Essere immensamente grati per la vita

Quest’anno è stato uno dei più grandi della mia vita, pieno di incredibili cambiamenti che indicano un futuro luminoso per tutte le cose che mi interessano. Quest’anno mi ha anche reso più grato per la vita stessa. Due cari amici hanno recentemente annunciato malattie potenzialmente letali e soffro pensando al loro tumulto e dolore e prego per il loro recupero. Entrambi sono state persone di enorme valore nella mia vita e la loro sofferenza è la mia sofferenza.

Anche quest’anno, un uomo che ha avuto una profonda influenza su di me – così tranquillo, così cauto, così tenero – è scomparso, lasciando questa terra con dei bei ricordi. Sono ancora ammirato dal suo amore, della cortesia, della serietà e passione per saperne di più. Il suo nome era Ward S. Allen, scrittore e studioso. È presente con me oggi come sempre quando eravamo soliti sederci insieme e parlare. Solo il suo corpo fisico ha perso la vita, ma non è ciò che costituisce veramente la pienezza delle nostre vite. Il suo spirito vive.

Bourbon per colazione

Fu il dottor Allen che per primo mi servì il bourbon con il caffè del mattino, un atto che mi scioccò per il suo anticonformismo. Era un uomo del vecchio mondo, uno studioso di lingue antiche e un perfetto gentiluomo. Avere aggiunto il bourbon a un caffè del mattino mi ha aperto una finestra su cosa significa pensare e agire in modo indipendente. Ci ha spinto verso un grande pensiero: non dovremmo accettare le convenzioni del nostro tempo come sempre giuste e normali. Ci sono altri modi per essere ed essere liberi il che implica essere aperti a nuove esperienze.

L’ho incontrato in un momento in cui mi sentivo pronto per un nuovo percorso. Mi ero appena trasferito dalla zona D.C. (area metropolitana di Washington) ed ero pronto per qualcosa di autentico e non politico. L’ho incontrato e parte di me voleva essere proprio come lui. Facemmo idilliache passeggiate mattutine e mi sentivo come se stessi aprendo una finestra sul meglio della gentilezza del Vecchio Sud. Gli chiesi delle sue abitudini. Mi ha spinto verso una nuova routine (abitudine) mattutina. Diceva che il peggior modo possibile per iniziare la giornata è con le notizie. Invece, la giornata dovrebbe iniziare con passeggiate nella natura, letture di poesie, riflessioni sugli scritti degli antichi e profondi enigmi che coinvolgono la spiritualità e la filosofia.

Con le persone che ammiriamo, prendiamo parte di loro e lo aggiungiamo a noi stessi, appropriandoci di ciò che troviamo più stimolante. L’ho provato per alcuni giorni. Non ha funzionato per me. L’intera faccenda sembrava artificiosa. Ero irrequieto senza le notizie, la mia mente andava costantemente alla deriva dai pensieri più profondi a quello più banale: chiedendomi cosa c’è nelle notizie? Dopo circa una settimana, ho rinunciato. Mi sono reso conto che non potevo essere quest’uomo. Sono diverso da lui. Non c’è un modo. La sua routine ha funzionato per lui e la mia per me. Non c’è il tradimento di un aspirante mentore nel declinare di adottare ogni pensiero e azione.

Una volta ho partecipato ad una grande festa in cui veniva onorato per la sua vita accademica di studioso. Ho incontrato molte persone che erano stati i suoi studenti. In così tanti di loro, ho potuto rilevare solo un accenno della sua influenza nel modo in cui parlavano, una leggera questione sul comportamento, un po’ di affetto sul discorso, i loro percorsi di carriera e così via.

Lo facciamo tutti con persone che ammiriamo. Ne prendiamo parte e le aggiungiamo a noi stessi, appropriandoci di ciò che riteniamo più stimolante. È uno dei modi in cui le grandi persone raggiungono l’immortalità sulla terra, lasciando ricordi viventi del loro carattere e dei loro modi.

Ma quale era la sua caratteristica più contagiosa? Era la sua gioia silenziosa, espressa attraverso i suoi modi perfetti e il suo sorriso veloce e caloroso. Più precisamente, era sua abitudine rinunciare a tutto ciò che sapeva di disperazione, a qualcosa di odioso, a qualsiasi cosa che fosse fonte di disprezzo e di lamentela. Gli piaceva la vita. No, l’ha adorata. È incredibile quanto raro sia quella caratteristica. I suoi studenti lo capirono bene e portarono con loro quello stesso atteggiamento.

Il suo comportamento, che sembrava così naturale ed ineluttabile, rendeva il mondo più bello. Ha portato calma, attenzione e cortesia nel suo angolo di mondo. Non ha mai cercato la fama. Voleva solo essere buono. Mi chiedo: quanto ha lavorato duro per diventare in quel modo o era solo innamorato di quello che era? Ha sicuramente lottato. Perché non lo hanno fatto vedere, ma è così come si mangia?

La paura della mortalità

Non ero con lui nei suoi ultimi giorni. Era passato molto tempo dall’ultima volta che l’avevo visto. Ma posso sapere con sicurezza che non temeva la morte. So che (la morte) l’ha abbracciato con amore e mi piace pensare che sapeva per certo che la sua era una vita ben vissuta, secondo le sue stesse vedute. Anche mio padre ha avuto quel tipo di morte. Anch’io voglio anche quel tipo di morte, eppure temo di non averlo guadagnato.

