Nell’ombra serena di Rosmini: per una rilettura di Igino Petrone (1870-1913)

Sono, quelli in cui viviamo, tempi in cui il dramma compiuto dall’esaurimento del diritto nel diritto positivo si sconta sulla pelle degli individui, e dei popoli. Costituzioni (e norme) morte, scritte da uomini morti, ancorano e aggiogano, troppo spesso e in troppi luoghi del mondo, uomini e genti. E la stessa pensabilità di un diritto legato e sottoposto alla Giustizia sembra essere messa in giuoco, se non compromessa.

Il trionfo del positivismo giuridico, poi slittato nel mero esercizio della filosofia analitica — paradigma predominante fino ad oggi – ha fatto sì, che in maniera del tutto totalitaria il diritto positivo venisse posto su di un altare che non gli spetta. Allo stesso tempo, la proliferazione e sovrapposizione di norme scritte derivanti da una molteplicità di fonti di cui non si indovina bene la gerarchia – norme regionali, statali, europee, a citarne solo alcune – ha contribuito alla trasformazione del diritto in quello che non dovrebbe essere, un garbuglio gestito (ma anche spesso patito) da azzeccagarbugli, per l’appunto, d’ogni tipo.

Il filosofo analitico del diritto dà una dignità scientifica alla figura dell’azzeccagarbugli, e ne è in qualche modo il nobile contraltare speculativo, e dunque legittima, nel trionfo del positivismo giuridico, non altro che l’azione, e la stessa natura (vista come assolutamente necessaria) dello Stato, divenuto unica fonte e costante produttore di diritto, ma spesso esso pure privo di legittimazione oltre a quella che esso stesso si dà, in modi e forme di frequente eterogenei.

Nella grande tradizione che vede la trasformazione del positivismo di Comte in una ideologia totalizzante, priva delle aperture di libertà che lo stesso Comte aveva posto a salvaguardia del proprio sistema, dunque nella seconda metà dell’Ottocento, si compie quella terribile “positivizzazione” del diritto, che segue la drammatica unificazione normativa compiuta a fine Settecento dai nuovi stati nati a Westphalen– nel diritto pubblico, tragicamente, ma anche penale e civile, di conseguenza – cui molti, soprattutto in ambito cattolico, … Leggi tutto

Legge elettorale – populum

Sia alla Camera dei Deputati sia al Senato delle Repubblica i vari componenti delle Commissioni ed in generale quasi tutte le persone nei due parlamenti vorrebbero, “a propria immagine e somiglianza” o, forse più calzante per l’argomento “Cicero pro domo sua”, una legge elettorale che facesse vincere il proprio gruppo o la coalizione alle quali è legato/a. La domanda è: “perché si accaniscono così tanto quando c’è una legge che varrebbe per entrambe le camere (anche se il Senato è storia a sé e nulla osta che la si possa riordinare)?”. Tecnicamente, oserei dire, che sarebbe sufficiente cambiare l’art. 92 della Costituzione dove si dice che è il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio e su suo suggerimento i Ministri, ripristinando l’art. 1 che cita: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Tutti siamo a conoscenza della legge 07/06/1991, n. 182 che disciplina e regolamenta le elezioni nei comuni. Ci sono quindi due opportunità:

  1. utilizzare quella parte relativa ai comuni al di sotto dei 15.000 (quindicimila) abitanti, oppure

  2. quella al di sopra dei 15.000 abitanti.

Tanto per rinfrescarci la memoria per il punto numero uno: chi vince, al primo turno, elegge il Sindaco ed ha la maggioranza dei Consiglieri; per il punto numero due vi è il ballottaggio in caso non raggiunga il 50% ed in entrambi i casi rimangono in carica per cinque anni. Mi corre l’obbligo di ricordarci che la decadenza di un Sindaco può avvenire per le seguenti motivazioni:

  • dimissioni  presentate dal sindaco, con il relativo scioglimento nel consiglio comunale
  • impedimento permanente, rimozione, decadenza, decesso del sindaco
  • per dimissioni  contestuali contemporaneamente presentati della  metà più  uno dei membri assegnati
  • quando non sia approvato, nei termini, il bilancio.
Se mi sono dimenticato qualcosa chiedo scusa.
Ora, se il buon senso ancora mi accompagna, direi che basterebbe sostituire la parola Sindaco, Consiglieri ed Assessori con le 
Leggi tutto

Nemici della giustizia e della libertà

Non può passare inosservata la recente dichiarazione dell’associazione Magistratura Democratica secondo la quale:

«È necessario tornare alla Costituzione e alle sue prescrizioni limpide in materia di (…) prevalenza dei diritti sociali e umani su quelli di proprietà».

