Titoli di stato e patrimonio immobiliare

Oggi lo Stato ha una fame di denaro molto accentuata. L’attuale governo è caccia di “miliardi” o anche di “milioni” di euro per realizzare le promesse partitiche della campagna elettorale. In questi giorni si sono avuti i dati del Documento di Economia e Finanza che ha ricevuto la bocciatura internazionale (con minacce di declassamento dei titoli italiani da parte delle agenzie di rating) anche da parte del Fondo Monetario Internazionale. La Commissione Europea ha addirittura anticipato le critiche al documento, alla quale si sono aggiunte la Banca Centrale Europea, la Banca d’Italia, tutte le opposizioni, i sindacati … l’ultima batosta viene dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, organismo indipendente nato nel 2014 legge 243/2012 sull’attuazione del principio del pareggio di bilancio, che non ha validato il DEF.

Ora, la Governo non rimangono che poche alternative e che sta attentamente valutando.

Ma la domanda è sempre la stessa: “DOVE TROVIAMO I SOLDI PER REALIZZARE GLI INTERVENTI PROGRAMMATI?

Forse un modo c’è!

Mi risulta che il patrimonio immobiliare dalla Pubblica Amministrazione ammonti a circa 470 miliardi di euro. Se il dato, che ricordo a memoria, è esatto, lo Stato Italiano potrebbe emettere delle obbligazioni (magari anche convertibili) con la garanzia degli immobili. In ragioneria una entrata e una uscita devono sempre dare come risultato ZERO, se così non fosse vuol dire che abbiamo sbagliato.

Vi pare troppo semplice? E chi lo ha detto che le soluzioni devono essere complicate?

DEFENDIT NUMERUS Nei numeri è la sicurezza – (Decimo Giunio Giovenale) Leggi tutto

Quando la leva militare aveva un senso

Oggi è ricomparsa l’idea di “leva militare” perché il Vice Premier Matteo Salvini è convinto che la Naja sia un buon motivo per imparare: “un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti”. Ebbene, io il militare di leva l’ho fatto con la Marina Militare e mi sono congedato con il grado di sergente. A quell’epoca fare il militare di leva aveva un senso per una serie di motivazioni:

  • la difesa dei confini

  • i comunisti che premevano sulle popolazioni per andare al potere

  • la NATO e la cortina di ferro

  • il terrorismo

  • e … molto altro ancora.

Dopo la caduta del muro di Berlino, 9 novembre 1989, la Naja non aveva più senso soprattutto per il nuovo corso dei paesi dell’est Europa che sfaldandosi, negli anni, diventarono tutti ex comunisti, guerre intestine e interne a parte. La leva venne abolita perché non c’erano più le ragioni per mantenere centinaia di migliaia di ragazzi senza uno scopo precipuo. La conclusione fu che con la legge Martino, 29 luglio 2004, la chiamata fu abolita.

Ritornando alle parole di Salvini, possiamo dire che un po’ di ragione ce l’ha, vedi i comportamenti ineducati di molti giovani e forse anche la mancanza di spirito di appartenenza alla Nazione e/o all’Europa. Se l’intento è quello di coinvolgere i giovani a partecipare alla vita “sociale” del Paese, suggerisco al Sen. Salvini, e a chi ne è preposto, di ripristinare la leva non presso le Forze Armate, ma con i Vigili del Fuoco, almeno loro le caserme le hanno. E’ un Corpo di sicuro interesse e ne troverebbero giovamento sia l’Italia sia i giovani. I Vigili del Fuoco, ai quali va tutto il nostro rispetto, si occupano del fuoco, dell’acqua, dell’aria e della terra tutti elementi della “ecologia” e di attualità e con questo “ingaggio” potremmo avere, in caso di calamità o urgenze in generale, persone già addestrate ad affrontare emergenze circoscritte Leggi tutto

