Perché dire NO alla Cashless Society

In un paper (intitolato The Macroeconomics of De-Cashing)
pubblicato nel marzo del 2017 Alexei Kireyev, un’economista da anni al
Fondo Monetario Internazionale, traccia una roadmap verso una
sistematica abolizione del denaro contante.

In questo paper, Kireyev si dice
consapevole che l’abolizione del denaro contante potrebbe essere
percepita  come una violazione dei diritti fondamentali della persona e
suggerisce pertanto ai governanti di perseguire questo obiettivo senza
dichiararlo apertamente e poco alla volta, cioè senza fretta.

Il processo di abolizione per Kireyev
deve all’inizio basarsi su passi iniziali largamente accettati, come
l’eliminazione graduale di banconote di grande valore (chiedetevi
giustappunto perché la BCE non stampa più dal 2019 la banconota da 500
euro), la fissazione di massimali sulle transazioni in contanti (già
presenti in più paesi) e la tracciatura dei trasferimenti in contanti
attraverso i confini.

Di poi, Kireyev suggerisce che le
persone, sia in qualità di semplici cittadini che di imprese, devono
essere stimolate ad evitare operazioni in denaro contante.

Kireyev è infine consapevole che il
consenso tra il pubblico e il settore privato è la precondizione chiave
per giungere ad una società senza contante; senza questa precondizione
il piano non può avere successo.

Di conseguenza, raccomanda un’opera di
sensibilizzazione continua per alleviare “i sospetti” relativi
all’abolizione del contante; principalmente, che abolendo il contante le
autorità stiano cercando di controllare tutti gli aspetti della vita
delle persone, incluso il loro utilizzo di denaro, o spingere i risparmi
personali nelle mani delle banche.

Kireyev si basa sulle idee di Kenneth Rogoff un ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale;  in suo libro del 2016, The Curse of Money,
Rogoff raccomanda l’abolizione del contante perché ciò, secondo il suo
parere, contribuirebbe ad una vera lotta contro l’evasione fiscale e la
criminalità.

Diritti, evasione fiscale, criminalità  e prosperità

Kireyev e Rogoff vedono soltanto
quello che immediatamente colpisce l’occhio, dimenticandosi di o non
volendo vedere anche oltre.

Il problema, infatti, non è, come dice
Kireyev, che l’abolizione del denaro contante potrebbe essere percepita
come una violazione dei diritti fondamentali della persona, ma che
l’abolizione del denaro contante è una violazione dei diritti della
persona.

Qualora fosse abolito il denaro
contante si potrà, infatti, possedere il proprio denaro solo
indirettamente, cioè affidandone la detenzione ad altri, e ciò
significherebbe imporre un regime in cui ciascun legittimo proprietario
del denaro viene messo alla mercé delle decisioni degli operatori che
curano la detenzione del denaro.

Oltre a questo problema di lesione del diritto di proprietà sul denaro, c’è poi un problema che concerne la privacy finanziaria.

Anche ammesso, infatti, che una parte
dell’evasione fiscale e della criminalità possa realizzarsi solo
attraverso l’uso del contante, questa non è una buona ragione per
vietarne l’uso, perché questo divieto presenterebbe seri pericoli sul
fronte del controllo sociale.

Così come, infatti, viene garantita la
segretezza del voto per non esporre gli elettori a una serie di
possibili rivalse o ritorsioni, allo stesso modo non si può obbligare la
gente a rinunciare del tutto alla propria privacy finanziaria, perché
ciò esporrebbe i cittadini a una serie di possibili rivalse e
ritorsioni.

Uno Stato diritto, per essere
considerato come tale, deve necessariamente sottoporsi ad alcune
sostanziali limitazioni nella prevenzione al crimine dettate dal
principio del rispetto della libertà individuale, onde evitare di
trasformare la politica in tirannide.

Una volta abolito il contante, non
dovremo più preoccuparci di qualcuno che possa entrare in un negozio per
svaligiare la cassa, ma state tranquilli che aumenteranno le nostre
preoccupazioni in merito ai furti sul nostro denaro fatti attraverso
attacchi hacker e frodi informatiche, oltre che ai problemi tecnici per i
pagamenti digitali.

