Hyperinflation Nation

Parte prima
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=SzmYI_4XCbM]

Parte seconda
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=vQCCDttLhA4]

Parte terza
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=rVcyM2Z4Ego]… Leggi tutto

Il mercato, lo Stato ed il gioco d’azzardo: il caso del poker texano

Howard Lederer, che tra i più famosi giocatori di poker è conosciuto con il soprannome di “professore”, ha definito il texas hold’em come “un gioco competitivo con informazioni imperfette(*)”. Ogni giocatore, infatti, possiede delle informazioni in quanto conosce le proprie carte e quelle comuni ma ovviamente non ha perfetta informazione perché non conosce né le carte degli avversari né le carte che devono ancora uscire.

Certamente non è da trascurare il ruolo della fortuna che, specialmente sulla singola mano, può avere un ruolo determinante ma, usando le parole di Machiavelli, “iudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre”. Insomma gli scoppi ci sono sempre ma i giocatori bravi sono capaci di buttar via le carte anche con una mano fortissima se “leggono” l’avversario e capiscono di essere battuti.

Infine aggiungerei ancora una postilla alla definizione di Lederer in quanto la struttura dei bui fa sì che con il passare del tempo il “costo del gioco” aumenti progressivamente, generando un vero e proprio ambiente “inflazionario”.

In sintesi il poker è “un gioco competitivo con informazioni imperfette, in cui la fortuna ha un ruolo pari all’abilità e che nei tornei si svolge in un ambiente altamente inflazionarlo”.

Se ricordiamo le parole di Hayek, per cui la competizione di mercato era, in qualche maniera, come “giocare una partita di un gioco basato in parte sull’abilità ed in parte sulla fortuna il cui esito non è noto in partenza” possiamo notare come ci sia più di una analogia tra il mercato concorrenziale ed una partita di poker

Non di questo, però, volevo parlare ma piuttosto di come lo Stato è intervenuto nel settore del poker regolamentando e di quale sono state e saranno le conseguenze di tale intervento.

Il boom del poker in Italia

Si può dire che il texas hold’em sia sbarcato in Italia tramite la.. televisione. E’ stato … Leggi tutto

La storia fallimentare del controllo dei prezzi: I Promessi Sposi

E’ un peccato che a scuola si impari, spesso, ad odiare i capolavori della letteratura italiana. Quanti si ricordano ad esempio questo pezzo, tratto dai Promessi Sposi, in cui Manzoni descrive in maniera splendida ed efficace quanto sia inutile e dannoso ogni tentativo di controllo dei prezzi?

I Promessi Sposi: Cap. XII

Di Alessandro Manzoni

Era quello il second’anno di raccolta scarsa. Nell’antecedente, le provvisioni rimaste degli anni addietro avevan supplito, fino a un certo segno, al difetto; e la popolazione era giunta, non satolla né affamata, ma, certo, affatto sprovveduta, alla messe del 1628, nel quale siamo con la nostra storia. Ora, questa messe tanto desiderata riuscì ancor più misera della precedente, in parte per maggior contrarietà delle stagioni (e questo non solo nel milanese, ma in un buon tratto di paese circonvicino); in parte per colpa degli uomini. Il guasto e lo sperperìo della guerra, di quella bella guerra di cui abbiam fatto menzione di sopra, era tale, che, nella parte dello stato più vicina ad essa, molti poderi più dell’ordinario rimanevano incolti e abbandonati da’ contadini, i quali, in vece di procacciar col lavoro pane per sé e per gli altri, eran costretti d’andare ad accattarlo per carità. Ho detto: più dell’ordinario; perché le insopportabili gravezze, imposte con una cupidigia e con un’insensatezza del pari sterminate, la condotta abituale, anche in piena pace, delle truppe alloggiate ne’ paesi, condotta che i dolorosi documenti di que’ tempi uguagliano a quella d’un nemico invasore, altre cagioni che non è qui il luogo di mentovare, andavano già da qualche tempo operando lentamente quel tristo effetto in tutto il milanese: le circostanze particolari di cui ora parliamo, erano come una repentina esacerbazione d’un mal cronico. E quella qualunque raccolta non era ancor finita di riporre, che le provvisioni per l’esercito, e lo sciupinìo che sempre le accompagna, ci fecero dentro un tal vòto, che la penuria si fece subito sentire, e … Leggi tutto

La storia fallimentare del controllo dei prezzi: l’editto di Diocleziano (parte seconda)

I risultati dell’editto

Diocleziano non era stupido (ed infatti, dalle testimonianze sembra che sia stato tra gli imperatori più intelligenti). Sapeva che uno dei primi risultati del suo editto vi sarebbe stato un enorme aumento della tesaurizzazione. Ovvero che gli agricoltori, i mercanti e gli artigiani, non potendo aspettarsi di ricevere quello che consideravano un giusto prezzo per i loro prodotti, non li avrebbero proprio messi sul mercato ma avrebbero aspettato un cambio della legge (o della dinastia).

