Pianificare il post-Brexit

La Brexit sarà completata per la fine del prossimo mese, quando cominceranno le negoziazioni per il commercio con l’Unione Europea. La cosa importante è che la posizione contrattuale della Gran Bretagna si è incommensurabilmente accresciuta, ed il nuovo governo non ha paura di servirsene.
Questo governo a guida conservatrice è quello con la più grande perspicacia circa la direzione politica ed economica da seguire che la Gran Bretagna abbia mai avuto da molto tempo. All’insaputa del pubblico, non solo l’establishment che ha osteggiato la Brexit verrà messo da parte, ma una squadra di governo più snella che risulterà dal post-Brexit rivoluzionerà il governo centrale – grazie all’opera di consiglieri speciali guidati da Dominic Cummings – riducendo la burocrazia e rifocalizzando le risorse su obiettivi di pubblico interesse invece di sprecarle nella burocrazia.
Ma c’è una dicotomia. Mentre sia il governo e le nuove reclute tra i parlamentari hanno un approccio orientato verso il libero mercato, Cummings e Johnson incrementeranno l’interventismo statale per assicurarsi il loro vantaggio elettorale per il futuro, e per assicurare un esito pianificato in un mondo che, nei decenni a venire, domineranno le economie asiatiche.
Sono due gli imprevisti che faranno “inciampicare” il nuovo governo. Nei mesi a venire ci sarà quasi certamente una crisi del credito globale e sistemica, che avrà un impatto profondo sulle negoziazioni commerciali. E per quanto ne sappiamo, sebbene questo governo sia senza dubbio favorevole ad un governo limitato ed al libero commercio, non c’è prova che esso possieda e capisca una teoria coerente della moneta e del credito.
Post mortem
Boris ed il suo partito Conservatore hanno vinto le elezioni generali con una maggioranza molto solida. In verità, l’opposizione aveva poche possibilità contro gli strateghi dei Tories, che hanno dominato la scena mediatica nonostante dei media ostili. Al centro della loro strategia vincente c’è stato Cummings, il quale ha orchestrato il voto per il “leave” della Brexit, vincendo il referendum nel 2016 contro tutti i pronostici. È stato Cummings a far si che i Tories a favore del “Remain” accettassero le loro responsabilità e che ha ridotto i ranghi dei Tories, facendo sì che essi apparissero vulnerabili abbastanza per far sì che i partiti dell’opposizione strappassero un più alto requisito per l’ottenimento di una supermaggioranza e di andare al voto per le elezioni generali.
È uscito direttamente dal libro di strategie di Sun Tzu: “Tutti gli uomini possono vedere le mie tattiche nel mezzo delle mie conquiste, ma quella che non può essere vista è quella da cui scaturisce la vittoria”. Il modo in cui i “Remainers” sono stati rimossi è stato tanto brutale quanto palese. Il tre settembre, quindici di loro si sono recati a Downing Street per un meeting, ovviamente essendo stati convinti, con Johnson che aveva una maggioranza parlamentare di un punto, che erano una posizione molto forte per negoziare sia per un secondo referendum o una Brexit solo di nome. Lasciandoli indietro, Cummings era stato schietto fino alla maleducazione: “Non so chi siate voi”. E loro se ne sono andati con niente in mano.
Gli osservatori al tempo interpretarono questa cosa come un atto suicida, ma Cummings sembrava che sapesse che cosa stesse facendo. I ribelli disperati non avevano un piano coerente tranne che le minacce, e fu invocato il loro bluff.
