Perché l’attività bancaria a riserva frazionaria rappresenta una minaccia per la stabilità del mercato

Il 16 aprile 2018 ho partecipato a un dibattito con George Selgin (classe 1957 Direttore del Cato Institute’s Center for Monetary and Financial Alternatives), ospitato dal Soho Forum di Gene Epstein (classe 1944 editore di economia americana). Stavo discutendo, in senso favorevole, sulla relazione: “La riserva frazionaria rappresenta una minaccia per la stabilità delle economie di mercato”. Il video completo è disponibile (e si noti che alcune delle mie osservazioni alludono alla commedia di Dave Smith [ingegnere e musicista] prima del dibattito). Piuttosto che riassumere il dibattito dal vivo, nel presente post esporrò la posizione che ho preso e come è stato influenzato dal mio studio degli scritti di Joe Salerno sull’argomento, in particolare il capitolo 5 di questa raccolta.

Instabilità, non frode

Per focalizzare il dibattito sulla questione dell’instabilità economica, ho evitato di proposito tutti i discorsi di “frode”. Anche se Block e Davidson (2011) ad esempio pensino che l’ etica del Fractional Reserve Banking (FRB) (attività bancaria a riserva frazionaria) fosse fondamentale per valutare i meriti dello studio, pensavo che la maggior parte delle persone si fosse già fatta un’idea su questo punto.

Al contrario, anche molti austriaci autodidatti non si rendono conto che Ludwig von Mises stesso, nella sua scrittura matura in Human Action (ma anche nel corso della sua carriera, come documenta Salerno nel capitolo I sopra riportato), dichiara esplicitamente:

La nozione di espansione del credito “normale” è assurda. L’emissione di ulteriori media fiduciari (sostituti del denaro; i media fiduciari possono esistere in molte forme, tra cui note di credito, assegni ecc.), indipendentemente dalla loro quantità, mette sempre in moto quei cambiamenti nella struttura dei prezzi la cui descrizione è il compito della teoria del ciclo commerciale. Naturalmente, se l’importo aggiuntivo emesso non è elevato, non ci sono nemmeno gli effetti inevitabili dell’espansione. (Mises 1949, fn 17, p. 439)

Così vediamo che per Mises, quella che noi chiamiamo la “teoria austriaca del ciclo economico” (e che originariamente si sviluppò come “teoria del credito circolante del ciclo commerciale”) non era una teoria di come le banche centrali causino boom insostenibili. Piuttosto, era una teoria di come le banche commerciali causino boom insostenibili attraverso l’emissione di media fiduciari, vale a dire le richieste di denaro che non sono supportate dalle disponibilità bancarie di denaro reale nei depositi.

Sostituti del denaro

Questa è la questione critica e non c’è nulla di misterioso al riguardo. Nel suo libro del 1912 The Theory of Money and Credit (La teoria del denaro e del credito) che Guido Hülsmann (classe 1966 economista tedesco, esponente della scuola austriaca) afferma, sarebbe stato meglio tradotto come The Theory of Money e Fiduciary Media, (La teroria del denaro e dei media fiduciari) vedi pp. 32-34 – Mises sviluppa la nozione di un “sostituto del denaro”. Un credito in denaro è immediatamente pagabile alla pari e di cui la comunità non ha dubbi. Il fatto significativo dei sostituti del denaro è che essi svolgono gli stessi servizi del denaro e, come tali, possono essere detenuti come disponibilità liquide della gente, come se fossero soldi veri e propri.

Per esempio, quando le monete d’oro erano il sottostante del denaro di base, se qualcuno deteneva una banconota emessa da una banca affidabile che prometteva al portatore un’oncia d’oro su richiesta, allora quella banconota era, dal punto di vista economico,“buona come l’oro” perché la maggior parte della gente l’avrebbe accettata alla pari. Chiunque possedeva quella nota cartacea poteva ottenere beni e servizi sul mercato con la stessa facilità come detenere una vera moneta d’oro.

