Possiamo ancora evitare l’inflazione? (parte seconda)

Prima che io passi alle conseguenze di un’economia che si adatta ad un continuo processo inflattivo, devo trattare un argomento che, anche se non sono sicuro che sia mai stato espresso chiaramente, tuttavia sembra essere alla radice di molti punti di vista che considerano l’inflazione innocua. Sembra infatti che, se i prezzi futuri possono essere previsti correttamente, allora ogni set di prezzi previsto nel futuro è compatibile con una posizione di equilibrio, perché i prezzi presenti si aggiusteranno rispetto ai prezzi futuri. Perché questo avvenga, tuttavia, non è chiaramente sufficiente che sia previsto correttamente il livello generale dei prezzi nelle varie date future poiché, come abbiamo visto, i prezzi si modificano in modo differente. L’assunzione che i prezzi futuri di un particolare bene possano essere previsti correttamente durante un periodo di inflazione è probabilmente sempre non vera poiché, quali che siano i prezzi futuri previsti, i prezzi presenti non si aggiustano da soli rispetto ai maggiori prezzi futuri, ma solo tramite un incremento nel presente della quantità di moneta, con tutti i cambiamenti nei vari prezzi che esso necessariamente comporta.

Cosa più importante, tra l’altro, è il fatto che se i prezzi futuri fossero effettivamente previsti in modo corretto, allora l’inflazione non avrebbe nessuno di quelli effetti stimolanti per cui è così bene accolta da tanta gente.

Ora l’effetto principale dell’inflazione che la rende inizialmente benvoluta alle aziende è precisamente il fatto che i prezzi dei prodotti si dimostrano essere generalmente più alti di quanto previsto. E’ questo che produce lo stato generale di euforia, il falso senso di benessere in cui tutti sembrano prosperare. Chi senza l’inflazione avrebbe fatto alti profitti continua a farlo. Chi avrebbe fatto profitti normale ne ottiene un livello inaspettatamente alto. E non solo le aziende che erano vicino al fallimento ma anche alcune che avrebbero dovuto fallire sono tenute a galla dal boom inaspettato. C’è un generale eccesso di domanda rispetto all’offerta – tutto … Leggi tutto

Possiamo ancora evitare l’inflazione? (parte prima)

Il professor Krugman, dalle pagine del New York Times, fa sapere che tutte queste chiacchiere sull’inflazione sono prive di fondamento e che anzi sono solo un tentativo dei Repubblicani per gettare discredito sul grande programma di salvataggio del Presidente Obama.

Sarà, ma guardando i grafici dell’offerta di moneta negli Stati Uniti qualche dubbio mi viene.

Il saggio seguente è tratto da una lezione di Friedrich Hayek tenuta davanti al Trustees and guests of the Foundation for Economic Education a Tarrytown, New York. Era il 1970 ma potrebbe essere oggi.

Possiamo ancora evitare l’inflazione?

di Friedrich A. Hayek

In un senso la domanda posta nel titolo è puramente retorica. Spero che nessuno di voi abbia sospettato che io dubitassi, anche solo per un momento, che esistesse qualche sorta di problema tecnico per fermare l’inflazione. Se le autorità monetarie davvero volessero farlo e fossero preparate per le conseguenze, lo potrebbero sempre fare dall’oggi al domani. Loro controllano saldamente la base della piramide del credito ed un annuncio credibile di non voler più aumentare la quantità di banconote in circolazione e di depositi bancari e, se necessario, andare a ridurli, sarebbe sufficiente. Su questo non ci sono dubbi tra gli economisti. Ciò che mi preoccupa non sono le questioni tecniche ma quelle politiche.

Qui, davvero, dobbiamo affrontare un’impresa così difficile che più e più persone, anche altamente competenti, si sono rassegnate all’inevitabilità di una continua ed interminabile inflazione. Non conosco infatti nessun serio tentativo di mostrare come superare questi ostacoli che non sono nel campo monetario ma in quello politico. Ed io stesso non posso dire di possedere una medicina brevettata che ritenga applicabile ed effettiva nelle condizioni attuale. Ma non considero che sia un’impresa al di là delle possibilità dell’ingegno umano, una volta che l’urgenza del problema sia compresa in modo generale. Il mio principale scopo stanotte è di spiegare chiaramente perché dobbiamo fermare l’inflazione se vogliamo preservare un’effettiva società di … Leggi tutto

Bankestein revisited – Breve storia della moneta

Avevo scritto questa miniserie di articoli qualche tempo fa, e l’avevo chiamata “Bankestein revisited” in contrapposizione alla omonima storia che circola in rete e che fornisce una versione distorta di quella che è stata la nascita e l’evoluzione della moneta.

