Tracce del nuovo paradigma

Nella contrazione generale che tutto ha coinvolto, c’è uno spazio che si espande e respira sotto le macerie della post-modernità. È una vena sottotraccia che non ha ancora il linguaggio idoneo per uscire e pubblicarsi, ma lo troverà. Si tratta delle voci di coloro che in tutto questo decorso, che alcuni non esitano a chiamare cata- strofico, riconoscono la presenza satanica di un comu- ne genitore, il materialismo tout court. Con i suoi figli, il positivismo, il capitalismo, lo scientismo, l’impe- rialismo; con i suoi nipoti, l’opulenza, il culto della personalità e quello del denaro; con i suoi dogmi, per il progresso ad infinitum, per la tecnologia, per il tempo lineare, per l’apparire, forma una famiglia piuttosto invadente e pesante, che oscura e mortifica l’intelligenza del cuore, la bellezza di ognuno, il senso del bene comune, l’equilibrio individuale e sociale.

Quelle voci appartengono a uomini e donne mute, antesignane dell’asten- sionismo. Da molto non hanno rappresentanza. Ognuno a loro modo opera per estendere quello spazio occulto affinché divenga forza comune. Parlano con circospezione di spiritualità, sanno che può essere facilmente fraintesa. Evitano di citare che stanno solo cavalcando le vie già tracciate dai Maya, dai Toltechi, dagli Egizi, dal Buddhismo, dalla Kabbalah e da altre tradizioni tra cui il Cristianesimo, quello vero non quello posticcio, populista, superficiale appunto che la religione ci ha fatto conoscere. Sanno che per qualcuno, sicco- me non si può toccare, siccome la scienza dice che non c’è, non esiste, non è misurabile, è un tabù, meglio non toccarlo. Siccome non lo dice il metodo, né la regola, non va bene. Sanno che sono quelli che risolvono la questione accusando di ciarlata- nismo a destra e a manca. Lo fanno serenamente, hanno tutta la loro famiglia culturale a proteggerli. Eppure, come con le diete seguite per colpa di pressioni culturali, dove, indipendentemente dai risultati, non impari nulla su te stesso, anche il metodo, che Leggi tutto

Moneta intera – Bankitalia

Un interessante articolo a firma di Franco Cavalieri l’ho trovato su www.ilgiornale.it dal titolo: Ecco come la “moneta intera” può cambiare i destini dell’Europa. In questo articolo si dà notizia che il 10 giugno 2018 si terrà in Svizzera un referendum di iniziativa popolare per la: “MONETA INTERA”. Cosa significa? L’elettorato svizzero è chiamato per dare un SI o un NO sulla possibilità che a stampare moneta “reale” sia solo la SCHWEIZERISCHE NATIONALBANK, (BANCA NAZIONALE SVIZZERA) e non le banche in generale, che con un semplice click possono creare denaro dal nulla (Geld aus dem nichts, create money out of thin air). Ossia come dice la Bank of England: Ogni volta che una banca effettua un prestito, crea contemporaneamente un deposito corrispondente nel conto bancario del mutuatario, creando così nuovi soldi (Whenever a bank makes a loan, it simultaneously creates a matching deposit in the borrower’s bank account, thereby creating new money). In poche parole si vuole eliminare il signoraggio e rimettere il tutto in chiave moderna come descritto nel tanto bistrattato CHICAGO PLAN. Ma perché questa iniziativa? Un comitato elvetico per il SI (http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/), vedi anche l’associazione apartitica Modernizzazione Monetaria (MoMo), fornisce una ampia spiegazione, a sostegno per un eventuale esito positivo del referendum. I promotori del comitato sono molto preoccupati per il fondo di garanzia, che copre fino a 100.000 franchi i conti dei clienti delle banche, perché lo ritengono insufficiente in caso di un tracollo finanziario. Attualmente sono solo 6 i miliardi di franchi su 870 miliardi. Con ciò, si vorrebbe tutelare maggiormente, oltre ai risparmiatori, anche le piccole banche che non possono competere ad armi pari con le grandi ed anche in questo caso le si vuole tutelare dal TOO BIG TO FAIL (troppo grandi per fallire) togliendo ad esse un po’ di potere. La giustificazione “complessa” al NO la troviamo “rappresentata” anche da www.swissbanking.org/it/temi/attualita/iniziativa-moneta-interadoveLeggi tutto

