Perché è sbagliato basare lo stato ancora sul lavoro

E’ il primo maggio e i sindacati non sanno cosa fare,sono disoccupati perchè
il lavoro si è spostato all’estero,è stato robotizzato,non esiste piu’
l’operaio massa taylorista e fordista,le masse operaie marxiste-leniniste,e
anche il settore dei servizi se lo concepiamo solo come pubblico e
assistenziale cioè fornito dallo stato è in grave crisi mentre cresce il
debito pubblico in maniera esponenziale e lo spread può mettere in ginocchio
uno stato.
Studiando meglio gli economisti liberisti come Von Mises si capisce subito
che il lavoro non è un mandato divino,non c’è nessuna divinità terrena o
celeste che ci debba dare lavoro,il lavoro è bensi un fattore della
produzione ed il lavoro è creato dai cosidetti “capitalisti”,o da coloro non
capitalisti che si assumono il rischio di impresa.Ma allo stesso tempo
queste “menti superiori” perchè riescono con la loro creatività,con la loro
furbizia,o semplicemente ereditando una situazione famigliare piu’
propizia,a mettere su una azienda e a fare produrre tante persone o a creare
un servizio di pubblica utilità,possono decidere da un momento all’altro di
finire di elargire occupazione e lavoro,di delocalizzare la produzione
all’estero o di robotizzare molte mansioni.Insomma il lavoro non è ne
sicuro,ne eterno ,ne puo’ essere quindi considerato un diritto umano.Infatti
il lavoro è per sua natura volatile,creativo,instabile.Oggi dovremmo
imparare a fare diversi lavori,e non pensare piu’ che possano esistere delle
scuole che ci insegnino quello che dobbiamo fare nella vita,che possano
garantirci il futuro,e nemmeno che ci possa essere uno stato che ci possa
inserire nel mondo del lavoro.Piu’ la burocrazia statale crea false promesse
di lavoro,false imprese come le cooperative o assume dipendenti pubblici
piu’ sfasa le possibilità che i “capitalisti” o i creativi creino e assumano
persone nelle loro imprese ,intraprese e aziende.Cosi lo stato mentre
diventa sempre piu’ esteso e onnipresente allo stesso tempo ruba spazio alle
imprese,cosicche i datori di lavoro vanno all’estero a delocalizzare la
produzione.Ma se odiernamente l’instabilità sulla linea della produzione
manifatturiera è data dalle delocalizzazioni,un domani potrebbe essere data
dalla scelta dei datori di lavoro di sostituire robot ad esseri umani,chi
potrebbe impedire questo passaggio in una società democratica?Sarebbe
sbagliato bloccare un imprenditore dallo scegliere chi assumere se un robot
o un essere umano perchè l’imprenditore in una società capitalista e
democratica non può essere espropriato dalla propria azienda e dalle proprie
scelte oggettive e soggettive sul prodotto e sui produttori.
Allo stesso tempo il lavoro è volatile perchè la produzione cambia nel
tempo,per esempio il vetro può sostituire la plastica per un certo periodo e
via dicendo,se mettiamo caso si aprissero nuovi mercati gli imprenditori
magari chiuderebbero con la produzione del loro prodotto tradizionale per
produrre nuovi prodotti andando ad investire in nuove zone e territori.Per
fare un esempio mettiamo che A sia un imprenditore che costruisce
frigoriferi che a un certo punto dopo la liberalizzazione del mercato delle
droghe e dell’oppio e la loro legalizzazione decide di chiudere la fabbrica
di frigoriferi e di andare ad investire in Asia nella raccolta dell’oppio.
La soluzione a questa obsolescenza del lavoro,potrebbe essere quella di un
piccolo primo passo,cioè la localizzazione,la cooperazione volontaria tra
persone,e il mutuo aiuto fuori dai paradigmi dello stato.Bisognerebbe creare
società comunali ,federazioni autonome di persone che si auto aiutano e
proteggono socialmente e abolendo la burocrazia statale ,la tassazione e via
dicendo,ma autotassandosi per le esigenze di gruppo,creano opportunità di
lavoro in loco sul territorio.Sarebbe un modello di anarco federalismo
cooperativo basato sul laissez faire,cioè meno stato e cooperazione in un
mercato federalistico,per creare un nuovo modello di stato sociale.Oggi
bisognerebbe insegnare ai giovani che devono pensare a un nuovo modello
sociale,dove si lavori per certi periodi come accadeva nel medioevo e per
certi periodi non si lavori.Per esempio con un modello federalista basato
sul laissez faire si potrebbero attrarre investimenti di aziende decise a
produrre con lavoratori per un determinato ciclo produttivo e poi magari
delocalizzare all’estero.Se a livello federale e di mercato bisogna
distruggere tutta la burocrazia e lasciare mano libera all’impresa e alla
dottrina del laissez faire,a livello istituzionale le istituzioni e le
costituzioni delle varie nazioni andrebbero riformate,escludendo il diritto
al lavoro e costruendo un tessuto costituzionale basato sulla dignità della
persona umana,la persona umana che ha diritto ad un minimo vitale sia che ci
sia il lavoro sia che esso non ci sia,per fare questo bisognerebbe creare
uno “stato sociale minimo” basato sull’inter-istituzionalità tra diversi
stati ,in modo che gli stati dove si è spostato in un certo periodo il
lavoro e che crescono maggiormente possano garantire un minimo sociale agli
stati in cui in quel momento non c’è lavoro e stanno decrescendo.Le
istituzioni dovrebbero collaborare nel quadro di un nuovo ordine
mondiale,basato sulla libertà per i capitalisti e sul rispetto della persona
umana.Il concetto di rispetto della persona umana al di la del lavoro e dei
suoi diritti umani ,deve superare il concetto di diritto e dovere al
lavoro,e sopprattutto in questo concetto di dignità della persona umana va
inclusa la inviolabilità della vita umana,la non possibilità di manipolare
la persona umana ,o cambiarne organi e componenti o tramite la manipolazione
genetica.
Fino a decenni fa abbiamo vissuto in un mondo rassicurante dove il lavoro e
lo stato sociale negli anni 60 e 70 pareva che potessero garantire una
continuità e una protezione a tutti,oggi le sfide sono diverse,perchè il
lavoro sta rapidamente cambiando ed è sempre piu’ volatile,si lavora a fasi
alterne e nemmeno le agenzie formative sanno piu’ su cosa formare i loro
allievi.O ci muoveremo verso un modello che privilegia il capitalismo ,il
mercato e la dignità della persona umana,o ci fermeremo e bloccheremo su un
modello decrescitistico dove una immane burocrazia continua a farci fare
lavori fuori mercato e fuori moda magari attraverso le cooperative o
assumendo dipendenti pubblici,in questo modo bloccando la crescita,la
competizione e l’innovazione.