Immigrati, aiutiamoli a casa loro

L’espressione “immigrati, aiutiamoli a casa loro” è un po’ vista come fumo negli occhi, perché magari chi lo dice è di destra o di sinistra o altro. Tempo fa leggevo alcuni articoli sulla Cina e con mia somma meraviglia scopro che i cinesi, grazie alle loro”entrature” in Angola stanno terminando una nuova città che si chiama: Nova Cidade de Kalimba, composta da oltre 750 blocchi di appartamenti, con una dozzina di scuole e più di 100 locali commerciali, pare che, al momento, non vi siano abitanti. Sembra una incongruenza. Ora, non posso conoscere gli obiettivi della Cina nel continente africano (sembra che questo tipo di investimento sia indirizzato anche verso il Sudafrica, la Nigeria, il Marocco, l’Egitto e l’Algeria), ma da quello che si evince potremmo, a livello europeo, fare altrettanto, magari costruendo anche delle fabbriche che siano attinenti alle peculiarità dei luoghi in cui si va ad investire. Perché pensare di realizzare direttamente le unità immobiliari e le infrastrutture potrebbe essere un’idea … e tutti noi sappiamo, che se inviamo denaro, la corruzione distribuita a tutti i livelli ben poco o nulla rimane alle popolazioni. Molti stati dell’Unione Europea non vogliono, assolutamente, avere immigrati sbarcati sulle coste italiane o greche e le motivazioni sono le più disparate. Posso immaginare che piuttosto di avere “nuovi arrivi” sono disposti a finanziare qualsiasi altra cosa … ebbene, perché non facciamo anche noi come i cinesi? Sicuramente ne godranno gli africani che rimarranno nel loro territorio e magari con una qualità di vita migliore e sicuramente saranno “felici” gli stati europei dell’ “io non li voglio”. Un vecchio proverbio dice: “oggi ti fornisco il pesce per sfamarti, ma domani ti insegno a pescare”. Basterebbe usare un po’ di buon senso, ammesso che ce ne sia ancora in circolazione. Mutatis mutandisLeggi tutto

Moneta complementare ε-₤ira

Chi pensa di trovare qui formule matematiche o modelli di matematica adattati per l’alta finanza deve cambiare idea. L’una cosa di matematica che troverete qui è la moltiplicazione:

x2

LA MONETA VIRTUALE

Un’altra moneta virtuale (cripto moneta) compare all’orizzonte la: VALDEX. In Italia la moneta virtuale, come molte altre, è attiva su piattaforma digitale e, generalmente, è circoscritta alla regione in cui viene emessa; per esempio: la VENETEX, la SARDEX, ecc. Anche i MINIASSEGNI ((leggi anche i NOTGELD) ed i GETTONI TELEFONICI, degli anni 70/80, come i BUONI PASTO di oggi, sono stati considerati moneta complementare. Poi, abbiamo quelle a diffusione nazionale o internazionale come: la WIR svizzera (Wirtschaftsring-Genossenschaft), oppure la LITECOIN o la BITCOIN considerate le più “famose” e sembra che nel mondo ve ne siano circa 4.000. A proposito di BITCOIN è notizia di ieri, 12 maggio 2017, di un attacco con malaware ai computers su ampia scala (pare che i paesi coinvolti siano circa 99 o forse più) e con richiesta di riscatto di 600 bitcoin per ripristinarli. Un giovane inglese di 22 anni (esperto in cyberscurity) con 10,69 dollari acquista un dominio e blocca il virus. Tanto di cappello a questo giovane e, a differenza di quanto scritto e detto da tanti, credo che non sia stato baciato dalla fortuna, ma acquistando quel dominio ha dimostrato di avere intuito, intelligenza e preparazione. Congratulations.

Una piccola parentesi, interessante la moneta Eco-Aspromonte (sponsorizzata dalla Banca Etica e stampata dalla Zecca dello Stato) che, come la “Moneta Deperibile” di Silvius Gesell, ha una scadenza, anche se più lunga, ma la storia di quest’ultima moneta è diversa. Praticamente è una ricerca continua di potere d’acquisto o di credito.

In pratica, non sono altro che: UNITA’ DI CONTO.