Ci sono due considerazioni da fare nel merito di questa dichiarazione.

Prima di ogni altra cosa però serve fare un’analisi preliminare, cioè che la proprietà pubblica è in realtà un costrutto mentale che serve a nascondere una situazione malamente definita.

Per proprietà pubblica infatti si deve intendere una serie di diritti di proprietà privata mal definiti su un qualsiasi bene che a causa di ciò viene tendenzialmente sfruttato senza prestare molta attenzione ai danni o alle perdite che vengono parzialmente spostati su altri soggetti.

Di conseguenza, voler marginalizzare i diritti di proprietà, significa voler marginalizzare i diritti di proprietà privata.

Ora possiamo tornare all’affermazione di Magistratura Democratica.

La prima considerazione da fare è che questa  affermazione, che va a toccare esplicitamente l’articolo 42 della Costituzione italiana, in particolare il comma 2, interpreta correttamente l’indirizzo costituzionale e in quanto tale è pertanto vera.

Articolo 42 della Costituzione italiana, comma 2

«La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti».

E’ vera perché:

  • se la maggioranza dei costituenti avesse considerato l’importanza della proprietà privata come una condizione decisiva dell’individuo e non complementare, questa sarebbe stata inserita nella Costituzione tra i principi fondamentali e non invece nella parte dedicata ai diritti e ai doveri dei cittadini al titolo rapporti economici;

  • l’espressione «La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge (…) allo scopo di assicurarne la funzione sociale», assecondando nell’idea una troppo estesa latitudine alla discrezione e all’intervento del potere politico, rende a sua volta incompatibile l’inquadramento della proprietà privata tra i principi fondamentali della Costituzione.

La seconda considerazione Leggi tutto

Per un’archeologia del liberalismo italiano: Giovanfrancesco Lottini (1512-1572)

Tra le figure dimenticate, o solo distrattamente ricordate, del Rinascimento italiano, merita senz’altro una particolare attenzione – sperabilmente foriera di adeguate riscoperte scientifiche – quella del volterrano Giovanfrancesco Lottini (1512-1572). La sua “presenza”, nella storiografia, è duplice, e l’una dimensione – quella dell’economista molto occasionale e non sistematico, in tempi in cui certamente l’economia politica e la teoria economica non erano ancora scienze isolate da morale e teologia – sembra, negli scritti a lui dedicata, estranea all’altra: quella, affascinantissima, dell’avventuriero al servizio dei principi, assassino, mandante, affarista e diplomatico, e uomo legato agli ambienti vaticani, non solo fiorentini, ove si muoveva non senza difficoltà, e cui dedicò complessi scritti (sul tema del conclave, e delle sue valenze e significati), ancora parzialmente inediti.

Quel che qui immediatamente interessa, è, innanzi tutto, la sua collocazione nel contesto degli anticipatori, ancorché naturalmente ancora molto grezzi, della teoria dell’utilità marginale. Che in un contesto di piccoli stati rinascimentali in perpetua lotta tra di loro una teoria economica marginalista non fosse fuori luoghi, è senz’altro vero; siamo in un contesto di “concorrenza”, tra piccoli principi, e dunque piccoli stati, e tra individui e fazioni, mentre, al di fuori dell’Italia, ma ormai anche ampiamente in Italia, i “grandi stati”, in forma di imperi, mettevano tristemente piede, dopo la caduta di Firenze e soprattutto dopo Cateau-Cambrésis; e dunque occorre ritenere che il Lottini non sia altro di uno dei tanti – in una galassia di pensatori italiani ancora tutta da mappare — ad avanzare timide ed incerte ipotesi volte a demolire la dogmatica del valore prefissato, oggettivo, e a “soggettivizzarlo” in modo intuitivo, e certamente basato sull’esperienza.

