Il concetto di inflazione come chiave per capire il problema monetario

Se
c’è un termine di cui si fa fatica a capirne il significato quello
è inflazione.

Questo
perché una definizione unica e condivisa di inflazione in realtà,
ad oggi, non esiste.

Se
dobbiamo fare appello alla definizione più diffusa, con il termine
inflazione (o tasso di inflazione) dobbiamo intendere:

la
percentuale di aumento annuo, comunque entro un dato periodo di
tempo, del livello dei prezzi dei beni e servizi destinati al consumo
delle famiglie.

Questo
aumento viene misurato mediante la costruzione di un indice dei
prezzi al consumo, uno strumento statistico che misura le variazioni
nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, denominato
paniere, che si stima essere rappresentativo degli effettivi consumi
delle famiglie in uno specifico anno o altro periodo di tempo.

Una
seconda definizione di inflazione prevede che con questo termine si
debba intendere:

il
tasso annuo,
comunque
entro un dato periodo di tempo,
di
incremento dell’offerta di moneta, cioè della quantità di
strumenti di pagamento disponibile nel sistema economico.

Detto
quanto, il sistema monetario attuale si delinea nel modo seguente:

  • per
    ogni sistema economico, cioè nazione o insieme di nazioni, c’è
    un’autorità monetaria di riferimento emittente una valuta avente
    strumenti di pagamento a corso legale stabilito in linea di
    principio e coordinante l’offerta di moneta;
  • la
    base monetaria è costituita quindi dalla moneta legale, cioè dalle
    banconote e dalle monete metalliche che per legge devono essere
    accettate in pagamento, e dalle attività finanziarie convertibili
    rapidamente e senza costi in moneta legale, esistenti in un
    determinato momento nel sistema economico.

I
canali attraverso i quali le autorità monetarie immettono o
sottraggono base monetaria all’interno del proprio sistema
economico sono:

  • Tesoro:
    finanziamento del disavanzo pubblico tramite il conto corrente di
    tesoreria presso l’autorità monetaria di riferimento;
    finanziamento del disavanzo pubblico attraverso acquisto di titoli
    di Stato da parte dell’autorità monetaria di riferimento sul
    mercato primario;
  • operazioni
    di mercato aperto
    :
    acquisto o vendita di titoli pubblici da parte dell’autorità
    monetaria di riferimento sul mercato secondario;
  • rifinanziamento
    delle banche del proprio sistema

    economico:
    l’autorità monetaria di riferimento svolge, nei confronti delle
    banche del proprio sistema economico, la funzione di prestatore di
    ultima istanza, cioè di organismo che può concedere prestiti a
    queste banche;
  • estero:
    al caso di saldo attivo della bilancia dei pagamenti corrisponde un
    afflusso di valuta straniera all’interno della nazione (o
    dell’insieme di nazioni) e quando questa valuta viene ceduta
    all’autorità monetaria di riferimento in cambio della valuta
    nazionale si ha automaticamente creazione di base monetaria; nel
    caso di bilancia di pagamenti negativa, si ha invece la vendita di
    valuta nazionale da parte dell’autorità monetaria di riferimento
    con corrispondente riduzione di base monetaria;
  • Altri
    settori
    :
    in tal senso, la variazione di base monetaria riguarda i
    finanziamenti agli istituti di credito speciale, gli acquisti e le
    vendite di titoli non di Stato e di azioni da parte dell’autorità
    monetaria di riferimento.

I
principali mezzi con cui l’autorità monetaria di riferimento
influenza l’offerta di moneta sono:

  • operazioni
    su mercato aperto
    :
    acquisto o vendita sul mercato di titoli, per lo più di Stato, da
    parte dell’autorità monetaria di riferimento: in caso di acquisto
    di titoli viene immessa nel sistema economico base monetaria, mentre
    viene sottratta in caso di vendita (le compravendite di titoli
    possono essere definitive o temporanee);
  • rifinanziamento
    e la manovra del tasso ufficiale di sconto
    :
    l’autorità monetaria di riferimento esercita la funzione di
    prestatore di ultima istanza nei confronti delle banche del proprio
    sistema economico; il tasso ufficiale di sconto è il tasso di
    interesse che l’autorità monetaria di riferimento decide di
    applicare ai prestiti da concedere alle banche del proprio sistema;
    la decisione di aumentare questo tasso comporta un aggravio di costo
    per le banche che decidessero di ricorrere al finanziamento presso
    l’autorità monetaria di riferimento; questo aggravio pertanto può
    indurre le banche a limitare la loro espansione del credito o a
    elargirlo solo a tassi più elevati nei confronti della clientela;
    nel caso di riduzione del tasso ufficiale di sconto, invece, le
    banche, sapendo di poter contare su condizioni di rifinanziamento
    più favorevoli, vengono stimolate a elargire maggiori prestiti e a
    ridurre anche i tassi nei confronti della clientela;
  • fissazione
    della riserva obbligatoria
    :
    le banche del sistema possono essere obbligate a costituire presso
    l’autorità monetaria di riferimento un fondo in termini
    percentuali di riserva a fronte dei depositi bancari; se l’autorità
    monetaria intende limitare il credito disponibile, essa può
    disporre che questa percentuale venga elevata, al contrario, una
    riduzione del coefficiente di riserva comporta per le banche del
    sistema la possibilità di espandere maggiormente l’attività
    creditizia (un sistema di banche che funzionasse integralmente con
    il 100 per cento di riserve avrebbe pertanto un effetto nullo
    sull’offerta di moneta).