Anche l’E.C.U. (European Currency Unit), introdotta nel 1978 dal Consiglio Europeo, calcolata sulla media dei cambi fissi nel 1988 e sostituita con l’introduzione fisica dell’€uro Leggi tutto

Flat tax per i giovani

Mala tempora currunt, corrono brutti tempi. La disoccupazione giovanile (M/F) in Italia (25-34 anni) è pari ad un tasso del 39,4%, ossia 1.944.000 persone.

Definizione di Stato: Lo Stato è un’entità giuridica temporanea, che governa ed esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti ad esso appartenenti. (www.wikipedia.it)

Lo Stato italiano si è dato un gran daffare e ha partorito la FLAT TAX (tassa forfettaria) per i i ricchi che portano la propria residenza in Italia. Giustamente, attrarre persone con capitali (denaro fresco), magari cospicui, che possano essere fatti circolare non è una cattiva idea. Allo Stato non costa nulla! Anzi, fa pagare solo 100.000 (centomila) euro indipendentemente da quanto guadagna la persona ricca. Bene, grande opportunità per le persone ricche, per lo Stato ed anche per l’indotto. Una domanda mi sorge spontanea: “se la Flat Tax va bene per i ricchi perché non la adattiamo anche ai giovani?” Se una persona giovane rimane a casa a ciondolare, aggrappato ai social networks, sdraiato sul divano o passando ore al bar a discutere del “nulla” lo Stato cosa ci guadagna? NULLA! Ho sentito grandi affermazioni e ridondanti parole sulla condizione giovanile, ma solo pour parler. Ecco, ora vorrei dare un suggerimento per vedere se si può concretizzare un lavoro per questi giovani. La mia idea è la FLAT TAX PER I GIOVANI e potrebbe funzionare così:

  1. apertura iscrizione CCIAA e partita IVA dal compimento del 18° anno,
  2. esenzione IVA dalla fatturazione,
  3. assicurazione (INPS e INAIL) a carico del committente,
  4. durata tre anni.

Proviamo a fare qualche esempio:

  • un apprendistato con la sola retribuzione ed assicurazione al prestatore,

  • un lavoro continuativo per tre anni,

  • vari lavori saltuari di qualsiasi tipo

COSTO GLOBALE ANNUO DELLA FLAT TAX PER I GIOVANI

100,00 (cento/00).

Mi sembra ragionevole ed equo questo trattamento fiscale, perché così i giovani possono alzarsi dal divano, passare Leggi tutto

Un mutuo da cento miliardi per un anno

Quante volte ci siamo chiesti: come sarebbe bello se lo Stato italiano almeno per un anno non facesse manovre o manovrine, aumentando le tasse, ma potesse permettersi la possibilità di utilizzare un fabbisogno, anche per rimettere in moto (se possibile) l’economia? Recentemente ho riletto una parte della storia economica mondiale, nelle lontane crisi degli inizi del novecento, e sono stato attratto dai NOTGELD (dal tedesco DENARO DI EMERGENZA o di NECESSITA’) emessi, precedentemente, anche da altri stati e mi ha incuriosito perché non c’era più metallo per stampare le monetine, doveva essere usato per fabbricare le armi. Ora, non è che a noi manca il metallo, quello che ci manca è proprio il denaro e dato che solo la BCE può stampare denaro, allora non ci rimane che …

Dal grafico, sottostante, potrete notare come sia grande la necessità da parte dello Stato italiano di avere “tanto” denaro! Ed ecco cosa si evince dal seguente grafico:

Fabbisogno dello stato (aggiornato 3 aprile 2017)

Fonte: Ministero dell’Economia e Ragioneria Generale dello Stato

Fabbisogno cumulato delle amministrazioni centrali 2012-2016 (in milioni di euro)


Nel primo trimestre il fabbisogno dello Stato si attesta a 28,8 miliardi di euro, 2,4 in più del 2016 e 5,5 in più del 2015. La spesa per interessi (dati cumulati fino a febbraio) è in aumento di 1,5 miliardi di euro rispetto al 2016.