È stato scritto molto circa negli ultimi giorni su come è stata vinta l’elezione generale: sui “focus, sull’aver recepito l’elettorato Labour, sullo slogan “Get the Brexit Done”. Ma Cummings, come Sun Tzu ha anche fatto in modo che i membri del Labour si strozzassero con le loro mani. I Tories diedero il calcio d’inizio recependo la preoccupazione delle persone ordinarie: occuparsi del crimine. Poi venne l’NHS [il National Health Service, ndt.] – dicendo di voler costruire più ospedali e voler assumere più infermiere. Questa è stata una trappola tesa in modo intelligente, che ha fatto sì che i marxisti all’interno del Labour Party la sparassero più grossa portando la spesa a livelli ridicoli. Avendo stabilito tale indirizzo [di politiche, ndt.] i Labour hanno in seguito aggiunto la nazionalizzazione del sistema idrico, del sistema ferroviario e della banda larga. Da queste premesse, quindi tutti sono riusciti a capire che non solo le promesse dei Labour erano uno scherzo, ma addirittura pericolose. Le promesse dei Conservatori erano fattibili, dato che [i Conservatori] erano disposti a rinunciare alla promessa di un taglio alla tassazione sulle imprese.
Ora com’è la situazione?
Ovviamente, la Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea prima del 31 gennaio. Tutto il 2020 è conseguentemente programmato per essere speso in negoziazioni per il commercio con l’Unione Europea, che non verrà esteso. Il primo accordo post-Brexit sarà indirizzato alla gestione della pesca e dell’accesso alle acque britanniche per le imbarcazioni da pesca europee, che si prevede essere raggiunto per il primo luglio e che verrà implementato dopo un periodo di transizione1.
La speranza che era stata inizialmente espressa dall’establishment, tanto a Westminster quanto a Bruxelles, era che con una maggioranza schiacciante i Conservatori avrebbero ammorbidito le loro richieste negoziali per la Brexit, perché non è più legato allo European Research Group, un’alleanza di sostenitori del libero mercato tra i conservatori presenti in parlamento. Se fosse stato questo il caso, è stato sostenuto, le richieste della Gran Bretagna per un ritorno alla totale sovranità circa la pesca può essere negoziata nel contesto di più ampie trattative. Questo è quello che succede quotidianamente a Bruxelles, e gli establishment di entrambe le parti suppongono che i Britannici continueranno a stare al gioco. Ma i Remainers non hanno prestato abbastanza attenzione: il modo con cui sono stati trattati i “ribelli” nel partito Conservatore è la nuova filosofia in base alla quale negoziare.
Ben lontane dal cogliere l’opportunità di avvantaggiarsi di una larga maggioranza per far sì che i britannici per ammorbidire le loro posizioni di negoziazione, tutte le indicazioni (per coloro che si prendono la briga di osservare invece che solo di supporre) mostrano che i Britannici assumeranno delle posizioni ancor più rigide al tavolo dei negoziati. Se l’Unione Europea cercherà di ricattare la Gran Bretagna sulla pesca – con la Francia che assume la posizione, ovvia, di istigatrice data la sua potente lobby dei pescatori; e con la Spagna [che provoca il Regno Unito, ndt] sulla questione di Gibilterra (che non ha niente a che fare con la pesca) – i Britannici sono preparati ad andarsene dal tavolo delle negoziazioni, perché a questo punto la “Dichiarazione Politica” verrà fatta cadere non dalla Gran Bretagna ma dall’Unione Europea.
In verità, il baricentro del potere negoziale è stato spostato dall’Unione Europea alla Gran Bretagna. Bruxelles dovrà vedersela con un nuovo Governo Britannico anti-establishment, insensibile al governo burocratico di Bruxelles e determinato a liberare quanto più possibile il Regno Unito da questo stesso.
Dominic Cummings possiede un intelletto eccezionale. Il suo tutor nella sua laurea in storia antica ad Oxford, Robin Lane-Fox, lo immaginava in altri rapporti con Boris Johnson. Ma nemmeno Boris Johnson è uno scansafatiche, e con un background di conoscenza dei classici i due lavorano bene assieme. Altri capi degni di nota sono Jacob Ress-Mogg, Sajid David, Michael Gove, Dominic Raab e Priti Patel. Insieme, le figure dominanti del governo Johnson sono intellettualmente superiori a quelle di qualsiasi altro governo come non se ne vedevano da molto tempo.
