La crisi del credito è stata evitata ma ha innescato una crisi monetaria

Sembra che la FED sia riuscita a frenare il massiccio deprezzamento del dollaro e le previsioni al rialzo attese sui tassi di rendimento nominale e reale. Questo ha portato ad un’inversione nell’anomala caduta dell’oro iniziata nei primi giorni di marzo, ma la vittoria della FED sul breve periodo comporterà una forte svalutazione della moneta sul medio termine, che ci si aspetta possa portare ad un rialzo dell’oro.

Una settimana fa abbiamo pubblicato un articolo intitolato “What is holding gold back?”, in cui abbiamo analizzato l’insolito calo dell’oro dall’inizio di marzo nel bel mezzo di una pandemia globale, un crollo del mercato azionario, interventi incontrollati della banca centrale e la prospettiva di misure di sostegno fiscale mai viste prima. Abbiamo concluso che il motivo principale di questo andamento, ossia le prospettive di un forte aumento del tasso di interesse reale, dovesse essere temporaneo e potesse quindi cambiare repentinamente. Non abbiamo aspettato a lungo.

Per capire meglio quello che sta accadendo, nell’articolo della scorsa settimana abbiamo dato un’occhiata più da vicino ai principali driver del prezzo dell’oro, che abbiamo identificato nella struttura del prezzo dell’oro (Gold Price Framework Vol. 1: Price Model del 8 ottobre 2015). Ciò che abbiamo notato è che un’impennata delle previsioni sul tasso di interesse reale era responsabile di uno scostamento al ribasso da $1.700 a $1.450. Come riportato nel nostro articolo del 20 marzo:

“A partire da fine febbraio, i rendimenti dei treasury decennali sono nettamente diminuiti, anticipando il taglio dei tassi di 50 punti base operato dalla FED dopo una riunione di emergenza tenutasi il 3 marzo. I tassi hanno continuato a scendere fino al 9 marzo 2020, momento in cui i rendimenti dei decennali avevano perso 55 punti base. Tuttavia anche le previsioni sull’inflazione a lungo termine hanno iniziato a scendere e il 9 marzo le stime sul tasso di inflazione a 10 anni si sono attestate all’1%. I rendimenti degli stessi hanno iniziato a crescere, scioccando la FED, che il 15 marzo 2020 ha tenuto una seconda riunione di emergenza tagliando i tassi a zero. Ma questo non ha fermato i rendimenti nominali, infatti il 19 marzo 2020 i treasury decennali sono risaliti all’1,15% e nello stesso momento le previsioni sull’inflazione a lungo termine hanno continuato a crollare attestandosi attualmente allo 0,5%.”

Il crollo sulle previsioni di inflazione e l’aumento dei rendimenti nominali hanno portato ad un incremento del tasso di interesse reale da -0,57% a +0,55%. In soli sette giorni il prezzo dell’oro è diminuito di $250/ozt (vedere fig. Exhibit 1).

L’innalzamento dei tassi di interesse nominale e delle stime sul tasso di interesse reale si sono verificati in un momento di dollaro forte. Nel nostro articolo abbiamo anche sottolineato come questo rafforzamento e la forte crescita nelle previsioni sul tasso di interesse reale del dollaro statunitense fossero due lati della stessa medaglia, provocati da forti turbamenti nel sistema finanziario che hanno portato ad una imponente domanda di dollari USA.

Ci si aspetta quindi che la FED continui ad intervenire facendo il possibile per tenere sotto controllo il dollaro forte. Secondo il nostro punto di vista, le stime al rialzo sul tasso di interesse reale erano temporanee e sarebbero potute cambiare rapidamente. Ed è proprio quanto è successo tre giorni dopo quando la FED ha annunciato un QE illimitato. Questa disperata soluzione sembrerebbe aver aiutato la FED a raggiungere l’obiettivo di arginare questo trend (e di conseguenza l’aumento dei tassi di interesse nominale e reale). Contemporaneamente un sostanzioso pacchetto di stimoli da 2 trilioni di dollari è stato approvato dal Senato.

