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Hans Hermann Hoppe

Ultimi lavori

L’etica dell’imprenditoria e del profitto

I. Nel più fondamentale dei sensi siamo tutti, con ognuna delle nostre azioni, sempre e invariabilmente degli imprenditori alla ricerca di un profitto. Ogni volta che agiamo, impieghiamo alcuni mezzi fisici (oggetti valutati come beni) – come minimo il nostro corpo e la stanza in cui si trova, ma nella maggior parte dei casi anche vari altri oggetti “esterni” – per cambiare il corso “naturale” degli eventi (cioè il corso degli eventi che ci si aspetta che accadano se agissimo diversamente) al fine di raggiungere uno stato futuro di cose a cui associamo un più alto valore. Con ogni azione… Leggi tutto

Perché i peggiori comandano

Una delle affermazioni più largamente accettate dagli economisti politici è la seguente: qualunque monopolio è dannoso dal punto di vista dei consumatori. Il monopolio, nella sua accezione classica, è concepito come un privilegio esclusivo garantito ad un singolo produttore di un determinato bene o servizio, cioè come assenza di libero accesso ad un determinato settore della produzione. In altre parole, una sola azienda, A, può produrre un determinato bene, x. Ogni monopolista di questo tipo è dannoso per i consumatori poiché, essendo protetto dall’ingresso di potenziali nuovi concorrenti nel suo settore di produzione, il prezzo del prodotto di monopolio x… Leggi tutto

L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola austriaca (parte terza)

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La concorrenza in seno alla classe dirigente e fra diverse classi dirigenti causa una tendenza alla concentrazione crescente. In ciò, il marxismo ha ragione. Ciononostante, la sua falsa teoria dello sfruttamento lo conduce ancora una volta a localizzarne la causa laddove non c’è. Il marxismo crede che questa tendenza sia insita nella concorrenza capitalista. Ora, è casomai finché la gente pratica il capitalismo proprio che la concorrenza non è una forma d’interazione a somma zero. Il primo utilizzatore, il produttore, il risparmiatore, il contraente accordi, non realizzano mai profitti gli uni a spese degli altri. Ovverosia i loro guadagni lasciano… Leggi tutto

L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola Austriaca (parte seconda)

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Quello che non va, conseguentemente, nella teoria marxista dello sfruttamento è che non riconosce il fenomeno della preferenza temporale come categoria universale dell’azione umana. Che il lavoratore non riceva  il “valore totale” del suo lavoro non ha niente a che vedere con lo sfruttamento, ma riflette solo il fatto che è impossibile per un uomo scambiare beni futuri con beni presenti senza pagare un interesse. Contrariamente alla situazione dello schiavo e del padrone nella quale il secondo sfrutta il primo, la relazione tra lavoratore libero e capitalista è vantaggiosa per entrambi. Il lavoratore entra nell’accordo perché, data la sua preferenza… Leggi tutto

L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola Austriaca (parte prima)

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Ecco cosa intendo fare in questo articolo: prima di tutto, presentare le tesi che costituiscono il nocciolo duro della teoria marxista della storia. Affermo che sono tutte giuste, essenzialmente. Poi dimostrerò come, nel marxismo, queste conclusioni corrette sono dedotte da un punto di partenza sbagliato. Infine dimostrerò come la scuola austriaca, nella tradizione di von Mises e Rothbard, può dare una spiegazione corretta, sebbene categoricamente diversa, della loro validità. Cominciamo dal nocciolo duro del sistema marxista: – “La storia dell’umanità è la storia della lotta delle classi.” È la storia delle lotte tra una classe dirigente relativamente ristretta e una… Leggi tutto