Quando si tratta di maniere forti, poche ne hanno quante i banchieri centrali

Una
risposta comune all’idea che nello scambio volontario entrambe le
parti si aspettano di trovarsi meglio (altrimenti non l’avrebbero
effettuato) è che gli scambi sono raramente, se non mai, una
questione di scambi orizzontali, di uguale valore. Al contrario, una
qualsiasi di queste interazioni tra persone è un atto di esercizio
reciproco del potere di uno sull’altro. L’implicazione, e spesso
l’esplicita conclusione, è che non c’è alcuna volontarietà,
che lo sfruttamento è sempre presente, che una parte guadagna sempre
a spese dell’altra.

Questa
abbastanza penosa visione dell’uomo rende chiaro che le persone
sono apparentemente schiave del potere, la loro personale fame per
esso come dell’esercizio di altri poteri. Siamo tutti attaccati
alla bocca gli uni con gli altri in una sorta di modo
iper-Hobbesiano.

Sebbene
il potere sia sempre coinvolto, il baratto – in cui i beni sono
scambiati con altri beni – ne vede coinvolto significativamente di
meno. In questa situazione, lo scambio di – per esempio – pesce
per del pane riduce la nostra abilità di affidarci al potere e
quindi siamo costretti ad accettare un qualcosa che somiglia ad uno
scambio equo. Ma l’introduzione della moneta esacerba il problema
di avere un ‎impatto maggiore apparentemente misterioso sulle
strutture di potere sottostanti.‎

In
un recente scambio di Tweet, l’emittente ha riassunto la questione
con una ammirevole (e rara) chiarezza: “un dollaro è una unità di
una pretesa, un’autorizzazione ad ottenere risorse, beni e
servizi”. In altre parole, la persona che possiede il dollaro non
ha semplicemente un qualcosa che può essere usato in uno scambio con
gli altri. La moneta rilascia il nostro istinto selvaggio per il
potere e per l’innato desiderio di arrecarci danno a vicenda.

Conseguentemente,
i mercati liberano il barbaro che c’è in noi e di più: forniscono
una cornice che premia l’avidità facendo ottenere beni e servizi,
tutti espressi in moneta, pronti per essere usati nella sopraffazione
degli altri. L’unico modo per fermare questo processo distruttivo
dal continuare senza freni è quello di stabilire un’istituzione
sociale per mantenere calme queste forze, per domare la bestia.

Cos’è
la moneta?

Coloro
che parlano dell’esistenza di questo potere misterioso della moneta
sono reticenti nel dare una definizione della stessa. Una moneta è
semplicemente un mezzo di scambio, qualcosa che è universalmente
accettato – universalmente impiegato – nello scambio.

La
moneta aiuta a facilitare lo scambio nell’economia liberando gli
attori dalla necessità di trovare delle controparti che vogliono
esattamente ciò che stanno offrendo come contropartita e che hanno
esattamente ciò che essi vogliono. In altre parole, dove c’è la
moneta possiamo intraprendere degli scambi indiretti: invece di
essere limitati alla situazione di una coincidenza dei desideri per
effettuare lo scambio, “A” può vendere ciò che produce alla
persona “B” in cambio di moneta e quindi usare la moneta per
pagare ciò che gli ha venduto la persona “C”.

Posta
in maniera semplice, la moneta guadagnata rappresenta il contributo
al valore economico della produzione di un soggetto e, dal momento
che la moneta è un mezzo di scambio generalmente accettato, il suo
potere d’acquista rappresenta tale valore. Produciamo per
consumare, e la nostra produzione facilita il nostro consumo
facendoci guadagnare potere d’acquisto – che è universalmente
utilizzabile mediante l’istituzione della moneta.

Quindi
da quale parte della questione entrano in gioco il comando ed il
potere? Non lo fanno, perché non c’è alcun obbligo per il
potenziale venditore ad accettare moneta in cambio di ciò che sta
vendendo. E non c’è certamente alcun potere magico nella moneta
quando essa compra ciò che è offerto indipendentemente dalla
quantità di moneta offerta.

Il
venditore, tipicamente, ha un prezzo di riserva sotto il quale non
venderà. A meno che il compratore potenziale offre un ammontare
sufficientemente alto, il venditore non accetterà e non ci sarà
alcuno scambio. Ed il venditore accetterà la moneta in cambio di
beni semplicemente perché è moneta, e quindi può essere usata in
termini di suo potere di acquisto. Similmente, il compratore non
prenderà parte allo scambio con la sua moneta a meno che non
consideri il bene ‎più
prezioso per lui che il potere d’acquisto del denaro cui lui ha
rinunciato.

Conseguentemente,
la volontarietà dello scambio rimane un fatto. Entrambe le parti
possono opporsi allo scambio, il che significa che esso avverrà solo
se entrambe le parti lo considereranno di valore. Assumendo che non
vi sia frode e che ciò che viene scambiato è legittimamente il
loro, non abbiamo alcuna ragione per mettere in discussione l’eticità
di questa situazione.