Buona lettura ed un grazie a chi l’ha resa disponibile su Scribd :-)

Bankenstein Revisited http://d.scribd.com/ScribdViewer.swf?document_id=12917793&access_key=key-q7azjx1yi3xpzhod3ss&page=1&version=1&viewMode=

déjà vu

Segnalato da AlessioR sul forum di Usemlab, ecco un breve video direttamente dalla Grande Depressione. E’ il 1933 ed il neoeletto presidente Franklin Delano Roosevelt ha la ricetta “giusta” per far uscire in fretta gli Stati Uniti dalla crisi: l’inflazione!

Ora siamo nel 2009 e la storia si ripete….
http://www.liveleak.com/e/3e0_1235601005… Leggi tutto

Non potevamo sapere. Non potevamo prevedere! (parte seconda)

Veniamo ora alla seconda critica mossa “agli economisti” e che Perotti vuole smontare.

2) «Non hanno saputo prevedere né capire, perché la metodologia economica prevalente si basa su modelli troppo astratti e matematici»

Questa critica è frutto dell’ignoranza sugli sviluppi della scienza economica. Per molti qualsiasi differenza dall’approccio discorsivo e informale della “General Theory” di Keynes viene interpretato come il frutto di una forma mentis che costringerebbe la realtà ad accordarsi con modelli astratti. Chi fa questa critica ignora o non capisce l’enorme letteratura prodotta da eccellenti economisti che hanno allo stesso tempo una preparazione formale e una profonda conoscenza dell’economia reale. Spesso ignora e non capisce l’enorme letteratura empirica di economisti seri e assolutamente interessati a comprendere come funziona il mondo in pratica, dediti a testare le teorie economiche con dati macro e micro”.

Quest’ultima frase rappresenta proprio il cuore del problema.

Come ha spiegato Mises, “non dobbiamo rifiutare il metodo matematico soltanto per la sua aridità. E’ un metodo completamente falso, che si basa su false assunzioni e porta ad inferenze fallaci. I suoi sillogismi non sono solo sterili ma dirottano le mente dallo studio dei problemi reali e distorcono le relazioni tra i vari fenomeni”.

Chi ha studiato fisica ha sicuramente prima o poi incontrato la teoria cinetica dei gas, che viene utilizzata per mettere in relazione le caratteristiche microscopiche di un gas (numero di molecole, velocità di ogni singola molecola, quantità di moto ed energia cinetica) con quelle macroscopiche (temperatura, pressione, volume)

In quella teoria si fanno diverse assunzioni che semplificano i calcoli e che hanno perfettamente senso all’interno del modello. Si suppone ad esempio che le molecole siano un numero così elevato da essere statisticamente significativo (*) e che si muovano in maniera completamente casuale nello spazio, obbedendo alle leggi di Newton. Queste due ipotesi permettono al fisico di affermare che non si commettono gravi errori se si assume … Leggi tutto

Non potevamo sapere. Non potevamo prevedere! (parte prima)

In un recente articolo sul Sole 24 Ore, l’economista italiano Roberto Perotti tenta di difendere la categoria degli economisti dalle accuse che sono state mosse loro negli ultimi mesi. Ovviamente gli economisti sotto accusa e che Perotti vuole difendere sono quel 99% che fino all’anno scorso non vedevano problemi nell’economia e che oggi vogliono sapientemente traghettarci fuori dalla crisi a suon di spesa pubblica.

Queste sono le accuse che vengono principalmente mosse verso di loro:

1) «Gli economisti non hanno previsto la crisi».

“Su questo punto c’è molta confusione. È importante distinguere fra shock e propagazione degli shock. I primi sono, per definizione, non prevedibili. Dai sismologi non pretendiamo che prevedano i terremoti, ma che ci diano indicazioni di cosa succederà in certe zone se dovesse accadere un terremoto di una certa intensità. Per questo una critica più seria è che gli economisti non hanno saputo prevedere le conseguenze degli shock, una volta che questi si sono realizzati

Qui Perotti sta dicendo che la crisi è stata la conseguenza della propagazione di alcuni “shock” i quali, come i terremoti, non sono prevedibili. Chi critica gli economisti non dovrebbe quindi farlo non perché non hanno previsto gli shock ma piuttosto perché non hanno saputo capirne le conseguenze.

