Perché l’economia tradizionale non riesce sempre a spiegare il verificarsi delle recessioni?

Nel suo articolo pubblicato il 21 marzo 2018 – L’economia ci ha bocciato prima della crisi globale – il redattore economico del Financial Times, Martin Wolf (classe 1946), ha espresso alcuni dubbi sulla macroeconomia.

L’economia è, come la medicina (e diversamente dalla cosmologia), una disciplina pratica. Il suo obiettivo è di rendere il mondo un posto migliore. Questo è particolarmente vero per la macroeconomia, inventata da John Maynard Keynes in risposta alla Grande Depressione. Si deve ai test di questa disciplina se i suoi adepti capiscono cosa potrebbe andare storto nell’economia e come metterla a posto. Quando la crisi finanziaria, che ha colpito nel 2007, ha colto quasi completamente alla sprovvista la categoria, ha fallito il primo di questi test. Ha funzionato meglio nel secondo. Tuttavia, ha bisogno di essere ricostruito.

Martin Wolf sostiene che potrebbe emergere una situazione in cui l’economia potrebbe finire negli stati pessimi degli auto-rafforzamenti. In questa eventualità, è vitale rispondere alle crisi con forza.

Sembra che, a prescindere dalla nostra comprensione delle cause chiave dietro le crisi, le autorità dovrebbero sempre somministrare forti politiche fiscali e monetarie. In questo modo, le forti politiche fiscali e monetarie risolveranno in qualche modo le cose.

La grande domanda non è solo se sappiamo come rispondere a una crisi, ma se lo abbiamo fatto. Il premio Nobel Paul Krugman (classe 1953, economista), nel suo intervento, sostiene, a mio parere in modo convincente, che i rimedi keynesiani di base – cioè una forte risposta fiscale e monetaria – rimangono giusti.

Mentre concorda con Krugman, Martin Wolf sostiene che restiamo all’oscuro di come funziona l’economia. Avendo espresso ciò, curiosamente Martin Wolf ritiene ancora che le politiche keynesiane potrebbero aiutare durante una crisi economica.

Per Martin Wolf, come per la maggior parte degli economisti tradizionali, il rimedio keynesiano viene sempre visto con benefici positivi – in caso di dubbio basta spingere di più e aumentare la spesa pubblica per risolvere qualsiasi possibile crisi economica. Al nostro giornalista non è venuto in mente che senza comprendere le cause di una crisi, la somministrazione dei rimedi keynesiani potrebbe peggiorare le cose.

Quando l’economia cade in una crisi, i sostenitori dei forti esborsi governativi e della politica monetaria facile, ritengono che gli esborsi più forti da parte del governo, associati all’aumento dell’offerta di moneta, rafforzeranno il flusso monetario e questo a sua volta rafforzerà l’economia. Qual è la ragione di questo modo di pensare?

Con questo modo di pensare, l’attività economica è presentata in termini di flusso circolazione del denaro. La spesa di un individuo diventa una parte dei guadagni di un altro individuo e la spesa di un altro individuo diventa una parte dei guadagni del primo individuo.

Quindi, se per qualche motivo le persone sono diventate meno fiduciose riguardo al futuro e hanno deciso di ridurre le loro spese, questo indebolirà il flusso di circolazione del denaro. Una volta che una persona spende di meno, fa peggiorare la situazione di qualche altro individuo, che a sua volta taglia le sue spese.

Seguendo questa logica ed al fine di evitare che una recessione sfugga di mano, il governo e la banca centrale dovrebbero intervenire ed alzare le spese governative ed il pompaggio monetario, colmando così il deficit nella spesa del settore privato.

Una volta ristabilito il flusso monetario circolante, le cose dovrebbero tornare alla normalità e quindi, viene ristabilita una sana crescita economica ed è quanto si ritiene.

Dato che il governo non è un generatore di ricchezza, ciò significa che ogni volta che aumenta i suoi esborsi alza anche il ritmo della diversione di ricchezza dal settore privato generatore di ricchezza. Quindi più il governo progetta di spendere più sarà la ricchezza che prenderà dai generatori di ricchezza.

Dirottando la ricchezza reale verso varie attività non produttive, l’aumento delle spese governative mina di fatto il processo di generazione di ricchezza e indebolisce il tasso di crescita dell’economia nel tempo.

L’idea complessiva che il governo possa far crescere un’economia deriva dal moltiplicatore keynesiano. In base a questo modo di pensare, un aumento degli esborsi del governo dà origine all’output (resa) dell’economia da un multiplo dell’aumento iniziale del governo.

Esaminiamo l’effetto di un aumento delle spese del governo sulla produzione complessiva di un’economia. Un simile aumento può dare luogo a un maggiore output in base alla saggezza popolare? Al contrario, impoverirà i produttori. Con imposte o altri mezzi, come i prestiti, i produttori per il governo e con i loro prodotti per i servizi governativi, vale a dire per i beni e servizi che potrebbero traversi su un elenco a priorità inferiore come e questo a sua volta indebolisce la produzione di ricchezza.