Infine,
esiste ancora un’altra definizione di inflazione, vale a dire:

l’inflazione
è il risultato di un eccesso, non corretto tempestivamente da un
meccanismo di compensazione interbancaria, di offerta di moneta
rispetto alla domanda di moneta.

Così
come il prezzo di ciascun bene o servizio viene determinato dalla
quantità disponibile e dall’intensità della domanda del
consumatore per quello stesso bene o servizio, così anche il prezzo
dell’unità di moneta viene determinato dal mercato seguendo le
stesse regole.

La
domanda di moneta coincide con l’ammontare che decidiamo di volta
in volta di trattenere; l’intensità di questa domanda viene
determinata dall’utilità marginale dell’unità di moneta.

Di
conseguenza, un aumento dell’offerta di moneta produce una spinta
all’aumento, in altre parole tenderà ad abbassare il valore
dell’unità di moneta, il che, in definitiva, significa che tale
valore può diminuire, ma anche invariare o addirittura crescere,
perché, in ultimo, bisogna andare a vedere cosa accade all’utilità
marginale del denaro, cioè alla domanda di moneta.

Uno
squilibrio fra offerta e domanda di moneta, non corretto
tempestivamente da un meccanismo di compensazione interbancaria,
finisce per alimentare un processo di aggiustamento che si realizza
mediante la variazione dei prezzi: al rialzo quando la domanda di
moneta è inferiore all’offerta e al ribasso quando la domanda di
moneta è superiore all’offerta.

Tuttavia,
questi aggiustamenti generano effetti indesiderabili, dato che, nel
caso del rialzo, i prezzi non si muovono in maniera uniforme e, nel
caso del ribasso, alcuni prezzi possono resistere alla pressione
verso il basso.

In
tal senso, un’offerta di moneta che può temporaneamente e
prontamente espandersi e altrettanto temporaneamente e prontamente
contrarsi può essere un rimedio adeguato per far coincidere offerta
e domanda di moneta in particolari circostanze di tempo e di luogo.

Il
modo in cui possono conciliarsi elasticità dell’offerta di moneta
e stabilità del valore della moneta costituisce quindi un problema
reale.

Tuttavia,
caratteristica del sistema monetario attuale, cioè imperniato su una
base monetaria arbitraria, perché attivamente e completamente
gestita al di fuori dal perimetro del mercato, e che i costi della
liquidità non crescono man mano che si allarga il credito bancario
ed è quindi inverosimile che l’offerta di moneta si adegui
tempestivamente alla domanda di moneta.

Di
conseguenza, per il sistema monetario attuale, è facile cadere nello
squilibrio più pericoloso, vale a dire un eccesso di offerta di
moneta non corretto tempestivamente da un meccanismo di compensazione
interbancaria.

Lo
squilibrio dovuto ad un eccesso di offerta di moneta non corretto
tempestivamente da un meccanismo di compensazione interbancaria è il
più pericoloso perché
inizialmente può anche stimolare l’economia, ma nel fare ciò
aumenta anche il volume delle decisioni economiche errate e
contemporaneamente fa emergere pressioni politiche che assumono la
forma di suggerimenti per un aumento del controllo generale e della
pianificazione centrale, piuttosto che una diffusa richiesta per i
limiti sui prezzi che lo Stato impone.

Ne
segue che i costi dei controlli, sia in termini di valori economici
che di restrizione delle libertà individuali, devono essere
riconosciuti come parti importanti del costo complessivo
dell’inflazione.