L’European Research Group, i cui membri sono stati scelti da un pool di parlamentari conservatori che condividono un approccio orientato verso il libero mercato rispetto [a quelli che offrono supporto, ndt] all’intervento statale, ha subito un considerevole influsso da quelli che sono appena entrati in Parlamento. Ha avuto luogo uno spostamento definitivo verso un conservatorismo di libero mercato applicato in una sola nazione. Questa non è una cosa che per l’establishment né vuole, né riesce a capire rapidamente. Nei corridoi di Westminster, i membri dell’establishment avranno una preoccupazione aggiuntiva: la minaccia al loro potere burocratico e persino ai loro posti di lavoro. Si erano abituati all’idea di un inquilino di Downing Street il cui orizzonte temporale non superava i pochi giorni. Ora, tale inquilino, pianificherà attivamente il suo futuro.

I nuovi approcci alla politica ed all’economia
Membri di spicco del nuovo Gabinetto sono idealmente a favore del libero scambio, le cui politiche sono a favore di un minor intervento statale e tasse più basse, favorendo le ambizioni imprenditoriali ed incoraggiando la creazione di ricchezza. Un governo dalle ridotte dimensioni che si focalizza su pochi obiettivi sarebbe un fardello meno pesante per la società produttiva ed offre i migliori servizi pubblici su una base economica. Abbiamo sentito parlare di proposte simili prima di quelle dei Conservatori, ma questa volta c’è una maggiore volontà politica per realizzarli, e con Cummings ed i suoi consiglieri speciali forse c’è possibilità di successo per esse.
Mentre noi possiamo solo fare supposizioni circa la sua verace comprensione dei benefici del libero mercato rispetto al socialismo, Boris ha dato alcuni indizi circa il fatto di conoscere alcune questioni della materia in oggetto. Ha citato la “fallacia della finestra rotta” di Bastiat in un articolo per il Daily Telegraph del 15 settembre 20172, che solo un vero sostenitore del libero mercato che ha rinnegato l’interventismo di matrice keynesiana riuscirebbe a capire. Ugualmente, è risultato incoraggiante il suo intervento ad un evento privato nel 2018, in cui disse “C…o di aziende”, insulto che era rivolto a lobbisti per delle imprese, altrimenti noti come “crony capitalists” alla ricerca di benefici rispetto a tutti gli altri.
Queste speranze sono spesso sepolte dalla realtà della vita governativa. Ma c’è una qualche speranza che nel corso di questa legislatura ed oltre, il Regno Unito gradualmente libererà l’economia da una soverchiante presenza governativa. Oltre ad essere un sostenitore del settore privato, Cummings adotta anche un approccio manageriale. Dai suoi scritti, sappiamo che lui è un sostenitore dell’uso del “soft power” per migliorare le prospettive della sua nazione. Cita Tucidide, che parlò di Atene chiamandola la “Scuola dell’Ellade”, rispetto alla sua ambizione circa il fatto che la Gran Bretagna diventi la scuola del Mondo. In altre parole, la Gran Bretagna avrà bisogno di promuovere e sviluppare i più alti livelli di educazione, know-how tecnologico e di opportunità imprenditoriali se questo serve per far progredire la Nazione, rispetto alle potenze mondiali come Cina ed India.
Dopo aver preso le redini del governo, Cummings intende finanziare i suoi obiettivi abbattendo la burocrazia e centralizzando il potere politico nelle mani di pochi soggetti-chiave. Da qui la sua intenzione di ridurre in modo sostanziale i membri del Gabinetto da trentatré.
Ciò che sembra essere assente, anche se forse solo perché la questione non è stata sollevata, è la comprensione della moneta, la relazione tra i bilanci statali, i saldi commerciali ed il ciclo economico. Generalmente, i politici delegano le questioni monetarie alla banca centrale. Questo governo non farà eccezione. Ma l’attuale governatore della Bank of England deve andare in pensione alla fine di gennaio, una data che potrebbe essere posticipata perché essa – ora – coincide con la Brexit. C’è da star sicuri che una delle qualifiche necessarie per occupare la carica è quella di essere accettato dal mondo delle banche centrali: in altre parole, [il prossimo candidato, ndt] sarà l’ennesimo inflazionista.
