La protezione del consumatore non richiede l’intervento dello stato

Il capitalismo è una formidabile istituzione umana per il reciproco miglioramento di tutti nella società. Certo, i critici spesso insistono che il sistema di mercato permette ai venditori di avvantaggiarsi sui compratori, perché mancano in chi si pone sul versante della domanda quelle conoscenze specialistiche invece in possesso di si pone sul versante dell’offerta, tanto da rendere possibile una rappresentazione erronea di ciò che è in vendita. E questo nonostante la competizione nel mercato generi incentivi e opportunità di fare profitti, proprio nello smascherare la disinformazione o gli imbrogli verso chi acquista. Un certo numero di economisti, tra cui il più insigne tra loro Joseph Stiglitz, co-vincitore del Nobel del 2001 e professore alla Columbia University, sostengono che l’economia di mercato soffra di una inefficienza congenita causa di potenziali ingiustizie dovuta alla presenza di una costante “asimmetria informativa”. Il nocciolo teorico della questione è che gli individui nel mercato non sono in possesso dello stesso tipo e grado di competenze relative ai prodotti e ai servizi acquistati e venduti. Alcune persone conoscono cose che altre non conoscono. Queste informazioni “privilegiate” permettono ad alcuni di “sfruttare” altri. Per esempio, i produttori e i commercianti hanno con ogni probabilità ben più conoscenze relative alla qualità e alle caratteristiche dei prodotti offerti, rispetto alla maggior parte dei possibili acquirenti interessati all’acquisto dei medesimi prodotti.

Coordinare la conoscenza imperfetta

Riducendo le informazioni verso i potenziali acquisitori in merito alle qualità dei loro prodotti, ai venditori potrebbe riuscire di creare false impressioni tali da far crescere la domanda dei consumatori, e con essa la loro volontà di pagare un prezzo più alto rispetto a quanto altrimenti il consumatore pagherebbe se conoscesse tanto quanto ne sa il venditore del prodotto. Questo argomento è parzialmente ragionevole e risponde all’irrealistico assunto della cosiddetta “concorrenza perfetta”, tipico modello di mercato presente in tutti i libri di testo del pensiero economico dominante. Il primo assunto è il seguente: ogni venditore è troppo piccolo come fornitore di un particolare mercato per essere in grado di influenzarne il prezzo a cui vende, pertanto, assume il prezzo di mercato come un “dato”, egli deve solamente aggiustare la sua produzione sul punto dove i suo costi marginali risultano equivalenti ai propri guadagli marginali. Da cui segue il secondo assunto: ogni partecipante al mercato possiede una “perfetta” o sufficiente conoscenza del mercato tale da non dovere pagare mai di più o accettare di meno di quanto dettato dalle oggettive condizioni di mercato. Questo assicura anche che tutti mercati, in tutti i tempi, tendano a convergere rapidamente verso un perfetto equilibrio di lungo periodo senza profitti guadagnati né perdite subite. Non c’è alcun dubbio che in un sistema di divisione del lavoro, è presente una divisione della conoscenza equivalente e, pertanto, un’asimmetria delle informazioni a proposito delle cose acquistate e vendute, tra quelli che stanno dalla parte della domanda e quelli che nel mercato sono dalla parte dell’offerta. Questo è uno dei temi teorici per eccellenza del processo di mercato, esposto diverso tempo fa dalla tradizione economica Austriaca, in particolare da Friedrich A. Hayek (1899 – 1992), grazie a cui ha vinto il Premio Nobel per l’Economia nel 1974. La tradizione Austriaca ha per lungo tempo enfatizzato il processo competitivo come un “metodo di scoperta”, attraverso cui gli individui trovano cose prima neppure immaginate. L’ignoto o a malapena percepito diventa prima visto, poi compreso, così poi tradotto in beneficio, sotto forma di un prodotto migliore o meno costoso offerto in fine al pubblico consumo. La finalità del mercato competitivo e del sistema di prezzi è precisamente quella di fornire un modo di coordinare le più disperse e decentrate conoscenze presenti in una società complessa. Il medesimo mercato competitivo ha inoltre trovato la maniere di ridurre l’asimmetria informativa del consumatore contrapposta alla competenza del venditore e pertanto di ridurre le possibilità di sfruttamento.

