Dizionario economico: il valore

“I Cartaginesi raccontano anche questo, che vi è una regione della Libia e uomini che la abitano, al di là delle colonne d’Ercole. Quando siano giunti tra questi e abbiano scaricato le mercanzie, dopo averle esposte in ordine lungo la spiaggia risalgono sulla nave e alzano una fumata. Allora gli indigeni vedendo il fumo vanno al mare e poi in sostituzione delle mercanzie depongono oro e si ritirano lontano dalle merci. E i Cartaginesi sbarcati osservano e se l’oro sembra loro degno delle mercanzie lo raccolgono e si allontanano, se invece non sembra degno, risaliti sulla nave di nuovo attendono; e quelli, fattisi avanti, depongono altro oro, finché li soddisfino. E non si fanno torto a vicenda, perché né essi toccano l’oro prima che quelli l’abbiano reso uguale al valore delle mercanzie, né quelli toccano le merci prima che gli altri abbiano preso l’oro” (Erodoto, Storie IV, 196)

Il racconto di Erodoto illustra ciò che gli antichi intendevano per scambio equo: una lenta e silenziosa trattativa in cui entrambe le parti offrivano le loro mercanzie sino a che non veniva trovato un accordo.

Ma come determinare il valore di queste mercanzie? Oppure dell’oro che veniva offerto in cambio? Esiste un criterio oggettivo per determinare dall’esterno quando uno scambio è equo?

Sin dall’antichità filosofi ed economisti hanno cercato di rispondere a queste domande formulando diverse “teorie del valore”.

Esaminiamo le tre più importanti.

Aristotele, Marx ed il valore oggettivo

Nelle sue opere Aristotele sostiene che ogni bene (una casa, una misura di grano, un letto) ha un suo valore proprio ed oggettivo e quando si effettua uno scambio equo non si fa altro che pareggiare i valori dei beni tramite delle semplici equivalenze.

“Siano A una casa, B dieci mine, C un letto. A è la metà di B, se la casa vale cinque mine, o se è uguale a cinque mine. E il letto è la decima parte, C è Leggi tutto

Dalla padella alla brace

A fine dicembre, meno di quattro mesi fa, lo spread btp-bund era intorno ai 500 punti base e la ricetta Monti sembrava non aver avuto alcuna presa sui mercati. Dopo un avvio in pompa magna, a suon di tasse e balzelli, il governo si era infatti arenato sulle riforme della cosiddetta “fase due” ovvero quelle cha avrebbero dovuto finalmente permettere al paese di tornare a crescere.

Poi, però, è capitato qualcosa: l’altro Mario, il Drago della Bce, ha aperto i rubinetti della liquidità, attraverso un programma che si chiama Long Term Refinancing Operation (LTRO) e il cui funzionamento si potrebbe sintetizzare con la frase: “chiedete e vi sarà dato”. Così funziona, infatti, il sistema messo in piedi dalla Banca Centrale Europea, che fissa il tasso di interesse (1%), la durata del prestito (36 mesi) e poi si presenta davanti alle banche europee dicendo: “portatemi pure tutta la carta straccia che volete, purché garantita dallo Stato, i soldi sono pronti sul tavolo”.

Non si son fatte pregare le banche europee, ansiose di poter fagocitare LiTRI e LiTRI di denaro fresco di stampa. Tra dicembre e oggi solo quelle italiane hanno attinto a circa 250 miliardi di euro dalla BCE: molti di quei soldi sono rimasti nei loro conti presso la Banca Centrale Europea, altri sono serviti a ripagare le obbligazioni emesse dalle stesse banche, ma una parte di quel denaro è andato ad acquistare titoli di debito pubblico, facendo rapidamente scendere lo spread che, oggi, ha toccato nuovamente i minimi da luglio.