Ebbene, il ricorso alla tassazione è d’uopo. Ogni anno i politici desiderano rassicurarci che non ci saranno nuove tasse, ma puntualmente …

Ecco, quindi che mi è venuta questa idea. Ovviamente, avere idee e dare suggerimenti hanno la necessità di essere valutati e se “buoni” applicati. L’unico pensiero che mi è stato suggerito, e non in un orecchio, è stato: “i politici, non tutti ovviamente, sono molto gelosi e permalosi e se la idea, anche se buona, non l’hanno sfornata loro, allora … non vale”. Dal momento che non sono un Leggi tutto

Carta da prestazione occasionale

Correva l’anno 2017 ed il Governo italiano, nel mese di marzo, abolì i voucher, in vista anche di un referendum che si doveva tenere nel mese di maggio dello stesso anno. La motivazione fu quella di non dividere il popolo italiano (?). Le scuse sono sempre di rigore. Certo politici, sindacati, aziende, privati, ma anche utilizzatori si trovarono concordi nell’“eccesso” di utilizzo dei voucher e non sempre in modo ortodosso. L’abolizione creò però un vuoto e ritornò imperante il LAVORO NERO (con tutte le conseguenze che conosciamo). Poi le cose cambiarono ed un bel giorno venne presentato un nuovo tipo di pagamento la:

CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE.

Di cosa si trattava? Era semplicemente una carta (di plastica) che si acquistava al Banco Posta, in banca o nelle tabaccherie e veniva rilasciata ad aziende, enti, privati ecc. I fruitori erano come sempre persone alla ricerca di un lavoro temporaneo “pagato” e che li mettesse in grado di poter soddisfare i bisogni più immediati. In pratica sostituiva i voucher. Come funzionava? Più o meno con le stesse modalità del voucher e come diceva il mio Professore di Ragioneria: “CAPITO IL CONCETTO CAPITO TUTTO!”. Ed ecco cosa sfornarono le nuove menti in relazione alla carta di ci sopra:

Ogni CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE può avere un valore di:

10, 20, 50, 100, 200 o 500 euro.

Considerando i vari tagli dettero un anche delle disposizioni:

al lavoratore il 75%:

all’ INAIL 7%, per l’assicurazione contro gli infortuni;

all’INPS 13%, destinati alla Gestione Separata contributi previdenziali:

al concessionario 5%.


Per l’acquisto della CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE occorreva aggiungere un importo all’erario.

10% scadenza 7 gg.

20% “ 30 “

30% “ 90 “

35% “ 120 “

… … …

così facendo era possibile dare una datazione ai tempi di utilizzo.

Per far capire come funzionava fecero questo esempio:

da tempo un amico che lavorava presso un’impresa edile era senza Leggi tutto

Euro lettera

Cara Euro,

sono passati 16 anni da quando sei venuta a convivere nel nostro condominio. E’ tempo di fare un po’ di bilanci come in tutte le famiglie che si rispettino. Nel 2001 la nostra convivenza è partita con una grande euforia ed una grande aspettativa per il futuro. Mano a mano che il tempo passava abbiamo avuto interventi, forse anche troppo insistenti, per riformare le abitudini condominiali. Molto spesso abbiamo delegato i nostri rappresentanti, riponendo la massima fiducia nel loro operato, per apportare quelle ”modifiche” ritenute essenziali per il buon vivere “in comune”. Supinamente e/o per molte altre motivazioni, abbiamo accettato di buon grado di adattarci a quello che ci veniva detto essere un ottimo rimedio per oggi e per il futuro. Abbiamo cambiato alcune parti della Costituzione, ci siamo adattati a nuovi stili di vita, ci siamo sacrificati per vedere realizzati principi di buona coabitazione e per un futuro migliore. Ci siamo fidati degli Amministratori del condominio i quali, forse troppo solertemente, ci hanno sempre ripetuto … domani andrà meglio. Prima di concludere vorrei allegarti alcuni dati e poi se vorrai li potrai condividere.

I dati sono in Lire italiane (Lire/Euro 1936,27):

16 ANNI FA 31.12.2000 31.12.2016 (var. %)

Debito Pubblico 2.517.810.745.300 4.340.730.086.000 +72,40

P.I.L. 2.400.507.771 3.188.020,729 +13,25

benzina 2.071,81 2.755,31 +32.99

COMIT 100 1972 1.916,36 1.124,16 -58.66

disoccupazione* 9,10 11,90 +30,77

*il 40% è quella giovanile. (S. E. & O.)