Una volta abolito il contante, non
avremo posto in essere una vera lotta all’evasione fiscale e nemmeno
fermeremo l’attività dei network criminali e terroristici.

Si può fare evasione fiscale senza
emettere fattura o scontrino oppure emettendo scontrino o fatture di
portata inferiore rispetto al reale pagamento effettuato, ma l’evasione
fiscale può assumere anche altre manifestazioni, cioè attraverso manovre
elusive che non si nutrono di certo di denaro contante.

L’elusione fiscale, più che violare, aggira la legge (viene, infatti, definita dal diritto come un comportamento extra legem non contra legem) e sfrutta le debolezze dell’ordinamento giuridico.

Le forme di elusione fiscale sono
numerose, in continua evoluzione e spesso davvero molto sofisticate, il
che significa che l’elusione richiede di frequente un importante uso di
tempo e di altre risorse solo per la sua ricerca.

Attraverso operazioni di elusione
fiscale si può poi trasferire denaro, senza che si muova alcuna
banconota o moneta (viviamo già in un’economia altamente digitalizzata),
in luoghi in grado di offrire sistemi, oltre che convenienti dal punto
di vista della tassazione, pressoché inviolabili di tutela del segreto
aziendale; questo tipo di segretezza attrae non solo grandi evasori, ma
anche le risorse delle organizzazioni criminali e terroristiche.

Una vera lotta all’evasione fiscale e
ai flussi di denaro che alimentano i network criminali e terroristici
andrebbe fatta con sistemi mirati che non annichiliscono la libertà di
tutti i cittadini, come è invece la guerra al contante, e tradursi anche
in un serio contrasto a certe manovre elusive e a certe legislazioni di
alcuni paesi che costituiscono il porto sicuro di certe manovre
elusive.

Tuttavia, ciò non è facile che
avvenga, dato che alcune delle banche e delle big-company che si battono
per un mondo senza contante, non soltanto sono delle abili “sposta
profitti”, ma hanno anche ramificazioni in molti meandri delle
istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali a difesa dei loro
interessi.

Tutto ciò ci porta a concludere che i
“cittadini comuni”, quelli cioè che non hanno particolari mezzi e
 conoscenze e/o propensioni a sottrarsi al rispetto del principio di
legalità, sarebbero nettamente i più esposti a seri pericoli sul fronte
del controllo sociale.

Detto quanto, in termini di prosperità
di una nazione, contrastare l’evasione fiscale diviene un’azione più
controproducente che altro, se poi l’ammontare di spesa pubblica che si
vuole finanziare è insopportabile rispetto ai parametri di un’economia
di mercato; il problema di fondo, alla fine, non è, infatti, combattere
l’evasione fiscale in sé, ma fare in modo che i cittadini non sentano il
bisogno di evadere il fisco per non vedersi mortificare i propri sforzi
produttivi o garantirsi un tenore di vita assolutamente decente.

Un minor grado di evasione fiscale o anche un’evasione fiscale uguale a zero non è affatto sinonimo di una nazione prospera.

Ammettiamo, infatti, teoricamente che
un paese riesca a sradicare ogni possibilità di effettuare evasione
fiscale (in pratica, non potrà mai essere così), questo però non vuol
dire affatto che non possa essere stabilita una tassazione oppressiva.

C’è un’idea piuttosto diffusa secondo
la quale la tassazione sarebbe certamente più bassa se tutti pagassero
le tasse per quanto richiesto.

In verità, lo slogan se pagassero tutti pagheremmo certamente tutti meno,
non è vero, nel senso che meno evasione uguale a meno tassazione non è
affatto detto che si verifichi, perché quel che viene chiesto di pagare
dipende sempre, in ultimo, dalla quantità di spesa pubblica che la
politica desidera finanziare e che ha finanziato.

Di conseguenza, è decisamente fuorviante affermare che riducendo
l’evasione si ridurrà sicuramente anche la tassazione; in tal senso,
quel che, alla fine, conta è la volontà politica e il contesto
intellettuale dominante attorno a sé.

Il vero problema della tassazione deve
poi essere visto nel paradosso che più la tassazione aumenta, più essa
mina il funzionamento del mercato e il sistema stesso di tassazione;
ogni tributo specifico, come l’intero sistema fiscale nazionale, diventa
oltre un certo limite, semplicemente autodistruttore.

