Cosa c’è di sbagliato nella definizione popolare di inflazione?

Secondo Ludwig von Mises:

L’inflazione, poiché questo termine è sempre stato utilizzato ovunque e specialmente in questo paese, significa aumentare la quantità di denaro e di banconote in circolazione e la quantità di depositi bancari soggetti a controllo. Ma le persone oggi usano il termine “inflazione” per riferirsi al fenomeno che è una conseguenza inevitabile dell’inflazione, cioè la tendenza di tutti i prezzi e i salari a salire. Il risultato di questa deplorevole confusione è che non esiste un termine per indicare la causa di questo aumento dei prezzi e dei salari. Non c’è più alcuna parola a disposizione per indicare il fenomeno che è stato, fino ad ora, chiamato inflazione.

Quello che oggi è chiamata inflazione è l’aumento generalizzato dei prezzi, che è in realtà solo il risultato dell’inflazione. Di conseguenza, tutto ciò che contribuisce all’aumento dei prezzi è ora chiamato inflazionistico e quindi deve essere protetto. Pertanto, un calo della disoccupazione o un aumento dell’attività economica sono tutti visti come potenziali inneschi inflazionistici e, pertanto, devono essere frenati dalle politiche delle banche centrali.

Alcuni altri fattori scatenanti, come l’aumento dei prezzi delle materie prime o dei salari dei lavoratori, sono considerati potenziali minacce e devono pertanto essere sempre (tenute) sotto l’occhio vigile dei responsabili delle politiche della banca centrale.

Se l’inflazione è davvero solo un aumento generalizzato dei prezzi, allora perché è considerata una cattiva notizia? Che tipo di danno fa?

Gli economisti tradizionali (mainstream) sostengono che gli aumenti generalizzati dei prezzi causano acquisti speculativi, che generano perdite. Altresì, l’inflazione mantenuta, erode anche i redditi reali dei pensionati e dei lavoratori a basso reddito e causa una cattiva allocazione delle risorse.

Nonostante tutte queste affermazioni riguardo gli effetti collaterali di ciò che definiscono inflazione, l’economia tradizionale non ci dice come sono causati tutti questi effetti collaterali negativi.

Perché un aumento generalizzato dei prezzi dovrebbe danneggiare alcuni gruppi di persone e non altri? Perché un aumento generalizzato dei prezzi dovrebbe indebolire la crescita economica reale? Oppure, come l’inflazione porta alla cattiva allocazione delle risorse?

Inoltre, se l’inflazione è solo un aumento dei prezzi, sicuramente è possibile compensare i suoi effetti collaterali negativi adeguando i redditi di tutti, nell’economia, in conformità a questo aumento generalizzato dei prezzi.

Tuttavia, se l’inflazione riguarda l’aumento dell’offerta di moneta, tutte le domande di cui sopra sono facilmente risolte.

Sappiamo che gli aumenti dell’offerta di moneta mettono in moto uno scambio di niente per qualcosa. Essi devono stornare i finanziamenti reali dai generatori di ricchezza verso i detentori del denaro appena creato.

Questo è ciò che mette in moto l’errata allocazione delle risorse, non l’aumento del prezzo in quanto tale, che è solo la manifestazione di questa errata allocazione.

Inoltre, i beneficiari del denaro appena creato, vale a dire il denaro “creato dal nulla” (thin air), sono sempre i primi destinatari di denaro e quindi possono dirottare una maggiore porzione di ricchezza verso se stessi.

Ovviamente, coloro che non ricevono nessun soldo di quelli appena creati, o li ottengono per ultimi, scopriranno che ciò che è rimasto per loro è una parte ridotta del bacino della ricchezza reale.

Inoltre, i redditi reali non diminuiscono a causa dell’aumento generalizzato dei prezzi, bensì perché gli aumenti dell’offerta di moneta riducono il bacino della ricchezza reale e questo a sua volta mina la produzione di ricchezza reale: cioè un abbassamento dei redditi reali.

L’aumento generalizzato dei prezzi, che segue l’aumento dell’offerta di moneta, è un’indicazione, come se fosse avvenuta l’erosione del potere d’acquisto per le persone.

Le aspettative inflazionistiche possono innescare un aumento generalizzato dei prezzi?

Secondo le opinioni popolari, le aspettative dei lavoratori per una maggiore inflazione fanno richiedere salari più alti. A sua volta, l’aumento dei salari fa crescere, il costo di produzione di beni e servizi e costringe le imprese a trasferire tali aumenti ai consumatori aumentando i prezzi. Con questo modo di pensare le aspettative inflazionistiche sono un fattore importante nel determinare l’inflazione.

E’ vero che le imprese fissano i prezzi ed è vero anche che gli uomini d’affari mentre fissano i prezzi tengono conto dei vari costi di produzione. Tuttavia, le imprese sono alla fine in balia del consumatore che è l’arbitro finale.

Il consumatore determina se il prezzo impostato è “giusto”, per così dire. Ora, se lo stock di denaro non è aumentato, i consumatori non avranno più denaro per sostenere l’aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi. (Ricorda che un prezzo è la quantità di denaro per unità di beni).

Di conseguenza, un rafforzamento delle aspettative inflazionistiche non può di per sé innescare un aumento generalizzato dei prezzi, a parità di altre condizioni.

Quindi, indipendentemente da quali siano le aspettative della gente, se l’offerta di moneta non aumenta, la spesa monetaria delle persone per le merci non può neanche aumentare. Ciò significa quindi che nessun rafforzamento generalizzato degli aumenti dei prezzi può aver luogo senza un aumento del ritmo delle immissioni (pumping) monetarie.

Si potrebbe tuttavia sostenere che un aumento delle aspettative inflazionistiche causerà l’abbassamento della domanda di moneta e che a parità di altre condizioni porterà al declino del potere d’acquisto del denaro, cioè ad un aumento generalizzato dei prezzi.

Ricordiamo che un calo della domanda di moneta rischia di emergere quando le persone percepiscono che la quantità di denaro è fuori controllo. Per difendere il potere d’acquisto dei loro guadagni sarà logico per loro ridurre la domanda di moneta, piuttosto che perde potere d’acquisto. Quindi, il calo della domanda di denaro qui è dovuto a massicci pompaggi monetari.

Ricordiamo che il punto di vista popolare, che sostiene che attraverso la trasparenza la Fed possa prevenire l’aumento dell’inflazione, non sta in piedi. Indipendentemente per quanto sia trasparente la Fed, ciò che conta qui è il tasso di aumento dell’offerta di moneta. Sono gli aumenti della massa monetaria che causano il danno fisico al processo di formazione della ricchezza reale, indipendentemente dalla trasparenza della Fed.

Immaginate che in qualche modo la Fed sia riuscita a convincere la gente che le politiche della banca centrale sono mirate a fermare l’inflazione e a mantenere la stabilità dei prezzi, ma allo stesso tempo la banca centrale aumenta anche il tasso di incremento dell’offerta di moneta.

Pertanto, anche se le aspettative inflazionistiche fossero stabili, il processo deleterio verrà impostato a prescindere da tali aspettative a causa dell’aumento del tasso di incremento della moneta. Si noti che le aspettative e le percezioni delle persone non possono compensare questo processo distruttivo.

Non è possibile alterare i fatti della realtà per mezzo delle aspettative. Il danno che è stato fatto non può essere annullato per mezzo di aspettative e percezioni.

L'articolo originale: http://www.cobdencentre.org/2018/03/what-is-wrong-with-the-popular-definition-of-inflation/