Sajid Javid, cancelliere dello scacchiere, dice di voler prendere a prestito le risorse necessarie al finanziamento delle infrastrutture pubbliche. Ogni nuovo ministro delle finanze dice sempre le stesse cose, mostrando un approccio keynesiano nel mostrare la relazione tra il governo e la crescita economica. Al di là del fatto di ignorare la storia della finestra rotta di Bastiat, ogni incremento di domanda di prestiti governativi, che non si verifica insieme ad un contestuale aumento dei risparmi, sarà inflazionistico. Se Javid crede veramente di poter separare le spese correnti da quelle per investimento, e dunque crede di poter perseguire delle politiche rivolte alla restaurazione di una “sound money”, fallisce nel capire l’economia ai suoi livelli più basici. Senza dubbio Cummings dissiperebbe ogni preoccupazione – da un lato – dicendo che l’investimento in infrastrutture è necessario per far sì che gli elettori regionali si convertissero – con particolare riguardo alle circoscrizione settentrionali – dal Labour al Conservative party e che mettesse al sicuro la carica per l’intero decennio. E questo troverebbe le necessarie coperture grazie alla burocrazia più efficiente.

L’establishment è pronto per un enorme scossone
Per capire nel dettaglio cosa abbia intenzione di fare l’amministrazione Johnson, dobbiamo fare un passo indietro. Per gran parte del 2019, Boris Johnso, Jacob Rees-Mogg e pochi altri stavano attivamente pianificando di deporre Theresa May e di rimpiazzarla con Boris. Nei suoi stadi primari, i piani godevano di un supporto limitato nell’ala parlamentare del partito, mentre Boris godeva di un’ampia popolarità nei conservatori appartenenti alla base elettorale del partito. Ma quando Mrs. May è stata costretta rinviare la Brexit fino a dopo le elezioni europee di Maggio, Nigel Farage ha stravinto in queste elezioni con il suo “Brexit Party” ed è stato chiaro che i Conservatives, senza un impegno serio dedicato alla Brexit, sarebbero stati cacciati da Westminster. Mrs. May è stata costretta a rassegnare le dimissioni, la campagna di Johnson ha guadagnato slancio ed è riuscito a diventare Primo Ministro a Luglio.
Tre giorni prima di diventare Primo Ministro, Johnson invitò Cummings ed il suo team per il Leave per lavorare ancora con lui per ottenere la Brexit3. Cummings è stato nominato consigliere speciale del primo ministro ed ora è il capo dei consiglieri speciali, che controlla tutti i consiglieri speciali ministeriali. Come ha detto un ex alto funzionario: “Mr Cummings ha detto a tutti i consiglieri speciali di Whitehall che ora lui è il loro ‘line manager’ piuttosto che il loro segretario di Stato”4. Non c’è esagerazione nel dire che Cummings ora esercita un maggior controllo sul servizio civile permanente [è l’equivalente della Pubblica Amministrazione italiana, ndt] di qualsiasi altro segretario, come esercita un grande controllo sui politici che sono stati nominati ministri.
Con il supporto di Johnson, Cummings pianifica di riformare in maniera radicale l’establishment. In una conferenza tenutasi all’Institute for Public Policy Research nel 2014, ha detto che la sua “lista dei desideri” include dei cambiamenti nelle regole per far sì che i ministri eletti nella camera dei Lord potessero essere interrogati nella Camera dei Comuni. Ritiene che il Gabinetto debba essere ridotto da trenta membri a sei o sette. Quando era consigliere speciale di Michael Gove al ministero dell’Educazione, ‎voleva portare avanti le riforme per garantire che meno soldi venissero spesi per i processi in sé e per se e più per gli obiettivi, ma gli mancava il potere per effettuare tale riforma. Si assicurò, per quanto fosse in suo potere, che la spesa [per l’educazione, ndt] fosse diretta al miglioramento del sistema educativo, piuttosto che ai voli di fantasia da cui, secondo lui, Michael Gove era estraneo nel fare. Si pianifica che il successo strategico di Cummings al ministero dell’educazione debba essere esteso a tutti i ministeri, e che i fondi risparmiati sarebbero di entità considerevole, abbastanza per conciliare gli obiettivi di spesa e dei tagli alle tasse.
