Come azzerare il debito pubblico: la favola di debtland

C’era una volta … un pianeta che si chiamava DEBITLAND. Avendo vissuto per molti anni al di sopra delle proprie possibilità economiche era stato costretto ad indebitarsi; a ciò si aggiunse una grave crisi finanziaria chiamata: LA GRANDE RECESSIONE e così, come se non bastasse, vennero messi a capo del governo dei tecnici, questi ultimi dovevano rispondere solo ed esclusivamente ai capi della COSTELLAZIONE, e con le loro leggi strampalate indebitarono ulteriormente le già disastrate casse di DEBITLAND.

Dato che non si poteva più accedere al deficit i nuovi governanti chiesero al popolo di trovare una soluzione rapida e veloce e che non impegnasse ulteriormente le casse del pianeta. Grandi dibattiti con illustri professori, industriali, politici e saccenti vari tennero banco per un po’ di tempo finché i governanti si stancarono di tutte queste inconcludenti parole e invitarono una persona a esprimere la propria soluzione.

Questa persona premise che non era un professore e nemmeno un laureato, ma un semplice studioso di economia invitato a dare il suo parere.

Eccolo:

  • azzerare ipso facto il debito totalmente

  • riconoscere il solo tasso di interesse del tre per cento agli ex possessori del debito

  • trasformare i titoli del debito in credito di imposta da dividere in 20 anni.

Tanti mal digerirono questa proposta schizofrenica, che con un colpo di spugna azzerava tutto il debito e ci fu anche una forte presa di posizione da parte dei governatori del denaro perché non potevano più esercitare la loro influenza su questo pianeta e temevano che altri, nella COSTELLAZIONE avrebbero seguito questo esempio. Passarono gli anni, passarono i musilunghi

E a DEBITLAND tutti vissero felici e contenti … e senza più debiti.Leggi tutto

Sul fondo del barile

È finalmente diffusa la consapevolezza della profondità epocale del disastro che stiamo attraversando. Tuttavia la maggior parte degli interventi parla di debito pubblico, di tassi di interesse, di spread, di ingiustizie sociali, di politiche keynesiane contrapposte al liberismo, di sovranità nazionale contrapposta al globalismo o all’europeismo. Pochi vanno oltre, pochi tentano di scavare in ciò che scaturisce dal profondo e che ha sempre una dimensione metafisica. Fra questi pochi è da segnalare una pubblicazione recentissima, un libro di Lorenzo Merlo, dal titolo “Sul fondo del barile”, edito da Primiceri.

Lo scavo dell’Autore nel terreno devastato della nostra decadenza è impietoso. Disgregazione sociale e crollo istituzionale ne sono i segni più vistosi. Scienza e tecnologia, la nuova Fede della modernità, mostrano l’inadeguatezza delle loro pretese. Mafie e oligarchie finanziarie si spartiscono il mondo col procedere della globalizzazione che toglie poteri agli Stati per affidarli all’alta finanza e alle cosche. Ma la malattia è spirituale, è la ricerca ossessiva del piacere, è la caduta del senso del limite nella presunzione di onnipotenza di un “io” ipertrofico. Procedendo sempre più in profondità, si scopre la “presenza satanica” del materialismo. Suoi figli sono il positivismo, il capitalismo, lo scientismo, l’imperialismo; suoi dogmi sono il culto del progresso, la fiducia nella tecnologia, la concezione di un tempo lineare che proietta l’umanità verso un fine. Questa epoca buia trovò la codificazione dei suoi schemi mentali in quelli che dovevano essere i lumi dell’illuminismo. Liberté, Égalité, Fraternité la nuova trinità al posto di Padre, Figlio e Spirito Santo, con Kant che dichiara l’impossibilità della metafisica. L’Italia è coinvolta in pieno in questo disastro di civiltà, dopo avere attraversato anche stagioni politiche che passo dopo passo hanno demolito il poco di positivo che si era costruito: la protesta armata ha avuto il solo merito di mettere in evidenza quanto dipendiamo da servizi segreti italiani e stranieri; Tangentopoli fece terra bruciata senza instaurare alcuna virtù civica; i “piani mondialistici … Leggi tutto

Le tasse e l’imbecillità

Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse”. Maffeo Pantaleoni (1857-1924), economista italiano. (www.wikiquote.org)

Una volta tanto vorrei passare da imbecille (persona di limitata capacità di discernimento e di buon senso o dal comportamento stolido).