Scampato pericolo? Stappiamo lo spumante? Meglio di no, potrebbe andarci di traverso. Una ragione è ben chiara e se non vi è ancora venuta in mente, basta che andiate al distributore, l’altra, molto più sottile, ce la spiega questo articolo di Peter Tchir su Zerohedge. Lo schema si chiamerà pure LTRO ma l’odore è inconfondibile…

Potrai cambiargli nome, ma puzza sempre come uno schema di PonziLeggi tutto

Keynes e la crisi – seconda parte: una critica

Vi sono decine di libri che sono dedicati alla demolizione delle tesi keynesiane e se conoscete bene l’inglese vi consiglio “Tutti gli errori di Keynes” di Hunter Lewis. Non ho quindi intenzione di tediarvi con una lunga discussione teorica ma voglio prima sottolineare alcuni aspetti della teoria e poi proporre un esempio pratico di ricetta keynesiana che conosciamo tutti molto bene.

Innanzitutto nel processo di aggregazione delle cosiddette variabili macroeconomiche ci siamo persi del tutto la struttura del capitale e le preziose informazioni che essa ci dava. Abbiamo solo un eterno ciclo di produzione e consumo di beni in cui vogliamo che la domanda aggregata sia sempre sufficiente a garantire alle industrie di lavorare a pieno regime e con profitto.

Ma quali industrie? Tutte, senza alcuna distinzione. Piena capacità uguale piena occupazione. Ma è irrealistico anche solo pensare che subito dopo lo scoppio di una bolla immobiliare, mentre i prezzi delle case crollano segnalando che di immobili ce ne sono fin troppi in giro, si proponga di ripristinare la piena capacità di produzione delle aziende edili. La cosa è ancora più surreale perché la logica è quella di demolire le case esistenti per poi poterne costruire di nuove.

In pratica il succo della dottrina keynesiana è quello far sì che venga consumato tutto ciò che viene prodotto, ovvero promuovere il consumismo.

Un’altra caratteristica è quella di indirizzare il denaro pubblico proprio verso quei settori che nella crisi soffrono di più perché durante il boom si erano espansi troppo, andando a contrastare quello che era il naturale processo di correzione del mercato. Le aziende, che durante il boom si erano eccessivamente allargate e avevano realizzato ingenti profitti, in periodo di crisi vanno a beneficiare degli aiuti statali. Il problema viene rimandato, non risolto, e si promuovono comportamenti di moral hazard.

 L’esempio italiano per antonomasia di quanto appena detto è il mercato dell’automobile.

La soluzione keynesiana all’opera: i Leggi tutto

Keynes e la crisi – prima parte: il modello keynesiano

È normale chiedere cosa si possa fare per uscire al più presto da una crisi economica: è una domanda legittima.Per rispondere correttamente, però dobbiamo prima capire che cosa non si deve assolutamente fare. Sembra scontato che il governo debba fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di accelerare la ripresa ma non è affatto così: gli interventi possono infatti essere controproducenti e far precipitare l’economia in uno stato di depressione prolungata.

Nell’autunno del 2008 è sembrato quasi normale che i governi intervenissero sia per salvare il sistema bancario che le grandi aziende in difficoltà (si pensi alle aziende automobilistiche americane) e stimolare la domanda aggregata. In tanti  hanno iniziato ad invocare il nome di un economista inglese che negli anni ’30 aveva proposto una ricetta per uscire dalla Grande Depressione, ricetta che prevedeva il massiccio intervento dello Stato nell’economia, a suon di opere pubbliche e spesa in deficit. Ancora oggi, dopo tre anni e mezzo di fallimentari politiche di stimolo economico, c’è chi invoca a gran voce i suoi insegnamenti come unica e vera soluzione alla crisi. Se fino a oggi non hanno funzionato è perchè sono stati timidi, limitati, non sufficienti.

E allora diamo uno sguardo a questa ricetta e riflettiamo se dobbiamo davvero dar retta a Keynes,  smettere di preoccuparci del debito pubblico e costruire la ripresa economica a suon di spesa a deficit, oppure no.

