, perché lo fa in modo veramente preciso. Voglio leggervi le sue parole. Lui scrive (e io cito), “la tentazione non è così esplicita come ci sembrerebbe suggerire direttamente che dovremmo amare il diavolo. Lei ci suggerisce semplicemente che noi…scegliamo di dare priorità alla pianificazione dell’intera organizzazione del mondo…” Lui successivamente menziona Soloviev nel modo seguente: “Soloviev attribuì un libro all’Anticristo intitolato la strada spianata al benessere e alla pace nel mondo. Questo libro diventò una sorta di nuova Bibbia, il cui vero messaggio è la lode del benessere e della pianificazione razionale.” Benedetto XVI ritorna su questa idea nella sua enciclica Spe Salvi, al paragrafo 39, dove fortemente condanna (cito), “…la speranza di creare un mondo perfetto… grazie alla conoscenza scientifica e alla scientificazione dell’azione politica…” Ratzinger inoltre ha tenuto un fantastico discorso davanti al parlamento tedesco, nel quale ha detto (citando Sant’Agostino), Senza giustizia – che cos’è lo stato se non una gran banda di ladri?” e voi e io sappiamo tanto oggi che storicamente, in termini quantitativi e qualitativi, che il maggior trasgressore e nemico della giustizia (e della legge) sono stati precisamente lo stato e il governo. Per metterla in altro modo, la frase “lo stato governa nel rispetto della legge” è una contraddizione in termini. Non c’è maggior nemico della Legge (con la L maiuscola) che lo stato. Siamo quotidianamente testimoni di questo, dal momento in cui ci alziamo fino a quando andiamo ha letto. Bene, se il maggior nemico della Legge è lo stato, e Ratzinger stesso ha fatto chiarezza che il governo, lo stato, se non è soggetto alla “rule of law” è per l’appunto una banda di ladri, la conclusione del sillogismo è cristallina: lo stato e il governo sono una banda di ladri.

In proposito Ratzinger ha mezzo in evidenza un altro punto importante. Lui dice, “sapete quando la chiesa è venuta meno alla sua missione? E’ abbastanza semplice: quando è diventata chiesa di stato. Egli dice, questo non è accaduto come si potrebbe pensare con l’editto di Salonicco, che ha ufficialmente incorporato la chiesa nell’impero, ma prima di quello, con Costantino. Prima L’editto di Milano – sulla libertà religiosa, del 313 D.C. Poi alcuni anni dopo, nell’anno 321 D.C., che cosa ha fatto Constantino? Ha dichiarato la domenica giorno ufficiale di riposo per tutto l’impero in onore dei Cristiani. E alcuni anni dopo quello, con il concilio di Nicea stabilisce: “va bene, il vescovo può radunare le persone guidare le assemblee e fare accordi, ma questi saranno validi solo se approvati da Costantino”. Dopo tutto ciò la chiesa era perduta. Diventa un’istituzione in combutta con lo stato. Ora possiamo capire alcuni avvenimenti storici atroci, incluse le Crociate e istituzioni aberranti come l’Inquisizione, da allora la chiesa in molte circostanze è diventata strumento del male nella veste ufficiale di chiesa di stato. Ecco perché, d’accordo con Ratzinger è vitale separare le due istituzioni. Comunque, da un punto di vista intellettuale, il pericolo maggiore risiede in un’altra questione. Per secoli e secoli, la Chiesa è stata chiesa ufficiale di stato, con il risultato, che una legione di intellettuali, di teologi, hanno dedicato tutti i loro sforzi per giustificare l’ingiustificabile, vale a dire, che lo stato è legittimo. Lasciateci sperare che la chiesa cambi direzione, e che inizi da ora, a liberarsi dalla sindrome di Stoccolma e inizi a denunciare lo stato, anziché l’ordine spontaneo del mercato.

