Cos’è la trappola della liquidità?

Alcuni economisti, tra cui li il premio Nobel Paul Krugman (Long Island 28/2/1953), sono del parere che se gli Stati Uniti dovessero cadere nella “trappola della liquidità” la Federal Reserve dovrebbe pompare aggressivamente denaro nel sistema economico ed abbassare aggressivamente i tassi di interesse al fine di alzare il tasso di inflazione. Secondo Krugman in questo modo si libererà l’economia dalla “trappola della liquidità” e si porranno le basi per la prosperità economica. In un suo articolo pubblicato dal New York Times l’11 gennaio 2012, ha scritto:” se non altro, abbiamo imparato che la trappola della liquidità non è né un frutto della nostra immaginazione né qualcosa che accade solo in Giappone; è una minaccia molto reale, e se e quando finirà dovremmo comunque stare in guardia contro il suo ritorno”. Ciò spiega per quale motivo vi sia una spinta molto forte per un’inflazione più elevata e per una politica aggressiva da parte della banca centrale.

Ma è davvero sensato pensare che l’economia statunitense possa essere liberata dalla trappola della liquidità tramite una maggiore inflazione?

Origine del concetto di “Trappola della liquidità”.

Nell’immaginario popolare derivato dal pensiero e dagli scritti di John Maynard Keynes (Cambridge 5/6/1883 – Tilton 21/4/1946), l’attività economica si presenta come un flusso circolare di denaro. La spesa di un individuo diventa parte dei guadagni di un altro individuo e la spesa di un altro individuo diventa parte dei guadagni del primo.

Le recessioni, secondo Keynes, sono una conseguenza del fatto che i consumatori, per alcune ragioni psicologiche, hanno deciso di ridurre le spese e di aumentare i risparmi.

Ad esempio, se per qualche motivo le persone sono sfiduciate riguardo al futuro, ridurranno le spese ed accumuleranno più denaro. Dunque se un individuo spende di meno, ciò peggiora la situazione di qualcun altro, che a sua volta ridurrà le spese.

Si creerebbe così un circolo vizioso: il declino della fiducia delle persone fa sì che spendano di meno e accumulino più denaro, e questo riduce ulteriormente l’attività economica, facendo sì che la gente accumuli di più, ecc.

Seguendo questa logica, al fine di evitare che una recessione sfugga di mano, la banca centrale deve aumentare l’offerta di moneta ed abbassare aggressivamente i tassi di interesse.

Una volta che i consumatori avranno più soldi in tasca, la loro fiducia aumenterà, ed inizieranno a spendere di nuovo, ristabilendo così il flusso circolare del denaro, o almeno così si crede.

Nei suoi scritti, tuttavia, Keynes suggerì che avrebbe potuto crearsi una situazione in cui un abbassamento aggressivo dei tassi di interesse da parte della banca centrale li avrebbe portati ad un livello dal quale non sarebbero ulteriormente calati.

Questo, secondo Keynes, può verificarsi quando le persone si convincono che i tassi di interesse hanno toccato il fondo e che, dunque, possono solamente salire. Questa idea ovviamente causa la riduzione degli investimenti in obbligazioni (n.d.t. in quanto il loro rendimento diventa minimo). Di conseguenza, la domanda di denaro diventa estremamente elevata e le persone accumuleranno denaro rifiutando di spenderlo, indipendentemente da quanto la banca centrale cerchi di espandere l’offerta di moneta.

Keynes ha scritto, “Per le ragioni sopra esposte è possibile che, raggiunto un certo livello, la preferenza per la liquidità diventerebbe assoluta in quanto chiunque preferisce disporre di contante piuttosto che di un titolo che ha un tasso di interesse irrisorio. In questo caso l’autorità monetaria avrà perso l’effettivo controllo sul tasso di interesse.”1

Secondo Keynes, quando la politica di riduzione del tasso di interesse diventa inefficace, le autorità dovrebbero intervenire e spendere. La spesa può essere destinata a qualsiasi tipo di progetto, ciò che conta è che molto denaro venga pompato nel sistema, il che dovrebbe aumentare la fiducia dei consumatori. Con un più alto livello di fiducia, i consumatori ridurranno i loro risparmi ed aumenteranno le spese, ristabilendo così il flusso circolare del denaro.

Gli individui risparmiano denaro?

Nel modello keynesiano il flusso monetario in continua espansione è la chiave della prosperità economica. Ciò che guida la crescita economica è la spesa monetaria. Quando le persone spendono più denaro risparmiano meno e viceversa, quando riducono la loro spesa monetaria aumentano il risparmio.