Questo
rimane vero indipendentemente dalla natura della moneta, dal momento
che è scambiata (e scambiata con) dato il suo potere d’acquisto
stimato. Non importa che la moneta sia una d’oro, un certificato
totalmente coperto o una moneta fiat come il dollaro. Tuttavia,
coloro che credono che la moneta sia sinonimo di potere dovrebbero
riconoscere il fatto che l’economia che fa affidamento su una
moneta merce è ancora una economia di baratto, ma con la differenza
che gli attori sono liberi dal problema della doppia coincidenza dei
desideri. ‎Dovrebbero
quindi essere relativamente a favore di un’economia con, per esempio,
un gold standard, dal momento che lascia meno spazio per l’esercizio
del potere di uno con un regime di moneta fiat.‎

Quando
e come entra in gioco il potere

Dove
la moneta è una merce, indipendentemente da quale merce, è
semplicemente un bene come qualsiasi altro eccetto
per il fatto che è usato anche nello scambio indiretto. Questo non
implica di per sé che questa moneta fornisca al suo possessore un
potere. Nessuno, o al limite solo pochi soggetti, direbbero che il
pane in una economia in cui questo venga considerato una commodity,
sia una fonte di potere su persone rispetto ad altri tipi di cibi (o
altri tipi di beni) che non lo sono.

Il
pane di per sé è ancora utile. Anche se non ce ne curiamo
particolarmente, sia al momento che in assoluto, possiamo notare che
è un bene con usi specifici. Lo stesso discorso vale per una moneta
merce, anche se i metalli preziosi probabilmente hanno un minor
numero di usi specifici per noi rispetto al pane.

In
un certo qual modo, la moneta fiat cambia la situazione ma non per
quanto riguarda l’uso concreto e la natura della moneta negli
scambi. La moneta è ancora usata ed accettata per il suo potere
d’acquisto (atteso). Tuttavia non è un bene che possiamo usare per
un uso diverso dalla moneta. Quindi, in un certo senso, ce l’hanno
appioppata come sola moneta, al contrario del pane che può essere
mangiato, l’oro usato nelle manifatture di gioielli e i certificati
usati come pretese dirette su questi beni.

Per
questa ragione, il portatore di una moneta non-merce è più
vulnerabile: se la moneta perde il suo potere d’acquisto, del tutto
o in parte, non c’è alternativa. Una banconota da 20 dollari è
una banconota da 20 dollari indipendentemente dal fatto che il potere
d’acquisto del dollaro precipiti o salga; mentre è sensato
mangiare una pagnotta di pane se il potere d’acquisto del pane
scende.

Il
detentore di liquidità in un sistema monetario fiat è dunque
soggetto alla volontà dei policymakers monetari. Se quest’ultimo
decidesse di raddoppiare l’offerta di moneta, cosa che minerebbe
gravemente il potere d’acquisto dell’unità valutaria, ciò
influirebbe sul denaro nella tua tasca, nel materasso o nel conto
bancario. Sei stato vittima della decisione di un altro, cosa che è
certamente una forma di potere.‎
Ma questo è esattamente l’opposto di ciò che viene detto da
coloro che sostengono che la moneta sia una forma di potere. Per
loro, detenere moneta significa avere potere. Esattamente in questo
esempio, colui che detiene la moneta è disarmato nei confronti dei
cambiamenti della politica monetaria.

Che
dire della moneta come potere di dare ordini? Come abbiamo visto
sopra, non c’è niente del genere in un’economia di baratto. Ma
la moneta fiat potrebbe essere diversa, e nei nostri giorni
tipicamente lo è. Questo accade a causa delle leggi sul corso
forzoso. Come viene stampato sopra le banconote federali: “Questa
banconota ha corso legale nel pagamento di tutti i debiti, pubblici e
privati”. In altre parole, se qualcuno è indebitato con te, sei
obbligato dalla legge ad accettare il pagamento in dollari. Quindi,
chiunque abbia preso a prestito può – grazie ai poteri dello Stato
– richiedere che il prestatore accetti il pagamento in dollari.

Sebbene
non questo significhi che tu possa – quale detentore di dollari –
obbligare qualcuno a venderti qualcosa, altre leggi conferiscono tale
potere. ‎Per
esempio, ‎‎la
Scanner Law del Michigan‎

richiede che i negozi non solo mostrino i prezzi per tutti i beni
offerti in vendita, ma anche che accettino il prezzo mostrato in
dollari. Ciò
significa che il cliente ha il potere (legalmente concesso) di
comandare al negozio di vendere un articolo per il prezzo
visualizzato anche se è sbagliato.

‎Di
conseguenza, non possiamo respingere pienamente l’opinione che “il
denaro è potere”. Tuttavia, questo potere non è dovuto al
denaro in quanto tale, come spesso e ampiamente viene creduto. Il
denaro non è misteriosamente potente. Ma ci sono situazioni in cui
il denaro costituisce fonte di potere. Questo è ciò che avviene
sotto i regimi di moneta fiat e le leggi sul corso legale, e altre
leggi che possono essere in vigore per cambiare le dinamiche di
potere. Considerando che il denaro è coinvolto in tutti questi
esempi, la fonte comune di tali poteri non è il denaro in sé.
L’origine è lo Stato.‎‎

L'articolo originale: https://mises.org/wire/when-it-comes-raw-power-few-have-more-it-central-bankers