Stabilì allora che:

“si considererà colpevole anche chi, possedendo abbastanza beni per il vitto e l’utilizzo, abbia deciso di ritirarli dal mercato, poiché la pena [ovvero la morte] meriterebbe di essere più serva per chi causa la penuria che non chi se ne approfitta contro le leggi.” [1]

C’era poi un’altra clausola che prescriveva l’usuale pena per chiunque avesse comprato un bene ad un prezzo più alto di quanto fissato per legge: di nuovo, Diocleziano conosceva bene le normali conseguenze di questi tentativi di regolamentare l’economia. D’altra parte in almeno un aspetto questo editto era più illuminato (da un punto di vista economico) di tante regolamentazioni recenti. “In quei luoghi dove i beni sono abbondanti ,” dichiarava, “le felici condizioni di prezzi bassi non saranno ostacolate – e sia fatta ampia provvista di convenienza laddove l’avidità è frenata e tenuta sotto controllo.”[2]

Frammenti delle liste di prezzi sono state scoperte in circa trenta luoghi differenti, per la maggior parte nella porzione di impero che parlava greco. C’erano almeno 32 tabelle che coprivano più di un migliaio tra differenti prezzi e salari.

I risultati non furono sorprendenti e dalle parole dell’editto, come abbiamo visto, nemmeno inaspettati per l’imperatore. Secondo una testimonianza del tempo,

“quindi stabilì di regolare i prezzi di ogni prodotto. Ci fu molto sangue versato sulla base di racconti molto deboli e sospetti, e le persone non comprarono più sui mercato le loro provvisioni, siccome non potevano ottenere

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La storia fallimentare del controllo dei prezzi: l’editto di Diocleziano (parte prima)

I prezzi determinati dal mercato non vanno mai bene. C’è chi li ritiene troppo alti e punta il dito contro gli speculatori al rialzo, c’è chi li ritiene troppo bassi ed accusa gli speculatori al ribasso. Spesso e volentieri si ritiene di conoscere quale sia il “giusto prezzo” dei beni e si chiede al governo di stabilizzarlo a quel livello, per evitare l”e oscillazioni causate dalla speculazione”.

Ovviamente sono solo parole a vuoto: ogni volta che un pianificatore ha deciso di fissare i prezzi di mercato le conseguenze non si sono mai fatte attendere e non sono state buone.

Questo pezzo di Rober Scheuttinger, tratto dal secondo capitolo di Forty centuries of wage and price controls, ci racconta le conseguenze del più grande tentativo nella storia di fissare arbitrariamente i prezzi di beni e servizi: l’editto di Diocleziano.

Di Robert L. Scheuttinger

L’editto di Diocleziano

Il più famoso ed esteso tentativo di controllare i prezzi ed i salari avvenne durante il regno dell’imperatore Diocleziano il quale, sfortunatamente per i suoi sudditi, non aveva studiato con attenzione la storia economica della Grecia. Siccome sia le cause dell’inflazione che Diocleziano tentò di mettere sotto controllo, sia gli effetti dei suoi sforzi sono ben documentati, è un episodio che vale la pena considerare in qualche dettaglio.

Poco dopo essere salito al trono nel 284 d.c., “i prezzi di merci di ogni genere ed i salari dei lavoratori raggiunsero livelli mai registrati in precedenza”. I documenti storici in grado di far luce sulle cause di questa rimarchevole inflazione sono limitati. Una delle rare fonti contemporanee che è sopravvissuta, il settimo capitolo del De Moribus Persecutorum, dà tutte le colpe a Diocleziano. Siccome tuttavia l’autore era un cristiano e poiché Diocleziano, tra le altre cose, fu un persecutore dei cristiani, dobbiamo prendere questa testimonianza cum grano salis. Nel suo attacco contro l’imperatori ci viene detto che gran parte dei problemi … Leggi tutto

Confondere causa ed effetto

In televisione non lo sentirete mai dire ma secondo gli economisti la crisi è in gran parte colpa vostra. Sì, certo, ci sono stati tutti quei casini nei mercati finanziari, sono fallite delle banche, gli Stati hanno deciso di intervenire e scaricare i costi sui contribuenti ma basterebbe poco per far terminare questa crisi e far tornare tutti prosperi e felici.