Come si può vedere, il solo aumento delle spese governative non riesce ad aumentare la produzione complessiva di un multiplo positivo, ma al contrario ciò porta all’indebolimento del processo di generazione di ricchezza in generale.

Secondo Mises:

è necessario sottolineare la verità ovvia che un governo può spendere o investire solo ciò che toglie ai suoi cittadini e che la sua spesa aggiuntiva e gli investimenti riducono la spesa e gli investimenti dei cittadini nella misura massima della sua quantità.

Per la maggior parte dei commentatori, incluso Martin Wolf, il verificarsi di una recessione è dovuto ad eventi imprevisti come gli shock che allontanano l’economia da una traiettoria di crescita economica stabile. Gli shock indeboliscono l’economia, cioè causano una minore crescita economica, questo è quanto si ritiene.

Seguendo la scuola di pensiero dell’economia austriaca – che Martin Wolf sembra ignorare – suggeriamo che di norma una recessione si manifesta in risposta ad un calo del tasso di crescita dell’offerta di moneta.

Di solito questo avviene in risposta ad una presa di posizione di una stretta della Banca centrale. Le varie attività che sono sorte in seguito al precedente forte tasso di crescita del denaro (di solito a causa della precedente politica monetaria allentata della banca centrale) vengono messe sotto pressione.

Queste attività non possono sostenere se stesse – sopravvivono grazie al supporto fornito dall’aumento dell’offerta di moneta.

L’aumento di denaro devia la loro ricchezza reale da attività generatrici di ricchezza. Di conseguenza, tutto ciò indebolisce queste attività, vale a dire le attività generatrici di ricchezza.

Una posizione più rigida ed un conseguente calo del tasso di crescita del denaro mina le varie attività non produttive e questo è ciò che è la recessione.

Dato che le attività non produttive non possono sostenere se stesse, poiché non sono redditizie, una volta diminuito il tasso di crescita dell’offerta di moneta, queste attività iniziano a deteriorarsi. (Un calo del tasso di crescita del denaro, significa che per le attività non produttive l’accesso alle varie risorse è ridotto).

Quindi, in recessione non si tratta di un indebolimento dell’attività economica in quanto tale, ma delle liquidazioni di varie attività non produttive che sono sorte in seguito all’aumento dell’offerta di moneta.

Ovviamente, quindi, sia le politiche fiscali e monetarie aggressive, che forniranno supporto alle attività non produttive, riavvieranno il processo di indebolimento della generazione di ricchezza reale indebolendo così le prospettive di una significativa ripresa economica.

E’ per questo motivo che gli economisti della scuola austriaca come Ludwig von Mises e Murray Rothbard sostenevano che, una volta che un’economia cade in una recessione, il governo e la banca centrale dovrebbero astenersi e possibilmente non fare niente.

Sommario e conclusione

Dunque, per concludere, durante una crisi economica, contrariamente a Martin Wolf, ciò che è necessario per il governo e la banca centrale è di fare il meno possibile. Con meno manomissioni, più ricchezza reale rimane con i generatori di ricchezza, consentendo loro di facilitare un’ulteriore espansione nell’aggregato di ricchezza reale.

Con un più ampio bacino di ricchezza, sarà molto più facile assorbire le varie risorse, i senza lavoro, ed eliminare la crisi. Le politiche monetarie e fiscali aggressive danneggeranno solo il processo di generazione di ricchezza, rendendo le cose molto peggiori.

Fintanto che l’aggregato di ricchezza reale è ancora in crescita, il governo e la Banca centrale potrebbero farla franca con l’illusione che possano far crescere l’economia.

Indichiamo che il motivo principale per cui l’economia keynesiana non riesce a spiegare il verificarsi di recessioni è perché ignora il fattore chiave alla base di questa, che è la politica di manomissione del governo e della banca centrale.

Piuttosto che considerare tali politiche come dannose per il processo di generazione di ricchezza, l’economia keynesiana considera queste politiche un rimedio importante per mettere a posto l’economia.

Finché questa mentalità rimane intatta, i commentatori come Martin Wolf e Paul Krugman, che sostengono i rimedi keynesiani, troveranno difficile accertare l’emergere delle recessioni. Continueranno ad illustrare piuttosto che spiegare cosa sta succedendo in un’economia.

(Per convalidare la sua argomentazione, Martin Wolf ricorre ad un’abbondanza di grafici nel suo articolo per spiegare cosa sta succedendo. Tuttavia i grafici senza una teoria coerente non possono spiegare molto. Con la dimostrazione di un tasso di crescita decrescente di alcuni dati economici chiave, uno non spiega, ma piuttosto descrive (illustra) i dati economici).

Martin Wolf avrebbe potuto fare un grande servizio all’economia se avesse riconosciuto l’inutilità di ricavare idee esclusivamente dai dati e basare le idee su ipotesi logiche imperfette come quella che il governo e la banca centrale possono far crescere un’economia.

L'articolo originale: https://www.cobdencentre.org/2018/03/why-mainstream-economics-consistently-fails-to-explain-the-occurrence-of-recessions/