Ricerca e prova dei beni, e le tutele del mercato

Nello spiegare come il mercato abbia raggiunto quei risultati, qualche volta gli economisti distinguono tra due differenti tipi di beni: ricerca dei beni e prova dei beni. La ricerca dei beni può essere fatta solo su quelli che possono essere esaminati dai potenziali acquirenti prima che l’acquisto venga fatto. Per esempio, supponiamo che quel supermarket pubblicizzi la vendita di banane perfettamente mature presenti nei banchi dei loro negozi. Un consumatore può entrare nel supermarket e giudicare con cognizione di causa, se la qualità dei prodotti è corrispondente a quanto viene promesso prima di effettuare l’acquisto. Se l’esame mostra che le banane risultano di un verdi esagerato e non commestibile o di un marrone troppo maturo, il consumatore potrà andarsene senza spendere un centesimo. Attraverso pubblicità ingannevoli o anche solo irragionevolmente esagerate, gli affari corrono il rischio non solo di ridursi ma anche di compromettere la reputazione del venditore, senza cui il consumatore smetterà persino di ripresentarsi in negozio per futuri acquisti. In più, quella persona parla con altre persone, diventando veicolo di ulteriore perdita di fiducia verso potenziali consumatori. Questo determina un auto incentivo da parte dei venditori a instaurare pratiche di “pubblicità corretta”, per evitare perdite di clienti il cui ripetersi finirebbe per compromettere nel tempo la remunerabilità del loro commercio. Quando invece si parla di prova dei beni, ci si riferisce a merci la cui qualità non può essere conosciuta pienamente senza l’utilizzo del prodotto in questione per un certo periodo di tempo. Si pensi ad un’automobile; possiamo anche effettuare un test di guida, ma il nostro miglior giudizio relativo a: sicurezza, affidabilità e versatilità non può essere completamento conosciuto senza aver guidato l’auto in varie condizioni meteorologiche e di traffico, prove che sarebbe opportuno reiterare per un certo periodo di tempo. Oppure si pensi a un materasso per il letto; nonostante ti ci sieda sopra, ci salti sopra, o ti ci sdrai e distendi nella sala mostra, non potrai mai con certezza sapere quanto sia confortevole e riposante, se tu non hai la possibilità di dormirci per un certo numero di notti. Le stesse condizioni sono riscontrabili in diversi beni, come gli elettrodomestici per esempio. La risposta del mercato competitivo a questo genere conoscenza imperfetta da parte di potenziali acquirenti è stata un sistema di prodotti garantiti che consentano all’acquirente di restituire il prodotto con relativo rimborso, oppure la sostituzione del bene senza alcuna aggiunta di extra costi. A questo punto, è nello stesso interesse dei venditori avere la certezza che il prodotto mantenga quanto promesso e sia ritenuto affidabile. Altrimenti il produttore corre il rischio di perdere la reputazione del proprio marchio (brand) in termini di qualità e affidabilità. Inoltre, essendo la garanzia in carico sul lato dell’offerta, sarà proprio il produttore o il venditore a dover sopportare i costi di ripristino del prodotto, rischiando una diminuzione del proprio margine di profitto.