Il canto del cigno di Giovanni Gentile: idealismo e liberalismo nel Dopoguerra

Occorre sempre tornare a confrontarsi con quelle figure, di volta in volta rimosse o esaltate, che costituiscono il “canone” nella coscienza nazionale, e non solo nazionale, anche se il loro pensiero appare in una statuaria distanza, morto come una statua neoclassica del Canova o financo di Carl Burckhardt, e dunque potrebbe essere affare di archeologi o storici della filosofia in cerca di soggetti per un testo da presentare a qualche concorso. Perché, pur lontane, esse sono come piaghe, traumi rimossi, ma proprio perché rimossi, destinati, in un meccanismo psicologico (collettivo o individuale), non certo scoperto dalla psicanalisi ma da quest’ultima adeguatamente problematizzato, a riaffiorare. E dunque vale la pena rileggere il testamento spirituale di Giovanni Gentile, quel Genesi e struttura della società, composto in piena guerra civile, e pubblicato poi solo nel 1948; singolarmente, l’edizione de Le Lettere del 2014 riproduce esattamente quella del 1948; non una glossa, non un’introduzione, non una semplice, accademica, storia della critica e della ricezione. Così, brutalmente, il testamento del filosofo viene riproposto quasi come un vangelo. Il vangelo dell’idealismo sconfitto.

E che pure, pertinacemente, ostinatamente, come un revenant protervo e folle, continua a riapparire sulla faccia del mondo universo, l’idealismo che celebra “lo Stato etico”, e la “eticità dello Stato”, lo Stato come tappa finale del progresso dell’individuo, che in esso si riconosce e si fonde, si costituisce e ricostituisce, e questo nel paradosso secondo cui lo Stato come atto è infinitamente libero, frutto e fomite di libertà. Ove perfino la guerra, se combattuta con “armi micidiali” trova la giustificazione in un paragrafo appena (X, 6), “Il nemico deve essere messo in condizioni da non poterci più offendere: deve riconoscere come sua la nostra volontà. Deve perciò sopravvivere e consacrare nel suo riconoscimento la nostra vittoria”. Quel che potrebbe essere preso per puro delirio, senza rispetto parlando, andrebbe forse ricondotto al sublime paradosso per cui gli “stati etici” corrispondono agli “stati etilici” dei Leggi tutto

Tecnologia mon amour

A quale domanda vuoi rispondere?

Intorno a fine maggio 2018 repubblica.it titolava così un video:

«Facebook, la lavata di capo del parlamentare Ue a Zuckerberg: “Hai creato un mostro».

Non si capisce se lavata di capo era un modo gentile per alludere che l’ha messo al muro o se l’autore – ignoto – del titolo e del trafiletto che segue era immacolato nei confronti di quanto stava presentando così:

«Mark Zuckerberg ceo e fondatore di Facebook, è stato convocato dal Parlamento europeo per rispondere sul caso di Cambridge Analytica. Molti parlamentari si sono innervositi perché Zuckerberg non è riuscito o non ha voluto rispondere a tutti i quesiti postigli. Guy Verhofstadt, ex primo ministro del Belgio e oggi parlamentare europeo dell’Alde, ha caricato sui social il suo discorso a Zuckerberg, tra i più infervorati della seduta: “Lei deve domandare a se stesso se vuole essere ricordato come Steve Jobs e Bill Gates, i quali hanno arricchito la società, o come il creatore di un mostro digitale che sta distruggendo le nostre democrazie”».

Tecnologia da tartufo

Ma i tartufi siamo noi e qualcuno ci farà il suo risotto.

https://www.youtube.com/watch?v=qYnmfBiomlo

Quanto dice il signor Guy Verhofstadt a Mark Zuckerberg sarebbe abbastanza per aprirci gli occhi sul potere che ci sovrasta. Sul controllo assoluto che si sta compiendo.

In realtà non basta affatto. Come possiamo comprendere dal video qui sopra, è necessario riconoscere e considerare le oligarchie finanziarie che sormontano anche Zuckerberg, accettando di credere alla sua trasparenza e/o innocenza. Vere timoniere dell’orbita del mondo, in grado di accendere e spegnere guerre, governi, spostamenti di popoli, patologie e forse anche clima, per estendere e affermare il proprio dominio planetario, spesso sotto l’egida della pace nel mondo.

Fallout esiziale

Oltre del potere che ci sovrasta, sarebbe necessario prendere coscienza anche di quello che ci permea e ci impregna: umore originariamente alieno ma ormai biologico, bypassato da una vita trascorsa sotto Leggi tutto

Il dogma del ragioniere

Precisazione

Il dogma del ragioniere, non toglie, né vuole, né potrebbe togliere nulla al valore del razionalismo. La prospettiva razionalista non è demoniaca di per sé. È piuttosto semplicemente da impiegare come strumento relativo, non più assoluto, affinché cessi di incarnare il monopolio dell’intelligenza. Da limitare a circostanze amministrative. Se necessario da sottomettere ad altre dimensioni umane, come quella affettiva, empatica, compassionevole, contemplativa, euristica, serendipidica. Tutte utili per liberare l’uomo dalle gabbie in cui si è rinchiuso attraverso reti di suggestioni intellettuali, che tendono a mantenerlo incompiuto nelle sue potenzialità, a privarlo del conoscere attraverso il sentire.

