Capire il problema monetario alla luce dell’efficienza allocativa

L’aumento sostenibile degli investimenti è possibile nella misura in cui c’è un’offerta addizionale di risparmio in termini reali.

Al fine pertanto di evitare un ciclo di espansione e crisi dell’intero sistema economico (ciclo economico), cioè un più o meno repentino accumularsi di errori economici di portata generale che ad un certo punto si manifestano improvvisamente, l’aumento degli investimenti deve essere generalmente sostenibile.

Osservato quanto, l’essenza di una fase generale di espansione economica insostenibile, non è però il sovrainvestimento, bensì l’investimento erroneo, ossia l’investimento effettuato in una direzione sbagliata.

Aumenti della circolazione monetaria non coperti o che non vengono coperti tempestivamente da risparmi reali possono attivare delle produzioni (se i prezzi futuri sono, in sostanza, correttamente previsti questi aumenti non generano effetti stimolanti sulle produzioni), ma nel momento in cui il processo sequenziale di raggiustamento dei prezzi giunge a compimento si rende visibile che attivare queste produzioni è stato un errore.

Errore o perché ci sono installazioni produttive che non possono essere utilizzate o vengono sostanzialmente sottoutilizzate, dato che mancano gli impianti o i macchinari complementari oppure perché ci sono installazioni produttive i cui prodotti non possono essere venduti, dato che i consumatori sono più interessati a comperare altri beni che però non vengono prodotti in quantità sufficiente.

Insomma, l’errore si presenta concretamente sotto la forma di una mancanza di beni di capitale complementari.

L’intera struttura della produzione del sistema economico è quindi come se fosse nella posizione di un produttore di cereali che sovradimensiona l’offerta dei fattori della produzione disponibili.

Questo produttore acquista un campo adatto alla produzione dei cereali e solo in seguito si accorge di non poter disporre, per niente o in quantità corrispondenti alle esigenze, di tutti quei beni di capitale complementari che devono cooperare nella produzione dei cereali, cioè concime, attrezzature agricole, forni e così via.

Quando però appare visibile che l’espansione generale non era nelle condizioni di essere sostenibile, quello che il pubblico riesce immediatamente a vedere sono soltanto quelle installazioni produttive pronte all’uso ma non utilizzate o sostanzialmente sottoutilizzate e ciò può portare erroneamente a pensare che tale situazione sia dovuta a una scarsità di consumo o a un surplus di beni di capitale.

Di conseguenza, reagire alla sopravvenuta crisi generale con uno stimolo ulteriore alle spese per il consumo non può non produrre un impulso alla compressione ulteriore dello stock di beni di capitale dell’intero sistema economico, dato che il problema non risiede in una carenza di reddito speso in consumi.

I progetti d’investimento abbandonati per mancanza di beni di capitale complementari potranno essere recuperati a due condizioni, cioè nel momento in cui si sarà formata un’offerta addizionale e sufficiente di risparmi reali e se i relativi beni di capitale non verranno tutti persi o irrimediabilmente danneggiati durante il periodo di crisi generale dell’attività economica.

Tuttavia, alcuni progetti d’investimento, anche se potranno ancora ottenere i fondi necessari per essere portati a termine, potranno essere comunque abbandonati perché non ritenuti più vantaggiosi e ciò automaticamente implica che i beni di capitale che compongono questi progetti o non saranno più utilizzabili o se saranno utilizzabili dovranno essere sottoposti ad un più o meno costoso processo di rimodellamento.

La moneta è un agente dinamico e ciò porta inevitabilmente ad affermare che un’economia monetaria possiede in ogni caso proprietà di stabilità automatica inferiori a quelle di un’economia di baratto e a questo dobbiamo inoltre necessariamente aggiungere che nessun soggetto può arrivare a sapere in anticipo qual è la quantità di moneta in circolazione ottimale.

Tutto ciò significa che anche quando l’efficienza allocativa si trova ad operare nel migliore degli ambienti per essa possibili, ossia in un contesto reale di concorrenza assolutamente libera, dove pertanto tutti i prezzi e quindi anche i salari possono variare con assoluta libertà, è impossibile fornire un ordine monetario che da un lato escluda l’avvento di qualsiasi entità di ciclo economico e dall’altro escluda il formarsi di intervalli di tempo che possano essere percepiti come un ritardo nell’eliminazione della disoccupazione involontaria e nell’attuazione del pieno o sostanzialmente pieno utilizzo della capacità produttiva.

L’esistenza dell’informazione imperfetta, shock tecnologici e resistenze frizionali (quest’ultime dovute al fatto che nei comportamenti umani abitudini e rigidità sono in grado di elevarsi fino al punto di essere fattori rilevanti) possono sempre infatti generare una qualche forma di ciclo economico oppure una qualche dose che può essere percepita come significativamente transitoria di risorse inutilizzate o sostanzialmente sottoutilizzate dovute all’insufficiente domanda aggregata.

Tuttavia, ciò non toglie che le possibilità di cadere in uno dei due squilibri possano essere minimizzate in maniera bilanciata, il che comunque non è poco.

In tal senso, niente allora può essere più incisivo di separare inequivocabilmente politica fiscale e politica monetaria e per fare ciò sarebbe necessario non solo dissolvere completamente il concetto di banca centrale di emissione, ma anche quello di una singola valuta a corso legale (stabilito in linea di principio) coincidente con il territorio di una nazione o di un gruppo di nazioni economicamente collegate.