Il sogno di Padoa Schioppa

In una lunga intervista al Sole 24 ore, l’ex ministro Padoa Schioppa, quello delle “tasse bellissime”, parla della crisi economica e propone, come “lezione per il futuro,” un suo sogno: l’adozione di una moneta unica globale.

Non lo chiedono solo i cinesi. Ne parlano da tempo una delle menti economiche più acute della nostra epoca come Robert Mundell e un autorevolissimo ex banchiere centrale americano come Paul Volcker. [..]In ogni caso, da ex banchiere centrale penso che quando si parla di standard globali, prima ancora che a quelli legali si debba guardare a quello monetario, che è un fatto economico funzionale, seppure vincolato a un substrato legale. Insomma, credo proprio che questa crisi ponga il problema di un nuovo standard monetario internazionale. La sua assenza e l’assenza della disciplina che esso imporrebbe sono una delle cause profonde della crisi attuale.

Innanzitutto Padoa Schioppa ha citato Mundell e Paul Volcker. Vediamo che cosa dicevano:

Il rimedio migliore a tutti i guai dell’economia mondiale sarebbe (e adesso ci inoltriamo nel regno del lunghissimo periodo) la creazione di una moneta unica globale. Potrebbe essere una nuova moneta, e qualora non fosse possibile, una valuta già dominante potrebbe prestarsi al gioco. Tutte le altre valute mondiali potrebbero agganciarvisi. Magari proprio il dollaro potrebbe avere questa funzione”. A sostegno di ciò che afferma profeticamente, Robert Mundell cita Paul Volcker che sosteneva che “un’economia globale ha bisogno di una moneta globale

Possiamo dire subito una cosa. Quando parlano di “nuova valuta mondiale” questi personaggi hanno in mente una moneta “di carta”, una fiat money inflazionabile a piacere dal pianificatore di turno. Se anche Padoa Schioppa parla di “assenza di disciplina” del sistema attuale, quello che intende in realtà è assenza di coordinamento tra le banche centrali mondiali nel gestire il processo inflazionarlo.

Se invece avesse voluto veramente parlare di “disciplina”, avrebbe sicuramente sostenuto l’adozione di una moneta merce, come l’oro, … Leggi tutto

Aiuta di più l’economia lo spendaccione o il parsimonioso?

Nel mondo alla rovescia della macroeconomia keynesiana la virtù del singolo diventa vizio per la nazione e viceversa. Si loda chi spende tutti i suoi soldi perché la sua spesa “fa girare l’economia”, si condanna chi risparmia perché “un dollaro risparmiato non circola nell’economia e risparmi più alti significano meno vendite e meno profitti per le imprese in difficoltà”.

Questi sono gli effetti che si vedono. Ma quali sono gli effetti “che non si vedono”?

Ce li racconta Fredéric Bastiat con un pamphlet che ha ormai più di 150 anni (si ringrazia www.societalibera.org per la traduzione)

Certi miti sono proprio duri a morire.

Ciò che si vede e ciò che non si vede

Il Risparmio ed il lusso

di Fredéric Bastiat

Non è soltanto in materia di spese pubbliche che ciò che si vede nasconde ciò che non si vede. Lasciando nell’ombra metà dell’economia politica, questo fenomeno induce ad una falsa morale. Porta le nazioni da considerare antagonistici i loro interessi morali ed i loro interessi materiali. Nulla di più di scoraggiante e più di triste! Vedete: non ci sono padri di famiglia che non si facciano un dovere di insegnare ai loro bambini l’ordine, la sistemazione, lo spirito di conservazione, l’economia, la moderazione nelle spese. Non ci sono religioni che non tuonino contro il fasto ed il lusso. Molto bene; ma, d’altra parte, quanto sono popolari queste sentenze:

Risparmiare, è essiccare le vene del popolo.

Il lusso dei grandi fa l’agiatezza dei piccoli.

I prodighi si rovinano, ma arricchiscono lo Stato.

E’ sul superfluo del ricco che germina il pane del povero.