L’anno scorso ha lasciato il nostro condominio un importante rappresentante, anche se questi aveva ancora la sua moneta. Non so se sia un bene, ma tanto di cappello per la scelta. Ora, molti altri condomini stanno facendo un pensiero in tal senso ed una delle tante motivazioni addotte è: troppo caro, too expensive, zu teuer, trop cher, muito caro, πάρα πολύ ακριβό … Probabilmente è così. Basti solo pensare alla nostra tazzina di caffè che è passata velocemente nel 2001 da Lire 900/1000 a 1936,27 (1€) Leggi tutto

Cigno nero e madame Lagarde

Il titolo dovrebbe dire tutto, ma facciamo una piccola considerazione sul significato di “CIGNO NERO” (BLACK SWAN). Questo bellissimo uccello, citato anche dal poeta latino Giovenale, ebbe la sua notorietà nel 1697 quando Willem de Flamingh lo scoprì nel continente australiano ed è diventato famoso grazie al libro di Nassim Nicholas TALEB: “Il cigno nero. Come l’improbabile governa la nostra vita”. Praticamente si tratta di indicare un fatto impossibile o perlomeno improbabile che accada. E per conoscere, anche se in modo sintetico, la tendenza umana ad arguire spiegazioni semplicistiche di questi avvenimenti, rivolta al passato. Ora, dopo avere fatto un excursus sul termine passiamo a quello che la Direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Madeleine Odette Lagarde, ha lanciato come monito, un paio di giorni fa: “L’economia mondiale rischia un cigno nero davvero grande e con effetti devastanti … ”. Parole che colpiscono come un macigno e che ci danno un quadro, economico/finanziario, di quello che pensano le persone a capo di organizzazioni che dovrebbero gestire ed orientare, verso il positivo, i mercati internazionali. Per caso dobbiamo dar ragione ad un articolo di Jim Rickards? dove terminava dicendo che: il sistema sta avendo un attacco di cuore ed – i membri dello staff di Donald Trump – non hanno alcun rimedio se non quello di suggerire una telefonata a Madame Lagarde (FMI). Ora, se l’avvocato e noto scrittore americano ha elaborato un articolo con il finale di cui sopra, significa che veramente le cose sono messe così male? E se anche la Lagarde manda segnali in questo senso, allora ritengo che bisogna decisamente preoccuparsi. Ma come uscire da questa situazione? E c’è effettivamente la possibilità di uscirne? Un’altra domanda legittima è: vi è la volontà ed anche l’interesse a porre rimedio? Come ebbi a scrivere nel mio libro (non edito: CAPITALIZZARE IL CAPITALISMO) l’unico rimedio che ha il CAPITALISMO, sia esso di natura finanziaria Leggi tutto

Due velocità: Germania e mezza Europa

A tutte le persone che leggono questo articolo propongo una standing ovation a Frau Merkel, a Herr Schäuble e a tutto il loro entourage. Da ieri leggiamo sui notiziari online e oggi sui tutti i quotidiani che la Germania ha dato il via libera a che vi sia una Europa a “DUE VELOCITA’”. Mi viene da cantare … bravo bravissimo, dal barbiere di Siviglia di Rossini. Oggi sappiamo il perché di tanto rigore nei conti, nelle riforme ecc. Bravi, bellissima pianificazione. Con la collaborazione della Troyka sono riusciti: prima a far approvare regole che con la ragioneria nulla hanno a che fare, poi con la scusa di allineare il tutto hanno chiesto riforme ai vari Stati con modifiche sostanziali alle Costituzioni e non paghi inserendovi anche regole che il buon senso non avrebbe mai elaborato, esempio? Il pareggio di bilancio. Non basta? E’ obbligatorio che i vari Stati membri che hanno un rapporto PIL/DEFICIT elevato, intervenga il FONDO DI REDENZIONE (dove quegli Stati che non hanno i conti in ordine dovranno “espiare” le loro colpe contabili-finanziarie). Non basta mai! “Fortunatamente” la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea da sola, oppure chissà quale scusa/strategia sarebbe occorsa per allontanarli. Come ci hanno insegnato a scuola l’avere un po’ di orgoglio e un po’ di senso di appartenenza all’Europa è una cosa positiva. Hanno inventato anche l’Esperanto per cercare di unificare anche la lingua, ma con scarso successo. Adenauer, Bech, Beyen, Churchil, De Gasperi, Hallstein, Manshot, Schuman, Spaak, Spinelli hanno messo da parte il senso di supremazia o di sudditanza al fine di creare, forse visionariamente, una “casa comune”. Probabilmente oggi si stanno tutti rivoltando nella tomba. Ora che Frau Merkel è riuscita ad affondare sia nella parte finanziaria sia in quella legislativa il sud Europa e la Francia e può tranquillamente passare alla fase due e cioè alla supremazia totale ed essere il punto di riferimento all’interno dell’Europa ed anche a livello Leggi tutto

