L’Europa ha provato il suo “Green New Deal” ed è stato un disastro

Cosa succede
quando i politici vedono che i loro stimoli mostruosi non si sono
realizzati? Tirano fuori dal cilindro il prossimo coniglio. Hanno
bisogno di un nuovo nome e di una nuova soluzione magica per far
credere ai cittadini la magia delle politiche sul lato della domanda,
nonostante il costante fallimento di quegli stessi piani.

L’esempio
dell’Eurozona

Un grande stimolo nel 2008 in un “piano di crescita e occupazione”. Uno stimolo dell’1,5% del PIL per creare “milioni di posti di lavoro in infrastrutture, opere civili, interconnessioni e settori strategici”. 4,5 milioni di posti di lavoro sono stati distrutti e il deficit è quasi raddoppiato. È stato dopo la crisi perché tra il 2001 e il 2008 l’offerta di moneta nell’Eurozona è raddoppiata. L’Eurozona è stata una catena di stimoli sin dal primo giorno.

Il cosiddetto “Piano Juncker” o “Piano di investimenti per l’Europa”, salutato come la “soluzione” alla mancanza di crescita dell’Unione europea, era la stessa. Ha raccolto 360 miliardi di euro, molti per gli elefanti bianchi (espressione simile alle cattedrali nel deserto). Le stime di crescita dell’eurozona sono state ridotte, la crescita della produttività si è arrestata e la produzione industriale è scesa a dicembre 2018 a livelli triennali bassi.

Il massiccio piano di politica “verde” dell’Eurozona ha reso i paesi dell’Unione europea vittime di bollette elettriche e di gas naturale per le famiglie che sono più del doppio di quelle degli Stati Uniti, e la disoccupazione è ancora due volte quella degli USA, mentre la crescita è in stagnazione. Nel 2016 i prezzi dell’elettricità domestica hanno una media di 26,6 c/kWh nell’area dell’euro e 12,7 c/kWh negli Stati Uniti.

Cominciamo a sfatare alcuni miti su quest’ultimo coniglio dal cappello degli interventisti.

No, non è
un nuovo affare, e non lo dovrebbe essere

Quando FDR (Franklin Delano Roosevelt, 32° Presidente U.S.A.) lanciò il New Deal, le dimensioni della spesa pubblica e del debito non erano affatto vicine ai livelli elevati di oggi.

All’apice
del New Deal, la spesa federale non è mai stata superiore al livello
del 19,7% del 10,7%. Anche considerando il costo straordinario del
periodo della Seconda Guerra Mondiale, la spesa pubblica è passata
da un massimo del 43,6% all’11,6% nel 1948.

Non solo
quello. Il settore pubblico aveva un debito molto basso, pari al
massimo al 45% del PIL. Confrontatelo con un deficit annuo già
insostenibile che non scende al di sotto di mezzo trilione di dollari
ed il debito al PIL vicino al 100%.

In uno
studio approfondito intitolato “Politiche del New Deal e
Persistenza della Grande Depressione: un’analisi generale
sull’equilibrio” (New Deal Policies and the
Persistence of the Great Depression: A General Equilibrium Analysis
),
due professori di economia dell’UCLA, Harold L. Cole e il
vicepresidente del Dipartimento di Economia Lee Ohanian, hanno
determinato che contro la concorrenza e presumibilmente le politiche
favorevoli all’occupazione del New Deal hanno distrutto le
possibilità di ripresa economica. I due economisti conclusero che se
queste politiche non fossero state attuate, la depressione sarebbe
finita nel 1936 anziché nel 1943.
Negli anni ’30, il tasso di
disoccupazione non è mai sceso al di sotto del 15%. Cinque anni dopo
aver iniziato il suo “New Deal”, le politiche economiche di
Roosevelt avevano fatto sì che uno su cinque americani attivi fosse
senza lavoro. Nel 1937 c’erano 6 milioni di disoccupati e nel 1938
quella cifra era di 10 milioni di persone. Alla fine, fu la seconda
guerra mondiale che “fece finire” la disoccupazione. Come?
Reclutando con la forza il 20% della popolazione attiva per lavorare
nell’industria bellica e spendendo l’equivalente del 42% del PIL per
l’intero sforzo. Un problema significativo è stato il fatto che
durante quegli anni l’inflazione, che è salita a quasi il 20% e
persino con l’1% di disoccupazione, c’era un razionamento dei beni
di consumo di base. Gli Stati Uniti sono emersi veramente dalla
depressione quando, alla fine della guerra, hanno bruscamente
tagliato le tasse di un terzo e ha iniziato a pagare il debito.

Questo
potrebbe iniziare a sembrarti familiare. Il New Deal era ancora un
altro esempio di promettente libertà e di repressione.

Non è “verde”

Gli Stati
Uniti sono già al secondo posto per gli investimenti sulle energie
rinnovabili secondo la EY (Ernst & Young,
consulenza direzionale
).

Gli
investimenti rinnovabili e verdi stanno già fiorendo senza che i
politici debbano interferire. In effetti, gli Stati Uniti investono
oltre 40 miliardi di dollari l’anno nelle energie rinnovabili, e se
aggiungiamo infrastrutture ed efficienza energetica, gli Stati Uniti
sono ancora la prima destinazione globale degli investimenti
produttivi in energia, tecnologia e infrastrutture verdi.