Ecco, certamente, tra morale e sociale, una flagrante contraddizione. Quanti spiriti eminenti, dopo avere constatato il conflitto, riposano in pace! È ciò che non ho mai potuto capire: poiché mi sembra che non si possa provare nulla di più penoso che scorgere due tendenze opposte nell’umanità. Come!? L’umanità arriva al disastro con l’uno come con … Leggi tutto

Il paradosso del risparmio

La crisi, si sa, è dura per tutti.

Lo stipendio, quando c’è, basta a mala pena per arrivare a fine mese; poi ci sono i figli da mandare a scuola, il mutuo da pagare e tutte quelle spese improvvise che però sono sempre lì in agguato. Per tirare a campare uno si adegua e quindi, per stare più tranquillo, hai rinunciato alle cene al ristorante, alla vacanza al mare ed alla macchina nuova .

Almeno finché c’è il mutuo da pagare, almeno finché c’è crisi.

Tanti anni fa il nonno ti aveva regalato un bel salvadanaio in cui mettere i risparmi per comprare una bicicletta nuova. Ti ricordi che era stata dura mettere da parte tutti quei soldi ma poi, alla fine, che soddisfazione! E quanto era bella quella bicicletta.

Il nonno ti aveva insegnato un’importante lezione: se vuoi qualcosa te la devi prima sudare; il risparmio è la virtù dell’individuo.

Altri tempi.

Poi sono venute le carte di credito, il credito al consumo, i mutui che coprono il 100% del valore dell’immobile ed è sembrato che i sogni si potessero realizzare senza fatica. Una firma, una piccola rata mensile ed era possibile avere tutto e subito: il televisore al plasma, l’automobile nuova, la vacanza a Sharm, persino una casa.

Ma poi il sogno è terminato ed è arrivato l’incubo. E’ arrivata la crisi. Dicono che sia stata colpa degli Americani e dei loro mutui subprime. In pratica hanno comprato casa senza potersela permettere ed ora non solo l’hanno persa ma hanno mandato all’aria tutta la finanza mondiale. Com’è possibile che sia successo?

Tu non vuoi fare la stessa fine, vuoi continuare a pagare la rata, fino in fondo, perché questa casa è tua e nessuno te la deve portare via. Per questo hai deciso di non vivere più al di sopra dei tuoi mezzi: basta auto nuova ogni 3 anni, basta televisori al plasma, Sky, cene al ristorante, vacanze … Leggi tutto

Possiamo ancora evitare l’inflazione? (parte terza)

In un’occasione passata in cui molti di voi erano presenti, ho paragonato la posizione di coloro che sono responsabili delle politica monetaria dopo che per qualche tempo si è perseguita una strategia volta a raggiungere la piena occupazione a quella di “tenere una tigre per la coda”. Mi sembra che queste due posizioni abbiamo più cose in comune di quanto sia di conforto contemplare. Non solo la tigre tenderà a correre sempre più velocemente ed il movimento di chi segue proseguirà a balzi sempre più pronunciati ma la prospettiva di lasciar andare la tigre sembra sempre più terrificante man mano che questa diventa più furiosa. Un’altra metafora che viene spesso giustamente usata per descrivere questa connessione sono gli effetti di aver assunto delle droghe. Gli immediati effetti piacevoli e la necessità seguente di compiere una scelta difficile costituiscono davvero un dilemma simile. Una volta che si è in questa posizione vi è la tentazione di fare affidamento su palliativi ed accontentarsi di superare le difficoltà di breve termine invece di affrontare i problemi di base contro cui possono poco coloro i quali sono responsabili solo per la politica monetaria.