Allo stesso modo, ai nostri giorni, se hai una carta di debito (impropriamente chiamato bancomat) emessa dalla Citibank dice in modo efficace ai commercianti: “Questa persona ha $ 400 nel suo conto corrente con noi”, quindi è “buona come i dollari” nella maggior parte dei negozi. Quando acquisti generi alimentari facendo scorrere la tua carta di debito, non stai consegnando denaro reale sotto forma di pezzi di valuta verde, invece stai cedendo i crediti in dollari emessi dalla tua banca.

Ora all’interno della classe dei sostituti del denaro, Mises ha fatto una ulteriore distinzione. Quei sostituti del denaro, sostenuti appieno dal denaro nel caveau di una banca, venivano chiamati “certificati monetari” (certificati di deposito). Erano semplicemente dei biglietti che prendevano il posto del denaro originale di base. Non c’era alcun impatto economico di una persona che depositasse i suoi soldi con un banchiere e che invece porta con sé i certificati monetari, fatta eccezione per la maggiore convenienza (questo è il motivo per cui l’individuo lo farebbe).

D’altra parte, quei sostituti monetari, che sono stati emessi al di sopra e al di là delle riserve di denaro detenute dalla banca, sono stati chiamati “media fiduciari”. L’emissione dei media fiduciari avrebbe avuto un impatto economico, perché è effettivamente aumentata la quantità totale di denaro detenuto in contanti da parte della comunità. Al di là di questa inflazione monetaria, il problema specifico con i media fiduciari, di recente emissione, è che sono entrati nell’economia attraverso il mercato dei prestiti, il che significa che i primi prezzi che ha distorto sono stati i tassi di interesse.

Questo è un punto cruciale, quindi lo dirò in parole leggermente diverse: Richard Cantillon ha spiegato che quando i nuovi soldi entrano nell’economia, non aumenta semplicemente tutti i prezzi istantaneamente con la stessa percentuale. Al contrario, lo “impatto di Cantillon” si riferisce alla redistribuzione della ricchezza quando nuovi soldi vengono immessi nell’economia, passando da un settore all’altro. Ad esempio, se un re medievale deprezzava la sua moneta e creava nuove monete (con un contenuto d’oro inferiore), quindi le spendeva per ottenere cavalli, i primi prezzi a salire sarebbero stati quelli dei cavalli. Quindi gli allevatori di cavalli avrebbero speso le loro nuove monete (diciamo) in ristoranti raffinati e vestiti di seta, aumentando i prezzi in quelle zone. Quindi i camerieri del ristorante avrebbero potuto ricevere mance più laute e così via per l’economia.

In questo contesto, Mises ha sottolineato che le banche commerciali impegnate nel settore bancario a riserva frazionaria creano effettivamente moneta “nel senso più ampio” (cioè includendo non solo la base monetaria ma anche i sostituti monetari) e questo denaro entra nell’economia attraverso l’emissione di nuovi prestiti. Pertanto, a differenza (per esempio) del nuovo oro che fluisce nell’economia attraverso la spesa dei proprietari di miniere che verrebbero diffuse in più settori, il nuovo denaro creato attraverso la riserva frazionaria è focalizzato interamente sul mercato dei prestiti. Pertanto spinge i tassi di interesse a livelli artificialmente bassi; sono i primi prezzi a essere bombardati dalla “espansione del credito”.

E come indica la citazione dall’alto di Mises, egli pensava che questo fenomeno si fosse verificato con qualsiasi emissione di media fiduciari. Questo ha senso, una volta che si comprende la natura dei media fiduciari. Contrariamente alle affermazioni di Selgin (George, classe 1957 professore), anche in scenari in cui il pubblico vuole detenere più banconote, la creazione di nuovo denaro (in senso più ampio) che entra attraverso il mercato dei prestiti farà sì che il tasso di interesse si discosti dal suo livello appropriato.

Ma Mises non era una banchiere libero?

I miei scritti su questo possono confondere alcuni lettori, che potrebbero comprensibilmente aver pensato che Mises fosse chiaramente nel campo dei “banchieri liberi” come Selgin e Larry White (classe 1954 professore). Dopo tutto, Mises afferma esplicitamente in Human Action che solo la politica del free banking (l’emissione di moneta è lasciata alle singole banche) può contenere il ciclo di forte espansione.

