‎Cosa direbbe Rothbard sul panico da COVID-19?‎

Murray Newton Rothbard è morto il 7 gennaio del 1995. Che cosa avrebbe avuto da dire “Mr. Libertarian” circa le misure governative conto l’epidemia di coronavirus?

Come risposta alla pandemia, i governi occidentali hanno violato i diritti di proprietà privata in una scala senza precedenti in tempi di pace. Hanno espropriato e confiscato ,materiali ed equipaggiamenti medici, hanno preso il controllo di aziende sanitarie ed ospedali privati, hanno decretato la chiusura forzata di attività private, come asili privati, scuole, università o punti di vendita al dettaglio; in aggiunta alla chiusura di giardini e parchi privati. Inoltre, hanno pregiudicato la libertà di movimento.

Cosa si può dire circa queste misure da un punto di vista libertario? Possono essere giustificate?

Circa la libertà di movimento, potrebbe essere obiettato che la maggior parte delle strade sono di proprietà del governo e che il governo ha il diritto di limitare la libertà di movimento allo scopo di proteggere la salute dei suoi cittadini. Tuttavia, la proprietà pubblica delle strade è un problema che deve essere analizzato da una prospettiva libertaria. Le strade dovrebbero essere private. Se lo fossero, i proprietari potrebbero decidere chi potrebbe usarli e a quali condizioni. Come sostiene Rothbard ne “L’Etica della libertà” (1982, p.119):

‎”Nella società libertaria[…] le strade sarebbero tutte di proprietà privata, l’intero conflitto potrebbe essere risolto senza violare i diritti di proprietà di nessuno: in questo caso, infatti, i proprietari delle strade avrebbero il diritto di decidere chi deve avere accesso a quelle strade, e potrebbero quindi tenere fuori gli “indesiderabili ” [nel nostro caso le persone sospettate di essere infettate da virus] se lo desiderano.”‎

In altre parole, in una società libera i proprietari privati delle strade deciderebbero quali, a chi ed a quali condizioni, strade rimarrebbero aperte.

Eppure viviamo in un mondo dove la maggioranza delle strade sono di proprietà pubblica. Tuttavia, anche nel caso delle strade pubbliche, il pensiero rothbardiano è chiaro. Disquisendo sul caso dell’apertura di un McDonalds’ con i residenti che protestavano contro il raduno dei clienti sulle strade, Rothbard scrive:

‎In quanto contribuenti e cittadini, questi “indesiderabili” [i clienti] hanno sicuramente il “diritto” di camminare per le strade, e naturalmente ‎‎potrebbero ‎‎riunirsi sul posto, se lo desiderano, senza l’attrazione di McDonald’s.”‎ (1982, p.119).

Nella visione rothbardiana, i contribuenti e i cittadini hanno il diritto ad usare le strade pubbliche. I governi non sono giustificati nel restringere i movimenti nelle loro strade, perché in effetti non c’è alcun titolo di proprietà statale su di esse:

“‎In quanto organizzazione criminale i cui tutti i suoi redditi ed assets derivati da un reato fiscale, ‎‎lo Stato non può possedere alcuna proprietà giusta‎‎”. ‎

In breve, lo Stato non ha alcun diritto di determinare chi può usare o meno le strade. Un coprifuoco è solo una spudorata violazione della proprietà privata e non può dunque essere giustificata.

In una società libertaria con aziende e strade private, i proprietari farebbero le regole del gioco. Nel caso si verifichi un’epidemia, potrebbero chiudere le strade al pubblico. Oppure potrebbero invitare le persone sotto le loro condizioni. Ad esempio, potrebbero limitare il numero di persone che vi accedono. Potrebbero richiedere che le persone facciano dei test prima che entrino, oppure che l’entrata è effettuata a loro rischio e pericolo. Possono anche imporre certe condizioni, come una restrizione in funzione dell’età o l’indossare delle mascherine ed i guanti.