Keynes e la “teoria generale”

Quando nel 1936 uscì la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, la scienza economica andò incontro ad una vera e propria rivoluzione. Fu però una rivoluzione di tipo politico. L’economista inglese, infatti, pur presentando la sua teoria come generale, in realtà non aveva nessuna intenzione di rivoluzionare la scienza economica. Voleva invece giustificare e promuovere quei provvedimenti di intervento pubblico che riteneva indispensabili per far uscire le nazioni occidentali dalla Grande Depressione. Avendo fornito una giustificazione teorica per le politiche che i governi di Stati Uniti e Gran … Leggi tutto

Bastiat Contrario – Più ricchi di Rockefeller?

Con questo pezzo, pubblicato sul blog Ora Libera(le), lancio una piccola provocazione: è proprio vero che “si stava meglio quando si stava peggio” ed il sistema capitalistico ha portato a fatto diventare i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri? Cosa succede se paragoniamo il nostro stile di vita a quello dell’uomo più ricco di sempre, John D. Rockefeller?
Più ricchi di Rockefeller?
Uno delle più grandi leggende metropolitane sull’economia di mercato è che con il passare del tempo i ricchi diventano sempre più ricchi mentre i poveri diventano sempre più poveri. Si amplia la forbice della ricchezza, la disuguaglianza dei redditi regna sovrana, etc. etc.
Quante volte abbiamo sentito questa storia? Magari ci crediamo pure! Beh, per metà è sicuramente vera: i ricchi diventano sempre più ricchi. E i poveri? Diventano più ricchi pure loro….
Sento già mugugni di disapprovazione… adesso arriva qualche grafico incomprensibile, due o tre formule matematiche ma la situazione reale è ben diversa, per Dio!

Continua sul blog Ora Libera(le)Leggi tutto

In difesa dell’usura

Antefatto. Qualche giorno fa, su luogocomune.net è stato pubblicato il pezzo dal titolo “la spirale del debito pubblico”. Apriti cielo! Se leggete i commenti, oltre a farvi delle ricche risate per le molte teorie strampalate, è arrivata, dal curatore del sito, la classica obiezione che potete leggere su un qualsiasi sito signoraggista: “i debiti non possono essere ripagati perchè non è stata creata la moneta addizionale per pagare gli interessi”. Per rispondere a quell’affermazione, ho scritto il post precedente, a cui potete aggiungere il follow up nei commenti scritto da Weierstrass.
Ci siete ancora? Bene. Stamattina leggo una replica di Mazzucco dove salta fuori che adesso il problema è direttamente il prestito ad interesse. Tutte le altre discussioni sono triviali e gli esempi fuorvianti, l’unica cosa che conta è che prestare denaro ad interesse è criminale. Nel thread precedente Mazzucco arrivava ad affermare che: «Se avessi la garanzia che me li restituisce, li presterei anche a uno sconosciuto.Ma sempre a tasso zero»
Ho riportato sul sito la risposta, come commento, ma siccome contiene alcuni spunti interessanti ed affronta alcune tematiche che spesso sono oggetto di dibattito su internet, può essere utile riproporla anche qui.
Nell’articolo vengono evidenziati tre problemi, di cui il primo è considerato fondamentale:
 
1) Il meccanismo del prestito ad interesse
2) La moneta fiat
3) La riserva frazionaria
Il secondo ed il terzo sono problemi veri e non a caso sono state proposte soluzioni, come la moneta merce (oro ed argento) e la riserva al 100% sui depositi per le banche. Bisogna anche dire che fiat money e riserva frazionaria sono problemi anche in assenza di “prestiti” perchè il fatto che qualcuno crei dal nulla la moneta e ne imponga l’uso, significa che quel qualcuno potrà trasferire verso di sé la ricchezza reale.
Immaginate una partita a monopoli in cui uno dei giocatori, ad ogni turno, … Leggi tutto

Voglio tutto il mondo più il 5%!