Si osservi che, secondo questo modo di pensare popolare, cioè keynesiano, il risparmio è una cosa cattiva per l’economia: più le persone risparmiano, più le cose peggiorano. Si ritiene dunque che la “trappola della liquidità” derivi da un eccesso di risparmio e dalla mancanza di spesa.

Tuttavia affermare che, come molti pensano, la domanda illimitata di denaro da parte delle persone conduca alla “trappola della liquidità” implica che in tale situazione nessuno scambierebbe delle merci.

Ovviamente, questa non è una affermazione realistica, visto che le persone necessitano di beni per sostenersi e per il proprio benessere. (Si prega di notare che le persone vogliono il denaro non per accumularlo indefinitamente, ma per impiegarlo in scambi futuri).

In realtà, essendo il denaro semplicemente un mezzo di scambio, esso può solo facilitare gli scambi di beni di un produttore con quelli di un altro produttore.

Il livello della domanda di moneta non può alterare la quantità di beni prodotti, non può cioè alterare la cosiddetta crescita economica reale.

Analogamente le variazioni dell’offerta di moneta non hanno alcun potere per far crescere l’economia reale.

Contrariamente al pensiero popolare, la “trappola della liquidità” non è affatto causata da massicci aumenti della domanda di moneta da parte dei consumatori, ma è il risultato di politiche monetarie molto allentate, che infliggono gravi danni ai risparmi reali disponibili.

La Trappola della Liquidità e la contrazione della riserva di risparmi reali

Secondo Mises (Ludwing Von Mises, Leopoli 29/9/1881 – New York 10/10/1973), “Il risparmio è la condicio sine qua non per qualsiasi protrarsi di un processo produttivo, ossia un’eccedenza della produzione corrente rispetto ai consumi. Il risparmio è il primo passo verso il miglioramento del benessere materiale e per ogni ulteriore progresso del medesimo”2.

Finché il tasso di crescita della quantità di risparmio reale rimane positivo, questo può continuare a sostenere sia attività produttive che non produttive. Tuttavia, i problemi sorgono quando, a causa di politiche monetarie e fiscali allentate, emerge una struttura produttiva che utilizza molti più beni di consumo di quelli che produce. Questo consumo eccessivo di beni rispetto alla produzione determina un calo del risparmio reale.

Ciò a sua volta indebolisce il sostegno alle attività economiche, facendo crollare l’economia. (La contrazione del risparmio reale evidenzia quanto sia erroneo il concetto, peraltro comunemente accettato, secondo cui una politica monetaria accomodante da parte delle banche centrali può far crescere l’economia).

Quando l’economia va in recessione a causa della carenza di risparmio reale, qualsiasi tentativo da parte del governo o della banca centrale di rilanciare l’economia è destinato a fallire.

Non solo questi tentativi non faranno ripartire l’economia, ma ridurranno ulteriormente il risparmio reale, prolungando in tal modo la recessione.

Allo stesso modo, qualsiasi politica che costringa le banche a espandere i prestiti “con denaro creato dal nulla” danneggerà ulteriormente il risparmio e ridurrà la capacità delle banche di prestare denaro.

Si noti che l’essenza del prestito è l’esistenza di un risparmio reale e non di denaro in quanto tale. Il risparmio reale impone delle restrizioni alla capacità delle banche di erogare prestiti. (Il denaro è solamente il mezzo di scambio, che facilita i risparmi reali).

Inoltre, si noti che in assenza di una quantità di risparmio reale crescente, qualsiasi espansione del credito bancario incrementerà gli asset non performanti delle banche.

Al contrario di quanto sostiene Krugman, suggeriamo che se l’economia degli Stati Uniti dovesse cadere nella “trappola di liquidità”, la causa di ciò non sarà il forte aumento della domanda di moneta, ma bensì le politiche monetarie espansive hanno esaurito la quantità di risparmio reale.

Ciò che è occorrerebbe fare in tale evenienza non è aumentare l’inflazione, ma l’esatto opposto. Fissare un obiettivo di inflazione più elevato, come suggerito da Krugman, non farà altro che indebolire ulteriormente il risparmio reale e prolungare il periodo di recessione economica.

1. John Maynard Keynes, The General Theory of Employment, Interest, and Money, MacMillan & Co. Ltd. (1964), p. 207.

2. Ludwig Von Mises, Azione umana, Libri contemporanei, p.490.

L'articolo originale: https://mises.org/blog/what-liquidity-trap