Consideriamo anche le altre restrizioni che sono state implementate in conseguenza dell’epidemia di COVID-19, come la chiusura dei bar, degli alberghi e di altri negozi. L’argomento dei politici in supporto delle chiusure è il seguente: in funzione della solidarietà con il resto della popolazione, specialmente con i più anziani, le persone dovrebbero attivarsi per mantenere basso il tasso di infezione perché, in alternativa, molte persone morirebbero a causa delle limitate capacità del sistema di sanità pubblica e della mancata previsione di tale epidemia. Aiuterebbero gli altri. E siccome non ci si può aspettare che le persone stiano a casa e aiutino gli altri volontariamente, lo Stato ha il diritto di obbligarli alla quarantena per salvargli la vita.

Ora, la questione etica essenziale è la seguente: è giustificato l’uso della violenza allo scopo di obbligare le persone ad aiutarsi gli uni con gli altri? Può la coercizione essere giustificata se serve ad aiutare gli altri?

La risposta di Rothbard a questa questione è inequivocabile:

“È inammissibile interpretare il termine “diritto alla vita”, per dare una pretesa esecutiva all’azione di qualcun altro che mira a sostenere quella vita. Nella nostra terminologia, tale affermazione sarebbe una violazione inammissibile del diritto di autoproprietà dell’altra persona. (1982, p. 99)‎”

Si noti che per Rothbard e per i libertari in generale il concetto di “diritto” è puramente da intendersi in chiave negativa. I diritti proteggono il raggio di azione di una persona con cui nessun altro può interferire usando la violenza. I diritti di proprietà demarcano l’area in cui un individuo può agire liberamente.

Rothbard continua:

‎”Nessun uomo può quindi avere un “diritto” di costringere qualcuno a fare un atto positivo, perché in tal caso la costrizione viola il diritto della persona o della proprietà dell’individuo coartato[…]. Come corollario, ciò significa che, nella società libera, nessun uomo può essere obbligato dalla legge a fare qualsiasi cosa per un altro, dal momento che sarebbe invadere i diritti del primo; l’unico obbligo giuridico che un uomo ha ad un altro è quello di rispettare i diritti dell’altro uomo. (1982, p. 99)”‎

Se questa affermazione non prova abbastanza, Rothbard fornisce due esempi per sostenere che nessuno deve usare la violenza per costringere qualcuno ad aiutare qualcun altro. In primo luogo discute l’esempio dato da Friedrich Hayek. In questo esempio c’è un proprietario “monopolista” dell’acqua in un’oasi. Rothbard sostiene che il proprietario ha il diritto di non vendere l’acqua ai clienti. Il proprietario ha pienamente il diritto di riservare l’acqua per il suo uso e non può essere costretto a vendere l’acqua per aiutare le persone assetate vendendola:

“‎La situazione può essere spiacevole per i clienti, come lo sono molte situazioni nella vita, ma il fornitore di un servizio particolarmente scarso e vitale può essere difficilmente definito “coercitivo” rifiutando di vendere o fissando un prezzo che gli acquirenti sono disposti a pagare. Entrambe le azioni sono nelle sue facoltà come uomo libero e come proprietario privato. Il proprietario dell’oasi è responsabile solo delle proprie azioni e delle proprie proprietà; non è responsabile dell’esistenza del deserto o del fatto che le altre sorgenti si sono prosciugate. (1982, p. 22‎1)”

Applichiamo questo ragionamento alla situazione attuale: il proprietario di una attività ha il diritto di aprirla. Il proprietario di un giardino ha il diritto di aprirlo e il pedone ha il diritto di camminare nelle strade. Sono responsabili per le sole loro azioni e proprietà e non per l’esistenza del coronavirus o per il fatto che gli ospedali pubblici sono gestiti malamente.