Update. Ho apportato una piccola modifica alla storiella che però non ne cambia il senso.È un post un po’ strano ed è in risposta alla pubblicazione di un mio pezzo precedente su questo sito e specialmente a questa affermazione. Quelle sull’Ashoka “amico di Monti” meritano invece soltanto questa.
«A casa mia se le fiches in circolazione sono 100 non puoi restituirne 105, punto e basta. Devi per forza crearne 5 false»
Basta creare la situazione limite come quella per dimostrare che tutti i debiti non sono pagabili?
Immaginiamo una situazione totalmente irrealistica ma che serve soltanto per sfatare questo mito degli interessi non rimborsabili.
Una banca crea moneta per 1000 fantaeuro che tiene in cassa. Nella comunità non ci sono altre monete e per ora gli scambi avvengono tutti tramite baratto.
Un imprenditore, Sandro, va in banca a chiedere un prestito esattamente di 1000 fantaeuro (*). La banca concede il prestito a 10 anni ad un tasso di interesse de 5%. Utilizzando un semplice calcolatore della rata di un mutuo possiamo stabilire che ogni anno Sandro dovrà restituire 129,5 fantaeuro, per un totale, dopo dieci anni, di 1295 fantaeuro.
Ecco! Sento tuonare i benpensanti, visto che non può restituire il prestito dal momento che ci sono soltanto 1000 fantaeuro in circolazione? La banca avrebbe dovuto creare anche i 295 fantaeuro degli interessi!
Questo è vero soltanto se Sandro si siede suoi suoi 1000 fantaeuro e non ci fa nulla. Ma allora perchè li ha chiesti in prestito? Oppure spende 100 fantaeuro l’anno in beni di consumo, ma in questo caso Sandro andrebbe in bancarotta con qualsiasi tasso di interesse e indipendentemente dal quantitativo di moneta in circolazione.
Vediamo invece un caso più interessante e che si reputa impossibile. Sandro investe 800 fantaeuro, comprando un campo, dei semi ed un aratro (**). A fine anno, prima di pagare gli interessi, ha pronto un bel carico di mele da … Leggi tutto

Due pesi e due misure

 «I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita, del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. È più bello cambiare, avere delle sfide, purché siano in condizioni accettabili e questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è iper-tutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci»

Così parlò Monti a Matrix e non posso che condividere le considerazioni di Alberto Bisin su Noisefromamerika: estendere la protezione a tutti significa ridurre ulteriormente il numero degli occupati, specialmente giovani e donne.

Lasciamo stare le urla indignate di chi ha trasformato quel discorso che ho riportato nella sua interezza, nello slogan “Il posto fisso è monotono” (che vuol dire ben altra cosa!), lasciano il tempo che trovano.

Vorrei piuttosto concentrarmi su ciò che l’economista keynesiano Gustavo Piga propone come soluzione per risolvere il problema:

«Benissimo. Rovescerei il messaggio: che monotonia stare a casa disoccupati. I giovani si abituino a cambiare.
2 milioni circa di giovani disoccupati. Uno spreco incredibile per il nostro Paese.
Immaginiamo di metterli tutti al lavoro. Fine della monotonia. Contratto a 3 anni, 1000 euro al mese, non rinnovabile, non tassati. In totale, 12.000 euro l’anno, 25 miliardi di euro, poco più di 1% di PIL»

L’idea è quella di mettere per tre anni al lavoro questi disoccupati, ad un salario di 1000 euro al mese, che, badate bene, qui è uguale al costo del lavoro, «nei Ministeri, presso i Musei, nelle università, nei cantieri, nel supporto agli anziani». Chissà quante cose imparerebbero, suggerisce il docente, quanti incontri utili, come aiuterebbero la ricostruzione del paese!

Il richiamo è al servizio militare obbligatorio oppure, come viene fatto notare nei commenti, al servizio civile e ai lavori socialmente utili.

