Cosa significa spendere senza tassare?

La creazione deliberata di deficit di bilancio (la decisione esplicita di spendere senza tassare) può essere perseguita principalmente in due modi da parte di uno Stato:

indebitandosi presso il pubblico, cioè lo Stato emette titoli di debito pubblico e li vende ai privati, impiegando l’incasso per finanziare la maggiore spesa pubblica. Questo tipo di finanziamento viene definito tramite indebitamento;

indebitandosi presso la banca centrale, cioè lo Stato emette titoli di debito pubblico e li vende alla banca centrale. Questo tipo di finanziamento viene definito tramite monetizzazione del debito pubblico, dato che l’acquisto di titoli del debito pubblico da parte dell’agente monetario dello Stato, ossia la banca centrale, determina un incremento della base monetaria.

Principalmente in due modi perché, in realtà, esiste anche un’altra opzione di finanziamento del deficit attraverso la creazione addizionale di base monetaria. Quest’opzione consiste nello spendere in deficit senza generare debito all’origine, cioè la banca centrale crea la base monetaria richiesta e la versa in dono sul conto del Tesoro (in alternativa, potrebbe essere lo stesso Tesoro, appropriandosi della funzione di agente monetario dello Stato, a creare ed a versarsi sul suo conto la base monetaria di cui ha bisogno).

Osservato quanto, finanziarsi in deficit in un modo piuttosto che in un altro comporta ovviamente delle differenze.

La prima differenza riguarda l’onere del pagamento.

Il finanziamento tramite imposte pone l’onere del pagamento completamente sui membri della comunità durante il periodo in cui viene assunta la decisione e ciò significa che il finanziamento tramite imposte non comporta obblighi d’imposta futuri.

Sull’onere del pagamento, stesso discorso fatto per le imposte si può fare per il finanziamento in deficit senza generare debito all’origine, cioè anch’esso non comporta obblighi d’imposta futuri, dato che in esso non c’è né capitale da rimborsare né interessi da pagare.

Il finanziamento indebitandosi presso il pubblico o la banca centrale pospone invece il pagamento nel momento in cui il servizio e l’ammortamento scadono (se poi, nel caso di titoli di debito pubblico acquistati dalla banca centrale, quest’ultima rigira gli interessi al Tesoro è un altro discorso).

Di conseguenza, il finanziamento indebitandosi presso il pubblico o la banca centrale, consente ai membri della comunità viventi al momento della decisione fiscale di traslare i pagamenti su quelli viventi in periodi successivi (quest’ultimi possono essere ovviamente lo stesso gruppo di persone, specialmente se il periodo in cui il debito viene ammortizzato è assai breve).

In merito sempre al debito pubblico, si preferisce poi il ricorso a quello interno rispetto a quello estero, perché nel primo caso rispetto al secondo lo Stato indebitato non fa subire alla comunità che amministra alcuna detrazione delle risorse disponibili.

Sempre riferendoci al debito interno, alcuni sostengono anche se ogni cittadino dello Stato indebitato possedesse la stessa somma di titoli di debito pubblico e dovesse pagare le imposte necessarie al versamento degli interessi proprio su questo debito, non avrebbe senso pensare al debito pubblico come un fardello, perché ogni cittadino sarebbe semplicemente indebitato con se stesso.

La suddetta considerazione è largamente contestabile perché non tiene conto delle perdite di efficienza che possono derivare dalla tassazione e pertanto anche se le stesse persone versassero in imposte quello che poi incasseranno con interessi, continueranno ad esserci gli effetti di distorsione degli incentivi che sono immancabilmente presenti in qualsiasi imposta.

Tassare infatti il reddito di un individuo per pagare gli interessi a quello stesso individuo determinerebbe comunque l’introduzione di distorsioni microeconomiche che possono indurre questo stesso individuo ad essere meno produttivo e ovviamente questo rischio tenderà a tramutarsi in un dato certo quanto più è relativamente elevato sul reddito il peso complessivo della tassazione.

La seconda differenza riguarda gli effetti espansivi.

I finanziamenti in deficit con creazione addizionale di base monetaria sono, tra le modalità di finanziamento della spesa pubblica, tendenzialmente i più espansivi e ciò significa che possiedono una capacità di ampliare durevolmente il volume totale di spesa relativa al costo del lavoro, con il risultato finale di aumentare occupazione e produzione in modo sostenibile, maggiore rispetto ad un finanziamento in deficit senza creazione addizionale di base monetaria (e ancor più maggiore rispetto ad un aumento della spesa pubblica finanziato tramite prelievo fiscale).

Tuttavia, la capacità di un aumento della spesa pubblica di generare il suddetto processo di espansione si manifesta poi concretamente, cioè ha successo, soltanto se gli aspetti strutturali endogeni del mercato, comprese le regolamentazioni e le restrizioni attuate dal settore pubblico, lo consentono.

Qualora infatti questi aspetti si dimostrassero tali da non permettere di ampliare durevolmente il volume totale di spesa relativa al costo del lavoro, con il risultato finale di aumentare occupazione e produzione in modo sostenibile, in risposta all’iniziale e certa pressione sui prezzi (la quale non colpisce tutti i prezzi nella stessa misura) che ogni incremento del flusso di spesa aggregata in beni e servizi comporta, ciò che avremo ottenuto sarà solo un andamento economico a carattere inflazionistico.

Di conseguenza, la tendenza dell’economia nello sfociare nel carattere inflazionistico sarà maggiore in un regime in cui lo squilibrio deliberato di bilancio viene aggiustato mediante finanziamento con creazione addizionale di base monetaria (tramite monetizzazione del debito pubblico o tramite spesa in deficit senza generare debito all’origine) che non in uno in cui in cui l’aggiustamento avviene indebitandosi presso il pubblico.