Certamente è una questione diversa se qualcuno sa di essere infetto ed apre la sua attività con l’intenzione di infettare e fare del male ai suoi clienti. Questo dovrebbe essere considerato un comportamento criminale e una violenza difensiva, come la chiusura dell’attività con la minaccia dell’uso della forza, sarebbe giustificato. Ma come possiamo sapere se l’apertura di quell’attività è un atto criminale da parte di un proprietario infetto?

Come evidenzia Rothbard, l’onere della prova spetta alla persona che usa la forza:

‎”L’onere della prova che l’aggressione sia realmente iniziata deve gravare sulla persona che impiega la violenza difensiva. (1982, p. 78)‎”

Possiamo sapere se qualcuno è un criminale solo nel momento in cui viene dichiarato colpevole. Fino a che non lo sono, le persone debbono poter godere di tutti i diritti degli innocenti, come il poter uscire di casa e aprire i loro negozi. Come ci ricorda Rothbard, sono “innocenti fino a prova contraria”.

‎Rothbard fornisce un secondo esempio per la sua affermazione che nessuno può essere costretto ad aiutare gli altri. Questo esempio parla di ‎‎un’epidemia‎‎ e, pertanto, vale la pena citarlo per intero:‎

‎”Supponiamo che ci sia un solo medico in una comunità, e scoppia un’epidemia; solo ‎‎lui‎‎ può salvare la vita di numerosi concittadini, un’azione sicuramente cruciale per la loro esistenza. È lui li costringe se (a) si rifiuta di fare qualsiasi cosa, o lasciare la città; o (b) se addebita un prezzo molto alto per i suoi servizi? Certo che no. Non c’è, per prima cosa, nulla di sbagliato se un uomo addebita il valore dei suoi servizi ai suoi clienti, cioè ciò che sono disposti a pagare. Ha inoltre tutto il diritto di rifiutarsi di fare qualcosa. Anche se può forse essere criticato moralmente o a livello di educazione, come autoproprietario del proprio corpo ha tutto il diritto di rifiutarsi di curare o di farlo ad un prezzo elevato; dire che è “coercitivo” significa inoltre implicare che sia giusto e ‎‎non‎‎ coercitivo per i suoi clienti o i loro agenti ‎‎costringere‎‎ il medico a curarli: in breve, per giustificare la sua schiavitù. Ma sicuramente la schiavitù, il lavoro obbligatorio, deve essere considerato “coercitivo” in qualsiasi significato sensato del termine.‎”

Se il medico non può essere coartato a prestare aiuto durante una epidemia, dunque a fortiori un cittadino normale non può essere costretto a fare la stessa cosa. È certamente possibile che qualcuno potrebbe aiutare gli altri in questi tempi difficili stando a casa, chiudendo le attività o donando equipaggiamento medico. Tuttavia costringere le persone a stare a casa, costringerli a chiudere le loro attività ed espropriando equipaggiamenti medici sono violazioni dei diritti di proprietà. Sono crimini, puri e semplici, Nessuno ha il diritto di confinare una persona (innocente) in casa sua oppure ad obbligarla a chiudere la sua attività.

L’argomentazione che la pianificazione centralizzata mediante la quarantena o mediante altre forme di violenza riuscirebbe a salvare vite è altrettanto problematica, perché ignora il problema del calcolo economico. Queste violazioni della proprietà privata implicano dei costi (soggettivi) che non possono essere calcolati e che non possono essere comparati ai benefici eventuali se non in modo arbitrario.

Ad esempio, l’essere confinati dentro le proprie quattro mura, con la corrispondente mancanza di esercizio fisico, comporterà un aumento delle malattie cardiovascolari, alta pressione, ictus e trombosi, tra le altre cose. Inoltre, il peso psicologico di essere rinchiusi è immenso. Lo sforzo psicologico può causare divorzi e separazioni di famiglie; può causare traumi e depressioni. Ci si aspetta un’impennata di violenza domestica di abuso sui minori. In breve, alcune persone possono morire ed altre possono essere salvate a causa di queste violazioni dei diritti di proprietà.