In pratica nel 2006 è scoppiata la bolla immobiliare negli Stati Uniti (lo shock imprevedibile) e gli economisti non sono stati in grado di comprendere che i disastri nel settore immobiliare avrebbero causato l’implosione dei titoli cartolarizzati (i CDO), dei credit default swaps e di tutto il settore creditizo.

A sostegno di questa tesi Perotti afferma che “Il 99% degli economisti italiani, ancora nell’estate del 2007, era all’oscuro di questi sviluppi [, o al massimo ne aveva un’idea molto confusa” e che “Ancora nell’estate del 2008 è lecito affermare che la stragrande maggioranza degli economisti non si resero conto che il sistema finanziario aveva Leggi tutto

La crisi economica e la teoria austriaca del ciclo economico

Nel gennaio 2006 Milton Friedman consacrava in questa maniera la carriera di Alan Greenspan come banchiere centrale:

«Nel corso della nostra lunga amicizia, Alan Greenspan ed io ci siamo generalmente trovati d’accordo sulla teoria e sulla politica monetaria tranne che per una grande eccezione. Io ho per lungo tempo favorito l’uso di strette regole per controllare il quantitativo di moneta creata. Alan sostiene che mi sbagli e sia preferibile, anzi essenziale, agire in modo discrezionale. Ora che dopo 18 anni il suo turno come chairman della Fed è finito, devo confessare che la sua performance mi ha persuaso che aveva ragione lui.

La sua performance è stata davvero straordinaria. Non c’è stato nessun altro periodo di tempo di lunghezza comparabile in cui la Federal Reserve ha funzionato così bene. »

E’ un peccato che Milton Friedman non abbia vissuto abbastanza per ricredersi nuovamente.

La manipolazione del tasso di interesse e la teoria austriaca del ciclo economico

Per sostenere che la causa della bolla immobiliare, e dei cicli economici in generale, sia da ricercare nei processi di espansione e di contrazione dell’offerta di moneta attuati dalle banche centrali è necessario avere alle spalle una solida teoria economica che spieghi il processo causale tra i due fenomeni. Questa teoria è precisamente l’Autrian Theory of Business cycle, sviluppata dagli economisti Ludwig Von Mises e Friedrich Von Hayek durante la prima metà del secolo scorso.

Teoria Austriaca del ciclo economico: una teoria del capitale

Quando nei corsi universitari si studia che cosa sia il “capitale”, spesso e volentieri la trattazione viene fatta in modo molto semplificato ed approssimativo. In tutti i vari modelli economici il Capitale, che pure è variegato ed ha una struttura ben definita, viene semplicemente definito con una variabile K, condensando in un numero, una sorta di blob informe ed onnicomprensivo, una struttura complessa e carica di informazioni economiche.

Se però consideriamo la storia del pensiero economico vediamo che … Leggi tutto

Ok il prezzo è giusto

L’idea che si possa fissare un prezzo “giusto” per beni e servizi è vecchia come il mondo e, come tutte le fallacie economiche che sono care ai politici, ha sempre provocato disastri. La storia però, invece di essere magistra vitae, tende a ripetersi con sconcertante puntualità e così anche oggi assistiamo alle farneticazioni di ministri che reputano sbagliati i prezzi fissati dal mercato e vorrebbero intervenire con la longa manus del governo per stabilizzarli (il termine price fixing non piace più ed allora si è scelto price stabilizing) su livelli che ritengono ottimali.

G8 Energia/ Scajola: Serve prezzo barile equo per investimenti

Roma, 24 mag. (Apcom) – Un prezzo del barile troppo basso se da un lato può aiutare la crisi economica dall’altro però “scoraggia gli investimenti e quindi non garantisce un futuro di stabilità“. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nella conferenza stampa al termine della prima sessione di lavori del G8 Energia. Per questo, ha detto Scajola “è necessario un prezzo equo e non volatile per la crescita economica globale e per garantire interventi sugli investimenti”. Inoltre ha spiegato il ministro, ai lavori si è convenuto sulla necessità per i governi di fare “un quadro di regole certo su cui le imprese possano lavorare e garantire gli investimenti”. L’avvio dei lavori, ha poi spiegato il ministro ha un titolo: “per superare la crisi è necessaria l’alleanza dei governi e delle imprese del mondo dell’energia”. Attenzione dunque ha evidenziato Scajola, perchè la “diminuzione degli investimenti incide su quelle forme di energia e su quelle fonti in cui invece devono essere maggiori“, come il nucleare e le fonti rinnovabili.

Vediamo di esaminare gli errori contenuti in questa breve intervista al ministro Scajola.