Ci siete fin qui? La … Leggi tutto

La soluzione “finale” di Krugman

In una recente intervista a Le Monde, il mio economista preferito illustra la sua ricetta per scongiurare la crisi europea. Indovinate un po’, la soluzione è stampare denaro! L’avreste mai detto?
Ecco uno stralcio dell’intervista, riportato da Ticino live
«L’Europa ha bisogno di una politica monetaria più aggressiva di quella americana, è l’unica maniera per portare i correttivi necessari. La BCE dovrebbe acquistare un numero maggiore di debiti sovrani e favorire maggiormente l’espansione monetaria.
Se qualcuno mi dice che questo rischia di far scivolare i prezzi, io rispondo che l’inflazione non è il problema, ma è la soluzione.
Per restaurare la competitività in Europa è necessario, ad esempio, che per i prossimi cinque anni nei paesi europei meno competitivi i salari diminuiscano. Con un poco di inflazione, questo aggiustamento è più facile da realizzare, ossia lasciar crescere i prezzi senza aumentare i salari».
Ricordatevi queste parole di Krugman la prossima volta che si ergerà a paladino dei più deboli, contro gli squali affamati di Wall Street. Per chi fosse stato poco attento, il premio Nobel per l’economia nel 2008, sta dicendo che per i prossimi cinque anni, in paesi come Italia e Grecia, i salari, tutti i salari, devono diminuire. Come fare? Secondo Krugman il metodo più facile, e che provoca il minimo numero di manifestazioni di piazza, è quello di provocare una crescita dei prezzi a parità di salari.
Parafrasando un giudizio di Mises su Keynes, Paul Krugman sta proponendo, scusate il francesismo, di fottere i lavoratori.
Perchè dico così? Ora ve lo spiego.
Non è un segreto che in Italia, così come in altri paesi europei, vi sia un divario enorme tra quanto un lavoratore costa all’azienda, il cosiddetto “costo del lavoro”, e quanto effettivamente prende in portafoglio, il suo stipendio netto.
«Per ogni 100 euro di retribuzione lorda erogati a un dipendente, un’azienda italiana versa 32 euro di contributi; il lavoratore,
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Bastiat contrario – Oste, è buono il vino?

[cd]N[/cd]on so voi, ma quando mi trovo in vacanza e devo trovare un buon ristorante dove cenare, cerco sempre di documentarmi prima leggendo qualche guida. Ci sono quelle specifiche, che ti informano su prezzi, menù e qualità del servizio oppure quelle più generiche che, oltre a indicarti dove mangiare una buona bistecca al sangue senza rimetterci il conto in banca, consigliano anche un cocktail bar oppure un pub dove proseguire la serata. Credeteci o no, pur essendo inevitabili episodi di corruzione, difficilmente capita di ottenere cattive indicazioni. Il perchè è semplice: i privati che producono queste guide devono poi venderle e ricavare un profitto se vogliono sopravvivere.
Dando cattivi consigli il prossimo anno non le venderanno più.
Certo, dal punto di vista dei ristoratori, queste guide sono in grado di decretare il successo o il fallimento di un  locale. Un downgrade da parte di Spaghetti & Pizza può far perdere centinaia di avventori ma, siamo onesti, voi vorreste davvero mangiare in un ristorante dove il cibo viene servito freddo e ogni tanto qualche scarafaggio fa capolino dalla cucina?
Meglio esserne informati in anticipo, oppure si rischia di finire come qualche anno fa, quando ad un noto ristorante di carni argentine si verificarono decine di casi di salmonella. Chi aveva mangiato lì, avrebbe gradito molto leggere una recensione negativa prima di prenotare la cena!
È pur vero che la situazione oggi è molto diversa da com’era diversi anni fa, quando numerosi episodi di corruzione ed abusi avevano fatto gridare allo scandalo contro queste agenzie. Però sapete? Non era colpa dell’esistenza di tali società né del fatto che fossero private, anzi. Il problema, come spesso accade, fu una conseguenza imprevista di un cattivo processo di regolamentazione.
C’era infatti il problema dei rimborsi per le spese di rappresentanza ed il timore, specialmente vero nel caso dei politici, era che qualcuno facesse il furbo e si mettesse d’accordo con i ristoratori per truffare il … Leggi tutto