Tempo fa scrissi un articolo in merito alla possibilità di trasformare una parte dei titoli con scadenza lunga a titoli irredimibili, la proposta ovviamente non ebbe successo. Oggi, leggo dai giornali on line, si vorrebbe e/o potrebbe applicare una patrimoniale …

EBBENE FACCIAMOLO! Come?

  1. Prendiamo i titoli di Stato BTP, CCT … e applichiamo una patrimoniale del 20% sul valore nominale;

  2. il balzello potrebbe diventare un credito d’imposta da distribuire in 10 anni, scalando gli importi dalle tasse.

Esempio:

  • Debito pubblico € 2.342 miliardi

  • Entrata nelle casse dello Stato 468,4 milioni

  • Differenza debito pubblico € 1.873,6 miliardi

RAPPORTO DEBITO/PIL:

1873,6 mld diviso 1.716,238 mld = 103.92% (?) invece del 131,5% (2017)

effectus …

Sono davvero un imbecille!Leggi tutto

Avatar e Europa

seconda puntata

dopo le elezioni che si svolsero in Liaita seguite da un travagliato periodo di incubazione nacque un governo giallo-blu che mise tutti d’accordo su dieci punti. Questo paese doveva, come tutti gli altri aderenti alla Rueopa, presentare un bilancio in linea con le direttive della unione, ma prima ancora del documento definitivo vi furono delle prese di posizione da parte dei reggenti e poi anche dai manovratori del denaro, che portarono scompiglio nelle casse di Liaita. Gli sforzi per far passare le idee ed i princìpi di ragionevolezza per i propri abitanti non avevano che sorde risposte formulate in avatarese scientifico (politichese per i terrestri) paventando i più grandi mali che gli abitanti di Avatar potessero avere. Come si sa i popoli, a volte, non si fanno assoggettare dalle lusinghe di chi li governa e per dimostrare ciò i residenti della TEUTONIA, chiamati alle urne, anziché votare per il vecchio governo preferirono dare un segno di cambiamento portando al successo i grün (verdi) e gli schwarze (neri) segnalando così un malcontento diffuso, ma in modo democratico. Arcigni personaggi si aggiravano nelle stanze dei bottoni per aggiustare in loro favore i malumori che serpeggiavano in tutta la coalizione di Rueopa. Avere cambiamenti in un mondo governato dalla routine e dall’ostentazione del potere non è mai visto con favore. Nuovi venti di cambiamento soffiavano da tutti i punti cardinali, grevi pensieri avvolgevano le menti dei reggenti e dei manovratori del denaro. Ora, gli elettori di Rueopa aspettavano dei segnali concredi di cambiamento. I reggenti ed i manovratori ne saranno capaci?

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Come manipolare la ragioneria per le banche

