La FED è confusa su ciò che causa l’inflazione

Il 4 ottobre 2017, l’ex governatore della Federal Reserve Daniel Tarullo in un discorso al think-tank Brookings a Washington ha detto che i responsabili politici della Fed non hanno una teoria attendibile su ciò che causa l’inflazione. Secondo Tarullo, i banchieri centrali dovrebbero prestare meno attenzione ai modelli teorici e più ai dati reali. Tuttavia, come è possibile dare un senso ai dati senza avere una teoria affidabile?

L’importanza della teoria

Uno degli scopi di una teoria è di consentire di accertare la definizione di un fenomeno oggetto di indagine. La definizione corretta tenta di identificare l’essenza del fenomeno (cioè le parti chiave che guidano il fenomeno). Ad esempio, la definizione dell’azione umana non consiste nel fatto che le persone siano impegnate in attività di ogni genere, ma che siano impegnate in attività mirate: è uno scopo che genera un’azione.

Quindi, quando Tarullo afferma che i responsabili politici della Fed non conoscono le cause che guidano l’inflazione, in sostanza dice che i responsabili politici della Fed non hanno ancora stabilito la corretta definizione di inflazione.

È quindi valido un atteggiamento pratico e, come suggerisce Tarullo, concentrarsi solo sui dati per capire di cosa si tratta? Se i responsabili politici della Fed reagiscono ai cambiamenti degli indici dei prezzi senza stabilire cosa spinge questi cambiamenti, si corre il rischio di peggiorare le cose.

Tentativo di definire cosa sia l’inflazione

Oggetto dell’inflazione è l’appropriazione indebita mediante la diluizione del potere d’acquisto degli individui. La fonte di questo atto di appropriazione indebita è l’aumento dell’offerta di moneta “dal nulla”. L’aumento di denaro “dal nulla” mette in moto uno scambio di nulla per qualcosa o il dirottamento della ricchezza reale dai creatori di ricchezza ai detentori dei soldi appena creati.

Di norma, il dirottamento della ricchezza reale mediante aumenti di denaro dal “nulla” tende a manifestarsi con aumenti generali dei prezzi. Tuttavia, se il tasso di aumento dell’offerta di moneta corrisponde al tasso di crescita di beni e servizi, non emergerà un aumento generale dei prezzi.

Indipendentemente dal fatto che nessun aumento generale dei prezzi abbia avuto luogo, l’inflazione qui non è rappresentata da prezzi invariati ma dall’aumento dell’offerta di moneta.

Quindi, trarre conclusioni da indici di prezzi apparentemente stabili (vale a dire, volendo essendo pratici come suggerito da Tarullo), porta a una lettura completamente errata della mappa economica.

Questo è stato in realtà quanto accaduto in passato. Definendo l’inflazione come un aumento degli indici dei prezzi piuttosto che un aumento dell’offerta di moneta, l’inizio delle Grande Depressione del 1930 ha colto di sorpresa la maggior parte degli economisti poiché gli indici dei prezzi erano stabili in quel momento.

Su questo Rothbard ha scritto (in America’s Great Depression, p.153),

Il fatto che i prezzi generali fossero più o meno stabili durante gli anni ’20 diceva alla maggior parte degli economisti che non vi era alcuna minaccia inflazionistica, e quindi gli eventi della grande depressione li colsero completamente di sorpresa.

Secondo Mises:

L’inflazione, secondo il modo in cui questo termine è stato generalmente utilizzato e specialmente in questo paese, significa aumentare la quantità di denaro e di banconote in circolazione e la quantità di depositi bancari soggetti a controllo. Ma le persone oggi usano il termine “inflazione” per riferirsi al fenomeno che è una conseguenza inevitabile dell’inflazione, cioè la tendenza di tutti i prezzi e dei salari a salire. Il risultato di questa deplorevole confusione è che non esiste un termine per indicare la causa di questo aumento dei prezzi e dei salari. Non c’è più alcuna parola a disposizione per indicare il fenomeno che è stato, fino ad ora, chiamato inflazione.

La definizione popolare non ci dice perché l’inflazione sia una iattura.

Se l’inflazione fosse stata solo un aumento generale dei prezzi, perché considerarla una cattiva notizia? Che tipo di danno fa? L’opinione più diffusa tra gli economisti è che l’inflazione, che essi etichettano come un generale aumento dei prezzi, causi acquisti speculativi che generano sprechi.

L’inflazione, si ritiene, eroda anche i redditi reali dei pensionati e dei lavoratori a basso reddito. Causerebbe anche una cattiva allocazione delle risorse.

