La corruzione cresce quando crolla la libertà economica

La corruzione dei governi in carica è vecchia come il mondo. Per esempio, il senato dell’antica Roma promuoveva leggi contro una certa corruzione politica già nel primo secoli A.C. Loro definivano un atto di corruzione: “ogni volta che sono presi soldi e i doveri conferiti alla funzione pubblica sono violati”. I magistrati territoriali nell’Impero Romano avevano stabilito essere legale ricevere regali fino a cento monete d’oro l’anno, ma ogni cifra che andasse oltre quella stabilita era considerato “oscena”. C’erano anche categorie criminali separate rispetto a quella che veniva chiamata concussione, quali il “ricatto e “l’estorsione”. Il magistrato romano poteva affermare di avere predisposto un ordine legale contro ciascuna, al fine di scoraggiare ogni richiesta di mazzette verso la proprietà privata individuale. L’Imperatore Costantino emise uno dei più duri decreti contro la corruzione durante il suo governo nel 331 D.C. Coloro che erano riconosciuti colpevoli di tali crimini potevano essere mandati in esilio in un’isola deserta o in lontane aree rurali, mentre per i casi più gravi si poteva persino essere condannati a morte. Un magistrato, per esempio, poteva essere giustiziato se avesse assolto per un “giusto prezzo” qualcuno colpevole di omicidio.

Classifica della corruzione

Oggi, l’alto livello di corruzione politica resta uno dei maggiori problemi con il quale si deve confrontare un numero molto alto di persone in giro per il mondo. Mentre molti di noi pensano che quel tipo di corruzione abbia un preminente impatto su quelle centinaia di milioni di persone che vivono nella parte sottosviluppata o in via di sviluppo del pianeta, al contrario questa riguarda anche quelli come noi abbastanza fortunati da vivere nell’Occidente democratico e industrializzato. L’organizzazione senza fini di lucro con sede a Berlino per la Trasparenza Internazionale (TI), annualmente misura varie forme di corruzione in giro per il mondo per mezzo di diversi strumenti di misura. Il punteggio di 100, nel loro Indice della Percezione della Corruzione 2016, sta a significare l’assenza di ogni corruzione politica. Viceversa un punteggio vicino allo zero implica una società nella quale qualsiasi cosa accada o venga fatta, non può essere raggiunta senza un quotidiano e permanente processo di corruzione del governo da parte delle persone. Quell’indice evidenzia che “nessun paese si avvicina al punteggio ottimale”. Tuttavia, in accordo con l’indice di Trasparenza Internazionale, le nazioni meno corrotte del mondo sono nell’Unione Europea e in Nord America. Infatti, la Danimarca ha il minor grado di corruzione mondiale, seguita dalla Nuova Zelanda. Tra le restanti dieci nazioni meno corrotte del mondo ci sono: Finlandia, Svezia, Svizzera, Norvegia, Singapore, Paesi Bassi, Canada e Germania. Tutte queste hanno un punteggio uguale o superiore a 80 della scala TI dove 100 indica assenza di corruzione. Gli Stati Uniti, tuttavia, sono solo 18° in classifica con un punteggio di 74. Ciò posiziona l’America appena al di sotto di Belgio, Hong Kong e Austria. Ma gli Stati Uniti si classificato sopra l’Irlanda, il Giappone e l’Uruguay. E, sono felice di constatare, che l’America è sopra la Francia che ha solo 69 punti. Non è sorprendente che le più corrotte nazioni dell’Unione Europea siano nell’Est Europa, tra quelle nazioni che hanno fatto parte del vecchio blocco Sovietico. La Polonia ha un punteggio di solo 62, seguita dalla Slovenia con (61), Lituania (59), Estonia (57), Repubblica Ceca (55), Slovacchia (52) e Ungheria e Romania (48). D’altro canto, la Grecia, da lungo tempo membro dell’Unione Europea, ha ottenuto solo 44 punti. Le precedenti repubbliche Sovietiche situate più a est sono persino peggiori. La Federazione Russa e l’Ucraina hanno solo 29 punti. mentre le vecchie repubbliche Sovietiche dell’Asia centrale – Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan per esempio – faticano a malapena a stare al di sopra dei miseri 20 punti della scala.

