Cassa integrazione e soluzione

In economia un tasso di disoccupazione del 3% è considerato fisiologico. L’Istat riporta che il tasso di disoccupazione attuale nel mese di settembre del 2017 è dell’11,1%, possiamo quindi considerarlo elevato. A supportare altri numeri negativi ci pensa un’economia che stenta a decollare, checché se ne dica; mi sto riferendo alla cassa integrazione. Con la C.I.G. è lo Stato che si fa carico di pagare la retribuzione al lavoratore, tenendo presente che ci sono anche i contributi figurativi, tralascio l’aspetto tecnico per concentrami sui numeri.

Questi numeri faranno sicuramente riflettere perché la cifra è ragguardevole. Ovviamente, sarebbe insensato non avere degli ammortizzatori sociali che possano mitigare “temporaneamente” un problema che ricade sule persone che lavorano, sulle aziende e per finire sullo Stato (cioè su tutti i cittadini). Se ciò non bastasse la CGIA di Mestre, ha quantificato che dal 2009 al 2013 le spese per gli ammortizzatori sociali in poco meno di 59 miliardi di euro, sempre al netto dei contributi figurativi. La protezione sociale sostenuta dagli ammortizzatori, tra costo delle indennità e dei contributi figurativi, nell’ultimo anno è costato circa 19 miliardi di euro. Ebbene, non si può solamente prendere asetticamente in considerazione i numeri perché dietro a questi ci sono delle situazioni famigliari che è il caso di rispettare, oltre alla dignità di chi il lavoro non ce l’ha più. Come sempre pongo una domanda:

  • è mai possibile che non ci siano delle soluzioni che portino a dei risultati che diano dignità e continuità lavorativa?

Con quel po’ di fantasia che fortunatamente ogni tanto mi accompagna mi è venuto in mente che si potrebbe trovare una soluzione non invasiva e che metta in condizioni lavoratori ed aziende (che sono la spina dorsale dell’economia, piccole o grandi che siano) per raggiungere un obiettivo che a mio avviso potrebbe essere utilizzato liberando un po’ il fardello dello Stato. L’idea è questa:

  • a tutte le aziende che assumono una persona in cassa integrazione viene addebitata la sola spesa INAIL (ritengo sia doveroso assicurare chi lavora, le motivazioni le conoscono tutti) pagando solamente lo stipendio.

Non è necessario che i contratti di assunzione siano a tempo determinato o meno, potrebbero avere una durata pari a quella della cassa integrazione. Ritengo che così lo Stato venga sollevato da una una incombenza finanziaria, in relazione al numero di persone assunte e contemporaneamente la persona che ritrova un lavoro, a mio avviso, è molto più gratificata che non rimanere a casa o peggio passando le giornate nei bar, inoltre non si disperderanno le esperienze e le capacità lavorative di queste persone. Se questa soluzione la si ritiene sufficientemente passabile sarà bene farlo con una certa immediatezza e sono certo che anche i sindacati sarebbero d’accordo. Ricordo che questa proposta allo Stato non costa niente … è gratis.

Ad impossibilia nemo tenetur (Nessuno è tenuto a fare l’impossibile)