Avatar e il Paese di Liaita

L’ AVATAR nella realtà virtuale e su Internet.

Nel mondo di AVATAR esiste un Paese che si chiama LIAITA. Questo paese è abitato da persone che hanno molta fantasia e negli anni sono riuscite ad aggregare i diversi idiomi in una sola lingua, integrando anche i modi di vivere comuni. Anche in questo paese, come in tutti quelli che ci sono nel mondo di AVATAR, si vota per eleggere i rappresentanti del popolo ed il governo. La disposizione geografica di questo paese è interessante, fatto a forma di anfora greca con due coppe a fianco. Il giorno dopo le votazioni il risultato è stato che i blu hanno vinto al nord ed in parte del centro, i gialli si sono aggiudicati il sud e parte del centro. Si sono quindi susseguite moltissime riunioni per stabilire chi dovesse governare, ma per principio o per altre ragioni non riuscirono a trovare un accordo … ed intanto il tempo passava. Allora provarono a chiederlo agli elettori dove, con un sito ad hoc, ognuno poteva proporre un’idea ed alla fine venne selezionata questa:

  • fissare 10 punti da realizzare prioritariamente

  • governare “metà” ciascuno, sempre con gli stessi obiettivi

Forse, una soluzione salomonica, logica e per niente disprezzabile. Un grande fermento pervase le istituzioni ed il Paese e tutto ciò anche grazie alla collaborazione di tutte le sue genti. Per dovere di cronaca LIAITA ebbe un florido periodo ed un grande fermento intellettuale, che pose le basi per un futuro pieno di certezze e speranze ed una migliore qualità della vita, riportando il sorriso.

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Come aggirare il bail-in

Certe Istituzioni non finiscono mai di stupirci. I nostri rappresentanti al Parlamento Europeo ed i governanti in generale sembra che non conoscano l’inglese o fanno finta di non conoscerlo. La domanda è chi è quel genio (o forse quei geni di Paul Calello e Wilson Ervin) che ha inventato il bail-in? Perché è stato avallato da tutte le nazioni europee? E’ mai possibile che a pagare per le malefatte degli adoratori del dio denaro siano sempre le persone che si fidano delle banche e dei suoi interlocutori? La gestione allegra della finanza bancaria ha radici profonde e sembra non sia bastato quanto accaduto anche prima del 2007. Questi signori devono per forza depredare i risparmiatori? Per caso, è perché si sentono intoccabili, oppure perché sanno che saranno impuniti? Pensate, per far fronte a questa “crisi” hanno inventato la bad bank, era necessario? Chi è del settore sa benissimo quale grande affare sia il recupero crediti, soprattutto se ceduto ad importi irrisori, ma le banche si sa devono sottostare ai parametri dello “Eurosystem”. Ebbene, se il legislatore vuole farci uscire da questo pantano non rimane che trovare soluzioni praticabili quali: la dicotomia delle banche, ossia il ritorno a quelle che erano:

  1. le banche commerciali, che si rivolgono prevalentemente ai clienti privati, singole persone, famiglie, in poche parole alla clientela retail in generale e agli esercenti di piccole imprese

  2. le banche d’investimento o di affari (merchant bank), per la gestione delle grandi aziende o la gestione patrimoniale di grossi gruppi privati (come furono l’I.M.I, l’I.R.I, il CREDIOP o l’ICIPU tutti istituti fagocitate nella “trasformazione bancaria” con la legge Amato del 1992, con il mero obiettivo di costituire gruppi ispirati al modello del gruppo creditizio polifunzionale. La banca universale. GRANDE IDEA.

Se poi vogliamo essere ancora più incisivi si può utilizzare il Chicago plan (dei Prof. Henry Simons e Irving Fisher due studiosi antitetici ai due di cui sopra). Il Leggi tutto

Bail-in e le bollette elettriche

Del bail-in delle banche me ne occupai in tempi non sospetti con questo articolo: http://www.affaritaliani.it/economia/bail-in-i-banchieri-ora-firmino-un-assicurazione-i-correntisti-diventano-imprenditori-382814.html

ora si presenta, purtroppo un’altra occasione per sottolineare che le responsabilità degli altri ricada sulla collettività eppure l’Articolo 41 della Costituzione Italiana dice che:

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Vogliamo parlare della Costituzione solo quando ci fa comodo?

