Come i mercati valutano le pandemie e come valutano il rischio

In termini economici, le guerre e le pandemie sono la medesima cosa anche senza che vengano fatte le solite similitudini che assimilano il virus ad un nemico invisibile o a delle lunghe battaglie intramezzate da qualche breve tregua. Entrambe causano degli shock dal lato dell’offerta che minano la capacità di funzionamento del motore della prosperità.

In linea di principio, il libero mercato gioca un ruolo cruciale nel mitigare gli effetti di questi shocks; tuttavia, il clima sociale che di solito accompagna questi eventi – caratterizzato da una forte paura – spesso ha l’effetto di rafforzare delle forze che sono antagoniste a quella della libertà. Queste forze si nascondno dietro le nobili bandiere della giustizia sociale e della solidarietà nazionale, quando invece il loro unico obiettivo è quello di incrementare la collusione tra privato e Stato e di accrescere il potere dei monopoli.

Niente di tutto quanto detto vuole negare che il libero mercato può – in tempi di guerra o di pandemia – esser caratterizzato da delle frizioni descritte spesso come “esternalità” che possono bloccare il riadeguamento a meno che non vi sia un sistema legale di supporto che consenta ai mercati di funzionare. Nel mondo degli “ottimi di seconda istanza”[ La teoria del second best (o ottimo di secondo rango) studia, nell’ambito dell’economia del benessere, la seconda miglior soluzione quando l’ottimo paretiano (ossia il contesto di interazione interpersonale in cui il miglioramento della situazione di un agente non comporta il peggioramento di quella di un altro) non può esser raggiunto. È stata sviluppata da Kelvin Lancaster e Richard Lipsey; ndt.], tuttavia, rispondere con pragmatismo a questi problemi lasciando lavorare il mercato restituisce dei risultati migliori rispetto alla soppressione per via legislativa del mercato stesso.

In una guerra, gli shock dal lato dell’offerta includono una distruzione del commercio internazionale causata dal rischio di un attacco nemico; possono includere una improvvisa scarsità di lavoro nell’economia civile (la fonte della prosperità) a causa del fatto che questa manodopera si sposta verso la produzione nel settore militare (nel settore industriale – come la produzione di munizioni e simili – oppure nel servizio militare attivo); oppure anche una distruzione fisica di capitale (o minaccia della stessa, per esempio a causa delle bombe nemiche). In generale, le imprese private non sono più in grado di offrire un’ampia gamma di prodotti senza correre il rischio di dover interrompere improvvisamente queste produzioni. Il settore militare, ivi inclusi tutti i salari pagati in esso, vengono pagati – alla fin fine – dalla tassazione che grava sul settore civile, anche se le tempistiche entro le quali questo fardello grava sulla popolazione civile può essere altamente variabile ed essere differito a lungo nel corso della successiva pace, come accade – per esempio – nel caso della tassa da inflazione.

Lo scenario è simile nel caso di una pandemia. I fornitori di un’intera gamma di servizi (negozianti venditori al dettaglio, l’industria dell’intrattenimento, ristoranti, bar, trasporti pubblici e l’industria del turismo) all’improvviso si trovano davanti al fatto per cui molti consumatori non si servono più di questi servizi per come sono offerti ora, in quanto potenziali veicoli che li espongono al rischio di infezione. Similmente, molti lavoratori penseranno che il loro ambiente di lavoro in molti settori dell’economia li esponga al rischio di malattia.

Molti lavoratori potrebbero scegliere di stare a casa durante la pandemia e scegliere di non correre rischi, se possono scegliere di (1) usare i trasferimenti del governo come sostituti dei loro salari e (2) ricercare protezione legale che garantisca loro una riassunzione alla fine dell’emergenza; quindi pressione politica per l’adozione di queste misure crescerà. Allo stesso tempo, molte imprese dovranno licenziare del personale a causa della loro temporanea di pagare i loro salari e di ; incapacità, questa, dovuta alla caduta della domanda per i loro servizi per come sono offerti oggi.

Il bisogno di avere un’economia flessibile diviene sempre più essenziale soprattutto se consideriamo il fatto che il conto della previdenza sociale e delle garanzie sull’occupazione (come per quanto accade per il servizio militare nel caso di una guerra) viene pagato dalla tassazione sopportata dall’economia produttiva.

Indipendentemente dalle azioni dello Stato perseguite per limitare l’attività economica, ci saranno delle circostanze per cui il pubblico percepirà un rischio maggiore tanto nel lavorare quanto nel consumare, a causa della malattia. Questo provocherà uno shock dell’offerta, ma le forze del mercato, se lasciate libere di agire, possono contribuire a modificare l’erogazione dei servizi e l’utilizzo delle risorse per far leva sullo shock stesso per alleviarne le conseguenze.

Questo si concretizzerebbe in prezzi più alti per questo nuovo “output” rispetto a quelli dell’output precedente allo shock. In assenza di inflazione monetaria, tuttavia, l’aspettativa prevalente alla fine della guerra e della pandemia è che quando lo shock finisce, i prezzi scenderanno ed è esattamente questa aspettativa che incoraggerà i consumi nel futuro. Un altro fattore che influenzerà il posponimento dei consumi sarà l’aspettativa che in futuro la qualità dei beni e dei servizi migliorerà (a causa del fatto che non vi sarà – o sarà minore – il rischio di distruzioni o di malattie); di conseguenza, nella fase più acuta dello shock, ci sarà un aumento di risparmi che verrà canalizzato nel finanziare il deficit governativo. Ma a differenza del caso in cui vengano razionate le scorte di beni, questi individui con una forte preferenza per il consumo presente possono comprare ora, limitati solo dal loro budget.