Inoltre, il caos economico creato da queste misure è potenzialmente devastante. È vero che ci sarebbe stata una crisi economica in ogni caso, come conseguenza delle manipolazioni dovute alla politica monetaria. L’epidemia è solo l’attivatore della crisi. Cionondimeno, la crisi viene resa più dura dalla violazione dei diritti di proprietà da parte del governo. Se alle persone non è permesso di produrre, perché non possono aprire le loro attività, l’output produttivo cade.

I proprietari delle aziende che vedono le attività di una vita distrutte dalla reazione politica al virus possono soffrire di attacchi di cuore, cadere in depressione, suicidarsi oppure diventare alcolizzati. Conseguenze simili possono investire anche i lavoratori disoccupati a causa delle misure politiche.

Oltretutto gli standard di vita cadranno, dal momento che l’attività economica è soffocata dalla quarantena. Ci saranno meno beni e servizi per mantenere, per non parlare del migliorare, gli standard di vita per il semplice fatto che i beni non saranno più prodotti. E se l’economia del mondo occidentale collassa, l’Occidente comprerà meno beni e servizi dalle nazioni in via di sviluppo. Gli standard di vita cadranno anche nel Terzo Mondo, ‎dove questo può significare la differenza tra la vita e la morte per molti. In generale, ‎‎povertà‎‎ significa ridotta longevità. I ricchi tendono a vivere più a ‎‎lungo‎‎ dei poveri.‎

Ma questo non è tutto. I governi di tutto il mondo stanno avanzando verso la via della schiavitù, controllando le loro popolazioni ed aumentando il loro potere sul settore privato mediante una maggiore spesa pubblica e nuove regolamentazioni. In accordo con “l’effetto morsa”, definito da Robert Higgs, il potere del governo tende a crescere in tempi di crisi. Dunque, la vittima di lungo periodo dell’intrusione governativa è la libertà. Regimi più socialisti possono essere istituiti. Ed in questi regimi l’aspettativa di vita è più corta. Maggiore sarà il potere del governo, minore sarà – ceteris paribus – la quantità e la qualità della vita. Ad esempio, gli abitanti – capitalisti – della Germania Ovest avevano un’aspettativa di vita che era di tre anni più lunga di quella delle loro controparti nella Germania Est.

È vero, infatti, che la coercizione governativa può aumentare l’aspettativa di vita di alcune persone nel breve periodo. Assicurare la quarantena è un esempio. Ci sono altre possibilità. Il governo potrebbe proibire di fumare, o sussidiare la frutta, la verdura o le lezioni di ginnastica. Potrebbe usare le entrate fiscali per migliorare i trattamenti medici della popolazione e quindi aumentare l’aspettativa di vita.

Tuttavia, fino a quanto la strategia di aumentare la spesa pubblica in sanità è abbastanza? Ad esempio, quanto del PIL dovrebbe essere speso in sanità? Il cinque, il 10, il 50, il 90 percento del PIL? Certamente, spendere di più significa aumentare l’aspettativa di vita. Ma come può un burocrate del governo conoscere l’esatta percentuale?

In un modo del tutto similare, quale percentuale del PIL dovrebbe essere sacrificata in una epidemia da una più o meno drastica quarantena? Dovrebbero fermarsi il 5, il 10, il 50 o il 90% delle attività economiche allo scopo di rallentare la diffusione del virus? Non c’è alcun modo all’infuori dell’arbitrarietà mediante il quale un pianificatore centrale possa prendere decisioni in questi ambiti. Tutte le decisioni del governo hanno dei costi che non possono essere calcolati.

C’è una sola alternativa alla pianificazione centrale ed arbitraria del governo, con la sua violazione dei diritti di proprietà. Questa alternativa è il libertarianismo, l’alternativa che Murray Rothbard ha sempre difeso indefessamente: la decisione volontaria di proprietari privati.

L'articolo originale: https://mises.org/wire/what-would-rothbard-say-about-covid-19-panic