Domanda: perché si vuole scaricare il debito che altri hanno accumulato in ragione dei loro “interessi”?

Se una azienda artigiana, commerciale o industriale vuole operare sul mercato vengono richieste minimo delle fideiussioni, vedi art. 1936 c.c.

NOTA: La fideiussione, che rappresenta una delle uniche ipotesi nelle quali il codice definisce la fattispecie da un punto di vista soggettivo (v. 1754, 2094 c.c., è un contratto consensuale ad effetti obbligatori, bilaterale tra fideiussore e creditore e non trilaterale, in quanto il debitore garantito vi è estraneo. Il contratto è a forma libera (1325 c.c.) e, di regola, non oneroso, pertanto determina obbligazioni solo a carico del fideiussore (1333 c.c ).https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-iii/capo-xxii/sezione-i/art1936.html

Alla luce di questa vicenda sembra che anche noi abbiamo firmato una fideiussione, “a nostra insaputa” e che ENEL, o chi per esso, voglia escutere.

Sarà bene che chi si permette di coinvolgere le persone che non c’entrano nulla si dia una regolata perché non vorrei che un domani non riuscendo ad acciuffare degli assassini verrebbe fatto scontare ai cittadini l’ergastolo. SARA’ cosi?

Mi piacerebbe capire se il buon senso è morto e di chi è la colpa prima che, come al solito, siamo noi a pagare.

Omo omini lupusLeggi tutto

Incanti e disincanti del mondo: qualcosa sulla secolarizzazione

Dal punto di vista del liberalismo classico, e detto molto brutalmente, “secolarizzazione” (come del resto, “tassa”, anche se qui l’ambito semantico e non solo semantico è del tutto differente) è sinonimo di furto legalizzato, ovvero furto compiuto dallo stato ai danni dei privati. Un eufemismo, oppure, una costruzione linguistica complessa per gettare un’aura di legittimità all’atto dell’esproprio, attraverso l’uso della violenza (e prima di una legge qualunque che la legittimi) facendolo apparire se non bello, se non altro accettabile, alla luce della evidente appartenenza alla sfera intellettuale “alta” del concetto, assai più sfuggente rispetto a quello di “furto”, decisamente connotato.

Dio disse “Non rubare!”, ma non “Non secolarizzare!” o “Non tassare!”, o “Non esproriare!” insomma. Dio d’altra parte si rivolgeva, nel Decalogo, all’individuo, e non allo stato.

Ma la brutalità – ovvero la coerente radicalità – della posizione espressa qui sopra, può essere, se non temperata e sfumata – se non altro tematizzata, sia storicamente sia concettualmente, per comprendere, meglio, il significato sia della “secolarizzazione” come concetto, sia il dibattito attuale, molto vivo, sulla sua negazione nel monto contemporaneo, il re-incanto del mondo dopo tutto i suoi più o meno radicali, più o meno riusciti, disincanti. “Dio è risorto!”, o lo sta facendo, dunque.

L’origine giuridica del concetto di “secolarizzazione” in qualche modo consente meno divagazioni rispetto alla dimensione filosofica, che in seguito il concetto assume, in modo talmente radicale da far dimenticare spesso proprio la lontana dimensione giuridica stessa. L’esempio della secolarizzazione dei beni ecclesiastici iniziata in Italia almeno nel Settecento, poi incrementata da Napoleone, e da Cavour perfezionata – il Piemonte di metà Ottocento è per molti aspetti simile, ma senza tutti gli annessi sanguinari e virulenti, all’Inghilterra di Enrico VIII di tre secoli prima e passa, ove la prima grande “secolarizzazione” in senso tecnico ebbe luogo, privando in pochi anni l’Inghilterra di infiniti beni ecclesiastici, ora confiscati, ora distrutti: e significativamente Piemonte ed Inghilterra divennero spesso alleati, Leggi tutto