Poiché Lottini, come del resto Machiavelli suo contemporaneo e costante punto di riferimento critico nell’opera del volterrano, non è un accademico o uno scienziato ma un uomo di intrighi, di corte, d’azione, che addirittura non lascia un corpus di scritti storici come il segretario fiorentino; ma affida – aldilà degli … Leggi tutto

Immigrati, aiutiamoli a casa loro

L’espressione “immigrati, aiutiamoli a casa loro” è un po’ vista come fumo negli occhi, perché magari chi lo dice è di destra o di sinistra o altro. Tempo fa leggevo alcuni articoli sulla Cina e con mia somma meraviglia scopro che i cinesi, grazie alle loro”entrature” in Angola stanno terminando una nuova città che si chiama: Nova Cidade de Kalimba, composta da oltre 750 blocchi di appartamenti, con una dozzina di scuole e più di 100 locali commerciali, pare che, al momento, non vi siano abitanti. Sembra una incongruenza. Ora, non posso conoscere gli obiettivi della Cina nel continente africano (sembra che questo tipo di investimento sia indirizzato anche verso il Sudafrica, la Nigeria, il Marocco, l’Egitto e l’Algeria), ma da quello che si evince potremmo, a livello europeo, fare altrettanto, magari costruendo anche delle fabbriche che siano attinenti alle peculiarità dei luoghi in cui si va ad investire. Perché pensare di realizzare direttamente le unità immobiliari e le infrastrutture potrebbe essere un’idea … e tutti noi sappiamo, che se inviamo denaro, la corruzione distribuita a tutti i livelli ben poco o nulla rimane alle popolazioni. Molti stati dell’Unione Europea non vogliono, assolutamente, avere immigrati sbarcati sulle coste italiane o greche e le motivazioni sono le più disparate. Posso immaginare che piuttosto di avere “nuovi arrivi” sono disposti a finanziare qualsiasi altra cosa … ebbene, perché non facciamo anche noi come i cinesi? Sicuramente ne godranno gli africani che rimarranno nel loro territorio e magari con una qualità di vita migliore e sicuramente saranno “felici” gli stati europei dell’ “io non li voglio”. Un vecchio proverbio dice: “oggi ti fornisco il pesce per sfamarti, ma domani ti insegno a pescare”. Basterebbe usare un po’ di buon senso, ammesso che ce ne sia ancora in circolazione. Mutatis mutandisLeggi tutto

Moneta complementare ε-₤ira

Chi pensa di trovare qui formule matematiche o modelli di matematica adattati per l’alta finanza deve cambiare idea. L’una cosa di matematica che troverete qui è la moltiplicazione:

x2

LA MONETA VIRTUALE

Un’altra moneta virtuale (cripto moneta) compare all’orizzonte la: VALDEX. In Italia la moneta virtuale, come molte altre, è attiva su piattaforma digitale e, generalmente, è circoscritta alla regione in cui viene emessa; per esempio: la VENETEX, la SARDEX, ecc. Anche i MINIASSEGNI ((leggi anche i NOTGELD) ed i GETTONI TELEFONICI, degli anni 70/80, come i BUONI PASTO di oggi, sono stati considerati moneta complementare. Poi, abbiamo quelle a diffusione nazionale o internazionale come: la WIR svizzera (Wirtschaftsring-Genossenschaft), oppure la LITECOIN o la BITCOIN considerate le più “famose” e sembra che nel mondo ve ne siano circa 4.000. A proposito di BITCOIN è notizia di ieri, 12 maggio 2017, di un attacco con malaware ai computers su ampia scala (pare che i paesi coinvolti siano circa 99 o forse più) e con richiesta di riscatto di 600 bitcoin per ripristinarli. Un giovane inglese di 22 anni (esperto in cyberscurity) con 10,69 dollari acquista un dominio e blocca il virus. Tanto di cappello a questo giovane e, a differenza di quanto scritto e detto da tanti, credo che non sia stato baciato dalla fortuna, ma acquistando quel dominio ha dimostrato di avere intuito, intelligenza e preparazione. Congratulations.

Una piccola parentesi, interessante la moneta Eco-Aspromonte (sponsorizzata dalla Banca Etica e stampata dalla Zecca dello Stato) che, come la “Moneta Deperibile” di Silvius Gesell, ha una scadenza, anche se più lunga, ma la storia di quest’ultima moneta è diversa. Praticamente è una ricerca continua di potere d’acquisto o di credito.

In pratica, non sono altro che: UNITA’ DI CONTO.

Anche l’E.C.U. (European Currency Unit), introdotta nel 1978 dal Consiglio Europeo, calcolata sulla media dei cambi fissi nel 1988 e sostituita con l’introduzione fisica dell’€uro Leggi tutto

Flat tax per i giovani

Mala tempora currunt, corrono brutti tempi. La disoccupazione giovanile (M/F) in Italia (25-34 anni) è pari ad un tasso del 39,4%, ossia 1.944.000 persone.