Africa, Asia e America Latina

I punteggi dell’indice TI più bassi sono rilevati generalmente in Africa e in alcune regioni del Medio Oriente e in Asia, assieme ad altre nazioni molto corrotte dell’America Latina. Le nazioni più corrotte del pianeta, rilevata dall’indice TI, sono: Somalia (10), Sudan meridionale (11), Nord Corea (12), Siria (13), Yemen (14), Libia (14), e Afganistan (15). Ma il depravato stato di corruzione in cui versano paesi come: Venezuela, Iraq, e Haiti, non è molto lontano dalle suddette. Infatti, nell’indice di Trasparenza Internazionale ci sono quasi tutti i paese dell’Asia, del Medio Oriente, dell’Africa e dell’America Latina, che faticano ad arrivare intorno al punteggio di 40 della scala di misurazione della corruzione politica. La maggior parte di quei paesi in quella parte del mondo si aggira tra i 30 e 20 punti, o anche al di sotto di quel livello della scala TI. Come parte della loro annuale indagine sulla corruzione globale alcuni anni fa, TI ha chiesto alle persone intervistate la frequenza con la quale erano costrette a pagare mazzette al governo ufficiale, o altri generi di costrizioni a cui dovevano sottostare per tirare avanti nella loro vita quotidiana. In Nord America, l’1% dei Canadesi intervistati ha dichiarato di aver pagato tangenti a qualcuno del governo. Negli Stati Uniti questo è stato affermato dal 2% della popolazione intervistata. Ma anche in paesi che hanno fatto parte a lungo dell’Unione Europea la corruzione è stata rilevata. La peggiore si è verificata in Grecia, dove il 27% della popolazione intervistata ha dichiarato di avere pagato tangenti negli ultimi anni. In molti paesi dell’Europa Occidentale il livello di corruzione rilevato si aggira intorno al 2 – 3% della popolazione intervistata, e la percentuale cresca al 6% in Lussemburgo. (le domande sul tasso di corruzione non sono state rilevate in Germania e in Italia). Tuttavia la corruzione è ben più diffusa nel resto del mondo. L’Africa soffre del più alto tasso di corruzione politica, con il 42% delle persone intervistate che hanno dichiarato di avere pagato tangenti. Il caso più estremo segnalato da TI è il Cameron, dove il 79% – quasi quattro persone su cinque – ha ammesso di avere pagato mazzette, mentre il numero si assesta sul 40% per le persone che vivono nei dintorni della Nigeria.

Corrompere la polizia

In Asia, il tasso complessivo di tangenti pagate dalla popolazione rilevato, è stato del 22%. Il più alto tasso è stato registrato in Cambogia (72%), Pakistan (44%), Filippine (32%), Indonesia (31%), India (25%), e Vietnam (14%). Per finire, in America Latina, il tasso medio di corruzione registrato è stato del 13% delle persone intervistate. Ma come nel resto del mondo, varia di paese in paese. Tra questa manciata di paese dell’America Latina intervistati, il più alto tasso è stato rilevato nella Repubblica Dominicana con il 28%, seguito dalla Bolivia con il 27%. In giro per il mondo, il più alto numero di tangenti è pagato alla polizia. In Africa, il 47% delle persone intervistate dice di aver pagato tangenti alla polizia; in Asia è il 33%; in America Latina il 23%; mentre nei paesi dell’Europa dell’Est raggiunge quasi il 20%. In tutto il mondo, circa il 17% delle persone intervistate dichiara di aver pagato mazzette a membri delle forze dell’ordine. Le persone corrotte nel sistema giudiziario vengono subito dopo, con l’8% globale di risposte affermative tra tutti gli intervistati. Si tratta all’incirca della medesima percentuale registrata in giro per il mondo di tangenti pagate per il rilascio di licenze e permessi per attività commerciali ad agenti governativi, e anche qui, di nuovo, il più alto tasso è stato registrato in Africa (23%) e in Asia (17%). Ma persino negli Stati Uniti e in Canada, circa il 3% degli intervistati ammette di avere pagato questo genere di mazzette. Il sistema sanitario è anche tra le maggiori aree colpite da questo metodo di corruzione. In Africa, il 24% degli intervistati dichiara di avere pagato tangenti per accedere ai servizi medici; in Asia le risposte affermative arrivano al 10%, in Russia e Ucraina il 13%; nell’Europa dell’Est la media è dell’8%, mentre nel resto dell’Unione Europea si attesta al 5%; e in Nord America al 2%.