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Credo di avere stabilito che per mezzo dell’amore, Dio ci dà il suo regno; che Dio è un creatore e un libertario; e che la maggiore minaccia al suo regno risiede nella deificazione della ragione umana; La presunzione fatale, il titolo dell’ultimo lavoro di Hayek. Ed in particolare si trova nei regni, negli stati di questo mondo che reincarnano sistematicamente il male. Ebbene, quale dovrebbe essere la motivazione che guida la nostra azione quotidiana? E’ evidente. Dobbiamo dedicare tutta la nostra forza, la nostra energia intellettuale, tutta la nostra esistenza, allo smantellamento degli stati e allo sviluppo dell’ordine spontaneo divino basato sull’amore e sulla collaborazione volontaria. Naturalmente, questo implica la promozione del mercato e della proprietà privata, l’intraprendenza economica, la libera impresa, l’ordine spontaneo di mercato. Come è necessario (in ogni caso) ma non è una ragione sufficiente, l’essere umano deve anche avere l’assistenza dell’etica e della moralità. Tuttavia, quanta disciplina esige il meraviglioso mercato. Il mercato ci obbliga, in un contesto di volontaria cooperazione, a dedicarci al confronto con gli altri, per cercare di scoprirne i bisogni e trovarne la pacifica maniera si soddisfarli. Ci obbliga a preservare la nostra reputazione, se vogliamo che le persone continuino a fare affare con noi in futuro. Questo spiega perché il grande Montesquieau arrivi a quella conclusione: “laddove v’è commercio, incontriamo costumi gradevoli.” Allo stesso modo Giovanni Paolo II afferma chiaramente: “nel mercato, la collaborazione umana si espande progressivamente in una catena solidale”. Questa catena raggiunge gli angoli più remoti della vita umana. Per dirla tutta, ho recentemente riesaminato i principi espressi da Giovanni Paolo II nell’enciclica sociale Centesimus Annus, e sono veramente impressionanti. Lasciatemene richiamare alcuni. Giovanni Paolo II scrive quanto segue (e io cito): “quando un’azienda ottiene un profitto, questo significa che i fattori produttivi sono stati impiegati nel migliore dei modi e corrispondono ai bisogni umani più urgenti da soddisfare.” Pertanto, il profitto dovrebbe essere visto non come la ricerca dell’avidità, ma come il segno di stare facendo il bene altrui. Papa Giovanni Paolo II inoltre scrive: “…il principale compito dello stato è di garantire (la proprietà privata tra le altre cose essenziali)…” Bravo Giovanni Paolo! “…di garantire (la libertà individuale e la proprietà privata, tra le altre cose essenziali) in modo che chi produce possa con gioia raccogliere il frutto del proprio lavoro e perciò si senta incoraggiato a lavorare in modo più efficiente e onesto.” Lui inoltre afferma: “… dove l’amor proprio e violentemente soppresso (dallo stato…chi altro?), viene sostituito da un oppressivo sistema di controllo burocratico che prosciuga la sorgente dell’iniziativa e della creatività”. Questo succede a noi ogni giorno nell’ambiente oppressivo nel quale viviamo. Lui ha criticato in modo specifico il welfare state. Lui a detto che “gli ordini sociali superiori non dovrebbe interferire con la vita interna degli ordini di grado inferiore, se no finiscono per deprivare quest’ultimi della loro funzione…” E ancora, egli afferma che “…i bisogni sono meglio compresi e soddisfatti dalle persone che sono più vicine tra loro e che si comportano come vicini di casa nel trattare i medesimi. Egli critici il welfare state nel modo seguente: “Per mezzo dell’intervento diretto si depriva la società delle proprie responsabilità. Lo Stato Sociale Assistenziale conduce verso una perdita di energie umane e un disorganico incremento di agenzie pubbliche, le quali sono dominate più da procedure e interessi burocratici che da attenzioni rivolte al servizio dei clienti, e che si distinguono per l’enorme incremento della spesa.” E qual è il giusto prezzo? Il Santo Padre risponde che è quello “concordato mutualmente attraverso la libera contrattazione”. Queste sono le esatte parole di Papa Giovanni Paolo II.