Ormai della RAGIONIERIA studiata sui libri rimane ben poco. Vado a memoria, si è passati dal valorizzare in bilancio gli immobili (soprattutto per le banche) al prezzo di costo e non a valore di mercato; abbiamo avuto degli ammortamenti non più in linea con le obsolescenze dei mezzi o dei macchinari, ma addirittura oltre il valore 100 (es.140%), calcoli astrusi con l’inserimento nella ragioneria dello Stato di quelli che vengono considerati redditi sommersi e molto altro ancora. Siamo consci che oggi per il mondo bancario si presenta una nuova sotto-capitalizzazione perché i prezzi dei titoli di Stato sono sotto pressione per lo spread, che ha determinato il calo della loro quotazione, portandoli al di sotto del Valore Nominale cioè 100. Ciò ha indotto Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea, a lanciare un allarme e rivedere, con gli stress test, quali sono le possibili risposte delle banche alla luce dei nuovi eventi. Gli scenari non sono dei più belli. Allora che fare? Per legge si potrebbe stabilire che il valore dei titoli di Stato da mettere a bilancio è sempre uguale a 100 e solo in caso di vendita verranno valorizzati per quanto incassato. Tutto questo perché, indipendentemente da tutto, il rimborso a scadenza sarà comunque 100. Almeno fino a quando la “buriana” non sarà passata. Forse la cosa non è nuova, ma così potremmo salvare la capra della BCE ed il cavoli delle BANCHE.

Facis de necessitate virtutemFai di necessità virtù Leggi tutto

Titoli di stato e patrimonio immobiliare

Oggi lo Stato ha una fame di denaro molto accentuata. L’attuale governo è caccia di “miliardi” o anche di “milioni” di euro per realizzare le promesse partitiche della campagna elettorale. In questi giorni si sono avuti i dati del Documento di Economia e Finanza che ha ricevuto la bocciatura internazionale (con minacce di declassamento dei titoli italiani da parte delle agenzie di rating) anche da parte del Fondo Monetario Internazionale. La Commissione Europea ha addirittura anticipato le critiche al documento, alla quale si sono aggiunte la Banca Centrale Europea, la Banca d’Italia, tutte le opposizioni, i sindacati … l’ultima batosta viene dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, organismo indipendente nato nel 2014 legge 243/2012 sull’attuazione del principio del pareggio di bilancio, che non ha validato il DEF.

Ora, la Governo non rimangono che poche alternative e che sta attentamente valutando.

Ma la domanda è sempre la stessa: “DOVE TROVIAMO I SOLDI PER REALIZZARE GLI INTERVENTI PROGRAMMATI?

Forse un modo c’è!

Mi risulta che il patrimonio immobiliare dalla Pubblica Amministrazione ammonti a circa 470 miliardi di euro. Se il dato, che ricordo a memoria, è esatto, lo Stato Italiano potrebbe emettere delle obbligazioni (magari anche convertibili) con la garanzia degli immobili. In ragioneria una entrata e una uscita devono sempre dare come risultato ZERO, se così non fosse vuol dire che abbiamo sbagliato.

Vi pare troppo semplice? E chi lo ha detto che le soluzioni devono essere complicate?

DEFENDIT NUMERUS Nei numeri è la sicurezza – (Decimo Giunio Giovenale) Leggi tutto

Quando la leva militare aveva un senso

Oggi è ricomparsa l’idea di “leva militare” perché il Vice Premier Matteo Salvini è convinto che la Naja sia un buon motivo per imparare: “un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti”. Ebbene, io il militare di leva l’ho fatto con la Marina Militare e mi sono congedato con il grado di sergente. A quell’epoca fare il militare di leva aveva un senso per una serie di motivazioni:

  • la difesa dei confini

  • i comunisti che premevano sulle popolazioni per andare al potere

  • la NATO e la cortina di ferro

  • il terrorismo

  • e … molto altro ancora.

Dopo la caduta del muro di Berlino, 9 novembre 1989, la Naja non aveva più senso soprattutto per il nuovo corso dei paesi dell’est Europa che sfaldandosi, negli anni, diventarono tutti ex comunisti, guerre intestine e interne a parte. La leva venne abolita perché non c’erano più le ragioni per mantenere centinaia di migliaia di ragazzi senza uno scopo precipuo. La conclusione fu che con la legge Martino, 29 luglio 2004, la chiamata fu abolita.