Futuro e banche

In un precedente articolo ho sostenuto la futuribilità e l’utilizzo della tecnologia (http://vonmises.it/2018/02/19/rivoluzione-industriale-tecnologico-robotica-futuribilita/) senza paure particolari. Oggi il futuro riguarda anche le banche che hanno a disposizione un capitale umano veramente importante, ma per una serie di motivazioni quali:

  • l’alto costo del personale

  • il costo degli immobili (di proprietà, in leasing o in affitto)

  • le spese generali per il mantenimento delle sedi

  • o altro …

sono disposti a sacrificarlo per un utile che comunque è realizzabile anche senza l’apporto umano. A supporto di quanto scritto sopra posso dire che i clienti, grazie al web, attualmente sono circa 18 milioni e con la tendenza ad aumentare.

Ovviamente, la non sostituzione della presenza di una compagine umana è molto più auspicabile per chi desidera il contatto diretto, purtroppo o per fortuna stiamo intraprendendo un cammino dove i servizi sono più importanti del contatto umano. Per essere più concreto si potrebbe vedere il film del 2001 The bank – il nemico pubblico n.1, con Anthony La Paglia, molto interessante e coinvolgente e con buona sensibilizzazione umana ed un finale che rientra nella peculiarità di questo scritto. L’idea di scrivere mi è venuta in un colloquio con un alto funzionario di una banca italiana che ha avuto modo di incontrare, al rientro di una visita di lavoro a New York, un alto dirigente di Bankitalia ed in quel frangente ha dato la sua previsione di banca-futura: “lo sportello bancario, di domani, sarà composto da tre elementi, per il suo regolare funzionamento. Gli elementi sono un uomo, un computer ed un cane. L’uomo serve per dare da mangiare al cane, il quale fa la guardia affinché l’uomo non tocchi il computer”. Molto squallido, ma dà l’idea di quale sarà il futuro della banca e del suo personale. E, come sempre, c’è un lato positivo. Con tutta probabilità il controllo devoluto alle macchine farà in modo che i soliti “ruba galline” non avranno modo Leggi tutto

Come aumentare il PIL contabilmente

Ognuno di noi è libero di pensarla come vuole, ma i numeri in genere non mentono mai. Perché scrivo ciò? Ho letto alcuni articoli che si riferiscono alla nostra CASSA DEPOSITI E PRESTITI S.p.A. (controllata per l’82,77% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il 15,93% da diverse fondazioni bancarie ed il restante 1,30% in azioni proprie – https://www.cdp.it/chi-siamo/dati-societari/azionisti/azionisti.kl) e più specificamente al notevole incremento dei numeri in termini assoluti. Mi riferisco all’utile aumentato del 33% sul 2016 e del 147% rispetto al 2015, proventi rivenienti, pare, da un deposito di liquidità molto corposo. Ora, se i numeri che il Presidente della CDP ha fornito sono inconfutabili, allora possiamo dire che la CDP partecipa per il 2,38% al PIL nazionale e, ammesso che abbia letto bene, su un PIL che è aumentato dell’1,5%, sempre nel 2017. A questo punto è lecito pensare che vi sia sta una “prestidigitazione” dei numeri e magari anticipatamente preventivata? Come affermato dal Presidente della CDP da sola la CDP ha contribuito con circa 40 miliardi all’aumento del PIL ed ha mantenuto 490 mila posti di lavoro grazie agli investimenti realizzati. Grazie! Scrivo questo perché il PIL del 2016 era di 1.680.523 milioni di euro, mentre il PIL 2017 è di 1.716.238 milioni di euro, ergo la differenza è di 35,715 miliardi. Dice qualcosa questo numero? Abusus non tollit usum (L’abuso non elimina l’uso)Leggi tutto