E a che conclusione sono arrivato? Arrivo a concludere che il Cattolico deve essere un libertario sulla questione sociale. Vado perfino oltre. Un Cattolico deve supportare l’anarchica proprietà privata. In verità, abbiamo appena sentito una difesa della proprietà privata. La vera scienza economica mostra che solo attraverso un sistema senza stato, è possibile ottenere attraverso l’ordine spontaneo di mercato la privata fornitura di tutti i beni pubblici. Questo è il più alto livello di civiltà concepibile – l’incarnazione del regno di Dio – la più grande estensione concepibile della natura umana, qui sulla terra. Proprietà privata anarchica; o se preferite, noi possiamo chiamarlo “capitalismo libertario”, benché questo termine spaventi Giovanni Paolo II. Lui riflette su quella parola “capitalismo” e in sostanza dice, “avendo descritto per decade ogni cosa negativa con il termine “capitalismo”, io propongo di usarne un altro. Quale? “economia di scambio”, o “economia di mercato” oppure “economia libera”. Ma perché? Chiamiamo le cose con il loro nomi. Capitalismo libertario, proprietà privata anarchica; o la miglior espressione di tutte: anarcocapitalismo. Da un punto di vista scientifico, questa espressione è di gran lunga più accurata che, per esempio, “autogoverno” o altri termini che ci conducano a maggior confusione, sinceramente melliflui. Lasciateci essere orgogliosi di essere anarchici della proprietà privata – anarcocapitalisti. Infatti, Dio è un libertario, ed è dalla nostra parte.

In termini etimologici, in conformità con il dizionario dell’accademia reale di Spagna, “anarchia” significa l’assenza di pubblica autorità”. L’espressione è perfetta. Ogni cosa dovrebbe essere privata, e non dovrebbe esserci alcuna autorità pubblica. Archien vie dal Greco, Significa “regola, norma”. Archein – regola, norma, autorità pubblica. “Anarchia”: assenza di autorità pubblica. un altro temine che potrebbe essere utilizzato è akrata, dal Greco kratos. che significa “potere assoluto”. Questo mi riporta al famoso aneddoto della dichiarazione di Hayek come nemico della democrazia. Demos – Kratos. Lui afferma “kratos significa “potere assoluto, e io sono contro ogni potere assoluto. Potere assoluto, perfino quando è sostenuto dal popolo non è praticabile”. Così Hayek propose altri nomi – isonomia o demarchi. Voi avete già tutti studiato questo, nei tre volumi di Legge, legislazione libertà. Nessun potere assoluto – significa akrasia, akrata. lasciateci essere orgogliosi di essere anarcocapitalisti e akratas.

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Vorrei concludere il mio commento odierno con alcuni versi del grande libertario spagnolo – un grande anarchico nato a Siviglia – Melchor Rodriguez. Non so se abbiate mai sentito parlare di lui. Melchor Rodriguez Garcia. Fu per un breve periodo sindaco di Madrid, l’ultimo della repubblica di Spagna. Assieme al colonnello Casado e al Generale Cipriano Mera, due comandanti anarchici, organizzarono un colpo di stato contro le forze comuniste guidate dal presidente Negrin (che era un burattino nelle mani di Stalin) verso la fine della guerra civile, e loro furono quelli che cedettero Madrid alle forze del Generale Franco. Melchor Rodriguez è anche conosciuto come “l’angelo rosso”. E perché è conosciuto come “l’angelo rosso”? Perché salvò oltre dodicimila e cinquecento prigionieri (nelle carceri di Madrid) dall’essere uccise o linciate. L’illegale trasferimento dei prigionieri di Madrid che finì con le esecuzioni di Paracuellos, per le quali il comunista Santiago Carrillo fu ritenuto diretto responsabile (per atto di omissione), furono immediatamente fermate con la nomina di Melchor Rodriguez a Ispettore Generale delle prigioni da parte del Ministro della Giustizia, Garcia Oliver, un fervente anarchico. Non appena insediato Rodriguez Garcia disse: “a chiunque è proibito lasciare le prigioni dalle sette di sera alle sette di mattina senza una mia esplicita autorizzazione telefonica”. Le esecuzioni si fermarono.