Una corretta rappresentazione della
realtà economica ci dice quindi che tra tassazione oppressiva, una
pressione inflazionistica permanente ed evasione fiscale soltanto i
primi due fenomeni sono collegabili attraverso veri e propri nessi
logici, cioè sono annoverabili tra le cause e non tra i possibili
effetti, a mancata prosperità o declino di una nazione.

Di conseguenza, a fronte di un’abolizione del contante, non avremo
soprattutto alcuna garanzia che la tassazione diminuirà o resterà al di
sotto del livello di spoliazione, la spesa pubblica seguirà percorsi più
virtuosi e quella clientelare diventerà solo un ricordo, dato che non
c’è nessun nesso di causa ed effetto tra contante e queste altre
variabili.

Infine, ricordiamo che i diversi metodi di stima elaborati per
calcolare quante risorse vengono attualmente nascoste al fisco hanno
tutti un carattere evidentemente virtuale, dato che l’occultato da un
lato deve prima effettivamente esistere e dall’altro, qualora
effettivamente esista, resta comunque inconoscibile al fisco fintanto
che non viene da questo scoperto.

Denaro contante e tassi d’interesse fortemente negativi

L’abolizione del contante serve anche a
perseguire un’idea se è possibile ancora peggiore; Kireyev e Rogoff e i
loro commilitoni hanno, infatti, altre idee insane in testa.

Costoro raccomandano tassi di
interesse fortemente negativi sui depositi bancari dei cittadini, poiché
credono che questi tassi si renderanno indispensabili per reagire ad
una prossima e virulenta crisi economica, poiché credono che quando le
cose vanno male quello che bisogna fare è spingere il pubblico a far
girare il suo denaro, costi quel che costi.

Ricordiamo che una politica di tassi
di interesse fortemente negativi trova un suo limite nell’esistenza del
denaro contante; più scende il tasso di sconto, cioè il tasso con cui la
banca centrale concede prestiti alle banche, più scendono i tassi sui
depositi bancari (non avrebbe senso per le banche pagare certi interessi
a un depositante se finanziarsi presso la banca centrale costa meno),
tanto meno conviene mantenere denaro in banca e tanto più conviene
rifugiarsi nel contante.

Il denaro contante ha, infatti, lo
stesso potere d’acquisto dei depositi bancari, ma con un interesse
nominale sempre pari a zero; in altre parole, il denaro contante ha
incorporato dentro di sé un cosiddetto zero lower bound .

Nel caso quindi in cui le banche
applicassero sui depositi tassi di interesse negativi, esse
stimolerebbero un aumento della domanda di contante, stimolo che
ovviamente diventerebbe sempre più forte man mano che questi tassi
fossero fatti sprofondare in territorio negativo.

Qualche tempo fa William Buiter, capo
degli economisti di Citigroup, spiegò come se non ci fosse stato il
denaro contante, le banche avrebbero quantomeno già portato i tassi sui
depositi dei cittadini a meno 6 per cento.

Buiter fa parte di un’associazione il cui nome è tutto un programma, cioè Better than Cash Alliance (che tra i suoi membri, oltre Citigroup, annovera, tra
gli altri, alcuni governi, diverse agenzie ONU, Bill and Melissa Gates
Foundation, Clinton Development Iniziative, Mastercard, Visa, Unilever,
Coca-Cola); in Italia, la stessa mission anti-contante di Better than Cash Alliance viene perseguita dalla community Cashless Society – The European House dell’Ambrosetti Forum.

Chi promuove una miscela di tassi di
interesse fortemente negativi più abolizione del denaro contante, sta
proponendo di deprimere la funzione della moneta come riserva in vista
di spese future, pensando che ciò produrrà più vantaggi che svantaggi
economici.

Tuttavia, qualsiasi misura che deprime
la funzione della moneta come riserva in vista di spese future, avrà
come effetto non solo quello di incentivare il pubblico a spendere più
velocemente il proprio denaro, ma anche quello di corrodere il processo
di capitalizzazione, cioè di accumulazione di ricchezza per scopi
produttivi.