Tra incertezza del mercato e commercio esclusivo

Ma cosa accade in quelle situazioni dove la reputazione per il proseguo degli affari non sembra rilevante? Per esempio, supponi di essere in viaggio per affari o per vacanza e di essere di passaggio per città che con grande probabilità non rivedrai mai più. Sei affamato in cerca di un pasto o di un posto per passare la notte. Come puoi conoscere la qualità del cibo nel locale di “Joe’s Greasy Spoon” o delle promesse di materassi senza cimici in ogni stanza del “Bates Motel”? Il mercato ha provveduto a proteggere i consumatori di questo genere di prodotti e servizi, superando le imperfezioni della conoscenza con la creazione di catene di negozi o di franchising. Tu potresti non magiare più o non dormire più in quella particolare città, ma tu probabilmente mangerai e dormirai lontano da casa altre volte di nuovo nel futuro. La vista degli archi d’oro di McDonald’s o le insegne dell’IHOP (International House of Pancakes) ti dice la qualità e la varietà di cibi che potrai trovare in ogni loro locale, senza differenza su dove quel locale si trovi negli Stati Uniti o persino in giro per il mondo. Lo stesso si può dire nel vedere le insegne del Motel 6, o dell’Holiday Inn Express o dell’Embassy Suites. Non potresti mai più tornare in quel particolare McDonald’s o Holiday Inn, ma se tu viaggi, potrai mangiare o passare la notte con la sicurezza di trovare gli stessi standard in qualsiasi altro locale della catena di Franchising di quelle compagnie. Un altro esempio fra questi è Midas Mufflers. Un automobilista può fermarsi in ogni negozio della Midas del paese, sapendo che se ha un problema con la marmitta o con l’installazione, può cambiarla o reinstallarla in garanzia in ogni punto vendita. (e ogni negozio al dettaglio Midas ha un incentivo a fare l’installazione in modo “corretto”, perché se un altro negozio deve correggere il suo errore, il secondo negozio manda il conto al primo per i costi che ha dovuto sostenere, in quanto parte del contratto di affiliazione.) Fare bene il proprio lavora la prima volta e fare in modo che ogni affiliato della catena conosca i termini del contratto è importante per la “casa madre”, difatti, proprio dal mantenimento dalla reputazione del brand dipenderanno i futuri guadagni di tutti. Perciò, ad ogni negozio della catena di franchising è richiesto il mantenimento di standard di qualità e di assortimento che permettano ai consumatori di avere lo stesso alto grado di affidabilità, riducendo l’incertezza dell’informazione su ciò che si troveranno di fronte i Lei o lui che entreranno in qualsiasi locale della catene e i qualsiasi luoghi si trovi. Che cosa ha permesso a queste pratiche di mercato di diventare coerenti e di successo? La competizione economica e la spinta a perseguire profitti e interessi personali.

Il libero mercato mette all’angolo il truffatore

Ci sono truffatori, imbonitori e imbroglioni? ovviamente ce ne sono. C’erano nell’antica Atena e ci sono oggi. Si trovano sempre persone che cercano di ottenere ciò che non gli appartiene in modo disonesto, e quando lo fanno sembra loro più facile e meno oneroso che procurarselo onestamente attraverso il mercato. La questione non è se sia possibile trasformare la natura umana affinché vengano eliminati questi aspetti della comportamento umano. La questione è se ci siano istituzioni commerciali preposte a incentivare sistematicamente la riduzione di questi tipi di comportamento e, al loro posto, generare più oneste, appropriate e informate relazioni umane? E la risposta al quesito è sì. Infatti, la maggior parte di questi incentivi positivi sono emersi e si sono evoluti proprio dal medesimo processo competitivo di mercato. Queste soluzioni di mercato dei problemi sociali di asimmetria informativa vennero scoperti proprio dagli stessi partecipanti al mercato, sotto forma di costante obiettivo a rendere i loro commerci più remunerativi grazie al processo di fidelizzazione dei consumatori, e per giunta fatto senza alcun comando o imposizione governativa. Inoltre, le loro scoperte e l’istituzionalizzazione delle loro pratiche non poté mai essere pienamente anticipata o immaginata in ogni loro dettaglio, tantomeno separate dai processe competitivi di mercato che le hanno generate.