Definizione di Stato: Lo Stato è un’entità giuridica temporanea, che governa ed esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti ad esso appartenenti. (www.wikipedia.it)

Lo Stato italiano si è dato un gran daffare e ha partorito la FLAT TAX (tassa forfettaria) per i i ricchi che portano la propria residenza in Italia. Giustamente, attrarre persone con capitali (denaro fresco), magari cospicui, che possano essere fatti circolare non è una cattiva idea. Allo Stato non costa nulla! Anzi, fa pagare solo 100.000 (centomila) euro indipendentemente da quanto guadagna la persona ricca. Bene, grande opportunità per le persone ricche, per lo Stato ed anche per l’indotto. Una domanda mi sorge spontanea: “se la Flat Tax va bene per i ricchi perché non la adattiamo anche ai giovani?” Se una persona giovane rimane a casa a ciondolare, aggrappato ai social networks, sdraiato sul divano o passando ore al bar a discutere del “nulla” lo Stato cosa ci guadagna? NULLA! Ho sentito grandi affermazioni e ridondanti parole sulla condizione giovanile, ma solo pour parler. Ecco, ora vorrei dare un suggerimento per vedere se si può concretizzare un lavoro per questi giovani. La mia idea è la FLAT TAX PER I GIOVANI e potrebbe funzionare così:

  1. apertura iscrizione CCIAA e partita IVA dal compimento del 18° anno,
  2. esenzione IVA dalla fatturazione,
  3. assicurazione (INPS e INAIL) a carico del committente,
  4. durata tre anni.

Proviamo a fare qualche esempio:

  • un apprendistato con la sola retribuzione ed assicurazione al prestatore,

  • un lavoro continuativo per tre anni,

  • vari lavori saltuari di qualsiasi tipo

COSTO GLOBALE ANNUO DELLA FLAT TAX PER I GIOVANI

100,00 (cento/00).

Mi sembra ragionevole ed equo questo trattamento fiscale, perché così i giovani possono alzarsi dal divano, passare Leggi tutto

Un mutuo da cento miliardi per un anno

Quante volte ci siamo chiesti: come sarebbe bello se lo Stato italiano almeno per un anno non facesse manovre o manovrine, aumentando le tasse, ma potesse permettersi la possibilità di utilizzare un fabbisogno, anche per rimettere in moto (se possibile) l’economia? Recentemente ho riletto una parte della storia economica mondiale, nelle lontane crisi degli inizi del novecento, e sono stato attratto dai NOTGELD (dal tedesco DENARO DI EMERGENZA o di NECESSITA’) emessi, precedentemente, anche da altri stati e mi ha incuriosito perché non c’era più metallo per stampare le monetine, doveva essere usato per fabbricare le armi. Ora, non è che a noi manca il metallo, quello che ci manca è proprio il denaro e dato che solo la BCE può stampare denaro, allora non ci rimane che …

Dal grafico, sottostante, potrete notare come sia grande la necessità da parte dello Stato italiano di avere “tanto” denaro! Ed ecco cosa si evince dal seguente grafico:

Fabbisogno dello stato (aggiornato 3 aprile 2017)

Fonte: Ministero dell’Economia e Ragioneria Generale dello Stato

Fabbisogno cumulato delle amministrazioni centrali 2012-2016 (in milioni di euro)


Nel primo trimestre il fabbisogno dello Stato si attesta a 28,8 miliardi di euro, 2,4 in più del 2016 e 5,5 in più del 2015. La spesa per interessi (dati cumulati fino a febbraio) è in aumento di 1,5 miliardi di euro rispetto al 2016.

Ebbene, il ricorso alla tassazione è d’uopo. Ogni anno i politici desiderano rassicurarci che non ci saranno nuove tasse, ma puntualmente …

Ecco, quindi che mi è venuta questa idea. Ovviamente, avere idee e dare suggerimenti hanno la necessità di essere valutati e se “buoni” applicati. L’unico pensiero che mi è stato suggerito, e non in un orecchio, è stato: “i politici, non tutti ovviamente, sono molto gelosi e permalosi e se la idea, anche se buona, non l’hanno sfornata loro, allora … non vale”. Dal momento che non sono un Leggi tutto

Carta da prestazione occasionale

Correva l’anno 2017 ed il Governo italiano, nel mese di marzo, abolì i voucher, in vista anche di un referendum che si doveva tenere nel mese di maggio dello stesso anno. La motivazione fu quella di non dividere il popolo italiano (?). Le scuse sono sempre di rigore. Certo politici, sindacati, aziende, privati, ma anche utilizzatori si trovarono concordi nell’“eccesso” di utilizzo dei voucher e non sempre in modo ortodosso. L’abolizione creò però un vuoto e ritornò imperante il LAVORO NERO (con tutte le conseguenze che conosciamo). Poi le cose cambiarono ed un bel giorno venne presentato un nuovo tipo di pagamento la:

CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE.