Ne discende uno stimolo (tanto più a
segno, quanto più forte) allo spostamento del reddito sociale
dall’investimento al consumo; questo spostamento produce un maggior
livello di consumi per un breve periodo, ma, alla fine, una
compressione, e non un aumento, del volume di beni di consumo che
l’economia potrà offrire ad un tasso elevato.

Ad una maggiore depressione della
funzione della moneta come riserva in vista di spese future, corrisponde
una corrosione maggiore del processo di capitalizzazione; in base a
quanto, attraverso una politica progressiva di depressione di questa
funzione della moneta si può arrivare fino al punto di negare
l’accumulazione di capitale e quindi produrre un tenore di vita
primitivo.

Detto quanto, non è da escludere poi
che tassi di interesse fortemente negativi più abolizione del contante
possano produrre il risultato di un potenziamento da un lato del mercato
nero e dall’altro di intermediari dello scambio molto più solidi, dato
che più le coercizioni si fanno pressanti, più le persone tendono a
sviluppare l’intenzione di ribellarsi ad esse.

Può essere, infatti, abolito il
contante stampato ed imposto con la forza della legge dalle banche
centrali, ma non può essere abolita l’immaginazione dei cittadini a
sottrarsi al controllo sociale ed a cercare intermediari dello scambio
appetibili, cioè che tendano a conservare il loro potere d’acquisto (lo
spirito di sopravvivenza tende ad aguzzare l’ingegno).

In definitiva, Kireyev, Rogoff e Buiter sono degli illusi nella teoria e degli intolleranti nella pratica.

Conclusioni

La guerra al denaro contante non è
efficace per ottenere un mondo più sicuro e con una migliore allocazione
delle risorse, ma di certo serve ad altro e ad altri.

Esiste un’oligarchia predatoria che sa
benissimo che dall’abolizione del denaro contante otterrà vantaggi,
quantomeno in termini relativi, qualunque sia invece l’effetto sul
benessere economico generale.

Se non c’è più la possibilità di
ritirare i propri depositi bancari, allora su questi stessi depositi i
governi avranno mano completamente libera di tassarli quanto e come
meglio credono, l’industria della tecnologia per pagamenti digitali
potrà contare su margini di crescita a spese della libertà di scelta
delle persone e, infine, dato che il prelievo e il ritiro dei depositi
non sono più opzioni, i cittadini saranno costretti a subire i tassi del
sistema bancario.

Sollevare le banche dal rischio della
corsa agli sportelli, inoltre, non indurrà queste stesse ad una minore
spregiudicatezza finanziaria, semmai l’esatto contrario.

Il primo obiettivo di questa
oligarchia predatoria è quello di controllare la maggior quantità
relativa possibile di risorse, mentre il secondo obiettivo è quello di
portare avanti esperimenti economici anche a costo della morte del
paziente.

Questa oligarchia, per portare a
termine il suo piano, deve far percepire quelli che, in realtà, sono i
propri esclusivi interessi come se invece fossero interessi che
appartengono spontaneamente a tutti; usando le tecniche del nudging, del
linguaggio privo di collegamento con la realtà e spacciando il proprio
punto di vista come verità scientifica, vuole farci credere non solo che
questa abolizione è pensata per garantire l’interesse sociale, ma, in
aggiunta, che viene incontro soprattutto alle esigenze delle persone
meno abbienti.

In tal senso, come esempi, si può ricordare quando la War on Cash
diffondeva sistematicamente il messaggio che il contante è superato,
costoso, pericoloso, inquinante e scomodo, oppure un recente spot di PayPal  in cui si diceva: è
arrivata la nuova moneta, non è di carta, è progresso. La vecchia
moneta fa troppe domande, la nuova moneta ha già pagato. La vecchia
moneta è solo per pochi, la nuova moneta è per tutti, è per voi. Addio
vecchia moneta, c’è una nuova moneta in città. PayPal is new money.

Prosperità e povertà dipendono innanzitutto dalla qualità delle istituzioni politiche ed economiche.

Misure finalizzate a estrarre rendite a
beneficio di una più o meno ampia minoranza di privilegiati, non
favoriscono e non favoriranno mai la prosperità di una nazione.