Non occorre dire che ne seguì una sporca campagna contro Melchor Rodriguez, colui che fu il più eminente rappresentante del movimento anarcosindacalista in Spagna. Venne accusato di essere un traditore della repubblica, ma lui rispose: “che altri erano i traditori; in particolare coloro che avevano macchiato con il sangue i nobili ideali della dottrina anarchica” e aggiunse, “si può morire per un ideale, ma non si può mai uccidere per un ideale”. Forse il più sublime esempio di morte per un ideale è stata quella espiata dal Figlio di Dio, Gesù. Lui morì per l’ideale di redimere l’intero genere umano. Non ci sono dubbi che lui fu vittima della ragion di stato e del complotto politico. Una vittima della violenza di stato… A Melchor Rodriguez venne chiesto “perché avesse fatto questo? Perché avesse difeso i traditori della repubblica che avevamo messo in carcere? Sei forse un simpatizzante Cattolico?” Melchor Rodriguez rispose, “Non l’ho fatto perché sono un Cattolico ma perché sono un libertario”, inconsapevole del fatto che Cattolico e libertario sono due facce della stessa medaglia. In aggiunta, Melchor Rodriguez Garcia, benché appartenesse alla Federazione Anarchica Iberica, faceva parte anche di un gruppo chiamato “I Libertari” i quali difendevano e sostenevano questa visione del pacifismo basato sulla libertà.

Quattro mesi dopo, lui venne rimosso dal suo posto e assegnato (nota verso che duro lavoro) al ruolo di ispettore generale dei palazzi di Madrid. Con la sua squadra, occupò il palazzo del Marchese de Viana, qui a Madrid. Iniziò con il fare un dettagliato inventario di quanto era contenuto nel palazzo. Da notare quanto rispetto avesse della proprietà privata questo anarcosindacalista. Quando il legittimo proprietario riprese possesso del palazzo dopo la guerra, lui espressamente disse alle autorità che non mancava neanche un singolo cucchiaio d’argento. L’Angelo Rosso. Melchor Rodriguez, non ha avuto l’opportunità di avere una educazione. Nacque in una famiglia estremamente indigente, all’inizio si guadagnava da vivere come torero, ma quella carriere fu molto breve. Lui poi dedico sé stesso, anima e corpo, alla promozione degli ideali anarchici, ma nella prospettiva libertaria di cui vi ho parlato. Quando finì la guerra, venne catturato e condannato a morte da Franco, ma fortunatamente, grazie a duemila e cinquecento firme di persone che vennero salvate grazie alle sue buone azioni, inclusa quella del Generale Munoz Grande, venne graziato. Passò alcuni anni in cella prima di ritornare alla vita civile. E visse libero per il resto della sua vita, fino al 1972, anno della sua morte, esercitando la nobile professione di assicuratore per la compagnia Adriatica, e questo me lo rende doppiamente caro. Non ho alcun dubbio nell’affermare che se Melchor Rodriguez avesse avuto l’opportunità di ricevere una educazione, sarebbe qui con noi oggi, l’Angelo Rosso sarebbe stato un anarcocapitalista. Voglio concludere con i versi che lui scrisse. Cito:

Anarchia significa:

Bellezza, amore, poetica

uguaglianza, sentimento

fraterno, cultura

della libertà, arte, armonia

della ragione, la guida suprema,

Scienza, l’esaltazione del vero

Vita, nobiltà, integrità

Appagamento, gioia

Tutte queste cose è anarchia E anarchia, umanità.”

E anarchia, umanità.”

L'articolo originale: https://fee.org/articles/god-is-a-libertarian/