Di cosa si trattava? Era semplicemente una carta (di plastica) che si acquistava al Banco Posta, in banca o nelle tabaccherie e veniva rilasciata ad aziende, enti, privati ecc. I fruitori erano come sempre persone alla ricerca di un lavoro temporaneo “pagato” e che li mettesse in grado di poter soddisfare i bisogni più immediati. In pratica sostituiva i voucher. Come funzionava? Più o meno con le stesse modalità del voucher e come diceva il mio Professore di Ragioneria: “CAPITO IL CONCETTO CAPITO TUTTO!”. Ed ecco cosa sfornarono le nuove menti in relazione alla carta di ci sopra:

Ogni CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE può avere un valore di:

10, 20, 50, 100, 200 o 500 euro.

Considerando i vari tagli dettero un anche delle disposizioni:

al lavoratore il 75%:

all’ INAIL 7%, per l’assicurazione contro gli infortuni;

all’INPS 13%, destinati alla Gestione Separata contributi previdenziali:

al concessionario 5%.


Per l’acquisto della CARTA DA PRESTAZIONE OCCASIONALE occorreva aggiungere un importo all’erario.

10% scadenza 7 gg.

20% “ 30 “

30% “ 90 “

35% “ 120 “

… … …

così facendo era possibile dare una datazione ai tempi di utilizzo.

Per far capire come funzionava fecero questo esempio:

da tempo un amico che lavorava presso un’impresa edile era senza Leggi tutto

Euro lettera

Cara Euro,

sono passati 16 anni da quando sei venuta a convivere nel nostro condominio. E’ tempo di fare un po’ di bilanci come in tutte le famiglie che si rispettino. Nel 2001 la nostra convivenza è partita con una grande euforia ed una grande aspettativa per il futuro. Mano a mano che il tempo passava abbiamo avuto interventi, forse anche troppo insistenti, per riformare le abitudini condominiali. Molto spesso abbiamo delegato i nostri rappresentanti, riponendo la massima fiducia nel loro operato, per apportare quelle ”modifiche” ritenute essenziali per il buon vivere “in comune”. Supinamente e/o per molte altre motivazioni, abbiamo accettato di buon grado di adattarci a quello che ci veniva detto essere un ottimo rimedio per oggi e per il futuro. Abbiamo cambiato alcune parti della Costituzione, ci siamo adattati a nuovi stili di vita, ci siamo sacrificati per vedere realizzati principi di buona coabitazione e per un futuro migliore. Ci siamo fidati degli Amministratori del condominio i quali, forse troppo solertemente, ci hanno sempre ripetuto … domani andrà meglio. Prima di concludere vorrei allegarti alcuni dati e poi se vorrai li potrai condividere.

I dati sono in Lire italiane (Lire/Euro 1936,27):

16 ANNI FA 31.12.2000 31.12.2016 (var. %)

Debito Pubblico 2.517.810.745.300 4.340.730.086.000 +72,40

P.I.L. 2.400.507.771 3.188.020,729 +13,25

benzina 2.071,81 2.755,31 +32.99

COMIT 100 1972 1.916,36 1.124,16 -58.66

disoccupazione* 9,10 11,90 +30,77

*il 40% è quella giovanile. (S. E. & O.)

L’anno scorso ha lasciato il nostro condominio un importante rappresentante, anche se questi aveva ancora la sua moneta. Non so se sia un bene, ma tanto di cappello per la scelta. Ora, molti altri condomini stanno facendo un pensiero in tal senso ed una delle tante motivazioni addotte è: troppo caro, too expensive, zu teuer, trop cher, muito caro, πάρα πολύ ακριβό … Probabilmente è così. Basti solo pensare alla nostra tazzina di caffè che è passata velocemente nel 2001 da Lire 900/1000 a 1936,27 (1€) Leggi tutto