Gli Stati
Uniti sono stati in grado di ridurre le emissioni di CO2
, mentre l’Unione Europea con i maggiori piani di sussidi e l’elevata
tassa sul CO2 li
ha aumentati. Gli Stati Uniti hanno ottenuto di più nello sviluppo
di energie rinnovabili, tecnologia ed efficienza energetica senza
enormi aumenti delle tasse e delle bollette. Non c’è nulla di
“verde” nella decisione di un pianificatore centrale di gonfiare
il PIL attraverso la spesa pubblica. E’ il contrario. Aumenta
artificialmente l’energia e l’utilizzo del capitale per creare falsi
segnali di domanda che finiscono per essere bolle che danneggiano
l’economia e la rendono meno dinamica.

Non c’è
bisogno di un Green New Deal. Stiamo già vivendo un periodo di
aumento della spesa pubblica, deficit troppo elevati e debito.
L’innovazione e gli sconvolgimenti tecnologici riducono l’intensità
energetica del PIL più velocemente di quanto qualsiasi governo possa
mai decidere.

Perché?
Perché i politici ed i governi non dispongono di più o migliori
informazioni sulle esigenze dell’economia, dei consumatori o sul
ritmo dell’innovazione e dell’attuazione della tecnologia. Di fatto,
i governi usano ogni incentivo per gonfiare il PIL ad ogni costo e a
passare il conto ai consumatori e il debito ai contribuenti.

I governi di
qualsiasi colore o ideologia non traggono vantaggio dall’innovazione
tecnologica, dall’efficienza energetica e dalla sostituzione. Perché?
Perché questi sono fattori disinflazionistici e l’effetto a breve
termine è sempre di distruzione creativa delle industrie obsolete
… Quelle che mirano a preservare ad ogni costo. Se i governi
avessero veramente a cuore il clima e l’ambiente, avrebbero chiuso le
industrie più inquinanti, che sono tutte con concessioni statali o
governative.

C’è solo un
modo in cui i governi traggono vantaggio da enormi stimoli: gonfiare
il PIL costruendo progetti di costruzione massicci. Aumentare
l’inflazione pompando artificialmente più spese in conto capitale e
consumo di energia. Questo è e non è mai stato verde, innovativo o
dirompente. Semplicemente vecchio interventismo.

Questa non
sarà la prima né l’ultima volta in cui mettiamo in discussione i
meriti di enormi piani governativi. Come abbiamo dimostrato in tante
occasioni, le enormi spese per le
“cattedrali nel deserto” sono parzialmente responsabili
della stagnazione globale e del debito eccessivo. Enormi opere
faraoniche che promettono miliardi di dollari di crescita, posti di
lavoro e benefici che, successivamente, non vengono raggiunti,
lasciando una scia di debiti e massicci costi operativi.

I fautori
dei piani di mega-stimolo ignorano l’importanza dei ritorni economici
reali a favore del “gonfiaggio del PIL” in ogni modo possibile.
Uno studio di Deepak Lal (classe 1940
economista
), professore universitario di
sviluppo internazionale dell’UCLA, discute dell’impatto devastante
sulla crescita potenziale e sul debito dei piani di stimolo in Cina,
e l’analisi di “Se lo costruisci” (if you
bild it
) di Edward Glaeser distrugge il mito
ripetuto da molti degli effetti moltiplicatori dell’infrastruttura
pubblica. I sostenitori della spesa infrastrutturale a qualsiasi
costo ignorano la più basilare analisi costi-benefici,
sottovalutando i costi e aumentando il beneficio stimato attraverso i
moltiplicatori della fantascienza.

I professori
Ansar e Flyvbjerg hanno anche dedicato un grande sforzo per
analizzare l’effetto negativo di grandi piani di “stimolo” dai
megaprogetti idraulici all’organizzazione dei Giochi Olimpici.

Lo studio di
Deepak Lal, che cita i professori Ansar e Flyvbjerg, dimostra che
l’analisi costi-benefici effettiva rispetto ai “rendimenti
stimati”, quando i progetti sono approvati, risulta essere
disastrosa. Il cinquantacinque percento dei progetti analizzati ha
generato un rapporto profitto/costi inferiore a uno, cioè ha creato
perdite reali. Ma, del resto, solo sei progetti di quelli analizzati
hanno mostrato rendimenti positivi. Il resto, niente. L’economia non
cresce più, rende l’economia più debole.

L’unico
Green New Deal che funziona è che i governi si facciano da parte e
lascino che il settore privato fornisca la tecnologia e l’innovazione
richieste. Sta già accadendo.

Certo, ci
sono investimenti infrastrutturali, tecnologici ed ecologici che
hanno senso. Sono stati implementati mentre leggi questo articolo. Il
resto sono semplicemente vecchie “cattedrali nel deserto” per la
gloria dei politici … con i tuoi soldi.

E no, questa
volta non sarà diverso.

L'articolo originale: https://mises.org/wire/europe-tried-its-own-green-new-deal-%E2%80%94-it-was-disaster