Se
accettiamo quest’ultima definizione di inflazione, possiamo anche
capire il cuore del problema monetario, cioè comprendere quale
regime istituzionale internazionale minimizzi le possibilità di
eccessi e insufficienze della circolazione monetaria locale.

Per
affrontare questo problema, la soluzione più performante sarebbe
quella che in ogni nazione la moneta fosse considerata un bene
assoggettato a regime di libera concorrenza.

In
questo modo, si avrebbe l’assenza di valute dotate di strumenti di
pagamento a corso legale stabilito in linea di principio, cioè
l’assenza di una valuta nazionale (e quindi non ci saranno nemmeno
valute che potranno essere considerate straniere), l’assenza di
controllo politico sui cambi e di regolazione politica, libertà per
ogni operatore di accettare e rifiutare qualsiasi valuta.

La
suddetta soluzione non impedirebbe ad ogni Stato di emettere una sua
valuta statale, ma nessuno sarebbe costretto ad accettare una valuta
(compresa quindi anche quella emessa dal proprio Stato) anche se
ritenuta insoddisfacente e in conseguenza di un meccanismo di
evoluzione culturale di stampo lamarckiano, la valuta che alla fine
prevarrebbe (o prevarrebbero) sarebbe (o sarebbero) quella preferita
(o preferite) dalle persone che, anche grazie a essa (o esse), hanno
avuto successo e che pertanto saranno imitate dagli altri.

Un
regime di libera concorrenza, significa pertanto dissolvere
completamente il concetto attuale di singola valuta a corso legale
stabilito in linea di principio coincidente con il territorio di un
sistema economico e sostituirlo con una libera competizione fra
istituti di emissione che forniscono diversi tipi di moneta,
chiaramente distinguibili grazie a differenti denominazioni, fra i
quali il pubblico possa liberamente scegliere (il che significa
assenza di valute aventi strumenti di pagamento a corso legale
stabilito in linea di principio).

Tutto
ciò implicherebbe la scomparsa della cosiddetta politica monetaria,
dato che i governi influenzerebbero ancora i tassi di interesse
attraverso il volume netto dei loro prestiti, ma su di essi non
potrebbero più praticare manipolazioni, vista la sparizione del
corso legale stabilito in linea di principio.

Questa
soluzione assicurerebbe la più stretta corrispondenza tra risparmio
e investimenti che si possa sperare di conseguire, lasciando
contemporaneamente un margine di variazione alla quantità di offerta
di moneta per tener conto dei cambiamenti della domanda di moneta
dovuti alla diversa liquidità che la gente vuole detenere.

Con
la scomparsa delle distinte valute nazionali, verrebbero meno anche i
cosiddetti problemi relativi alla bilancia dei pagamenti; ci sarebbe,
infatti, necessariamente una continua redistribuzione, delle quantità
assolute e relative di moneta nelle varie regioni a seconda che
queste diventino relativamente più ricche o relativamente più
povere, ma ciò non causerebbe alcuna difficoltà ulteriore rispetto
a quello che lo stesso processo causa oggi all’interno delle
nazioni da una certa grandezza territoriale in poi.

La
politica monetaria è molto più una causa che un rimedio delle crisi
economiche; infatti, è molto più facile, cedendo alle richieste di
denaro a basso costo, provocare, nel processo produttivo errori che
rendono inevitabile una reazione successiva, piuttosto che assistere
l’economia nei suoi sforzi di liberarsi delle conseguenze di uno
sviluppo sbagliato in particolari direzioni.

In
breve, l’instabilità dell’economia di mercato vista fin qui
deriva dal fatto che la moneta, principale regolatore del mercato,
non viene però regolata dal mercato.

Una
singola autorità monetaria, cioè una singola agenzia statale
monopolistica, non è in grado di acquisire le informazioni
necessarie a regolare l’offerta di moneta né, qualora fosse in
grado di conoscere cosa richiede l’interesse generale, si
troverebbe in una situazione tale da poterlo fare.

Poiché,
infatti, il principale vantaggio dell’ordine di mercato è che i
suoi prezzi forniscono agli individui le informazioni necessarie alle
loro azione, allora solo la costante osservazione dell’andamento
dei prezzi correnti di mercato di particolari beni può dare
l’indicazione sui settori in cui si deve o non si deve spendere
denaro.

La
moneta non è uno strumento politico con cui si possano raggiungere
risultati prevedibili attraverso il controllo della sua quantità, ma
essa dovrebbe essere parte del meccanismo automatico di adeguamento
mediante il quale le persone sono regolarmente indotte ad adeguare le
loro azioni a circostanze su cui ricevono informazioni attraverso i
segnali astratti dei prezzi.