Il prezzo del greggio è troppo basso e quindi scoraggia gli investimenti

L’idea alla base di questo ragionamento è semplice. Ora la domanda di petrolio è bassa a causa … Leggi tutto

L’ottimismo vola! (Il governo può ristabilire la fiducia degli investitori?)

E’ opinione generalmente condivisa dagli economisti che, per superare la crisi economica, sia necessario, ma anche sufficiente, riportare la “fiducia nei mercati”. Si dice anche che la spesa pubblica, oltre a beneficiare dell’effetto moltiplicatore keynesiano, generi anche qualcosa di analogo per quanto riguarda la fiducia degli agenti economici.

Gli agenti economici, durante una crisi, sono come un esercito in rotta ed il sopraggiungere della cavalleria (l’intervento statale) li rincuora e rinnova la loro volontà di combattere.

Ma funziona proprio così?Mario Rizzo dice di no.


La fiducia degli investitori: una scatola vuota?

di Mario Rizzo

In una recente discussione su Keynes, Roy Weintraub parla di un’idea che ha trovato in Keynes e che potrebbe essere chiamata moltiplicatore della fiducia. Il fatto di spendere in un particolare settore crea fiducia anche negli altri settori perché le imprese che lavorano in questi ultimi possono fare affidamento sulle spese complementari provenienti dal primo. Quindi può aver luogo una generalizzata crescita dei consumi e questa può risollevare l’economia da una recessione.

Quest’idea promossa da tanti keynesiani ha delle gravi pecche. Sotto le appropriate circostanza la spesa può richiamare altra spesa. E allora?

Queste risorse in attesa stanno aspettando che il cielo si rassereni, ovvero, sono la conseguenza di cercare di capire, in mezzo al processo di liquidazione delle risorse nei settori che si erano espansi troppo, quale sia l’area opportuna per nuovi investimenti. Il vero valore di queste risorse non impiegate è dato dal valore della migliore allocazione delle risorse che permettono.

Sarebbe fantastico ovviamente se (1) non ci volesse del tempo per riallocare le risorse e (2) non importasse quali risorse vengono impiegate fintanto che vengono impiegate. Ma ognuna di queste frasi è chiaramente falsa.

Senza dubbio c’è una sorta di fenomeno “prima tu” al lavoro. Le attività economiche sono interdipendenti. Quindi quando un agente tenta di determinare dove allocare le risorse deve anche determinare dove gli altri vorranno … Leggi tutto

Vedo, prevedo e stravedo…

I pianificatori, dall’alto dei loro modelli sofisticatissimi, possono prevedere e gestire in modo puntuale ed efficace ogni eventualità.

La crisi economica dovrebbe durare in Europa fino a metà 2010. Poi probabilmente inizierà “una graduale ripresa che dovrà essere sostenuta da nuove misure di stimolo, soprattutto nel settore finanziario”. La previsione è del Fondo monetario internazionale, nel suo Regional Economic Outlook diffuso oggi a Parigi. Per l’Italia il documento prospetta un pil in calo del 4,4% nel 2009 e dello 0,4% nel 2010; mentre l’inflazione dovrebbe assestarsi allo 0,7% nell’anno in corso e allo 0,6% in quello successivo.

Questa la previsione del modello economico del Fondo Monetario Internazionale e queste le misure suggerite come medicina per la crisi:

“Le misure prese sino ad ora per contrastare la grave recessione in Europa hanno fornito una buona base per una ripresa graduale – ha dichiarato Marek Belka, direttore del dipartimento europeo del Fondo – ma ora servono nuove azioni, specie nel settore finanziario, per ristabilire la fiducia dei mercati e per accelerare il passo della ripresa”. Secondo Belka, queste misure dovrebbero includere un continuo sostegno al credito, ulteriore chiarezza nel riconoscere le perdite del sistema finanziario, la ricapitalizzazione, anche con denaro pubblico, delle istituzioni sane del settore privato, e la rimozione degli asset sofferenti, preferibilmente tramite la costituzione di bad bank gestite da privati ma con supporto e finanziamenti governativi.”

Vediamo cosa prevedeva non più tardi di un anno fa lo stesso, accuratissimo, modello

World Economic Outlook (Aprile 2008)

Usa (p.68)
Le proiezioni di base prospettano che l’economia incapperà in una modesta recessione nel 2008, seguita da una ripresa graduale a iniziare dal 2009, la quale, mentre vengono ripianati i bilanci finanziari e delle famiglie, sarà in qualche modo più lenta di quella che ha seguito la recessione del 2001. Su base annuale, la crescita scenderà allo 0,5% per il 2008 per poi crescere in modo modesto dello 0,6% nel 2009.

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