Ritornando alle parole di Salvini, possiamo dire che un po’ di ragione ce l’ha, vedi i comportamenti ineducati di molti giovani e forse anche la mancanza di spirito di appartenenza alla Nazione e/o all’Europa. Se l’intento è quello di coinvolgere i giovani a partecipare alla vita “sociale” del Paese, suggerisco al Sen. Salvini, e a chi ne è preposto, di ripristinare la leva non presso le Forze Armate, ma con i Vigili del Fuoco, almeno loro le caserme le hanno. E’ un Corpo di sicuro interesse e ne troverebbero giovamento sia l’Italia sia i giovani. I Vigili del Fuoco, ai quali va tutto il nostro rispetto, si occupano del fuoco, dell’acqua, dell’aria e della terra tutti elementi della “ecologia” e di attualità e con questo “ingaggio” potremmo avere, in caso di calamità o urgenze in generale, persone già addestrate ad affrontare emergenze circoscritte Leggi tutto

Il canto del cigno di Giovanni Gentile: idealismo e liberalismo nel Dopoguerra

Occorre sempre tornare a confrontarsi con quelle figure, di volta in volta rimosse o esaltate, che costituiscono il “canone” nella coscienza nazionale, e non solo nazionale, anche se il loro pensiero appare in una statuaria distanza, morto come una statua neoclassica del Canova o financo di Carl Burckhardt, e dunque potrebbe essere affare di archeologi o storici della filosofia in cerca di soggetti per un testo da presentare a qualche concorso. Perché, pur lontane, esse sono come piaghe, traumi rimossi, ma proprio perché rimossi, destinati, in un meccanismo psicologico (collettivo o individuale), non certo scoperto dalla psicanalisi ma da quest’ultima adeguatamente problematizzato, a riaffiorare. E dunque vale la pena rileggere il testamento spirituale di Giovanni Gentile, quel Genesi e struttura della società, composto in piena guerra civile, e pubblicato poi solo nel 1948; singolarmente, l’edizione de Le Lettere del 2014 riproduce esattamente quella del 1948; non una glossa, non un’introduzione, non una semplice, accademica, storia della critica e della ricezione. Così, brutalmente, il testamento del filosofo viene riproposto quasi come un vangelo. Il vangelo dell’idealismo sconfitto.

E che pure, pertinacemente, ostinatamente, come un revenant protervo e folle, continua a riapparire sulla faccia del mondo universo, l’idealismo che celebra “lo Stato etico”, e la “eticità dello Stato”, lo Stato come tappa finale del progresso dell’individuo, che in esso si riconosce e si fonde, si costituisce e ricostituisce, e questo nel paradosso secondo cui lo Stato come atto è infinitamente libero, frutto e fomite di libertà. Ove perfino la guerra, se combattuta con “armi micidiali” trova la giustificazione in un paragrafo appena (X, 6), “Il nemico deve essere messo in condizioni da non poterci più offendere: deve riconoscere come sua la nostra volontà. Deve perciò sopravvivere e consacrare nel suo riconoscimento la nostra vittoria”. Quel che potrebbe essere preso per puro delirio, senza rispetto parlando, andrebbe forse ricondotto al sublime paradosso per cui gli “stati etici” corrispondono agli “stati etilici” dei Leggi tutto

Tecnologia mon amour

A quale domanda vuoi rispondere?

Intorno a fine maggio 2018 repubblica.it titolava così un video:

«Facebook, la lavata di capo del parlamentare Ue a Zuckerberg: “Hai creato un mostro».

Non si capisce se lavata di capo era un modo gentile per alludere che l’ha messo al muro o se l’autore – ignoto – del titolo e del trafiletto che segue era immacolato nei confronti di quanto stava presentando così:

«Mark Zuckerberg ceo e fondatore di Facebook, è stato convocato dal Parlamento europeo per rispondere sul caso di Cambridge Analytica. Molti parlamentari si sono innervositi perché Zuckerberg non è riuscito o non ha voluto rispondere a tutti i quesiti postigli. Guy Verhofstadt, ex primo ministro del Belgio e oggi parlamentare europeo dell’Alde, ha caricato sui social il suo discorso a Zuckerberg, tra i più infervorati della seduta: “Lei deve domandare a se stesso se vuole essere ricordato come Steve Jobs e Bill Gates, i quali hanno arricchito la società, o come il creatore di un mostro digitale che sta distruggendo le nostre democrazie”».