Qui, la confusione è dovuta da una divergenza di opinioni su ciò che accadrebbe in un regime di “free banking”, in cui il governo non concede privilegi speciali alle banche commerciali. Gli scrittori di oggi, nella tradizione del free banking (come Selgin e White), pensano che per il bilanciamento, il motivo del profitto, spingerà le banche commerciali ad adottare un coefficiente di riserva che potrebbe essere piuttosto basso. Finché questo rapporto riflette i desideri del pubblico di detenere “moneta domestica” e la frequenza con cui i depositi emessi dalle banche sono stati riscattati per il denaro di base, Selgin e White ritengono che il sistema bancario a riserva frazionaria sia abbastanza salutare per la comunità.

In completo contrasto, Mises sosteneva il free banking perché pensava che avrebbe represso l’emissione dei media fiduciari. Per quei lettori che non hanno mai avuto un tale punto di vista, vi esorto a leggere il capitolo 5 di Salerno. Una volta che ti rendi conto che c’è una distinzione tra i “privilegi del free banking” e “pensando che la riserva bancaria frazionaria promuova la stabilità”, allora tutti gli scritti di Mises su questo argomento diventano chiari. Mises sembra vacillare solo quando il lettore presume che chiunque sia favorevole al free banking deve necessariamente approvare i bassi coefficienti di riserva.

Conclusione

Nel grande disegno, le posizioni reali mie e per contro quelle di Selgin sono piuttosto vicine. Entrambi vogliamo rimuovere la politica del tutto dal denaro e dalle banche, il che significa ovviamente sbarazzarsi della Fed, ma significa anche (fintanto che abbiamo tribunali statali) nessuna legislazione che limiti la riserva frazionaria bancaria.

Tuttavia, dove differiamo è nelle nostre previsioni e valutazioni dei risultati di tale politica di “free banking”. Come Mises, prevedo la mancanza di privilegi dal governo – come permettere alle banche scozzesi di rinnegare i loro obblighi contrattuali per oltre due decenni (!) – le banche sarebbero tenute da un guinzaglio molto stretto. Al contrario, Selgin non ha avuto problemi (come ha ammesso durante il dibattito Q & A domande e risposte) con le banche con indici di riserva inferiori al 3%.

In chiusura, permettetemi di offrire un’analogia. Penso che la proprietà pubblica delle strade causi troppi incidenti stradali. Sotto un regime di “free roading” (strada libera), il numero di incidenti stradali precipiterebbe, ma non crollerebbe letteralmente a zero semplicemente perché il costo per impedire gli ultimi incidenti sarebbe più alto dei benefici.

Allo stesso tempo, Selgin sicuramente pensa che i sussidi governativi conducano attualmente ad un eccesso di mais piantato negli Stati Uniti e che un regime di “agricoltura libera” porterebbe ad una quantità inferiore di grano. Eppure Selgin non vedrebbe la nuova quantità inferiore di mais come un male necessario; penserebbe che sia un vantaggio per il benessere dei consumatori.

Pertanto, anche se le mie opinioni sugli incidenti stradali ed il punto di vista di Selgin sul mais sono superficialmente simili – in quanto entrambi pensiamo che una mossa verso il libero mercato ridurrebbe la quantità di ciascuno – c’è un senso in cui le mie opinioni sugli incidenti stradali siano molto diverse dal punto di vista di Selgin sulla produzione di mais.

Questo contrasto è analogo al nostro punto di vista sulla stessa questione, vale a dire la riserva frazionaria. Selgin ed io preferiamo un libero mercato nel settore bancario, ed entrambi concordiamo che la FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation, agenzia indipendente creata dal Congresso Usa) e la politica della “prestatrice di ultima istanza” della Fed sovvenzionino l’espansione del credito. Tuttavia, vedrei i restanti media fiduciari in un sistema bancario veramente libero come un deplorevole male (che ha causato un’attenuazione del boom economico pure se abbastanza grande), mentre Selgin lo considererebbe un vantaggio salutare per il benessere dei consumatori.

L'articolo originale: https://mises.org/wire/why-fractional-reserve-banking-poses-threat-market-stability