La storia infinita del debito e delle tasse

Questo è il simbolo dell’infinito. Come lo sono le problematiche finanziarie in Italia. Tutti gli anni i nostri governanti devono lottare per portare i conti nella dimensione che l’Europa ci chiede. Per questa ragione sono stati insediati e poco dopo caduti molti governi ed ognuno, più o meno rigorosamente, ha tagliato le “spese” ed aumentato la tassazione diretta ed indiretta. Tutti hanno sbandierato il successo contro il deficit primario o il raggiungimento del 3% messo addirittura in Costituzione (La legge costituzionale 1/2012 – “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale“), un vero obbrobrio bocciato da Regno Unito, Croazia e Repubblica Ceca, perché, a mio avviso la Costituzione deve contenere dei principi e non dei numeri (che in questo caso, personalmente, ritengo siano senza senso). Ma veniamo all’oggetto del ragionamento. Ho preso in considerazione il periodo che va da 2008 al 2017, gli anni della Grande Recessione che, purtroppo, non è ancora finita:

Prodotto Interno Lordo x ml Debito Pubblico Nominale x ml

anno 2008 1.632.933,2 1.670.933

anno 2017 1.716.238 2.256.100

Totale + 83.304,8 (+5,10%) + 585.167 (+35,08%)

Tutto questo negli ultimi 9 anni. Ora, manca tutta la tassazione diretta, indiretta e altro, che ammonta a circa 235 miliardi (risparmio l’elenco per carità di patria) ed i tagli per circa 89 miliardi, il totale è di 909,167 miliardi (?!), inoltre occorrono ancora 65 miliardi per pagare le forniture delle aziende, i finanziamenti per i terremoti e le varie calamità e chissà cos’altro. Poi, non è possibile dimenticare il costo per il “salvataggio banche” che da solo ha originato una spesa di 31 miliardi di euro, il tutto per evitare il collasso del sistema bancario (e forse non è finita qui). Orbene, se i numeri sono questi, per favore, qualcuno ci spieghi che fine ha fatto questo fiume di denaro e perché non è stato fatto niente per aumentare Leggi tutto

Come aumentare il PIL, contabilmente?

Ognuno di noi è libero di pensarla come vuole, ma i numeri in genere non mentono mai. Perché scrivo ciò? Ho letto alcuni articoli che si riferiscono alla nostra CASSA DEPOSITI E PRESTITI S.p.A. (controllata per l’82,77% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il 15,93% da diverse fondazioni bancarie ed il restante 1,30% in azioni proprie – https://www.cdp.it/chi-siamo/dati-societari/azionisti/azionisti.kl) e più specificamente al notevole incremento dei numeri in termini assoluti. Mi riferisco all’utile aumentato del 33% sul 2016 e del 147% rispetto al 2015, proventi rivenienti, pare, da un deposito di liquidità molto corposo. Ora, se i numeri che il Presidente della CDP ha fornito sono inconfutabili, allora possiamo dire che la CDP partecipa per il 2,38% al PIL nazionale e, ammesso che abbia letto bene, su un PIL che è aumentato dell’1,5%, sempre nel 2017. A questo punto è lecito pensare che vi sia sta una “prestidigitazione” dei numeri e magari anticipatamente preventivata? Come affermato dal Presidente della CDP da sola la CDP ha contribuito con circa 40 miliardi all’aumento del PIL ed ha mantenuto 490 mila posti di lavoro grazie agli investimenti realizzati. Grazie! Scrivo questo perché il PIL del 2016 era di 1.680.523 milioni di euro, mentre il PIL 2017 è di 1.716.238 milioni di euro, ergo la differenza è di 35,715 miliardi. Dice qualcosa questo numero? Abusus non tollit usum (L’abuso non elimina l’uso)Leggi tutto

Avatar e il Paese di Liaita

L’ AVATAR nella realtà virtuale e su Internet.