Le cause della corruzione

La corruzione politica, chiaramente, si trova in ogni parte del mondo, e le persone – a prescindere dal posto in cui vivono – non si aspettano mai di liberarsene una volta per tutte. Nonostante questo, senza nulla togliere alle dimensioni globali del fenomeno, la corruzione pervade alcune parti del mondo maggiormente rispetto ad altre, e permea più intensamente alcuni aspetti del vivere sociale. Perché? Parte della risposta certamente gira intorno a questioni etiche e culturali. Più è alto il grado di onestà personale e di lealtà verso codici etici di condotta, più possiamo aspettarci di trovare persone capaci di resistere alla tentazione di offrire e prendere mazzette. A dispetto di ciò, l’analista economico e del commercio, Ian Senior, nel suo lavoro “Corruzione – la più importate C del mondo: Casi, Cause, Conseguenze, Cure (2006), ha concluso la sua indagine in giro per il mondo, senza rilevare significative correlazioni tra un più alto tasso di onestà personale e di pratiche religiose, e una minor propensione a prendere tangenti. Una ben più forte spiegazione più essere riscontrata nell’analisi della relazione tra il livello di corruzione di una società e il grado di intervento del governo nel sistema di mercato. Generalmente in una società fondata sul libero mercato, l’azione del governo è limitata alla protezione della vita dei cittadini, della libertà, della proprietà privata onestamente acquisita. Le norme di legge sono trasparenti e assicurano imparzialità e giustizia per tutti. Ogni altra funzione portata avanti dal governo sono in numeri decisamente limitati, in particolare relativi a una certa varietà di progetti inerenti a opere pubbliche. Sotto tali circostanze, gli uffici governativi hanno limitate responsabilità regolative e redistributive, e perciò hanno minori favori speciali, privilegi, benefici, esenzioni da “vendere” ad una parte del settore privato a spese del resto della società. Più è piccolo il raggio dell’attività governativa, di conseguenza, minori sono per politicanti o burocrati le occasioni di vendita a votanti o a specifici gruppi di interesse. Altrettanto minori sono gli incentivi o i bisogni per i cittadini di ungere con mazzette l’ufficiale governativo di turno, affinché questi possano con maggior tranquillità condurre i propri affari e le proprie personali incombenze.

Influenzare gli esiti del mercato

In altre parole, la vera natura dell’economia regolata dallo stato interventista è di mandare in corto circuito il libero mercato. Lo stato interventista va ben oltre la protezione della proprietà e della vita delle persone. Coloro che hanno il potere nello stato interventista, utilizzano l’autorità del governo per influenzare i risultati del mercato attraverso l’uso della forza politica. Il governo tassa il pubblico e usa l’intera somma di denaro per pagare una varietà di programmi e progetti, inoltre, impone licenze e regolamenti restrittivi sulla libera e aperta competizione. Lo stato trasferisce grandi quantità di guadagni e ricchezze a differenti gruppi attraverso diversi schemi “redistribuivi”. Egli controlla come e con quali finalità le persone possono usare e disporre delle proprie proprietà. Paternalisticamente impone standard legali influenzando i modi di vivere, apprendere, associarci e interagire con coloro che ci circondano. Quelli che ci governano esercitando questi poteri, hanno virtualmente nelle loro mani, attraverso le decisioni prese, il destino di ciascuno. E’ inevitabile che coloro che ne progettano l’impiego nell’arena politica finiscano per scorgerne il potenziale per guadagni personali, attraverso il modo in cui esercitano a beneficio o a discapito di qualcuno il loro enorme potere discrezionale e decisionale. Altri sono attratti da questi “servizi pubblici” perché motivati da visioni ideologiche, sognando di imporli per il “bene dell’umanità”. Molti vedono nella corruzione di quelli che detengono questo potere politico l’unico modo per perseguire i propri fini. Questo potere può esercitarsi nella restrizione, oppure nella proibizione della competizione in qualche punto del mercato, o nel procurarsi in modo coercitivo il denaro altrui a fini redistributivi. Per altri, comunque, la corruzione di coloro che detengono le redini della regolamentazione può significare l’unico modo per aggirare restrizioni che gli impedirebbero di competere sul mercato e guadagnarsi da vivere. Il commercio dello stato interventista, diventa pertanto l’acquisto e la vendita di favori e privilegi. Questo deve condurre alla necessità di usare il potere politico per danneggiare alcuni o per beneficiarne altri, e costoro aspettandosi di essere danneggiati o beneficiati cercheranno inevitabilmente di influenzare il modo di farlo di coloro che detengono quel potere.

