Nel 2020 ancora abbiamo problemi a riconoscere il diritto di proprietà

Lo scorso sabato nella puntata dell’ora di cindia su radio radicale condotta da Claudio Landi,il Professor Paolo Guerrieri economista,ha fatto notare come il mini accordo tra Stati Uniti e Cina avantaggi le due nazioni,crea un riequilibrio tra queste due potenze dopo che il protezionismo in epoca globale ha rallentato i mercati di tutto il mondo sconfiggendo la produzione industriale che è molto bassa anche nei paesi piu’ ricchi.Ma l’economista dice anche che poco hanno fatto gli Stati Uniti per fare in modo che in seno al Wto la Cina rinunci agli aiuti di stato alle aziende della sua economia capitalista ma ancora fortemente controllata dal partito unico.Questo obiettivo se lo stanno ponendo sopprattutto Europa e Giappone,mentre gli Usa sembrano assertivi.Insostanza agli Usa vanno bene gli aiuti di stato dei cinesi alle loro aziende,tanto quanto vanno bene gli aiuti di stato americani alle proprie aziende,e Obama o Trump quando si parla di tassi di interesse a livelli minimi e di aiuti di stato o assistenzialismo poco cambia,come scrive spesso nel suo blog l’economista Francesco Simoncelli.
Tutto questo forse perchè non ci si è posti obiettivi piu’ ambiziosi e sostanziosi.E mi rispondo che probabilmente l’amministrazione americana non si è data obiettivi di spettro piu’ ampio,perchè anchessa ha paura di un fallimento a livello globale.
Viviamo in un epoca che vuole estromettere dal vocabolario economico ,politico,e socio-umano il termine fallimento.Ma il fallimento è parte integrante del capitalismo e del regime di libera concorrenza.
Il capitalismo è il sistema economico piu’ confacente alla condizione umana in quanto non vuole cambiare la sua natura animale,ed in tutto il mondo animale esiste la concorrenza come il fallimento.Certo questo non vuol dire che la società umana non debba essere retta da leggi per non farla cadere nello stato brado delle “società” di altre “specie di mammiferi”.
Sicuramente però si vuole eliminare il fallimento per eliminare dalla scena economica lo spettro della libera concorrenza.Infatti basta pensare che le società dove l’economia era senza mercato interno ed esterno ,quindi pianificata il fallimento è arrivato tutto su un colpo ed ha interessato non piccoli ma numericamente ampi gruppi di popolazione,ma interi sistemi umani e sociali,si pensi al caso dell’Urss.
Ormai si pensa di costruire un mondo utopistico e millenaristico con una ideologia pseudo comunista di ritorno.Certamente servono anche nelle società democratico liberali dei paraurti al fallimento,come retraining per i lavoratori che perdono il lavoro,e allo stesso tempo le persone inabili devono essere protette dalla società e non considerate come degli scarti.
Allo stesso tempo però bisogna porsi la domanda di quanto l’aver capito il fallimento di qualcosa abbia giovato alla specie umana nella sua interezza,nonostante tempi lunghi di attesa,si pensi che per il comunismo ci volettero cinquanta anni prima che crollasse e che diceva che sarebbe crollato veniva considerato a volte una persona di poco senno da certi “progressisti”.
La società mondiale poi adesso come adesso pensa di poter campare altri cento anni solo di liquidità finanziaria emessa dalle banche tramite operazioni come il quantitative easing,senza la neccessità di una infrastruttura industriale.Allostesso tempo i politici pensano che l’industria si possa crearla tramite decreto invece che essa nasca dall’intraprendenza e genialità di alcuni membri del corpo sociale.
Insomma il capitalismo che abbiamo conosciuto è in crisi culturale,perchè si perpetua un nuovo pensiero unico che attrae le persone proprio perchè semplicistico.
Però se andiamo piu’ a fondo alle questioni,scopriamo che c’è una questione ontologica di fondo.Se per esempio in un era come quella attuale dominata da aziende oligopolistiche di grande dimensione,quando queste aziende falliscono ,si produce il fallimento di molte persone,che non sanno piu’ cosa fare e dove andare.Ma se nessuna azienda sia essa di piccola o grande dimensione fallisse mai ,avremo un mercato poco dinamico,che non si innova continuamente come prevedeva l’economista Schumpeter.Il problema è che a lungo andare ,se queste aziende poco concorrenziali e che hanno completato il loro corso di innovazione,non chiudessero ,e magari venissero tutte aiutate con miliardi dallo stato ,ci troveremo di fronte ad uno stato-azienda ,insomma verrebbe meno la distinzione tra la funzione dello stato e gli interessi e funzione dell’azienda.Le aziende dovrebbero prendere le direttive dello stato e non penserebbero in termini di rischio ,ma sarebbero solo degli enormi carozzoni assistiti dalle tasse dei cittadini che producono “materiale di scarto”.E’ una situazione paradossale che è stata ben descritta nel libro dell’autrice russo americana Ayn Rand sul libro La rivolta di atlantide.