“Dovete spendere gente! Mettete mano al portafoglio e spendete! Comprate qualsiasi cosa, indebitatevi fino al collo e ripartirà l’economia!”

Ovviamente non sentirete queste precise parole ma il succo è quello. L’idea che è alla base di questo ragionamento deriva dalla teoria keynesiana.

Secondo Keynes, in tempi normali, c’è un alto livello di occupazione e tutti spendono tranquilli il loro reddito. Poiché la mia spesa dal panettiere diventa il suo reddito allora si può parlare d di flusso circolare di denaro nell’economia.

Ma se capita qualcosa che fa cadere la fiducia dei consumatori allora questi ultimi potrebbero cercare di mettere via da parte del denaro in attesa di tempi più duri. Ma poiché la mia spesa è parte del tuo reddito allora la mia decisione di mettere da parte del denaro non fa altro che peggiorare le cose per te. Anche tu allora spenderai di meno generando un circolo vizioso che renderà le cose peggiori per tutti (il famoso paradosso del risparmio)

La soluzione, secondo Keynes, è che la Banca Centrale stampi un sacco di soldi e li metta nelle mani della gente, facendo ritornare la fiducia e facendo ripartire il sistema. Vabbé c’è quel piccolo problema dell’inflazione, ma chi se ne importa!

A volte però, sempre secondo Keynes, si può cadere nella trappola della liquidità, ovvero voi consumatori, spaventati come siete, continuate a rifiutarvi di spendere anche se le stampanti della Fed lavorano a pieno regime (almeno lì non c’è mai crisi!). In questo caso, scrive Keynes, se non volete spendere voi, dovrà pensarci lo Stato!

I Giapponesi … Leggi tutto

Greenspan: “Se c’è una banca centrale non esiste un libero mercato”

Le agenzie governative hanno la peculiarità di acquistare più potere tramite i loro errori. Non fa eccezioni la Fed, la più potente delle agenzie governative, che dopo aver causato la bolla immobiliare e dopo aver portato al disastro economico degli ultimi mesi, ora riceverà ancora più poteri per salvare il libero mercato da sé stesso, regolare gli enti finanziari ed “evitare ulteriori rischi in caso di crac dell’economia”

Insomma, dopo aver dato alla volpe le chiavi del pollaio, ora Obama consegna gentilmente anche la chiave della porta posteriore, casomai la porta principale si bloccasse per l’umidità.

Proprio in questi giorni è tornata alle cronache una vecchia intervista di Greenspan al Daily Show di Jon Stewart, datata settembre 2007, in cui il comico americano poneva alcune semplici, ma dirompenti, domande al grande “Maestro”.

The Daily Show With Jon Stewart Mon – Thurs 11p / 10c
Alan Greenspan
thedailyshow.com
Daily Show
Full Episodes
Political Humor Jason Jones in Iran

Ecco una traduzione di alcune battute:

Stewart: (dopo che Greenspan ha spiegato l’effetto delle mosse inaspettate della Fed sui mercati) . Quindi la Fed o chiunque ne sia alla guida, se volesse potrebbe rovinarci tutti.

Greenspan: (sorridendo) Non lo vorresti..

Stewart: Quando dici “Open market” io penso sempre… ma perché abbiamo la Fed? Non dovrebbe essere il mercato a determinare i tassi di interesse ed il resto? Perché abbiamo qualcuno che fissa i tassi di interesse se siamo in una società di libero mercato?

Greenspan: Non avevamo bisogno di una banca centrale mentre eravamo nel Gold Standard… la gente avrebbe venduto e comprato oro ed i mercati avrebbero fatto ciò che la Fed fa oggi… per gli anni 30 quasi tutti nel mondo decisero che il Gold Standard stava strangolando l’economia e quindi fu universalmente abbandonato…

….ora serve qualcuno o qualche meccanismo per determinare quanta moneta ci deve essere perché il quantitativo di moneta in un economia determina il quantitativo … Leggi tutto

La guerra fa uscire dalla crisi?