Nonostante tutte queste affermazioni riguardo gli effetti collaterali dell’inflazione, il pensiero economico maggioritario non ci dice come sono causati tutti questi effetti negativi. Perché un aumento generale dei prezzi dovrebbe danneggiare alcuni gruppi di persone e non altri? Perché un aumento generale dei prezzi dovrebbe indebolire la crescita economica reale? Come l’inflazione porta alla cattiva allocazione delle risorse? Inoltre, se l’inflazione è solo un aumento dei prezzi, sicuramente è possibile compensare i suoi effetti adeguando i redditi di tutti nell’economia in conformità con questo aumento generale dei prezzi.

Tuttavia, se accettiamo che l’inflazione riguardi l’aumento dell’offerta di moneta e non un aumento dei prezzi, tutte le affermazioni di cui sopra possono essere facilmente spiegate. Non sono i sintomi di una malattia, ma piuttosto la malattia stessa che causa il danno fisico. Allo stesso modo non è un aumento generale dei prezzi, ma l’aumentata offerta di moneta che infligge danni fisici ai creatori di ricchezza.

Poiché l’aumento dell’offerta di moneta mette in moto uno scambio tra niente e qualcosa, si distolgono i finanziamenti reali dai creatori di ricchezza verso i detentori del denaro appena creato. È questo che mette in moto l’errata allocazione delle risorse e non l’aumento dei prezzi in quanto tale.

Inoltre, i beneficiari del denaro appena creato, cioè il denaro “dal nulla”, sono sempre i primi destinatari di denaro. Beneficiano del dirottamento di una maggiore porzione di ricchezza per sé stessi. Ovviamente quelli che non ricevono nessuno dei soldi appena creati, o li ottengono per ultimi, troveranno che ciò che è rimasto per loro è una parte ridotta del vero bacino di ricchezza.

Inoltre i redditi reali non diminuiscono a causa dell’aumento generale dei prezzi, ma a causa dell’aumento dell’offerta di moneta, vale a dire che l’inflazione esaurisce il vero patrimonio di ricchezza, minando così la produzione di ricchezza reale, cioè abbassando i redditi reali. L’aumento generale dei prezzi, che segue l’aumento dell’offerta di moneta, indica solo l’erosione del potere d’acquisto del denaro – tuttavia gli aumenti generali dei prezzi da soli non minano la formazione della ricchezza reale in quanto tale.

Come risultato di una definizione erronea dell’inflazione, alcuni economisti sostengono che una bassa inflazione sia una condizione preliminare per una crescita economica sana. Per loro l’inflazione è una brutta notizia solo quando raggiunge cifre elevate (Vedi George Akerlof, William Dickens, George Perry: Near Rational Wage and Price Setting and the Long Run Phillips Curve). Se un aumento generale dei prezzi è il risultato di una massa di denaro in crescita, come ne può trarre vantaggio l’economia se è allineata al basso? Sicuramente l’aumento della massa monetaria che diluisce il vero patrimonio di ricchezza non può essere positivo per la crescita economica.

La fuorviante visione dell’inflazione da parte di Friedman

Alcuni economisti come Milton Friedman sostengono che se l’inflazione è prevista, allora sarà innocua (Dollars and Deficit pagg. 47-48).

Il problema, secondo Friedman, si manifesta in caso di inflazione inattesa, cosa che causa una cattiva allocazione delle risorse e indebolisce l’economia.

Secondo Friedman, se un aumento generale dei prezzi può essere stabilizzato mediante un tasso fisso di iniezioni monetarie, le persone adatteranno di conseguenza la propria condotta.

Di conseguenza, secondo Friedman, l’aspettativa del rialzo generale dei prezzi, che egli chiama inflazione attesa, sarà innocuo e senza alcun effetto reale.

Nota che per Friedman gli effetti collaterali negativi non sono causati dall’aumento dell’offerta di moneta ma dal suo risultato: un aumento dei prezzi.

Friedman considera l’offerta di moneta come uno strumento in grado di stabilizzare l’aumento generale dei prezzi e quindi promuovere una crescita economica reale. Secondo questo modo di pensare tutto ciò che è necessario è fissare il tasso di crescita del denaro e il resto verrà da sé.

Il distinto professore trascura il fatto che la fissazione del tasso di crescita dell’offerta di moneta non altera il fatto che l’offerta di moneta continui ad espandersi.

Ciò a sua volta significa che continuerà la distrazione delle risorse dai produttori di ricchezza ai non produttori di ricchezza anche se i prezzi dei beni rimarranno stabili. In breve, la politica di stabilizzazione dei prezzi rischia di generare maggiore instabilità.

L'articolo originale: https://mises.org/wire/money-creation-fueling-stock-market-surge