Voucher e INPS

L’idea di emettere una “carta di valore monetario memorizzato”, meglio conosciuta come VOUCHER è molto interessante. Questo tipo di pagamento per lavori saltuari ben si inquadra in una soluzione che porta allo scoperto quello che tutti chiamiamo lavoro nero. Ultimamente vi sono state voci molto contrastanti sull’uso di questo strumento di pagamento, perché si dice che sia un modo per coprire il lavoro a tempo determinato o temporaneo. Qui un fondo di verità c’è, ma come in tutte le cose bisogna guardare il lato positivo, con la premessa che tutto è migliorabile.

Tutti noi sappiamo che il valore di un voucher è di € 10 o multiplo e che nel solo 2015 ne sono stati emessi 115,1 milioni. Se il concetto di base è quello di “pagare” una prestazione temporanea i soggetti a godere dei benefici sono quattro e ciascuno con una giustificazione finanziaria e “razionale”. A mio avviso i quattro punti finanziari, arrotondati per facilità di conteggio, sono:

  • voucher 115.000.000 x € 10 per un totale di € 1.150.000.000

  1. al prestatore il 75% € 862.500.000

  2. contributo pensionistico INPS 13% € 149.370.000

  3. assicurazione A/R da casa INAIL 7% € 80.500.000

  4. gestione servizio INPS 5% € 57.500.000

Ora passiamo alla parte razionale e concettuale per dimostrare che:

  1. il prestatore non viene pagato in nero (ecco una modalità per far emergere una diuturna abitudine domestica;

  2. l’INPS ha un incasso per il fondo pensionistico di tutto rispetto, tenendo presente che il conteggio è effettuato sulle ore pagate dal VOUCHER; contemporaneamente il prestatore si vede accreditare le ore “pagate” che in nero non avrebbe mai ricevuto;

  3. l’INAIL dal canto suo non avrebbe mai avuto queste entrate, che fanno molto comodo al fondo rischi, perché come tutte le “compagnie di assicurazione” ne ricava un beneficio che mai avrebbe avuto se il prestatore era occupato in nero;

  4. ricordo che c’è un compenso del 5% per la gestione del servizio

Leggi tutto

Oxfam e chi più ne ha più ne metta

Oxfam ha diffuso un nuovo rapporto sulla ricchezza per far fischiare le orecchie a quelli del World Economic Forum di Davos che, con i paraorecchie nel gelo svizzero, avranno avuto difficoltà ad ascoltare. Secondo l’ONG otto super miliardari detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone.
Nel rapporto intitolato ‘Un’economia per il 99%’ viene preso in esame l’ampliamento del divario tra il benessere di ricchi e poveri, una diseguaglianza che, secondo l’organizzazione, si sta “estremizzando oltre ogni ragionevole giustificazione”. I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la diseguaglianza di reddito e sociale, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica.
Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, dice dati, fa considerazioni: poi, non pago, sbotta: ‘È osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini, che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui 1 persona su 10 sopravvive con meno di 2 dollari al giorno. La diseguaglianza stritola centinaia di milioni di persone condannandole alla povertà; rende le nostre società insicure e instabili, compromette la democrazia’.
Osceno? Ci risiamo: di fronte al problema reale dell’iniquità, che ha generato la crisi e che ancora la perpetua, si grida disprezzo.
Beh, c’è un però, però: quando il disprezzo scalda la questione morale e tira in ballo l’etica, finisce per fare il gioco di che vuol buttarla in caciara.
Essì, il prezzo invece va dritto in culo alla balena: l’elusione fiscale taglia la spesa pubblica, i redditi insufficienti tagliano quella privata; quelli troppo alti vengono in buona parte sottratti alla spesa; manca pure il vantaggio della spesa in conto capitale. Tutto questo fa il prezzo che si paga alla crisi.
Occorre … Leggi tutto