Nel giorno della pubblicazione del nostro articolo (20 marzo 2020) le previsioni sul tasso di interesse reale e il dollaro avevano già dato qualche segno di allentamento e nei successivi tre giorni abbiamo visto un’inversione nella solidità del dollaro e del tasso sul breve periodo, di conseguenza, il prezzo dell’oro è risalito di $150/ozt (vedere fig. Exhibit 2).

Cosa ci possiamo aspettare da tutto ciò? Di certo è solo l’inizio. La tenuta del dollaro sembra in una fase di allentamento, ma ciò implicherà che la FED diventi un acquirente fisso di bond. Questo porterà inevitabilmente ad una espansione del bilancio della FED molto simile a quella avvenuta tra il 2008 e il 2014. La velocità di crescita del bilancio della FED nell’ultima settimana è stata sconvolgente. Passando da $0,9 trilioni nell’estate del 2008 a $2 trilioni un anno dopo, ha registrato un incremento di $1,1 trilioni. Per arrivare a queste cifre ci sono volute questa volta solo quattro settimane (vedere fig. Exhibit 3) e non abbiamo ancora visto gli ultimi dati aggiornati.

In riferimento allo stimolo fiscale, possiamo essere certi che gli attuali $2 trilioni non saranno l’ultimo pacchetto di aiuti a passare. I mercati azionari hanno accolto questo progetto con una crescita del 10%, ma dopo ciò, i prezzi azionari si sono nuovamente bloccati. È evidente che l’economia globale aveva già iniziato a rallentare prima dello scoppio del Coronavirus ed è abbastanza improbabile che possa tornare alla ribalta una volta passato il virus. Perciò ci aspettiamo nei prossimi mesi maggiori e più consistenti misure di stimolo fiscale.

Come se questo non bastasse, stiamo vedendo una forte domanda di lingotti con una disponibilità limitata. Molte raffinerie hanno chiuso per il lockdown dovuto alla diffusione del Coronavirus. L’oro fisico è bloccato nei luoghi da cui dovrebbe essere spedito a causa della sospensione dei voli commerciali. Molti commercianti hanno già esaurito le scorte e alcune tra le maggiori banche svizzere hanno aperto delle liste d’attesa per i clienti che vogliono acquistare lingotti fisici. Negli ultimi giorni si è anche visto uno short squeeze sul mercato dei futures di cui ha scritto nel suo ultimo articolo Alasdair Macleod, Head of Research di Goldmoney (“Bear squeeze on bullion banks” del 27 marzo 2020).

Tutto questo rappresenta l’inizio di un ciclo di svalutazione della moneta. Mentre la pressione sul dollaro sarà particolarmente estesa, altre banche centrali cercheranno di far accrescere il valore delle loro valute rispetto al dollaro. Nei prossimi mesi saranno inoltre previsti pacchetti di stimoli fiscali (simili a quelli americani) nella maggior parte dei paesi. Quindi è prevedibile che nei prossimi anni ci sarà un deprezzamento delle valute fiat.

Nessuna banca centrale può stampare oro o altri metalli preziosi, quindi ci aspettiamo considerevoli aumenti di prezzo degli stessi nel prossimo futuro. Nel nostro ultimo articolo abbiamo settato il valore di $2.600 come riferimento per l’oro sul medio periodo, ma abbiamo anche evidenziato come questo possa essere il target price se le banche centrali continuassero a rinviare il problema (vedere fig. Exhibit 4). Mentre questa crisi si sta rapidamente manifestando, con le banche centrali che stanno perdendo il controllo sull’inflazione, i rischi di un esito diverso sono in continuo aumento.

L'articolo originale: https://www.goldmoney.com/research/goldmoney-insights/credit-crisis-averted-monetary-crisis-initiated