La storia infinita del debito e delle tasse

Questo è il simbolo dell’infinito. Come lo sono le problematiche finanziarie in Italia. Tutti gli anni i nostri governanti devono lottare per portare i conti nella dimensione che l’Europa ci chiede. Per questa ragione sono stati insediati e poco dopo caduti molti governi ed ognuno, più o meno rigorosamente, ha tagliato le “spese” ed aumentato la tassazione diretta ed indiretta. Tutti hanno sbandierato il successo contro il deficit primario o il raggiungimento del 3% messo addirittura in Costituzione (La legge costituzionale 1/2012 – “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale“), un vero obbrobrio bocciato da Regno Unito, Croazia e Repubblica Ceca, perché, a mio avviso la Costituzione deve contenere dei principi e non dei numeri (che in questo caso, personalmente, ritengo siano senza senso). Ma veniamo all’oggetto del ragionamento. Ho preso in considerazione il periodo che va da 2008 al 2017, gli anni della Grande Recessione che, purtroppo, non è ancora finita:

Prodotto Interno Lordo x ml Debito Pubblico Nominale x ml

anno 2008 1.632.933,2 1.670.933

anno 2017 1.716.238 2.256.100

Totale + 83.304,8 (+5,10%) + 585.167 (+35,08%)

Tutto questo negli ultimi 9 anni. Ora, manca tutta la tassazione diretta, indiretta e altro, che ammonta a circa 235 miliardi (risparmio l’elenco per carità di patria) ed i tagli per circa 89 miliardi, il totale è di 909,167 miliardi (?!), inoltre occorrono ancora 65 miliardi per pagare le forniture delle aziende, i finanziamenti per i terremoti e le varie calamità e chissà cos’altro. Poi, non è possibile dimenticare il costo per il “salvataggio banche” che da solo ha originato una spesa di 31 miliardi di euro, il tutto per evitare il collasso del sistema bancario (e forse non è finita qui). Orbene, se i numeri sono questi, per favore, qualcuno ci spieghi che fine ha fatto questo fiume di denaro e perché non è stato fatto niente per aumentare i consumi e gli investimenti frenando la circolazione monetaria, è probabile che il Prof. Irving Fisher (padre della teoria quantitativa della moneta e grande sostenitore del Chicago plan forse la soluzione dei problemi) si stia rigirando nella tomba. Come se non bastasse per il 2018 si prevede una ulteriore manovra per un importo di 18,5 miliardi. A pagare sono sempre i cittadini, ma la Costituzione della Repubblica all’art. 1 recita:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Ebbene, manca il lavoro (ma come abbiamo visto non le tasse) ed il Popolo ha dato forti segnali a chi si occupa di politica e vuole governare la Nazione. Sarebbe gradito ed opportuno che almeno l’art. 1 della Costituzione fosse messo in agenda, con urgenza, ed avesse riscontro positivo a brevissimo.

Les cahiers de doléance (i quaderni delle lamentele) sono sempre aperti per scrivere ciò che non va o è migliorabile ed è veramente necessario, oggi più che mai, fare uscire dal pantano e rimettere nella giusta direzione l’economia anche con un occhio di riguardo verso chi (e non sono pochi) si approfitta delle maglie larghe delle nostre leggi, o magari legiferando ad hoc, causando così grave nocumento non solo finanziario, ma anche e soprattutto “morale”. Una Nazione per essere soddisfatta ha bisogno anche di raggiungere quella che si chiama “felicità” appagando non solo il corpo, ma anche la mente (people’s satisfaction). Ricordo che nella classifica delle nazioni più felici del 2017 al primo posto troviamo la Norvegia al 48° l’Italia (sic!).

Facta non verba. (Fatti, non parole)