Cesena e gli immobili

Lo spunto per questa proposta l’ho avuta dal sito del Comune di Cesena, www.valorecitta.it, il quale ha avuto la bella idea di costituire una società immobiliare (oggi in liquidazione) e trasferire tutti gli immobili, destinati alla vendita, per far entrare nelle casse del comune della liquidità (dal prospetto si evince che era nata per una cartolarizzazione vedi anche articolo 84 legge 27 dicembre 2002 N.289 ). Oggi, forse ogni comune o anche un consorzio di comuni , potrebbe costituire una società immobiliare per acquistare gli immobili che dovrebbero essere proposti in vendita al mercato o soprattutto per le migliorie nei plessi scolastici. Dico questo perché sto pensando che i comuni, i sindaci o i loro dirigenti, sono molto refrattari al lease-back perché lo considerano “elusione fiscale”. Non voglio polemizzare o entrare nel merito, ho già scritto di questo, anche più volte, ma se vogliamo valorizzare e monetizzare gli immobili come:

  • le scuole,

  • gli edifici importanti,

  • ecc.

che necessitano di manutenzione immediata, per sicurezza o altro, allora questa società immobiliare potrebbe fare al caso nostro. I passaggi sono molto semplici e soprattutto veloci:

  1. costituzione della società immobiliare

  2. acquisto da parte di quest’ultima con il leasing immobiliare

  3. i comuni pagheranno un affitto, anche per coprire le rate del leasing

  4. durata anche oltre 20 anni con riscatto finale

  5. ritorno degli immobili al comune.

A mio avviso, chi non ha avuto modo di conoscere questa opportunità, ora potrà “sfruttarla” nell’ambito della più totale legalità e con la liquidità necessaria per le esigenze degli immobili e perché no dei bilanci comunali. Ovviamente con oculatezza. Cum grano salisLeggi tutto

L’Italia e la crisi

Se è vero che il 2008 ha rappresentato uno spartiacque per l’economia mondiale, lo è stato soprattutto per paesi come l’Italia, ancora incapaci di riformare quell’architettura keynesiana delle nostre istituzioni politiche ed economiche adottate in tutto l’Occidente dal secondo dopoguerra sino alla fine della guerra fredda. Mentre allora proprio quel mix di big government e inflazione permisero il controllo del conflitto sociale e furono decisive per la vittoria della battaglia ideologica, con il cambio di scenario gli stessi strumenti sono divenuti decisamente obsolescenti. Tra i tanti effetti della grande crisi sul sistema capitalistico italiano, il più dirompente in termini economici è stata la messa in discussione del modello imprenditoriale familiare, largamente diffuso fino a quel momento nel nostro paese. Il sistema industriale italiano da sempre si caratterizza per un numero molto elevato di piccole e medie imprese a conduzione famigliare, mediamente sottocapitalizzate, dove il rischio di impresa è stato sostenuto per decenni da un reticolo di banche locali compiacenti. Grazie agli enormi guadagni fatti sulla pelle dei consumatori spolpati da un sistema creditizio non concorrenziale, quelle banche si sono permesse il lusso di finanziare fino alla crisi a tassi bassi il sistema imprenditoriale senza un’attenta valutazioni del rischio. La stessa fonte gli ha consentito di pagare profumatamente il loro personale impiegatizio e dirigenziale, per decenni il mito del posto in banca, ora anch’esso in crisi, ha nutrito i sogni di mamme e fidanzate. Non bisogna infine dimenticare la proprietà di quelle banche, quasi sempre coincideva con gli stessi imprenditori più potenti e i loro accoliti apparecchiati per il banchetto. Tutto questo non esiste più, perché la nostra classe politica abbia negato per anni l’esistenza di un problema banche in Italia, è spiegabile solo attraverso la connivenza della stessa con quel tipo di sistema economico e finanziario andato in tilt con la crisi. Purtroppo i tentativi delle élite di autoriformarsi, e non poteva essere altrimenti nella patria di Pareto e di Leggi tutto

Flash crash 2018

Notizia del 6 febbraio 2018: le borse del mondo in una settimana hanno bruciato 4.000 miliardi di dollari.

L’economia reale è in salute.

