Inflazione? Calcolatela da solo!

Una decina di giorni fa l’Istat ha comunicato i dati per “l’inflazione” riferiti al mese di giugno.

L’inflazione a giugno scende a +0,5%, da +0,9% di maggio. Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Il tasso di inflazione si porta così ai minimi dal settembre 1968, quando si attestò a +0,4%. I prezzi, su base mensile, sono aumentati dello 0,1.

Chi conosce la scuola austriaca di economia sa che l’inflazione è ben altra cosa mentre il cambiamento percentuale di un indice dei prezzi non può far altro che misurare solo una delle conseguenze dell’inflazione.

Un’altra perplessità riguarda poi il paniere di beni con cui vengono compilate le statistiche dell’Istat e la sua rilevanza nella nostra vita di tutti i giorni. L’Istituto di statistica, infatti, assegna per ogni categoria di prodotto (e sono quasi duecento) un peso percentuale e poi va a sommare tutto per comporre un numero, l’indice dei prezzi, le cui variazioni vengono comunicate mensilmente.

Non è affatto detto (anzi non lo è mai) che i pesi assegnati dall’Istat riflettano le nostre abitudini di consumo per cui è praticamente certo che il costo della vita, inteso come costo della nostra vita, sia molto differente da quello stabilito dall’Istat.

Avete mai desiderato poter compilare un vostro personalissimo paniere e vedere le ripercussioni sui dati dell’Istat? Da oggi potere farlo.

Questo semplice programma vi permette di compilare il vostro paniere di beni e servizi su cui basare la stima dell’inflazione, pur utilizzando le variazioni di prezzo registrate dall’Istituto nazionale di statistica.

Quello che dovete fare è molto semplice:

selezionate un bene dal menù a tendina (es. pasta)

assegnate un peso a quel bene (es. quanto avete speso in pasta nell’ultimo mese)

clickate su aggiungi

Quando avete finito fate click sul bottone calcola ed in una finestra apparirà il dato dell’inflazione secondo il vostro paniere rapportato con il dato fornito dall’Istat per il giugno 2009.

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Ma quale paradosso!

In un recente post, Paul Krugman parla di nuovo del cosiddetto paradosso del risparmio:

“Il paradosso del risparmio funziona più o meno così. Supponiamo che una grande moltitudine di persone decida di risparmiare di più Si potrebbe pensare che questo produca necessariamente un aumento del risparmio nazionale. Ma se il calo dei consumi fa sì che l’economia cada in recessione, allora i redditi caleranno e con essi i risparmi, a parità di altre condizioni. Questo calo dei risparmi può neutralizzare in larga parte o totalmente l’aumento iniziale”

Questo paradosso è stato reso famoso da Keynes nella Teoria Generale in cui affermava che:

“Sebbene sia improbabile che l’ammontare dei suoi risparmi abbia una qualche significativa influenza sul suo reddito, le reazioni causate dal livello dei suoi consumi sui redditi degli altri fa sì che sia impossibile per tutti gli individui risparmiare una qualsiasi somma data. Ogni tentativo di risparmiare di più riducendo i consumi avrò un effetto tale sugli altri redditi che è destinato a sconfiggersi da solo.”

Cosa significa? Secondo Keynes parlare di risparmio o investimento è la stessa cosa in quanto per lui i risparmi sono sempre uguali agli investimenti.

L’interpretazione pre-keynesiana di questa equivalenza funzionava più o meno così: perché vi siano delle risorse disponibili per effettuare degli investimenti bisogna che prima queste siano state risparmiate. Un’economia senza risparmi è un’economia che non può crescere se non consumando lo stock di capitale accumulato.

Ma Keynes intende dire un’altra cosa. L’economista inglese, infatti, sostiene che siano gli investimenti a determinare il livello dei risparmi e non il contrario. In un’economia in cui non ci sono investimenti non vi saranno nemmeno risparmi e tutto ciò indipendentemente dalla volontà degli individui e viceversa un alto livello di investimenti determina un alto livello di risparmio quale che sia la volontà degli individui.

In pratica se le imprese decidono di investire come dei matti potete stare tranquilli e spendere ogni euro del … Leggi tutto

L’angolo Nostradamus: Il DPEF e l’Italia

In questi giorni si sta approntando il cosiddetto DPEF (Documento di programmazione economica e finanziaria). Che cos’è? E’ un documento in cui lo Stato inserisce le sue previsioni per l’andamento dell’economia nel medio termine (di solito per i tre anni che seguono) e stabilisce gli obiettivi che intende raggiungere (debito pubblico, rapporto deficit/PIl, etc.)

Il documento appena presentato prevede, per il 2009, un calo del PIL di circa 5,2 punti percentuali ma è ottimista per il 2010, ipotizzando una ripresa economica con una crescita dello 0,5%.