La correlazione tra Libertà e Corruzione

Per 23 anni la Fondazione Culturale Nazionale di Washington, D.C., ha sponsorizzato l’annuale Indice della Libertà Economica (IEF). L’IEF traccia una serie di dieci indicatori di misura che sono i seguenti: 1) libertà di attività d’impresa 2) libertà di commercio 3) livello di dazi doganali 4) misura dell’attività governativa 5) grado di stabilità monetaria 6) libertà d’investimento 7) libertà di attività finanziaria 8) grado di protezione del diritto di proprietà privata e generale funzionamento dello stato di diritto 9) flessibilità del mercato del lavoro 10) libertà dalla corruzione. La premessa è che: – un maggior grado di libertà individuale, una maggior sicurezza dei propri diritti, una minor intrusione dell’attività governativa nel mercato, e una maggiora apertura verso un ambiente di mercato competitivo interno e verso i paesi stranieri – costituiscono le precondizioni affinché una società possa crescere in prosperità e con sempre più alti standard di qualità della vita crescenti nel tempo. Nessun paese al mondo è completamente svincolato da un certo grado di intervento e regolazione da parte del governo. Sfortunatamente, l’era dal laissez-faire caratteristico del Diciannovesimo è alle nostre spalle. Ma l’estensione con il quale il governo si inserisce nell’economia, nella società, e nelle attività personali dei suoi cittadini, varia significativamente in giro per il mondo. Questo include l’estensione con il quale i cittadini sono protetti per mezzo di un imparziale rafforzamento dello stato di diritto, avendo garantita la libertà di associazione, di stampa ed espressione, religiosa, nonché il diritto di partecipazione democratica alla selezione della classe dirigente. Nell’edizione del 2017 l’Indice di Libertà Economica – attraverso una stima ponderale di tutti i dieci indicatori – ha stabilito che il più alto tasso di libertà economica può essere riscontrata nelle seguenti parti del mondo: Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda, Svizzera, Australia, Estonia, Canada, Emirati Arabi, Irlanda e Cile. Gli Stati Uniti si sono classificati solo al diciassettesimo posto nel mondo, secondo quanto riferito dall’Indice della Libertà Economica. Solo dieci anni fa, prima della presidenza di Barack Obama, l’America si classificò quarta nel mondo. In termini regionali, il Nord America, L’Europa Occidentale, e Australia / Nuova Zelanda sono considerate dall’indice che misura la Trasparenza Internazionale tra le aree del mondo dove si può riscontrare il più basso grado di corruzione. L’Indice della Libertà Economica pertanto classifica a primi posti quelle parti del mondo che in generale hanno il più alto grado di libertà economica o almeno il minor grado di intrusione del governo (definito in senso lato) nel mercato. Di converso, Africa, Asia e America Latina sono le parti del mondo con il più alto tasso di corruzione, ed anche le aree dove IEF registra le più basse posizioni in classifica in termini di grado di libertà economica. Tra i 180 paesi inclusi nell’Indice di Libertà Economica, molte (sebbene certamente non tutte) di quelle che l’Indice della Trasparenza Internazionale valuta avere un particolare alto livello di corruzione, sono in fondo alla classifica per un terzo, proprio quelle che registrano un alto livello di intrusione governativa nell’economica di mercato. Certamente la correlazione tra la bassa classifica globale in termini di libertà economica e l’alto tasso di corruzione politica riscontrato non è in rapporto di una a uno. Ci sono molte variabili in campo, inclusa l’estensione con il quale si manifestano i differenti tipi di libertà usati dall’indice IEF rilevati nei rispettivi paesi. Perciò, i diritti di proprietà possono essere in termini legali più sicuri in un paese che in un altro, ma quel paese potrebbe avere un alto tasso di inflazione sui prezzi e più restrizioni nel mercato del lavoro, risultando per questo avere un più basso livello di libertà economica nell’indice rispetto a quello del paese oggetto di comparazione. Ma l’asserzione può essere fatta con sicurezza quando ci troviamo di fronte ad un paese con un maggiore e più intrusivo grado di intervento del governo, garanzia di maggiore probabilità di un alto livello di corruzione percepita ed esperita. Maggiore è il livelli di interferenza del governo nel mercato (ad esempio attraverso il controllo dei prezzi di produzione, o l’inserimento di quote restrittive per l’importazioni e l’esportazioni, oppure attraverso il rilascio di licenze o permessi, o anche a grazie ad alti, arbitrari e complessi livelli di tassazione), maggiore è il bisogno e gli incentivi per le persone a corrompere i detentori del potere politico, affinché li affranchino o riducano almeno la mano pesante del governo sulla loro vita. La fine della corruzione politica globale nelle sue varie “piccole” e “grandi” forme, pertanto, si realizza solo attraverso la rimozione dell’intervento governativo dalla vita sociale ed economica. Quando il governo si limita a proteggere la nostra vita e la nostra proprietà, rimane ben poco per la politica da acquistare e da vendere. La corruzione allora diventerà un infrequente fastidio verso scandali occasionali, anziché un inevitabile aspetto della vita sociale ed economica del mondo.

L'articolo originale: https://fee.org/articles/corruption-rises-as-economic-freedom-falls/