Non sprecare un giorno. Non ferire nessun amico. Onorare ogni benefattore. Diffondere la bontà. Astenendoci dall’odio. La mortalità. Ci terrorizza. Tanto di ciò in cui crediamo è guidato dalla paura di essa. Interi settori della scienza sono dedicati a prevenirla. Le nostre tradizioni religiose sono plasmate da questa idea che possiamo continuare a vivere dopo ciò che chiamiamo morte e siamo invitati a prendere le giuste misure per farlo. Trattare con la morte ci fa fare domande fondamentali. Chi siamo? Qual è il nostro scopo? Come possiamo fare meglio quello che facciamo, in che modo possiamo rendere la nostre vite più significative per noi stessi e per gli altri?

La mia conclusione per quest’anno potrebbe suonare come un cliché (schema di un ragionamento o di un discorso ed anche di un comportamento): sii grato per ogni minuto della tua vita. È la cosa più preziosa di tutto. Non fate nulla deliberatamente per diminuire la sua qualità. Abbracciate tutto ciò che è luminoso e bello intorno a voi e, nella misura in cui è possibile, rifiutate ciò che è malinconico, deprimente e angosciante. Non sprecate un giorno. Non ferire nessun amico. Onorate ogni benefattore. Diffondete la bontà. Evitate l’odio. Producete e create valore, sia grande o sia piccolo.

L’amicizia e la beneficenza

In particolare, penso all’istituzione dell’amicizia, costruita su legami di fiducia e donazione reciproca. Dovremmo fare tesoro dell’amicizia come un frutto delicato e non darlo mai per scontato. Non dovremmo mai correre rischi che potrebbero mandare in frantumi o buttare via quegli investimenti che abbiamo fatto negli altri e gli altri in noi.

La caratteristica più tragica delle politiche d’identità è che cerca di spingere cunei tra persone basate non sul carattere o sulla personalità, ma sulla biologia e sull’identità di gruppo percepita. Questa inclinazione cadrà sempre nella crudeltà. Nella misura in cui danneggia l’istituzione dell’amicizia, scatenando il male in questo mondo.

Più viviamo, più scopriamo il valore dell’amicizia. Le nostre amicizie diventano un flusso di reddito spirituale per noi edificato per tutta la nostra vita. Attingiamo da essi sia professionalmente e sia personalmente e per molto più tempo di quanto noi potremmo credere nella nostra gioventù. Allo stesso modo in cui non cerchiamo mai di perdere o distruggere la nostra struttura, dovremmo fare lo stesso con la nostra amicizia, sempre sforzandoci di apprezzare, celebrare e proteggere la presenza degli altri nella nostra vita con i quali condividiamo una relazione. Ciò significa sviluppare la maturità per tollerare le imperfezioni, per lavorare attraverso le comunicazioni sbagliate, per dare senza aspettativa di ritorno, di fiducia anche quando l’evidenza suggerisce che è un errore e per mostrare il tipo di amore che ci piacerebbe essere visto se i nostri ruoli fossero invertiti. Praticare questo tipo di empatia richiede un rifiuto cosciente di identitarianismo (identità sociale) come un’ideologia.

Più viviamo, più scopriamo il valore dell’amicizia. Trent’anni fa, ho fatto amicizia quando stavo iniziando ad imparare a scrivere, a parlare e a trovare quella cosa che definirebbe, per me, un modello per capire il mondo. Per qualche motivo non riesco a smettere di identificarmi, le sue lezioni alla mia università mi hanno toccato così profondamente che ho deciso di far diventare la sua vocazione la mia vocazione. Oggi, dopo tutti questi anni, lavoro per lui, il presidente della FEE (Foundation for Economic Education) Lawrence Reed (classe 1953). Quella storia profonda significa tutto per me.

Io dico che non riesco a ricordare interamente perché le sue lezioni abbiano spostato così il corso della mia vita (e di innumerevoli altri). Ma mi ricordo molto bene: uno dei principi che Larry mi ha insegnato quel giorno, che è ciò che chiamiamo ricchezza ed è legato a ciò che scegliamo di apprezzare. Non si tratta in realtà di PIL, di bilanci e di patrimonio netto in termini monetari. Si tratta di trovare ciò che ci rende veramente felici e avere la libertà di fare una scelta per abbracciarla.

Ogni giorno è un dono. Permettetemi di chiudere questa riflessione rilevando che una delle persone che si trovano ad affrontare una crisi di salute è un altro esempio di un benefattore della mia vita. Avevo raggiunto un punto in cui avevo bisogno di una voce che mi confortasse, una mano tenera per tirarmi su, una piccola spintarella per dire che sono prezioso. L’ha fatto, in modo tranquillo e mi ha dato quel dono inestimabile: la fiducia nel bisogno di continuare il mio viaggio di vita. Non c’è risarcimento per quello.

Abbiamo tutti un tempo limitato qui. Lo sappiamo. Ogni giorno è un dono. Diamo un’occhiata ai migliori esempi di coloro che sono venuti prima di essere buoni amici, deliziosi compagni, ornamenti del mondo che ci circonda, guaritori nella misura in cui la vita ci offre questa possibilità e campioni del miglioramento della qualità della nostra vita e di quella degli altri che amiamo, offrendo ogni possibile contributo.

In onore del mio amico ormai deceduto, aggiungi solo un bicchierino di bourbon per raggiungere una delizia inaspettata.

L'articolo originale: https://fee.org/articles/be-desperately-grateful-for-life-itself/