Come sempre, quando vengono fatte delle previsioni, può essere interessante (e divertente) vedere che cosa era stato detto in passato in modo da valutare quanto siano affidabili i “modelli economici” sui quali si basano questi dati (a meno che Tremonti e Berlusconi tirino un grosso dado percentuale per stabilirli)

DPEF 2008-2001: Governo Prodi – Ministro Padoa Schioppa (2007)

Nel 2008 il tasso di crescita del prodotto interno lordo dovrebbe risultare pari all’1,9 per cento. Nel triennio successivo la crescita media annua del PIL si attesterebbe all’1,7 per cento.

DPEF 2009-20013: Governo Berlusconi – Ministro Tremonti (2008)

In base alle attuali proiezioni, nel 2009 il tasso di crescita del prodotto interno lordo risulterebbe pari allo 0,9 per cento. [..] Nel quadriennio successivo la crescita media annua del PIL si attesterebbe leggermente al di sotto dell’1,5 per cento.

Possiamo stare tranquilli!… Leggi tutto

L’eutanasia del rentier

Visto il ritorno in auge della teoria keynesiana e dal momento che in molti magari non vedono di buon occhio le soluzioni dei cosiddetti neokeynesiani ma rimangono saldi e convinti nel sostenere le considerazioni di Keynes, può essere utile leggere alcuni passi della Teoria Generale (ma i keynesiani l’avranno mai letto il testo sacro del loro maestro?)

Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta

Pag. 314-315

La situazione, che considero come tipica, non è una in cui il capitale è così abbondante che la comunità nel suo complesso non ha più ragionevoli impieghi per esso ma una in cui gli investimenti sono fatti in condizioni che sono instabili e non possono durare perché fatti sulla base di aspettative che sono destinate ad essere disattese.

Può essere il caso, e spesso accade davvero, che le illusioni del boom facciano sì che particolari beni capitali siano prodotti in tale abbondanza che parte del prodotto sia, per ogni criterio, uno spreco di risorse, cosa che può capitare anche in assenza di un boom. Conduce, si può dire, al malinvestimento.

Ma al di sopra ed oltre a questo vi è l’essenziale caratteristica del boom ovvero che investimento che in condizioni di piena occupazione renderanno, diciamo, il 2% sono fatti con l’aspettativa che rendano il 6% e come tali conteggiati. Quando arriva la disillusione, invece, l’aspettativa viene rimpiazzata da un “errore di pessimismo” con il risultato che gli investimenti che avrebbero reso il 2% in condizioni di piena occupazione ora hanno un rendimento atteso negativo; ed il risultante collasso dei nuovi investimenti conduce ad uno stato di disoccupazione in cui gli investimenti, che avrebbero reso il 2%, hanno davvero un rendimento negativo.

Il rimedio al boom non è un più alto tasso di interesse ma uno più basso perché ciò renderebbe il boom perenne. Il rimedio al boom non è il tentativo di eliminarlo per tenerci in uno stato di semi-crisi, ma di abolire le Leggi tutto

Ma il governo deve fare qualcosa!

Quante volte abbiamo sentito che senza l’intervento governativo la crisi economica avrebbe prodotto la perdita di milioni di posti di lavoro?

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Beh forse qui Nancy Pelosi ha un po’ esagerato. Comunque queste erano le ragioni per imbarcarsi in un gigantesco piano di stimolo all’economia e questi sono i primi risultati…

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=CJu0DgpiK8c]… Leggi tutto

All’assalto della Fed!

In questi ultimi tempi stiamo assistendo a due movimenti antitetici.

Da una parte c’è il mondo bancario che, dopo aver scaricato sul contribuente i costi della crisi tramite i propri “amici” della Federal Reserve, ora se la ride sotto i baffi sentendo che il Presidente Obama intende affidare alla Fed nuovi “superpoteri” per rgolamentare le istituzioni finanziarie. In pratica è come mettere Bernando Provenzano alla testa della Direzione Investigativa Antimafia.

Dall’altra però sta crescendo un malcontento generale verso la Federal Reserve che nasce dalla consapevolezza del suo ruolo nell’aver creato la bolla immobiliare e che ha trovato nel Repubblicano, ma di matrice libertaria, Ron Paul il suo paladino.

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Dobbiamo fermare la Fed!
di Ron Paul

Il nostro paese si trova nel mezzo della peggiore crisi economica dagli anni 30 e, come è successo durante tutte le crisi economiche, la gente cerca risposte sul perché sia successo. Non solo sono state colpite le grandi aziende finanziarie ma anche capisaldi dell’industria americana come GM e Chrysler, e giù sino ai negozi di alimentari di paese. La strada più facile è dare la colpa ai soliti capri espiatori: governi stranieri, affaristi fraudolenti ed avidi speculatori. Ma il vero cattivo è molto più sinistro; è l’organizzazione a cui abbiamo affidato il compito di mantenere stabile il valore del dollaro e garantire la stabilità dell’economia: è la Federal Reserve.
Negli Stati Uniti, la politica monetaria è stata sotto il controllo della Federal Reserve sin dalla sua creazione nel 1913. Da allora abbiamo subito un certo numero di recessioni cicliche, ognuna preceduta da un boom causato dalla politica monetaria espansiva della Federal Reserve. Il problema con la Fed è che interferisce con i mercati nel determinare i prezzi. I tassi di interesse sono un prezzo come ogni altro e si creano per il fatto che la gente preferisce consumare nel presente piuttosto che nel futuro. Il quanto a lungo la gente vuole differire nel tempo

