Direzioni e spazi della filosofia politica

La “dimensione” del dibattito
politico contemporaneo appare concentrato sull’asse delle posizioni
“destra / sinistra”, nonché posizioni intermedie.

Ora, analizzando gli estremi di questo
asse, si scopre che dal punto di vista della filosofia politica le
differenze appaiono abbastanza irrilevanti. Destra significa
nazionalismo, sinistra socialismo. Sostanzialmente, due modi
differenti di chiamare la collettività, che viene posta come
obiettivo della politica.

In realtà, lo spazio fisico non è
composto solo da una dimensione su cui muoversi.

Oltre alla direzione indicata dall’asse
“destra/sinistra”, ve ne sono altre su cui muoversi. Come l’asse
“avanti / indietro”. Oppure, quello “alto / basso”.

Lo spazio si limita effettivamente a
tre dimensioni. Magari quelle della filosofia potrebbero
potenzialmente essere di più.

In realtà, è mia opinione che le tre
dimensioni concretamente visualizzabili graficamente siano
sufficienti, se non sovrabbondanti, per descrivere lo spazio del
pensiero politico. Nonché quello delle stesse istituzioni politiche
contemporanee.

Poiché la miglior spiegazione è quella dell’esempio, propongo il successivo grafico, in cui oltre all’asse “Destra/Sinistra” (asse Y) ho illustrato anche quello dell’obiettivo “Collettività –> Individuo” (asse Z) e quello del metodo “Massimalismo –> Scetticismo” (asse X).

I valori sull’asse
dell’Individualismo potrebbero andare da zero a quattro, essendo
quattro i diritti individuali inalienabili Lockiani (vita, libertà,
proprietà privata e salute), ma anche una ventina, se consideriamo
tutti quelli primari derivati dai fondamentali.

I valori sul’asse dello scetticismo,
invece, potrebbero andare da zero a dieci, essendo dieci gli
strumenti istituzionali atti a prevenire l’arbitrio politico
elencati nel grafico.

La scala è di tentativo, ed è
ovviamente opinabile. Lo stesso liberalismo, sia nel suo pilastro
giusnaturalista che in quello scettico, è da considerarsi
“evoluzionista” in senso “Hayekiano”. Cioè sempre nuovi
diritti derivati possono essere dedotti, e nuove forme di limitazione
e repressione dell’arbitrio politico. Ma non è questo
l’importante. Bensì la definizione degli assi dello spazio del
pensiero politico, con la conseguente possibilità di classificazione
e di orientamento.

Infatti, ragionando all’interno dello
spazio così definito, si individua comunque un prisma a base
triangolare che costituirebbe il volume entro cui sarebbe
classificabile o comunque individuabile ogni teoria politica.

La base è triangolare, perché man
mano che si va verso l’individualismo, la differenza di obiettivo
tra nazione e società semplicemente scompare insieme all’obiettivo
stesso di collettività.

I vertici indicano le ideologie limite. Due però mancano.

Immagino possano sorgere dissensi
inerenti la posizione del Libertarismo. In realtà, il
libertarismo non è scettico. Il libertario “gira con la pistola”.
Non prevede architetture istituzionali. La fiducia nell’auto
regolamentazione (dell’individuo, del mercato o comunque della
società priva di autorità pubblica) è totale.

È però condivisibile, ai fini del
dibattito, la completa inutilità dell’asse “sinistra/destra”.
Il termine differente con cui si indica la collettività è
semplicemente estraneo a speculazioni logiche.

La conclusione è che tutto il
dibattito politico contemporaneo, basato su questa differenza
apparente, risulta inutile. Quindi, presto cambierà. Sta già
cambiando. Ma dove sia diretto, non si sa. Che le mete siano
sbagliate, è ormai ovvio a tutti. Ma non è detto che le nuove mete
siano meglio di Scilla e Cariddi.

Tralasciando questa osservazione, andiamo avanti col ragionamento. Eliminando l’asse inutile dallo spazio speculativo, si individua un piano utile. Il prisma diventa un rettangolo, con quattro vertici di cui tre noti.

La cosa curiosa, qui, è però che,
passando dal campo del teorizzabile a quello del teorizzato,
la superficie si riduce dal rettangolo a triangolo. Da cui si deduce
un’altra osservazione interessante: la rappresentazione grafica,
ottenuta unendo i vertici costituiti dalle ideologie limite,
suggerisce che la fiducia nell’Autorità aumenta con la sfiducia
nell’Individuo
.

È probabilmente questa la ragione per
cui non esistono teorie collettiviste in cui l’autorità pubblica
debba essere limitata. Da cosa, infatti, se è l’autorità pubblica
l’unica a conoscere e definire il bene collettivo, cioè il suo
obiettivo?

Ma vediamo se la teoria (il teorizzato) e la pratica collimano. Utilizzando più o meno i criteri di classificazione indicati in un mio vecchio articolo sulla classificazione dei sistemi politici mediante un indice, ho individuato la posizione di “istituzioni limite contemporanee”, al fine di individuare una diversa area, all’interno dell’intera superfice del pensiero politico: l’area limitata di classificazione delle istituzioni contemporanee.

Come si nota, il campo applicativo non
copre tutta l’area della speculazione filosofica.

Però, al tempo stesso la oltrepassa.
Per il semplice fatto che, anche laddove il pensiero politico non
prevede sorveglianza nei confronti dell’autorità pubblica suprema,
cioè all’estremità del massimalismo e del collettivismo
(origine), la classe politica, magari molto allargata, ci pensa lo
stesso (4° vertice).