Il limite in due punti

Uno riguarda l’aspetto statistico.

Ogni nostra previsione, per quanto scientifica, è solo una delle molteplici possibilità. Essa appoggia, spesso inconsapevolmente, la propria dignità entro un ambito definito, i cui profili sono fortificati: non corruttibile da idee e forze estranee a quelle considerate per formulare la previsione stessa. Consideriamo solo la previsione/possibilità tratta dagli elementi considerati. Quelli che ci appaiono di più e che sono biologicamente e metafisicamente compatibili con il nostro bisogno e la nostra identità. Quelli che non la mettono a repentaglio. Diversamente sarebbe suicidio fisico, dialettico, emotivo. Questo avviene quando l’attenzione alle esigenze altrui diviene prevaricante.

Il secondo limite è relativo alla creatività ed è implicito nel precedente.

Questa sussiste ma limitata a quanto crediamo sia razionale. Ogni nostro motto considerato irrazionale è valutato negativamente in quanto non soddisfa i criteri logici dominanti. È perciò autocastrato, indotto all’aborto spontaneo. Così, una sensazione fuggevole, resta inosservata, nonostante l’informazione che conteneva, magari che stavamo lasciando un luogo dimenticando là qualcosa di nostro. È in quel prurito, malattia, visione, sogno che siamo il senso profondo delle cose, che siamo collegati all’infinito e all’eternità, che siamo dio.

Nei momenti di non accettazione di tutte le informazioni che il sentire permanentemente diffonde a noi, ci autolobotomizziamo di una dimensione umana della quale – ci hanno insegnato – è opportuno Leggi tutto

Sotto la superficie

Qualche motivo del populismo Le opzioni offerte dalla crisi Il recupero delle tradizioni La spinta della scienza Oltre la dialettica dello scontro La dimensione spirituale.

Populismo ha un sinonimo. È superficialità.

Ma ha anche una biografia, e questa è tutt’altro che superficiale, tutt’altro che priva di dignità, almeno pari a quella che chiediamo per noi stessi.

Ed è qui che vale la pena di soffermarsi, affinché coloro che tacciano di populismo chi la pensa diversamente, possa trovare le sue responsabilità dell’attuale stato delle cose.

Tutto il mondo in quattro punti

L’operoso provincialismo urbano e l’ingenuità rurale, nel dopoguerra italiano si mescolarono in una umana ricetta di solidarietà che solo a pensarci ci si commuove. Quasi fossero consapevoli che l’individualismo riduce l’amore.

Con la pietanza del boom economico tutti si riempirono la pancia (senza troppi secondi sensi). I pastori sardi lavoravano in Fiat, le bambine siciliane andavano finalmente a scuola. Le donne lottavano. Gli studenti, con una chimica impossibile, fecero molecola con gli operai. Questi risalirono la corrente per arrivare all’origine di come stanno le cose e riuscirono a farsi riconoscere almeno una parte di dignità.

Il fervore comune era tale che c’era una colonna sonora sociale unica per tutti. Sentire oggi Il mio canto libero, La locomotiva o Crosby Stills Nash and Young è letteralmente essere là, in quel sentimento legante. Essere corpo unico verso qualcosa di imminente e di migliore.

La protesta armata, che apparentemente non portò che a morti, non ebbe il seguito necessario per ricostruirsi una legittimità. Mise però in evidenza, per la prima volta, il vassallaggio italiano nei confronti della longa manus di servizi segreti italiani e stranieri.

Chetate le acque si avviarono ragionamenti meno estremistici sebbene altrettanto illegali. Mi riferisco al finanziamento ai partiti, alla corruzione, all’evasione fiscale, alle mafie.