Ma se invece accettiamo il concetto di fallimento ci accorgiamo prima di tutto che la natura umana nella sua evoluzione procede a tutti i livelli tramite fallimenti e nuove prese di coscienza.Per esempio un bambino non si fosse mai allacciato le scarpe non lo avrebbe mai fatto nel verso giusto o sbagliato ,ma semplicemente non lo avrebbe fatto.Stesso dicasi per l’uomo primitivo che provo ad accendere il primo fuoco e dopo si impadroni’ di una tecnica tramite l’osservazione successiva.Chi vorrebbe infatti tornando al tema delle aziende,vivere in un mondo dominato a lungo andare sempre dagli stessi tipi di prodotti?Il fallimento è collegato spesso al tema della morte a livello antropologico in quanto la morte è vista come il fallimento umano piu’grande.Ma al pari delle aziende che non muoiono e riversano le loro problematiche su tutta l’intera società ,sarebbe difficile pensare ad una efficiente società di persone ultracentenarie senza l’aiuto di una costante evoluzione medico scientifica (che di certo non viene calata dall’alto ed è difficile possa nascere dalle menti delle burocrazie statali),oggi infatti la ricerca medico farmaceutica è una sinergia tra pubblico ed aziende private.
Il concetto di fallimento inoltre riesce per quanto possa essere velato ,nascosto e negletto,a fare evolvere aspetti antropo-sociali anche delle società di tipo statalistico o social-democratico.Si pensi a come il fallimento di una Chiesa troppo rigida abbia permesso dopo la presa di coscienza di creare una Chiesa piu’ aperta a temi progressisti ,si pensi inoltre a quando negli anni sessanta gli studi sulle religioni si diceva che nelle società secolarizzate occidentali la religione avrebbe avuto un posto sempre minore,ma questo si dimostro’ infondato sopprattutto negli Stati Uniti ,società si secolarizzata,ma dove il pluralismo religioso,le diverse confessioni e sette ci mostrano un revivalismo della religiosità che non era scontato in questa epoca moderna.E naturalmente anche in questo caso,è l’apertura a maggiore libertà e pluralità che può dare una spinta propulsiva in ogni ambito ,un pò come dicono i pensatori liberisti.
Si pensi poi a come il fallimento del welfare state nei paesi occidentali che vi avevano investito molto durante la fine del novecento,e l’aver preso atto di questo fallimento,abbia spinto alla creazione del terzo settore e del volontariato sociale.
Anche la stessa Cina che viene definita un paradiso “capital-comunista” non ha fatto la stessa fine della Russia ,proprio perchè i suoi dirigenti nel periodo migliore per farlo si sono convertiti in parte al mercato libero,anche se non vogliono affermarlo apertamente davanti al loro popolo.
Su molti altri temi ,capire il fallimento ,accettarlo ed agire di conseguenza ,porterebbe a un miglioramento,si pensi per esempio nel campo delle strategie di guerra ed ” espansione armata della democrazia”.
Ma sopprattutto tornando alla tematica economica il fallimento di una azienda o di un individuo permette ad una azienda o individuo nuovo di occupare un nuovo spazio.Altrimenti se non esistesse il fallimento non esisterebbe spazio nel mondo ,e ci troveremmo in una società di ultracentenari rimbeccilliti.
Il problema è che spesso falliscono anche buone aziende ,e buone persone che non meritavano di fallire e non avevano ancora completato il loro ciclovitale.Se pensiamo che il fallimento dell’azienda petrolifera Haliburton nel 2004 non inquieta piu’ gli americani ,è perchè si sono trovate grazie alla ricerca di aziende nuove ,soluzioni migliori al tema energetico,magari estraendo gas dagli scisti delle roccie ,ed è cosi che l’America di Trump ha una buona indipendenza energetica in periodi altilenanti per il petrolio mondiale.Allostesso modo anche il problema dell’economia verde dovra essere inquadrato nel futuro a livello di tentativi innovativi delle aziende e non con un nuovo “statalismo ecologico”.
Poi sia ben chiaro che spesso falliscono i migliori,proprio perchè ci sono troppe interferenze dello stato sul mercato libero,come spiegano gli economisti della scuola austriaca.La nostra società italiana a livello pedagogico spesso accetta il fallimento individuale ,mentre non accetta il fallimento collettivo.Ma allo stesso tempo non accetta che dopo un fallimento individuale ,una persona o gruppi di persone possano rilanciare loro stessi con progetti migliori di prima,ed è anche questa la caratteristica del capitalismo americano liberista ,ovvero l’accettare il fallimento ma anche la rapida risalita.Forse se fossimo piu’ individualisti e piu’ liberali non nasconderemo i fallimenti della burocrazia italiana davanti a temi come la difesa dell’italianità,l’autarchia,o la difesa (da sinistra)dei piu’ deboli tramite il welfare state ,ben sapendo che non è quella la questione.