Nel caso di una pandemia, il libero mercato creerebbe dei fortissimi incentivi per le imprese a riorganizzare la produzione di beni tangibili come anche l’erogazione di servizi in un modo tale da ridurre i rischi di infezione ed a fornire degli ambienti di lavoro modificati con gli stessi criteri. Per esempio, i negozi di alimentari che promuovono il “distanziamento sociale” potrebbero rafforzare la loro domanda rispetto agli altri che – là fuori – non lo fanno e che per questo sono ad alto rischio di contagio.

Certo, ci saranno dei costi aggiuntivi da sostenere; ma questi possono essere traslati in gran parte in prezzi più alti. Oppure possono offrire degli elementi di variabilità come biglietti d’entrata, che si tradurrebbero nell’evitare le file. Certo, i negozi fisici dovrebbero sicuramente fronteggiare la competizione proveniente dai rivenditori on-line, i cui servizi sono ora in vantaggio sul mercato a causa del fatto che vi è un minor rischio di infezione dal punto di vista del cliente; ma questi rivenditori on-line, a loro volta, dipendono dai sistemi di stoccaggio e distribuzione; servizi – questi – che ora impiegano dei lavoratori in degli ambienti non sicuri, a causa dei rischi di infezione cui sono esposti in conseguenza dell’affollamento in quegli ambienti.

Quando vi è un potere contrattuale dei lavoratori, essi possono domandare un salario più alto rispetto a quello normale, il che si traduce – sostanzialmente – in costi per i rivenditori on-line. Questi, a loro volta, possono bloccare la crescita del costo del lavoro sborsando delle cifre per il miglioramento dell’ambiente di lavoro; ma – ancora – i costi totali dovranno salire e questo (molto probabilmente) si tradurrà in prezzi più alti.

In verità, il monopolista potrebbe esercitare pressioni politiche a Washington per prevenire delle regolamentazioni sull’ambiente di lavoro – le quali vorrebbero dire che, sostanzialmente, i produttori dovrebbero sostenere dei maggiori costi durante la pandemia – o un’azione dell’antitrust. A tale scopo, per fare gioco potrebbe assecondare la pubblica percezione di “correttezza sociale” astenendosi dal compiere qualsiasi azione che possa assomigliare minimamente ad un rialzo dei prezzi. In ogni modo, il mantenere i prezzi artificialmente bassi potrebbe essere sensato da un punto di vista imprenditoriale quale forma di azione predatoria contro i negozi fisici indeboliti.

Niente di tutto questo vuole negare l’esistenza di esternalità sul mercato. Supponiamo che vi sia una moltitudine di consumatori che vogliono – in ogni caso – comprare dei servizi “vecchio stile” (ma ad alto rischio) che vuol comprare dai negozi sotto casa invece che rivolgersi verso i nuovi prodotti o alle alternative fornite on-line. Le assicurazioni mediche, in questo caso, potrebbero fornire un modo per riaggiustare gli incentivi. Dopotutto, gli assicuratori potrebbero concludere che i consumatori che preferiscono pagare per i beni e servizi un minor prezzo ad un prezzo più alto stiano aumentando il rischio di contagio; quindi gli assicuratori potrebbero limitare l’esistenza di consumatori meno “attenti” facendo pagare dei premi minori a quei consumatori che possono dimostrare di comprare beni e servizi modificati per ridurre il rischio di contagio.

Infine, c’è sempre la questione spinosa delle autorità pubbliche che assegnano un prezzo alle loro attività – soprattutto i trasporti – durante le pandemie. Possono presumere che la gran parte del pubblico preferisca che il livello di rischio venga ridotto. Ma come fare tutto ciò senza bloccare del tutto i sistemi economici e se la contrazione della domanda causata dallo stato generale degli affari non libera abbastanza spazio? La risposta risiede nel “premium pricing”. Un ricarico abbastanza grande sui prezzi normali, specialmente nei momenti di maggior affollamento, libererebbe i sedili e ridurrebbe i rischi di infezione, ripagando inoltre i costi da sostenere per il nuovo regime sanitario. I “premium prices” aumenterebbero gli incentivi per i datori di lavoro concepire dei piani per implementare il lavoro da remoto o concentrare lo stesso in meno giorni lavorativi da più ore.

Ci sarebbero dei sistemi di scontistica per i lavoratori “essenziali”, ma niente a che vedere con le tessere per il razionamento o roba simile. Vorrei portarvi un piccolo aneddoto che serva da ammonimento: il piccolo racconto di fantasia di Marcel Aymé che descriveva in che modo – durante la guerra – i nazisti facevano si – mediante i razionamenti – che gli intellettuali sopravvivessero solo tre giorni e non capivano come mai prima (grazie al libero mercato) riuscivano a sopravviverne dieci!

L'articolo originale: https://mises.org/wire/how-markets-price-pandemic-and-how-they-lower-risk