L’importazione dell’edonismo reaganiano, esaltazione dell’individualismo, si propagò veloce come una miccia accesa verso le ideologie ancora apparentemente in salute della destra popolare e della sinistra, Leggi tutto

Povertà e bugie

Nel mio precedente articolo RICCHEZZA MONDIALE IN MANO A POCHI. PERCHÉ? Sostenevo che c’è una spiegazione alla ricchezza dei pochi rispetto ai molti. Ora, ho appena letto un’altra serie di titoli e di articoli che riguardano la povertà, in questo caso si riferiscono all’Italia. I titoli sono impressionanti:

  1. Istat: nel 2017 i poveri sono l’8,3% della popolazione, nel 2008 erano il 3,9% un milione di famiglie senza lavoro, raddoppiate in 10 anni

  2. i poveri sono circa 5 milioni di individui, l’8,3% della popolazione residente, in aumento rispetto al 7,9% del 2016

  3. peggiora la capacita’ di spesa

  4. secondo Save The Children, è povero 1 bimbo su 10

  5. la metà non legge libri, 1/3 non usa Internet ed il 40% non fa sport

La prima parola che mi viene in mente è INDEGNO (che è o è divenuto o è stato dichiarato immeritevole o ingiustificabile sulla base di norme morali insopprimibili) per una Nazione come l’Italia.

Ora, non è mio costume lagnarmi di come vanno certe cose e generalmente ho sempre cercato di trovare una soluzione alle varie problematiche … naturalmente, quasi sempre inascoltato! E chi ha letto i miei articoli lo sa. Quello che mi fa arrabbiare sono i punti 5 e 6 (oltre agli altri, naturalmente) e questo è colpa di chi ci governa. Come si fa a dire che le cose stanno migliorando quando abbiamo una disoccupazione giovanile eccezionale e una mancata crescita culturale nei giovani e nei giovanissimi? Se qualcuno se ne è dimenticato ricordo che questi “virgulti” sono il nostro futuro. Quando saremo vecchi ed avremo bisogno del loro sostegno cosa diremo? … Scusate, ma eravamo in carriera e non potevamo pensare a Voi, avevamo il problema delle nostre pensioni, dei nostri vitalizi, dei nostri privilegi, … oppure chi ci pensava a diventare “vecchio” e con gli acciacchi? O peggio ancora AIUTO dammi una mano tu che sei giovane. Comportamento “arrogante” l’attuale? Ma dove eravate Leggi tutto

Minibot e carta di credito

In un periodo di profonda crisi economica e di altrettanta profonda crisi della circolazione monetaria (non c’ho un euro) in molti ci siamo permessi di arrovellarci il cervello con i più fantasiosi metodi di moneta parallela (quella di mia creazione è la ε-₤ira). Le monete parallele nel mercato hanno superato abbondantemente le cinquemila diverse emissioni alcune hanno tutt’ora una risonanza non solo locale, ma internazionale ed i vari governi stanno valutando attentamente, con le banche centrali, un modo per controllarle. A mio parere sarà un po’ difficile. Ecco che ora spunta uno “Studio sui minibot” che accarezza l’idea di infilare nelle buste paga, nelle pensioni ecc. mini titoli di stato con tagli piccolissimi. Il perché è presto detto: gli stati aderenti all’€ non possono stampare tale valuta, per regolamento è demandato alla Banca Centrale Europea. Allora, non rimane che emettere mini titoli del debito pubblico, sempre in €, che lieviterebbe ulteriormente. Non vi nascondo che le nuove idee mi attraggono da sempre e se sono applicabili cerco di fare da cassa di risonanza. Allora, mi sono chiesto c’è qualcosa che posso stimolare la circolazione monetaria senza intaccare il debito pubblico? Credo di si!

Nel 1975, in Italia, anche a causa di una inflazione a doppia cifra (un caffè 120 lire, un quotidiano 150 lire), vi fu una carenza di monete da 50 e 100 lire vennero perciò emessi, da parte delle varie banche italiane, una enorme quantità di mini assegni bancari da 50, 100, 150, 200 250, 300 e 350 lire; come è facilmente comprensibile questi titoli non avevano un fondo di copertura se non il marchio di “garanzia” della banca, fu per le banche un grande affare perché molti di questi mini assegni di carta dozzinale si distruggevano, magari per il troppo uso. Oggi sono a tutti gli effetti oggetto di collezione e con valori di tutto rispetto. Oltre a ciò circolarono, sempre come Leggi tutto