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Hyperinflation Nation

Parte prima
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Parte seconda
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=vQCCDttLhA4]

Parte terza
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=rVcyM2Z4Ego]… Leggi tutto

Il mercato, lo Stato ed il gioco d’azzardo: il caso del poker texano

Howard Lederer, che tra i più famosi giocatori di poker è conosciuto con il soprannome di “professore”, ha definito il texas hold’em come “un gioco competitivo con informazioni imperfette(*)”. Ogni giocatore, infatti, possiede delle informazioni in quanto conosce le proprie carte e quelle comuni ma ovviamente non ha perfetta informazione perché non conosce né le carte degli avversari né le carte che devono ancora uscire.

Certamente non è da trascurare il ruolo della fortuna che, specialmente sulla singola mano, può avere un ruolo determinante ma, usando le parole di Machiavelli, “iudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre”. Insomma gli scoppi ci sono sempre ma i giocatori bravi sono capaci di buttar via le carte anche con una mano fortissima se “leggono” l’avversario e capiscono di essere battuti.

Infine aggiungerei ancora una postilla alla definizione di Lederer in quanto la struttura dei bui fa sì che con il passare del tempo il “costo del gioco” aumenti progressivamente, generando un vero e proprio ambiente “inflazionario”.

In sintesi il poker è “un gioco competitivo con informazioni imperfette, in cui la fortuna ha un ruolo pari all’abilità e che nei tornei si svolge in un ambiente altamente inflazionarlo”.

Se ricordiamo le parole di Hayek, per cui la competizione di mercato era, in qualche maniera, come “giocare una partita di un gioco basato in parte sull’abilità ed in parte sulla fortuna il cui esito non è noto in partenza” possiamo notare come ci sia più di una analogia tra il mercato concorrenziale ed una partita di poker

Non di questo, però, volevo parlare ma piuttosto di come lo Stato è intervenuto nel settore del poker regolamentando e di quale sono state e saranno le conseguenze di tale intervento.

Il boom del poker in Italia

Si può dire che il texas hold’em sia sbarcato in Italia tramite la.. televisione. E’ stato … Leggi tutto

La storia fallimentare del controllo dei prezzi: I Promessi Sposi

E’ un peccato che a scuola si impari, spesso, ad odiare i capolavori della letteratura italiana. Quanti si ricordano ad esempio questo pezzo, tratto dai Promessi Sposi, in cui Manzoni descrive in maniera splendida ed efficace quanto sia inutile e dannoso ogni tentativo di controllo dei prezzi?

I Promessi Sposi: Cap. XII

Di Alessandro Manzoni

Era quello il second’anno di raccolta scarsa. Nell’antecedente, le provvisioni rimaste degli anni addietro avevan supplito, fino a un certo segno, al difetto; e la popolazione era giunta, non satolla né affamata, ma, certo, affatto sprovveduta, alla messe del 1628, nel quale siamo con la nostra storia. Ora, questa messe tanto desiderata riuscì ancor più misera della precedente, in parte per maggior contrarietà delle stagioni (e questo non solo nel milanese, ma in un buon tratto di paese circonvicino); in parte per colpa degli uomini. Il guasto e lo sperperìo della guerra, di quella bella guerra di cui abbiam fatto menzione di sopra, era tale, che, nella parte dello stato più vicina ad essa, molti poderi più dell’ordinario rimanevano incolti e abbandonati da’ contadini, i quali, in vece di procacciar col lavoro pane per sé e per gli altri, eran costretti d’andare ad accattarlo per carità. Ho detto: più dell’ordinario; perché le insopportabili gravezze, imposte con una cupidigia e con un’insensatezza del pari sterminate, la condotta abituale, anche in piena pace, delle truppe alloggiate ne’ paesi, condotta che i dolorosi documenti di que’ tempi uguagliano a quella d’un nemico invasore, altre cagioni che non è qui il luogo di mentovare, andavano già da qualche tempo operando lentamente quel tristo effetto in tutto il milanese: le circostanze particolari di cui ora parliamo, erano come una repentina esacerbazione d’un mal cronico. E quella qualunque raccolta non era ancor finita di riporre, che le provvisioni per l’esercito, e lo sciupinìo che sempre le accompagna, ci fecero dentro un tal vòto, che la penuria si fece subito sentire, e … Leggi tutto