Prima che proceda verso il punto principale, tuttavia, devo ancora dire alcune parole riguardo la supposta indispensabilità dell’inflazione come condizione per una rapida crescita. Vedremo che gli sviluppi moderni delle politiche dei sindacati nei paesi industrializzati hanno condotto ad una situazione in cui, davvero, la crescita ed un livello di occupazione alto e stabile possono, fin quando queste politiche continuano, fare dell’inflazione l’unico metodo effettivo di superare gli ostacoli che esse creano. Ma questo non significa che l’inflazione sia, in condizioni normale, e specialmente in paesi meno sviluppati, necessaria o addirittura favorevole alla crescita. Nessuna delle grande potenze del mondo moderno ha raggiunto la sua posizione mentre stava deprezzando la sua moneta. I prezzi in Gran Bretagna nel 1914 erano, per quello che può essere significativo un paragone lungo un periodo … Leggi tutto

Possiamo ancora evitare l’inflazione? (parte seconda)

Prima che io passi alle conseguenze di un’economia che si adatta ad un continuo processo inflattivo, devo trattare un argomento che, anche se non sono sicuro che sia mai stato espresso chiaramente, tuttavia sembra essere alla radice di molti punti di vista che considerano l’inflazione innocua. Sembra infatti che, se i prezzi futuri possono essere previsti correttamente, allora ogni set di prezzi previsto nel futuro è compatibile con una posizione di equilibrio, perché i prezzi presenti si aggiusteranno rispetto ai prezzi futuri. Perché questo avvenga, tuttavia, non è chiaramente sufficiente che sia previsto correttamente il livello generale dei prezzi nelle varie date future poiché, come abbiamo visto, i prezzi si modificano in modo differente. L’assunzione che i prezzi futuri di un particolare bene possano essere previsti correttamente durante un periodo di inflazione è probabilmente sempre non vera poiché, quali che siano i prezzi futuri previsti, i prezzi presenti non si aggiustano da soli rispetto ai maggiori prezzi futuri, ma solo tramite un incremento nel presente della quantità di moneta, con tutti i cambiamenti nei vari prezzi che esso necessariamente comporta.

Cosa più importante, tra l’altro, è il fatto che se i prezzi futuri fossero effettivamente previsti in modo corretto, allora l’inflazione non avrebbe nessuno di quelli effetti stimolanti per cui è così bene accolta da tanta gente.

Ora l’effetto principale dell’inflazione che la rende inizialmente benvoluta alle aziende è precisamente il fatto che i prezzi dei prodotti si dimostrano essere generalmente più alti di quanto previsto. E’ questo che produce lo stato generale di euforia, il falso senso di benessere in cui tutti sembrano prosperare. Chi senza l’inflazione avrebbe fatto alti profitti continua a farlo. Chi avrebbe fatto profitti normale ne ottiene un livello inaspettatamente alto. E non solo le aziende che erano vicino al fallimento ma anche alcune che avrebbero dovuto fallire sono tenute a galla dal boom inaspettato. C’è un generale eccesso di domanda rispetto all’offerta – tutto … Leggi tutto

Possiamo ancora evitare l’inflazione? (parte prima)

Il professor Krugman, dalle pagine del New York Times, fa sapere che tutte queste chiacchiere sull’inflazione sono prive di fondamento e che anzi sono solo un tentativo dei Repubblicani per gettare discredito sul grande programma di salvataggio del Presidente Obama.

Sarà, ma guardando i grafici dell’offerta di moneta negli Stati Uniti qualche dubbio mi viene.

Il saggio seguente è tratto da una lezione di Friedrich Hayek tenuta davanti al Trustees and guests of the Foundation for Economic Education a Tarrytown, New York. Era il 1970 ma potrebbe essere oggi.

Possiamo ancora evitare l’inflazione?

di Friedrich A. Hayek

In un senso la domanda posta nel titolo è puramente retorica. Spero che nessuno di voi abbia sospettato che io dubitassi, anche solo per un momento, che esistesse qualche sorta di problema tecnico per fermare l’inflazione. Se le autorità monetarie davvero volessero farlo e fossero preparate per le conseguenze, lo potrebbero sempre fare dall’oggi al domani. Loro controllano saldamente la base della piramide del credito ed un annuncio credibile di non voler più aumentare la quantità di banconote in circolazione e di depositi bancari e, se necessario, andare a ridurli, sarebbe sufficiente. Su questo non ci sono dubbi tra gli economisti. Ciò che mi preoccupa non sono le questioni tecniche ma quelle politiche.