Motivazioni:

  • cambio al vertice della FED

  • le Borse scendono per motivi finanziari e non economici

  • si prevede nel prossimo futuro un aumento dei tassi di interesse

  • aumento “probabile” dell’inflazione in USA e tanto auspicato nella UE

E’ così? Mah! Oggi mi permetto di dire la mia. Anni fa ho avuto la possibilità, per motivi di lavoro, di incontrare uno dei collaboratori di George Soros (che tutti conosciamo per aver fatto crollare le valute a livello mondiale nel 1992). Il nostro incontro ha avuto luogo è in una villa antica sul lago di Garda e quell’appuntamento che doveva durare solo mezz’ora si è dilungato fino a notte fonda in un ristorante, ovviamente di lusso. Nel nostro colloquio, il mio interlocutore, mi ha portato a conoscenza che faceva parte di un gruppo di “gestori” internazionali e che il loro obiettivo era quello di realizzare 3 punti in più dell’inflazione per tutti i loro clienti. I clienti in questione dovevano disporre di un capitale non inferiore a un miliardo di dollari americani. Le sue testuali parole furono: “Noi siamo aperti h 24 (quando chiude New York, apre Chicago, poi c’è Tokyo, Hong Kong, per passare per Dubai, Milano, Londra e nuovamente a New York. Noi abbiamo e continuiamo ad utilizzare i derivati con le leve (30, 40 … volte) caricando variamente le valute, l’oro, l’argento ed i mercati finanziari. Spese per i nostri clienti non ce ne sono, i loro soldi rimangono nelle banche di appartenenza e tutte quello che guadagniamo oltre il 3% è nostro al 50%. Posso assicurare che non abbiamo mai avuto un anno in perdita e non lo saremo mai, a costo di ribaltare i mercati”. Più chiaro di così! Bene veniamo all’oggi cosa hanno fatto in generale gli hedge funds (fondi speculativi), come da Leggi tutto

Rivoluzione industriale, tecnologico-robotica e futuribilità

La rivoluzione industriale iniziata nel 1760 ha dato una forte spinta all’economia ed anche alla migrazione delle persone provenienti dalla campagna. James Watt (1736-1819 ingegnere e matematico inglese) nel 1763 sviluppò la macchina a vapore di Thomas Newcomen (1664-1729 fabbro e inventore) e praticamente ha portato una ventata di novità assoluta, sollevando gran parte del lavoro fisico (umano o degli animali). Nel XVIII secolo la popolazione mondiale era composta da circa un miliardo di persone; lo sviluppo ha portato oggi ad essere in circa sette miliardi e si prevede sarà di circa 9 miliardi nel 2050. Delle due l’una o il progresso fa morire di fame la popolazione, oppure fa aumentare il benessere generalizzato. Prima di passare alla riflessione desidero valorizzare i numeri esposti. Molte persone oggi ritengono che: “le macchine possano sostituire l’uomo e fargli perdere il lavoro”. Certamente l’innovazione e come qualsiasi cosa sconosciuta ci fa inizialmente paura per poi vedere se è possibile dominarla (come fecero i primitivi con gli animali che oggi chiamiamo domestici), il problema è atavico e sono stati in molti a proporre questa incognita.

Il treno ha messo in comunicazione, più velocemente, con le varie città le persone e le cose; l’invenzione dell’elettricità ha dato un incontrovertibile progresso; l’auto ha fatto passi da gigante e fra un certo numero di anni si guideranno da sole; gli aerei collegano ormai tutto il mondo in tempi ritenuti ragionevoli; il telegrafo non esiste più, praticamente è stato sostituito dalla rivoluzione ed evoluzione del computer, mentre la comunicazione verbale e visiva ormai è all’ordine della quotidianità con gli iPhon ecc., con un forte sviluppo dell’arte e della scienza e nel frattempo i robot stanno costruendo altre macchine. Non mi pare che tutto ciò abbia portato particolare nocumento alle persone del nostro pianeta, anzi sembra che quasi tutto sia stato apportatore di ulteriore benessere. Forse ci manca ancora la capacità di adattamento. C’è, comunque Leggi tutto