Il fallimento del governo e l’asimmetria informativa

Ovviamente, ciò che viene raramente evidenziato o enfatizzato da coloro che sono preoccupati dell’asimmetria informativa nella società, è il suo largo e probabilmente pericoloso abuso fatto di quell’asimmetria proprio nell’arena degli interventi governativi. Nel mercato, se un consumatore contrariato scopre che un venditore non si è dimostrato affidabile su un prodotto, quel consumatore può immediatamente interrompere la relazione commerciale con quel fornitore. Questo non avviene nell’arena politica. Se un votante scopre che un politico o un burocrate ha fallito nel mantenimento delle promesse, o lo ha semplicemente illuso prima delle elezione, questi continueranno a esercitare la propria attività sotto forma di tasse che il votante è forzato a pagare, come pure ad obbedire a leggi e regolamenti che gli verranno imposti proprio da quei polirtici o burocrati con i quali non avrebbe più desiderato fare affari. Nel mercato, il consumatore può rivolgersi ad altri fornitori competenti se un particolare venditore gli è apparso ingannevole con false, incomplete e esagerate informazioni. Il medesimo non ha le stesse opportunità nell’arena politica. Il governo spesso monopolizza o restringe enormemente la disponibilità di fornitori alternativi. Il frustrato votante non può offrire “riscontri negativi” e al contempo ritirarsi dal rapporto commerciale cambiando a favore di un altro fornitore, come fa in un più libero e efficiente mercato competitivo. In verità, lui deve continuare ad usare la falsificata o sbagliata fornitura governativa, o regolamentazione produttiva, non potendo anche volendo farne senza. Nel mercato è di solito chiaro chi sono i venditori, chi tra loro ha falsificato il prodotto eccitando le ire dell’acquisitore. Il consumatore può, più o meno, identificare con facilità il venditore responsabile della truffa. Ma con il governo, lo strato di burocrazia e l’indiretta catena delle responsabilità nei labirinti della struttura politica, permettono, con facilità, a coloro che hanno il potere politico di nascondere chi ha la responsabilità delle bugie su cui si regge la frode. E, per finire, nel mercato la disapprovazione individuale per presunte falsificazioni o poche e insufficienti informazioni da parte di un venditore, può diventare un veicolo per informare gli altri della propria esperienza, lui non ha bisogno dell’approvazione o dell’accordo con altri per cambiare i propri comportamenti nell’acquisto di cose. Costui semplicemente smette di fare affari con il venditore di cui non è soddisfatto e trova un partner commerciale più appetibile. Ma nell’arena politica, per cambiare coloro che occupano e detengono la direzione politica, nonché determinano le politiche governative considerate da quel individuo essere disoneste e sgradite, è necessario che l’elettore riesca a persuadere un numero sufficiente di votanti nella società tale da rendere possibile il cambio di chi guida la politica e sceglie la direzione da imprimere alle azioni politiche. Ma questo potrà accadere quando, ma si badi bene solo quando, ci sarà un prossimo ciclo elettorale. Che che ne dicano i teorici della regolamentazione, è stato il capitalismo e i processi insiti nel mercato competitivo a scoprire e a mettere a punto le soluzioni atte a risolvere il problema della conoscenza nelle società complesse, inclusa l’”asimmetria informativa” quale naturale risultato di una profonda e raffinata divisione del lavoro. Tutto questo si è reso praticamente necessario ed è ben conosciuto fin dai tempi di Adam Smith, vale a dire dalla seconda metà degli anni settanta del secolo Diciottesimo, e si è concretizzato sotto forma di: diritto individuale alla vita, alla proprietà onestamente acquisita, al rafforzamento volontario di contratti e accordi, ad un governo della legge privo di pregiudizi, ad potere governativo costituzionalmente limitato.

L'articolo originale: https://fee.org/articles/consumer-protection-doesnt-require-government-intervention/