Rivoluzione industriale, tecnologico-robotica e futuribilità

La rivoluzione industriale iniziata nel 1760 ha dato una forte spinta all’economia ed anche alla migrazione delle persone provenienti dalla campagna. James Watt (1736-1819 ingegnere e matematico inglese) nel 1763 sviluppò la macchina a vapore di Thomas Newcomen (1664-1729 fabbro e inventore) e praticamente ha portato una ventata di novità assoluta, sollevando gran parte del lavoro fisico (umano o degli animali). Nel XVIII secolo la popolazione mondiale era composta da circa un miliardo di persone; lo sviluppo ha portato oggi ad essere in circa sette miliardi e si prevede sarà di circa 9 miliardi nel 2050. Delle due l’una o il progresso fa morire di fame la popolazione, oppure fa aumentare il benessere generalizzato. Prima di passare alla riflessione desidero valorizzare i numeri esposti. Molte persone oggi ritengono che: “le macchine possano sostituire l’uomo e fargli perdere il lavoro”. Certamente l’innovazione e come qualsiasi cosa sconosciuta ci fa inizialmente paura per poi vedere se è possibile dominarla (come fecero i primitivi con gli animali che oggi chiamiamo domestici), il problema è atavico e sono stati in molti a proporre questa incognita.

Il treno ha messo in comunicazione, più velocemente, con le varie città le persone e le cose; l’invenzione dell’elettricità ha dato un incontrovertibile progresso; l’auto ha fatto passi da gigante e fra un certo numero di anni si guideranno da sole; gli aerei collegano ormai tutto il mondo in tempi ritenuti ragionevoli; il telegrafo non esiste più, praticamente è stato sostituito dalla rivoluzione ed evoluzione del computer, mentre la comunicazione verbale e visiva ormai è all’ordine della quotidianità con gli iPhon ecc., con un forte sviluppo dell’arte e della scienza e nel frattempo i robot stanno costruendo altre macchine. Non mi pare che tutto ciò abbia portato particolare nocumento alle persone del nostro pianeta, anzi sembra che quasi tutto sia stato apportatore di ulteriore benessere. Forse ci manca ancora la capacità di adattamento. C’è, comunque sempre un rovescio della medaglia. A macchia di leopardo osserviamo ancora la carenza di cibo ed acqua in varie parti del mondo (ed anche all’interno dei paesi progrediti), una infinità di guerre e micro guerre intestine e collegate più ad un aspetto di arretratezza e cupidigia e non saranno mai volte alla crescita materiale e morale dell’uomo. Negli ultimi trecento anni la vita è molto cambiata, anche l’istruzione, praticamente estesa a tutti, sembra sia assoggettata più al quotidiano anziché proiettata nel futuro. Essere consci che il futuro ci appartiene significa avere visione delle cose che vanno a sostenere la capacità dell’uomo di essere presente nel pianeta e perché no esploratore e migratore verso altri pianeti e mondi nell’universo, che è immenso. Forse non è semplice da spiegare, ma concettualmente comprensibile. Niente, se non l’annientamento dell’uomo, può fermare il progresso in tutte le sue forme. Lo sviluppo della scienza ci ha portato fino a questo punto. Nulla osta che si possa prevedere un futuro certamente molto diverso da come lo viviamo oggi, fidando della capacità e dell’intelligenza umana ed anche dello spirito di sopravvivenza, vivendo quel nuovo possibilmente senza paura. Futuribilità o visione onirica? Ad infinitum