Tecnologia da tartufo

Ma i tartufi siamo noi e qualcuno ci farà il suo risotto.

https://www.youtube.com/watch?v=qYnmfBiomlo

Quanto dice il signor Guy Verhofstadt a Mark Zuckerberg sarebbe abbastanza per aprirci gli occhi sul potere che ci sovrasta. Sul controllo assoluto che si sta compiendo.

In realtà non basta affatto. Come possiamo comprendere dal video qui sopra, è necessario riconoscere e considerare le oligarchie finanziarie che sormontano anche Zuckerberg, accettando di credere alla sua trasparenza e/o innocenza. Vere timoniere dell’orbita del mondo, in grado di accendere e spegnere guerre, governi, spostamenti di popoli, patologie e forse anche clima, per estendere e affermare il proprio dominio planetario, spesso sotto l’egida della pace nel mondo.

Fallout esiziale

Oltre del potere che ci sovrasta, sarebbe necessario prendere coscienza anche di quello che ci permea e ci impregna: umore originariamente alieno ma ormai biologico, bypassato da una vita trascorsa sotto Leggi tutto

Il dogma del ragioniere

Precisazione

Il dogma del ragioniere, non toglie, né vuole, né potrebbe togliere nulla al valore del razionalismo. La prospettiva razionalista non è demoniaca di per sé. È piuttosto semplicemente da impiegare come strumento relativo, non più assoluto, affinché cessi di incarnare il monopolio dell’intelligenza. Da limitare a circostanze amministrative. Se necessario da sottomettere ad altre dimensioni umane, come quella affettiva, empatica, compassionevole, contemplativa, euristica, serendipidica. Tutte utili per liberare l’uomo dalle gabbie in cui si è rinchiuso attraverso reti di suggestioni intellettuali, che tendono a mantenerlo incompiuto nelle sue potenzialità, a privarlo del conoscere attraverso il sentire.

Il limite in due punti

Uno riguarda l’aspetto statistico.

Ogni nostra previsione, per quanto scientifica, è solo una delle molteplici possibilità. Essa appoggia, spesso inconsapevolmente, la propria dignità entro un ambito definito, i cui profili sono fortificati: non corruttibile da idee e forze estranee a quelle considerate per formulare la previsione stessa. Consideriamo solo la previsione/possibilità tratta dagli elementi considerati. Quelli che ci appaiono di più e che sono biologicamente e metafisicamente compatibili con il nostro bisogno e la nostra identità. Quelli che non la mettono a repentaglio. Diversamente sarebbe suicidio fisico, dialettico, emotivo. Questo avviene quando l’attenzione alle esigenze altrui diviene prevaricante.

Il secondo limite è relativo alla creatività ed è implicito nel precedente.

Questa sussiste ma limitata a quanto crediamo sia razionale. Ogni nostro motto considerato irrazionale è valutato negativamente in quanto non soddisfa i criteri logici dominanti. È perciò autocastrato, indotto all’aborto spontaneo. Così, una sensazione fuggevole, resta inosservata, nonostante l’informazione che conteneva, magari che stavamo lasciando un luogo dimenticando là qualcosa di nostro. È in quel prurito, malattia, visione, sogno che siamo il senso profondo delle cose, che siamo collegati all’infinito e all’eternità, che siamo dio.

Nei momenti di non accettazione di tutte le informazioni che il sentire permanentemente diffonde a noi, ci autolobotomizziamo di una dimensione umana della quale – ci hanno insegnato – è opportuno Leggi tutto