Il problema con il servizio civile è che durante gli anni di Blair è diventato estremamente burocratico. Il governo di Tony Blair pagò enormi somme a consulenti di gestione per suggerire ed implementare miglioramenti. Sfortunatamente, i pagamenti dei consulenti furono legati al tempo per cui venivano messi a contratto, tempo che è stato esteso introducendo dei “pesi e contrappesi” sulla spesa governativa che risultarono essere dettagliati ed onerosi dal punto di vista della procedura. Ciò fu esteso ai contratti con il settore privato, costringendo l’uso di una burocrazia enorme per progetti come HS2 (il collegamento ferroviario ad alta velocità che collega Londra con le regioni del Nord) le cui spese, già da prima della posa di qualsiasi binario, sono diventate significativamente al di sopra di quanto preventivato. Un’opera semplice che sarebbe dovuta costare poche centinaia di sterline ne costa ora migliaia.
Come disse Cummings nel suo discorso al “Progressive Policy Think Tank” nel novembre 2014, una politica rivolta all’occupazione nel servizio civile è destinata al fallimento5. Ci sono veramente pochi incentivi a ridurre le regolamentazioni, e nessun incentivo a risparmiare fondi perché il Tesoro è primariamente interessato al potere piuttosto che al funzionamento del sistema. Cummings sostiene che gli operatori del servizio civile sono pagati eccessivamente per quello che sono destinati a fare, sono interessati al processo burocratico in sé ed alla costruzione di imperi, e non si prendono mai la responsabilità per tutte le cose che sbagliano, le cose che fanno più spesso.
Se Cummings ottenesse ciò che vuole (e lui è il più potente operatore nella nuova amministrazione) il servizio civile sperimenterà dei cambiamenti radicali, che porteranno ad un minor spreco nella burocrazia e ad un miglior processo di formulazione delle decisioni. Il preminente potere del ministero del Tesoro verrà interrotto. Dopo la Brexit, possiamo anche aspettarci un Gabinetto radicalmente snellito, dando quindi un maggior potere al governo, ma allo stesso tempo è probabile che il potere verrà distribuito da Westminster alle regioni. Seguirà une riforma elettorale, con una riduzione pianificata dei seggi di Westminster da 650 a 600, favorendo i Conservatives, e verrà abolito il “Fixed Term Act”. Anche una riforma della Camera dei Lord, in particolare a causa dei loro “giochetti” tesi a bloccare la Brexit, è altamente probabile che sia in agenda.
L’establishment ha perso e verrà severamente punito. L’influenza ed il costo della burocrazia verranno ridimensionati ed i costi rimasti consisteranno nel raggiungere obiettivi finali (polizia, infermiere, ospedali) e tagli nelle tasse. L’obiettivo è quello di invertire l’80% di fondi spesi nei processi burocratici e del 20% in obiettivi finali. Se questo possa essere raggiunto, le prospettive per la Gran Bretagna rispetto alle altre nazioni nell’Unione Europea (che sono imbrigliate nella loro burocrazia), miglioreranno significativamente.
Politiche di investimenti pubblici
Nonostante i ministri più anziani siano dei forti sostenitori del libero scambio, i piani del governo per intervenire nell’economia ne accresceranno il ruolo nel sistema economico. Il termine di confronto più vicino – probabilmente – è la Cina, dove il governo dà agli individui e alle imprese un framework di piano quinquennale entro il quale lavorare. Al posto dei piani quinquennali, il governo britannico lavora per politiche da implementare nel corso di un ciclo elettorale di cinque anni senza certezza che continuerà. La prima priorità sarà quella di fornire infrastrutture e centri governativi regionali al Nord [della Gran Bretagna], con particolare attenzione alle circoscrizioni appena “convertite” per assicurarsi la loro lealtà.
