Gli elementi che fondano l’economia

Definiamo
produttivo solo quello che è in grado di fornire alle attività
economiche un’eccedenza, un sovraprodotto, cioè un surplus,
rispetto alla ricchezza consumata, consentendo in tal modo la
possibilità di perpetuarle.

Se il surplus è quella parte
della produzione che eccede la ricostituzione dei mezzi di
produzione, il surplus dipende pertanto dal rapporto tra le
valorizzazioni a prezzi di mercato di beni aggiuntivi prodotti in un
certo arco temporale e la dotazione di mezzi di produzione impiegati
per produrli.

Se si vuole condurre un’attività economica e
perpetuarla, bisogna non solo rinnovare il capitale anticipato e
speso per pagare materie prime, manufatti e salari, ma anche
conseguire un’eccedenza; diversamente, l’attività economica non
avrà possibilità di essere perpetuata e quindi il capitale speso e
anticipato non sarà rinnovato, a meno che l’attività non estragga
od ottenga surplus da altre fonti.

Un aumento della quantità
di mezzi di pagamento può aumentare l’efficienza del sistema
economico e sostenere la crescita del surplus sociale.

Quel
che però è certo, invece, è che quando la quantità di mezzi di
pagamento viene accresciuta più velocemente del surplus sociale
succede automaticamente che a un identico valore nominale di mezzi di
pagamento corrisponde una porzione di surplus sociale estratto mano a
mano minore, il che genera un fenomeno di abbassamento tendenziale
dei ritorni sul capitale.

Se lasciata correre, la diversa
velocità di crescita dei due elementi ha quindi come primo approdo
un rallentamento nella crescita del surplus sociale e come secondo e
ultimo approdo la riduzione del surplus sociale.

Tutto ciò
dovrebbe rendere evidente che le autorità monetarie possono fissare
i tassi di interesse (nominali), ma non possono di certo stabilire il
surplus sociale, e che l’espansione monetaria non è sinonimo di
espansione del capitale.

Qualunque sia la sua successiva
distribuzione, questo surplus va realizzato e per essere realizzato
il valore di mercato dei beni prodotti deve essere superiore a quello
dei beni consumati.

Il surplus serve quindi per rinnovare il
capitale accumulato prima e impiegato poi nella produzione di beni a
breve o lungo termine.

Il rinnovo del capitale del sistema
economico permette al livello di produttività dello stesso di non
scendere; gli aumenti di surplus possono essere destinati a nuovo
capitale.

In base a quanto, il fattore determinante della
creazione di ricchezza è la capacità di produrre beni a breve e
lungo termine, che cresce, non solo in quantità ma anche in qualità,
con l’incremento della frazione produttiva della popolazione e
della divisione del lavoro, le quali, a loro volta, possono aumentare
solo con l’accumulazione di capitale generato dal risparmio.

Di
conseguenza, con il processo di accumulazione di capitale, la
quantità data di mezzi di produzione non è solo rinnovata, ma viene
anche aumentata mediante il reinvestimento nel processo produttivo di
quella parte di reddito, individuale o d’impresa, che non viene
pensata e destinata al consumo corrente.

Se gli alti tassi di
risparmio spingono la crescita economica, allora ciò vuol dire anche
che i tassi di risparmio limitano la quantità totale di investimenti
che può essere condotta con successo.

Una struttura della
produzione più intensiva di capitale significa poter contare su una
produttività del sistema economico maggiore e quindi su un consumo
maggiore (rispetto a una struttura meno intensiva di capitale), ma a
questa struttura sarà in ogni caso sempre necessario fornire
risparmi sufficienti per il rinnovo del relativo capitale.

Se,
infatti, i risparmi si riveleranno insufficienti, ci sarà un ritorno
verso una struttura meno intensiva di capitale e quindi una più o
meno improvvisa diminuzione della produzione e dei consumi.

Quando
in un’economia i mezzi di produzione vengono combinati in modo tale
da produrre beni di valore di mercato superiore a quanto impiegato
(in breve, quando il valore di mercato dell’output finale supera il
valore di mercato dell’input), allora l’economia si sviluppa e il
tenore di vita complessivo migliora; diversamente, l’economia
dilapida risorse e il tenore di vita complessivo peggiora.

Di
conseguenza, la domanda aggregata non rappresenta una divisione
autonoma dell’economia, ma è funzione del capitale e quindi può
aumentare in modo sostenibile soltanto se aumenta anche il
capitale.

Il risparmio è un vincolo fondamentale per la
crescita degli investimenti produttivi, ma per sostenersi necessita
pertanto di un altro vincolo fondamentale, cioè una combinazione dei
mezzi di produzione efficiente: in tal senso, giocano ruolo basilare
la qualità delle istituzioni politiche ed economiche o, per meglio
dire, per assorbire nuovi investimenti in modo produttivo diviene
progressivamente più importante la qualità delle istituzioni
politiche ed economiche.

Le istituzioni politiche ed
economiche di maggiore qualità sono quelle più orientate al
rispetto della vita e delle cose della persona, alla promozione delle
iniziative individuali, al principio di responsabilizzazione
individuale, al riconoscimento degli adeguati incentivi affinché le
persone possano mettere a frutto le proprie conoscenze e capacità,
in quanto tutto ciò favorisce la possibilità di porre in essere
scambi reciprocamente vantaggiosi e la scoperta di nuove opportunità
di guadagno e di nuova informazione pratica necessaria a coordinare
la società.

Gli assetti istituzionali più funzionali allo
sviluppo sono quindi quelli permeati dall’economia di mercato; ne
risulta che l’economia di mercato si accorda certamente con una
certa dose e alcune spese pubbliche e alcune regolamentazioni sempre
pubbliche, ma altrettanto certamente non può essere mescolata a
piacimento con spese e regolamentazioni pubbliche senza venire meno
alla sua funzione di guida efficiente dello scambio di segnali
informativi e pertanto della produzione.

Lo Stato dovrebbe
quindi limitarsi a svolgere una funzione di complemento delle scelte
individuali e non dovrebbe essere, invece, l’unico o un decisivo
soggetto attivo delle allocazioni delle risorse.

Se, infatti,
la mancanza di proprietà privata sui mezzi di produzione determina
l’impossibilità del calcolo economico (in altre parole, in assenza
di prezzi di mercato, non esiste alcuna base per calcolare
razionalmente il valore), la presenza di proprietà privata sui mezzi
di produzione soverchiata però da elementi e interventi pubblici
determina un freno alla produzione stessa tanto più forte quanto più
la proprietà privata sui mezzi di produzione è soverchiata da
elementi e interventi pubblici.

Di conseguenza, più lo Stato
si allontana dall’essere soltanto funzione di complemento delle
scelte individuali, più emergerà una condizione di insicurezza
sociale organizzata dallo Stato, di desolazione, di noia, di
fossilizzazione della struttura sociale e di soppressione del
capitale; in breve, di vulnerabilità dell’economia.