9 agosto 2007 – … dicembre 2018

La grande
depressione
1873 – 1895 ebbe l’incredibile
durata di 22 anni e toccò tutti i principali settori dell’economia
dell’epoca ossia: l’agricoltura e l’industria generando una scarsa
circolazione monetaria
conun marcato
a carattere recessivo.
Queste conseguenze produssero sistematicamente la deflazione.
Per tutta risposta si innescarono i licenziamenti e, quindi per
mancanza di lavoro, a loro volta generarono riduzioni
salariali
e
si videro migrazioni dalle campagne verso le città. Ovviamente, come
non dimenticare la stretta creditizia
ed il crollo delle borse? Tutto ciò va focalizzato nel contesto
geopolitico dell’epoca. Una delle risposte a tanto caos fu
l’innalzamento delle barriere doganali. Per ulteriori approfondimenti
rimando il tutto alla lettura dell’economista Murray Newton Rothbard
(1926-1995). Oggi per alcuni versi ci troviamo a ripercorrere,
speriamo di no, quel periodo anche se in modo più moderno. Ma poi
cosa c’è di moderno nella fame e nella povertà? Se solo vogliamo
selezionare l’Italia diciamo che attualmente abbiamo circa 5.000.000
(cinque milioni) di persone in povertà
assoluta

(pari
al
6,9%
delle famiglie residenti e all’8,4% dell’intera popolazione – fonte
ISTAT
).

Definizione
di Povertà assoluta:
una
spesa mensile del nucleo familiare inferiore al valore della spesa
minima mensile necessaria per l’acquisto di un paniere di beni e di
servizi considerati essenziali per una qualità della vita
minimamente accettabile. Fonte ISTAT

Tutto
ciò potrebbe generare rivolte popolari spontanee e/o organizzate. E’
di queste ore il discorso del Presidente francese Macron, che ha
visto i propri cittadini (gilets
jaunes – gilet gialli
)
protestare per l’innalzamento delle imposte sui carburanti, ecc. ed
in qualche modo si è scusato, promettendo l’aumento del minimo
salariale e abbattimenti delle tasse (che purtroppo, come al solito
non entreranno in vigore subito) e che produrranno deficit. Argent de
poche per calmare il “popolino”? Nouvelle politique o ritorno
all’Ancien Règime? Sappiamo tutti come è andata a finire nel 1789.
Altro casus belli è l’applicazione, da parte del Presidente USA
Trump, del protezionismo
con dazi importanti sulle merci importate da quasi tutto il mondo,
soprattutto nei confronti della Cina. Si potrebbero fare ulteriori
esempi come le guerre dimenticate, le migrazioni incontrollate, lo
sfruttamento cieco delle risorse del pianeta e quant’altro, ciò non
toglie che abbiamo, almeno noi in Italia – fondatori dell’Europa
Unita – dei problemi veramente seri. I Commissari dell’UE vogliono
avviare la procedura di
infrazione per
eccesso
di indebitamento. S
iamo
arrivati al controllo anticipato di una eventuale programmazione
pianificando, a monte, il tutto. Suona un po’ di
marxismo.
Il
controllo “statale centrale” europeo
.
Mah! Ovviamente con il placet della Banca Centrale Europea, del Fondo
Monetario Internazionale … Tutti i santi giorni abbiamo aziende che
chiudono e aziende “sane” che delocalizzano e migrano in altri
stati, magari europei, per una mera questione di costi del personale,
utili ecc. e come conseguenza finale: la disoccupazione. Come si suol
dire:
LA
DOMANDA SORGE SPONTANEA, CHE FARE?

Beh, dato che all’inizio ho esordito descrivendo, a grandi linee, la
grande depressione dell’800, ora mi viene in mente che, per salvare
un po’ capra e cavoli, nel 1933 si istituì l’I.R.I. (Istituto per la
Ricostruzione Industriale) ed oggi, in tempi più moderni potremmo
fondare qualcosa di simile costituendola in forma di società di
capitali, oppure si potrebbe utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti,
così qualsiasi partecipazione non diventa “aiuto di stato” e
potremmo addirittura contare su un flusso di interventi, anche
mirati, per tutte le situazioni di criticità. Tutto ciò può dare
risultati importanti. Non è semplice, però si può fare.

Faber
est suae quisque fortunae

Ciascuno
è artefice della propria sorte