Qui, davvero, dobbiamo affrontare un’impresa così difficile che più e più persone, anche altamente competenti, si sono rassegnate all’inevitabilità di una continua ed interminabile inflazione. Non conosco infatti nessun serio tentativo di mostrare come superare questi ostacoli che non sono nel campo monetario ma in quello politico. Ed io stesso non posso dire di possedere una medicina brevettata che ritenga applicabile ed effettiva nelle condizioni attuale. Ma non considero che sia un’impresa al di là delle possibilità dell’ingegno umano, una volta che l’urgenza del problema sia compresa in modo generale. Il mio principale scopo stanotte è di spiegare chiaramente perché dobbiamo fermare l’inflazione se vogliamo preservare un’effettiva società di … Leggi tutto

Bankestein revisited – Breve storia della moneta

Avevo scritto questa miniserie di articoli qualche tempo fa, e l’avevo chiamata “Bankestein revisited” in contrapposizione alla omonima storia che circola in rete e che fornisce una versione distorta di quella che è stata la nascita e l’evoluzione della moneta.

Buona lettura ed un grazie a chi l’ha resa disponibile su Scribd :-)

Bankenstein Revisited http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=12917793&access_key=key-q7azjx1yi3xpzhod3ss&page=1&version=1&viewMode=

déjà vu

Segnalato da AlessioR sul forum di Usemlab, ecco un breve video direttamente dalla Grande Depressione. E’ il 1933 ed il neoeletto presidente Franklin Delano Roosevelt ha la ricetta “giusta” per far uscire in fretta gli Stati Uniti dalla crisi: l’inflazione!

Ora siamo nel 2009 e la storia si ripete….
http://www.liveleak.com/e/3e0_1235601005… Leggi tutto

Non potevamo sapere. Non potevamo prevedere! (parte seconda)

Veniamo ora alla seconda critica mossa “agli economisti” e che Perotti vuole smontare.

2) «Non hanno saputo prevedere né capire, perché la metodologia economica prevalente si basa su modelli troppo astratti e matematici»

Questa critica è frutto dell’ignoranza sugli sviluppi della scienza economica. Per molti qualsiasi differenza dall’approccio discorsivo e informale della “General Theory” di Keynes viene interpretato come il frutto di una forma mentis che costringerebbe la realtà ad accordarsi con modelli astratti. Chi fa questa critica ignora o non capisce l’enorme letteratura prodotta da eccellenti economisti che hanno allo stesso tempo una preparazione formale e una profonda conoscenza dell’economia reale. Spesso ignora e non capisce l’enorme letteratura empirica di economisti seri e assolutamente interessati a comprendere come funziona il mondo in pratica, dediti a testare le teorie economiche con dati macro e micro”.

Quest’ultima frase rappresenta proprio il cuore del problema.

Come ha spiegato Mises, “non dobbiamo rifiutare il metodo matematico soltanto per la sua aridità. E’ un metodo completamente falso, che si basa su false assunzioni e porta ad inferenze fallaci. I suoi sillogismi non sono solo sterili ma dirottano le mente dallo studio dei problemi reali e distorcono le relazioni tra i vari fenomeni”.

Chi ha studiato fisica ha sicuramente prima o poi incontrato la teoria cinetica dei gas, che viene utilizzata per mettere in relazione le caratteristiche microscopiche di un gas (numero di molecole, velocità di ogni singola molecola, quantità di moto ed energia cinetica) con quelle macroscopiche (temperatura, pressione, volume)

In quella teoria si fanno diverse assunzioni che semplificano i calcoli e che hanno perfettamente senso all’interno del modello. Si suppone ad esempio che le molecole siano un numero così elevato da essere statisticamente significativo (*) e che si muovano in maniera completamente casuale nello spazio, obbedendo alle leggi di Newton. Queste due ipotesi permettono al fisico di affermare che non si commettono gravi errori se si assume … Leggi tutto