Anche i trasporti, una migliore banda larga ed un miglior segnale per i telefoni cellulari sono in programma. Il supporto statale alla tecnologia renderà possibile che i centri tecnologici si possano sviluppare al di fuori del triangolo Londra-Oxford-Cambridge per rimpolpare le università settentrionali. Cummings è noto per favorire l’emulazione della US Advanced Projects Research Agency (ARPA) ‎progettata per sviluppare tecnologia militare, con un equivalente britannico che perseguirebbe un più ampio obiettivo commerciale. ‎
‎Johnson è anche un forte sostenitore dei porti liberi, dove le merci possono essere trasferite dentro e fuori dal Paese senza pagare dazi doganali. In alternativa, le imprese che operano all’interno di un’area designata come “porto libero” beneficiano di importazioni senza oneri aggiuntivi e di un effetto cluster, attraverso l’attrazione di altre imprese. I “freeport”, che includono gli aeroporti, sono un modo semplice per favorire lo sviluppo locale.‎
Accadrà una crisi del credito durante le negoziazioni per il commercio
Mentre i piani di Johnson e Cummings sono molto promettenti in astratto, c’è un altro fattore esogeno che è molto probabile che li minacci. Il ciclo del credito globale sembra essere alle porte, e con esso arriverà una crisi sistemica.
Ci sono segni, per esempio la crisi dei riacquisti [della FED, ndt] negli Stati Uniti ed i problemi che si stanno presentando nelle banche dell’Eurozona, del fatto che la crisi del credito è imminente. Se esplodesse prima del 31 gennaio, il governo sicuramente si troverebbe a fronteggiare delle pressioni affinché sospenda la Brexit. In particolare la Banca di Inghilterra, e gli appartenenti al servizio civile del Tesoro, sicuramente cercheranno di persuadere il governo ad estendere il periodo di transizione ed addirittura a invertire il processo della Brexit, ma con Johnson e Cummings in carica è altamente improbabile che ciò accada. Tuttavia la Gran Bretagna può rimanere soggetta a degli obblighi contrattuali con l’Unione Europea nel caso si verificasse una crisi bancaria a livello UE durante il periodo di negoziazioni che seguirà la Brexit. Ci sono pochi dubbi che sarà un gran disastro, altamente capace di interferire con la spesa governativa pianificata.
Quindi incomincerà il gioco dello scaricabarile. Con la Gran Bretagna che afferma che – dopotutto – si può lasciare l’“Hotel California” [citazione da una canzone degli Eagles, in cui – per l’appunto – “Hotel California” stava ad indicare un posto una struttura di gran lusso dove «puoi lasciare libera la stanza quando vuoi ma non potrai andartene mai»; ndt], la coesione politica che tiene uniti gli Stati membri dell’Unione Europea verrà certamente fiaccata dalla realtà economica. Un’aspettativa razionale potrebbe essere che dei problemi incombenti incoraggi l’UE ad adottare delle posizioni più realistiche nelle negoziazioni commerciali e nel trattamento della Brexit. Ma la relazione tra i burocrati europei e la realtà è meramente tangenziale, quindi è ragionevole aspettarsi che – in queste circostanze – i colloqui verrebbero interrotti.
‎Pertanto, in caso di una crisi creditizia globale o europea e sistemica in atto, una cosiddetta “Brexit senza accordo” sarebbe maggiormente possibile. È improbabile che ciò preoccupi il nuovo governo conservatore, che è comunque incline al libero scambio. Solo un buon politico ha qualcun altro da incolpare.

L'articolo originale: https://www.goldmoney.com/research/goldmoney-insights/post-brexit-planning