Gli effetti devastanti del piano di aiuti contro il Coronavirus

I governi e le banche centrali hanno annunciato delle maxi-misure di salvataggio. Negli USA il Presidente Donald J. Trump ha autorizzato un pacchetto di aiuti contro il virus da $2 trilioni che corrisponde all’incirca al 10% del PIL del paese. Grazie a prestiti, agevolazioni fiscali e pagamenti diretti si dovrebbe poter fornire supporto a livello finanziario alle grandi e piccole imprese e alle persone i cui redditi ed entrate sono stati azzerati a causa delle misure di lockdown varate dalla politica.

In più la Federal Reserve (FED) ha previsto colossali misure di sostegno ai mercati finanziari attraverso l’immissione negli stessi di un’enorme quantità di liquidità. Ciò avviene tramite l’acquisto di ogni strumento di credito, non solo titoli di stato ma anche mutui ipotecari, obbligazioni societarie, titoli di credito, ecc. In questo modo la FED sta sostenendo i prezzi degli asset finanziari, mantenendo il costo del credito basso ed evitando una crisi dei pagamenti su vasta scala.

Di fatto la FED costituisce il centro di tutte queste misure di aiuto perché l’amministrazione americana non possiede denaro a sufficienza per tener fede alle promesse fatte. Il Dipartimento del tesoro emetterà nuovi bond che verranno acquistati dalla FED e che di conseguenza creeranno nuova disponibilità monetaria per il governo. Questa liquidità viene poi trasferita nei conti correnti di imprenditori, consumatori ma soprattutto di categorie legate al governo (dipendenti, prestatori di servizi e contractor). Quindi il nuovo denaro arriva nei conti correnti della gente aumentando la quantità di denaro nell’economia.

Inoltre la FED acquista titoli di credito, come Treasury bond e Treasury bill (e forse anche altri asset). E facendo affari con le banche, aumenta la massa monetaria nel mercato interbancario: le banche passano crediti cartolarizzati alla FED in cambio di riserve di liquidità della banca centrale. Così le riserve in eccesso delle banche aumentano ma il rischio del credito è rimosso dai loro bilanci. Liberando capitale, questo può essere prestato ad aziende, consumatori e ovviamente enti pubblici; contribuendo anche ad aumentare la base monetaria disponibile.

Se la FED compra prodotti finanziari da hedge fund, società d’investimento e di assicurazione, la quantità di denaro aumenta ancora: questi player cederanno alla FED i loro crediti deteriorati in cambio di depositi nelle banche commerciali. Queste nuove disponibilità di cassa potranno essere usate per acquistare altri asset (per esempio azioni, terreni, beni, ecc.).

È ovvio quindi che il pacchetto di salvataggio comporterà un incremento della quantità di denaro nell’economia. Teorie di un’economia solida ci dicono quali potrebbero essere le conseguenze: prezzi dei beni più alti e di fatto riduzione del potere di acquisto della moneta. Per dirlo in altre parole: le misure di stimolo si riducono alla stampa di denaro e a politiche inflazionistiche. Inoltre un’economia solida ci dice anche che l’inflazione è un modo per redistribuire profitti e ricchezza tra le persone, non crea però un vantaggio per tutti, ma solo vincitori e vinti.

I detentori di ricchezza perderanno, perché questa si ridurrà. E la stessa cosa vale per quelli che detengono titoli di stato denominati in valuta corrente. Al contrario, i possessori di azioni, bond, immobili, beni, arte, ecc. potrebbero trarne beneficio solo se i prezzi di questi asset aumentassero a seguito di un’espansione dell’offerta di denaro circolante. Anche i debitori con l’acqua alla gola ne trarranno vantaggio perché eviteranno il default e le perdite dei loro creditori saranno perciò scongiurate.

Ma è ancora più importante notare che i beneficiari del backstop della FED saranno le banche, gli istituti finanziari, Wall Street, l’establishment e il deep state. Questo ci riporta a quanto accaduto durante la crisi 2008/2009 quando la FED ha salvato il sistema economico e finanziario. Stavolta il costo sarà ben più alto e la gente vedrà e capirà le sue conseguenze perché si manifesteranno con un consistente innalzamento dei prezzi dei beni.

L’economista austriaco Ludwig von Mises (1881 – 1973) aveva capito molto bene cosa avrebbero fatto i governi se avessero avuto accesso alla stampa. All’inizio del 1923, poco prima che la Germania venisse colpita da una spaventosa iperinflazione, aveva finito di scrivere il saggio “Stabilisation of the Monetary Unit—from the Viewpoint of Theory” (“Die geldtheoretische Seite des Stabilisierungsproblems”). Essendo un economista perspicace e previdente, aveva anticipato il disastro monetario derivante da una banca centrale che si fosse asservita ad una politica fallimentare. Scrisse infatti:

“Se un governo non è nella posizione di negoziare dei prestiti e non osa aumentare le tasse per paura che gli effetti economici e finanziari vengano chiaramente allo scoperto troppo presto, perdendo il supporto al proprio programma politico, non dovrà fare altro che implementare misure inflazionistiche. Pertanto l’inflazione diventa uno degli aiuti psicologici più importanti in una politica economica che prova a nascondere i propri effetti nefasti. Si potrebbe definirlo uno strumento antidemocratico, poiché raggirando l’opinione pubblica permette il perpetrarsi di un certo sistema di governo. Se le persone conoscessero la realtà delle cose, tali politiche non avrebbero alcuna speranza.”1

Oggi, questa politica di stampa di moneta, che sostiene il sistema economico e finanziario, verrà nuovamente perseguita, come già accaduto in passato in molte occasioni. La questione non è se la moneta perderà o no il suo potere di acquisto, ma in che proporzioni e quanto velocemente. Il miglior scenario è quello di un veloce superamento del crollo economico per cui, di conseguenza, le banche centrali non avranno bisogno di monetizzare troppo debito e distribuire troppo denaro “fresco di stampa”.

Perciò, ancora una volta, il problema di fondo non verrà risolto, ma soltanto rimandato dal momento che il sistema di denaro non garantito controllato dal governo porterà all’aumento spropositato dell’indebitamento di imprese, consumatori e governi. Ad un certo punto i debitori non saranno più in grado di onorare gli impegni presi. Sarà questo il momento in cui il sistema crollerà a causa dei mancati pagamenti, o quando i governi cominceranno ad immettere nel mercato ancora altra liquidità in un disperato tentativo di salvare il salvabile. Le economie diventate dipendenti dal denaro creato dal nulla dovranno prima o poi confrontarsi o con una recessione – depressione come quella del 1929 o con un’iperinflazione come quella della Germania del 1923.

Nel frattempo i giganteschi programmi di salvataggio operati da governi e banche centrali potrebbero continuare a mantenere in piedi l’attuale boom artificiale, invertendo il ciclo economico e finanziario di bust a cui stiamo andando incontro in un nuovo ciclo di espansione, impedendo quindi all’intero sistema di collassare. Una cosa è certa: le valute, siano esse il dollaro, l’euro, il renminbi cinese o lo yen giapponese, molto probabilmente perderanno il loro potere di acquisto. Non sono mai state e mai saranno un mezzo affidabile per accumulare ricchezza.

1 Ludwig von Mises, The Causes of the Economic Crisis, and Other Essays before and after the Great Depression, ed. Percy L. Greaves Jr. (1978; Auburn, AL: Ludwig von Mises Institute, 2006), pag. 38.

L'articolo originale: https://mises.org/wire/destructive-effects-coronavirus-relief-package