Tracce del nuovo paradigma

Nella contrazione generale che tutto ha coinvolto, c’è uno spazio che si espande e respira sotto le macerie della post-modernità. È una vena sottotraccia che non ha ancora il linguaggio idoneo per uscire e pubblicarsi, ma lo troverà. Si tratta delle voci di coloro che in tutto questo decorso, che alcuni non esitano a chiamare cata- strofico, riconoscono la presenza satanica di un comu- ne genitore, il materialismo tout court. Con i suoi figli, il positivismo, il capitalismo, lo scientismo, l’impe- rialismo; con i suoi nipoti, l’opulenza, il culto della personalità e quello del denaro; con i suoi dogmi, per il progresso ad infinitum, per la tecnologia, per il tempo lineare, per l’apparire, forma una famiglia piuttosto invadente e pesante, che oscura e mortifica l’intelligenza del cuore, la bellezza di ognuno, il senso del bene comune, l’equilibrio individuale e sociale.

Quelle voci appartengono a uomini e donne mute, antesignane dell’asten- sionismo. Da molto non hanno rappresentanza. Ognuno a loro modo opera per estendere quello spazio occulto affinché divenga forza comune. Parlano con circospezione di spiritualità, sanno che può essere facilmente fraintesa. Evitano di citare che stanno solo cavalcando le vie già tracciate dai Maya, dai Toltechi, dagli Egizi, dal Buddhismo, dalla Kabbalah e da altre tradizioni tra cui il Cristianesimo, quello vero non quello posticcio, populista, superficiale appunto che la religione ci ha fatto conoscere. Sanno che per qualcuno, sicco- me non si può toccare, siccome la scienza dice che non c’è, non esiste, non è misurabile, è un tabù, meglio non toccarlo. Siccome non lo dice il metodo, né la regola, non va bene. Sanno che sono quelli che risolvono la questione accusando di ciarlata- nismo a destra e a manca. Lo fanno serenamente, hanno tutta la loro famiglia culturale a proteggerli. Eppure, come con le diete seguite per colpa di pressioni culturali, dove, indipendentemente dai risultati, non impari nulla su te stesso, anche il metodo, che Leggi tutto

Moneta intera – Bankitalia

Un interessante articolo a firma di Franco Cavalieri l’ho trovato su www.ilgiornale.it dal titolo: Ecco come la “moneta intera” può cambiare i destini dell’Europa. In questo articolo si dà notizia che il 10 giugno 2018 si terrà in Svizzera un referendum di iniziativa popolare per la: “MONETA INTERA”. Cosa significa? L’elettorato svizzero è chiamato per dare un SI o un NO sulla possibilità che a stampare moneta “reale” sia solo la SCHWEIZERISCHE NATIONALBANK, (BANCA NAZIONALE SVIZZERA) e non le banche in generale, che con un semplice click possono creare denaro dal nulla (Geld aus dem nichts, create money out of thin air). Ossia come dice la Bank of England: Ogni volta che una banca effettua un prestito, crea contemporaneamente un deposito corrispondente nel conto bancario del mutuatario, creando così nuovi soldi (Whenever a bank makes a loan, it simultaneously creates a matching deposit in the borrower’s bank account, thereby creating new money). In poche parole si vuole eliminare il signoraggio e rimettere il tutto in chiave moderna come descritto nel tanto bistrattato CHICAGO PLAN. Ma perché questa iniziativa? Un comitato elvetico per il SI (http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/), vedi anche l’associazione apartitica Modernizzazione Monetaria (MoMo), fornisce una ampia spiegazione, a sostegno per un eventuale esito positivo del referendum. I promotori del comitato sono molto preoccupati per il fondo di garanzia, che copre fino a 100.000 franchi i conti dei clienti delle banche, perché lo ritengono insufficiente in caso di un tracollo finanziario. Attualmente sono solo 6 i miliardi di franchi su 870 miliardi. Con ciò, si vorrebbe tutelare maggiormente, oltre ai risparmiatori, anche le piccole banche che non possono competere ad armi pari con le grandi ed anche in questo caso le si vuole tutelare dal TOO BIG TO FAIL (troppo grandi per fallire) togliendo ad esse un po’ di potere. La giustificazione “complessa” al NO la troviamo “rappresentata” anche da www.swissbanking.org/it/temi/attualita/iniziativa-moneta-interadoveLeggi tutto