Il pezzo che segue è tratto dal libro Meltdown, di Thomas Woods, ci spiega perché non è vero che la Seconda Guerra Mondiale, con il suo grande programma di spesa pubblica, ha fatto uscire gli Stati Uniti dalla Grande Depressione.

di Thomas Woods

Quando qualcuno sostiene che il New Deal, dopo tutto, non ha risollevato il paese dalla Grande Depressione, la risposta più sentita è che durante gli anni 30 la spesa del governo non è stata sufficiente e che se un numero maggiore di risorse fosse stato preso dal settore privato e speso in opere pubbliche, la prosperità sarebbe stata ripristinata.

Ancora oggi molti Keynesiani cercano di sostenere che la brusca recessione del 1937-1938, una specie di depressione dentro la depressione, sia stata causata dalla decisione del governo federale di diminuire il deficit e quindi spendere meno in opere pubbliche. Da questa storia manca il fatto che i salari monetari siano aumentati del 13,7 per cento nei primi nove mesi del 1937, grazie all’intensa opera dei sindacati dopo la decisione favorevole della Corte Suprema riguardo il National Labor Relations Act del 1935. Questa impennata nei salari non si è tradusse in un incremento di produttività e non era in linea con nessun aumento dei prezzi. Naturalmente il risultato fu che l’occupazione calò e l’attività economica ebbe un brusco rallentamento. L’incremento nel costo del lavoro accompagnato a vari programmi di assistenzialismo non fece che aggravare il problema. In breve non dobbiamo farci ingannare dall’affermazione per cui una insufficiente spesa governativa sia stata la causa dei mali di quegli anni [1]

Secondo Paul Krugman, “Ciò che salvò l’economia, ed il New Deal, fu l’enorme opera pubblica conosciuta come Seconda Guerra Mondiale, che finalmente fornì lo stimolo fiscale adeguato ai bisogni dell’economia”.[2]

Questa stupefacente e bizzarra mancanza di comprensione di ciò che avvenne deve essere smentita, perché troppe proposte attuali sono basate sulla medesima e stupida idea per cui sino a quando Leggi tutto

Criceti austriaci

Se si escludono pochissime eccezioni, l’opinione generale è che la crisi economica sia stata provocata dagli eccessi del mercato e dalle deregulation.

Anche il Sole 24 ore “spiega” la crisi in questo modo e se anche nomina di sfuggita la Federal Reserve e la sua politica monetaria, tuttavia evita di spiegare il nesso causale che intercorre tra le iniezioni di liquidità nel sistema bancario ed il crollo dell’economia reale dopo lo scoppio della bolla immobiliare. Se infatti uno si chiede perché lo scoppio di una bolla finanziaria negli Stati Uniti abbia trascinato nella crisi le imprese di mezzo mondo, non troverà risposta nelle animazioni del Sole 24 ore.

La spiegazione, lo sappiamo, arriva dalla teoria austriaca del ciclo economico, ma per chi è a digiuno di teoria economica può essere molto difficile comprenderla. Visto che tutti si dilettano a spiegare i modelli economici con modelli esemplificativi, voglio proporvene uno anche io: la “teoria austriaca del criceto sulla ruota”.

Immaginiamo di osservare un criceto che sta correndo all’interno di una ruota girevole. Difficilmente il nostro roditore conosce sin da subito il suo “ritmo aerobico” per cui vi arriva per tentativi, aumentando la sua velocità e poi rallentando per riposare. Man mano che corre, poi, allena il suo fisico e questo gli consente di aumentare gradualmente le sue prestazioni

Ad un certo però punto interveniamo noi e decidiamo, quando il criceto inizia a rallentare, di stimolare il suo metabolismo iniettandogli dei farmaci (ad esempio delle anfetamine) che aumentino le sue prestazioni.

Ciò che osserviamo è che il criceto riprende a correre più velocemente di prima, almeno sino a quando, esausto, non rallenta nuovamente e si ferma per riposare. Durante lo sprint il criceto ha mantenuto un ritmo insostenibile per il suo metabolismo e così facendo ha consumato ulteriormente le sue energie ed ha riempito i muscoli di acido lattico, senza contare che i farmaci non gli hanno certamente fatto bene!

Il Leggi tutto