Scuola, zaini ed innovazioni tecnologiche

Prot. n.0005922

Destinatari

Ministero dell’Istruzione, dell’ Università e della Ricerca
Dipartimento per l’Istruzione
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali
Dipartimento Prevenzione e Comunicazione

Roma, 30 novembre 2009

Oggetto: Chiarimenti in merito al peso degli zainetti scolastici

 

A seguito di richieste pervenute da parte di diversi uffici in ordine alla questione del peso di cartelle e zaini trasportati dagli studenti sullo sviluppo della colonna vertebrale si ritiene opportuno richiamare le seguenti raccomandazioni che il Consiglio Superiore di Sanità, anche tenendo conto della letteratura scientifica internazionale, ha sottolineato nella seduta del 16 dicembre 1999:

  • che il peso dello zaino non superi un “range” tra il 10 e il 15 per cento del peso corporeo. In tal proposito è però utile ricordare altre variabili di rilievo quali la massa muscolare dello studente, la struttura scheletrica, il tempo e lo spazio di percorrenza con il carico dello zaino sulla spalle. Tali variabili andranno valutate caso per caso da tutti coloro che interagiscono con lo sviluppo del fanciullo;
  • che per una proficua prevenzione delle rachialgie in età preadolescenziale e adolescenziale è necessario inserire la corretta gestione del peso dello zaino all’interno di una più ampia educazione alla salute e alla promozione di corretti stili di vita;
  • che da studi pubblicati risulta esistere una discreta variabilità sul peso trasportato da diversi studenti della stessa classe: questo implica una necessaria educazione all’essenzialità organizzativa del corredo scolastico da parte dei docenti e un maggior impegno in materia da parte delle case editrici di testi scolastici.

Le conclusioni di tali raccomandazione che si ritiene utile portare alla conoscenza delle SS.LL. indicano che lo zaino pesa spesso più di quanto dovrebbe con il superamento dei limiti consigliati, che il peso eccessivo è causa di disagio fisico, che influisce sulla postura, sull’equilibrio, sulla deambulazione, anche se non sembra ancora scientificamente provato che influisca in maniera determinante … Leggi tutto

Tariffe luce e gas

E’ di ieri la notizia dell’aumento delle tariffe dell’energia elettrica e del gas, rispettivamente del 5,3 e del 5% (insieme ad altri rincari), pari ad un costo annuo per famiglia di circa 952 euro. Chi ha potuto seguire i telegiornali o leggere i giornali o anche navigare in internet ha sentito e letto le “scuse” più disparate: il dollaro, gli attentati agli oleodotti, l’incidente allo hub in Austria, il carbone dopo il 2023, l’energia nucleare, che in Italia non c’è e la Francia, nostra fornitrice, ha alcune centrali in manutenzione, la siccità, la speculazione e chi ha più fantasia aggiunga il resto. Ora, non per essere pedanti, ma è proprio necessario giustificare un aumento della tassazione indiretta (perché le bollette sono tassate con aggiuntivi, quali tasse regionali, erariali, IVA e accise varie) facendoci passare per sprovveduti? Poi dicono che la gente protesta (magari in silenzio) e non va a votare … Allora si può sempre dire che ci possono essere delle soluzioni che sicuramente impegnano la mente di chi deve gestire la cosa pubblica e non rispolverare ancora una volta Maffeo Pantaleoni (1857-1924 economista, politologo e già Ministro delle Finanze) che ebbe a dire: “Qualunque imbecille può inventare o imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse”. Ebbene, si può aggiungere che basta poco per rimediare, anche con una programmazione (parola che in Italia è di difficile comprensione ed applicazione): Come al solito, propongo un suggerimento. Premetto che non voglio fare pubblicità a nessuno, ma tant’è. In Australia la TESLA ha costruito in 100 giorni una centrale a batterie per immagazzinare e redistribuire quanto prodotto dalla vicina centrale eolica, con l’obiettivo di combattere la crisi energetica, risolvendo in tempi rapidi i grandi blackout. Io non sono un tecnico, ma ho letto che siamo i maggiori produttori di energia nel fotovoltaico d’Europa e quindi si potrebbe ulteriormente incrementare tale Leggi tutto