Nel mondo di AVATAR esiste un Paese che si chiama LIAITA. Questo paese è abitato da persone che hanno molta fantasia e negli anni sono riuscite ad aggregare i diversi idiomi in una sola lingua, integrando anche i modi di vivere comuni. Anche in questo paese, come in tutti quelli che ci sono nel mondo di AVATAR, si vota per eleggere i rappresentanti del popolo ed il governo. La disposizione geografica di questo paese è interessante, fatto a forma di anfora greca con due coppe a fianco. Il giorno dopo le votazioni il risultato è stato che i blu hanno vinto al nord ed in parte del centro, i gialli si sono aggiudicati il sud e parte del centro. Si sono quindi susseguite moltissime riunioni per stabilire chi dovesse governare, ma per principio o per altre ragioni non riuscirono a trovare un accordo … ed intanto il tempo passava. Allora provarono a chiederlo agli elettori dove, con un sito ad hoc, ognuno poteva proporre un’idea ed alla fine venne selezionata questa:

  • fissare 10 punti da realizzare prioritariamente

  • governare “metà” ciascuno, sempre con gli stessi obiettivi

Forse, una soluzione salomonica, logica e per niente disprezzabile. Un grande fermento pervase le istituzioni ed il Paese e tutto ciò anche grazie alla collaborazione di tutte le sue genti. Per dovere di cronaca LIAITA ebbe un florido periodo ed un grande fermento intellettuale, che pose le basi per un futuro pieno di certezze e speranze ed una migliore qualità della vita, riportando il sorriso.

Continua ….… Leggi tutto

Come aggirare il bail-in

Certe Istituzioni non finiscono mai di stupirci. I nostri rappresentanti al Parlamento Europeo ed i governanti in generale sembra che non conoscano l’inglese o fanno finta di non conoscerlo. La domanda è chi è quel genio (o forse quei geni di Paul Calello e Wilson Ervin) che ha inventato il bail-in? Perché è stato avallato da tutte le nazioni europee? E’ mai possibile che a pagare per le malefatte degli adoratori del dio denaro siano sempre le persone che si fidano delle banche e dei suoi interlocutori? La gestione allegra della finanza bancaria ha radici profonde e sembra non sia bastato quanto accaduto anche prima del 2007. Questi signori devono per forza depredare i risparmiatori? Per caso, è perché si sentono intoccabili, oppure perché sanno che saranno impuniti? Pensate, per far fronte a questa “crisi” hanno inventato la bad bank, era necessario? Chi è del settore sa benissimo quale grande affare sia il recupero crediti, soprattutto se ceduto ad importi irrisori, ma le banche si sa devono sottostare ai parametri dello “Eurosystem”. Ebbene, se il legislatore vuole farci uscire da questo pantano non rimane che trovare soluzioni praticabili quali: la dicotomia delle banche, ossia il ritorno a quelle che erano:

  1. le banche commerciali, che si rivolgono prevalentemente ai clienti privati, singole persone, famiglie, in poche parole alla clientela retail in generale e agli esercenti di piccole imprese

  2. le banche d’investimento o di affari (merchant bank), per la gestione delle grandi aziende o la gestione patrimoniale di grossi gruppi privati (come furono l’I.M.I, l’I.R.I, il CREDIOP o l’ICIPU tutti istituti fagocitate nella “trasformazione bancaria” con la legge Amato del 1992, con il mero obiettivo di costituire gruppi ispirati al modello del gruppo creditizio polifunzionale. La banca universale. GRANDE IDEA.

Se poi vogliamo essere ancora più incisivi si può utilizzare il Chicago plan (dei Prof. Henry Simons e Irving Fisher due studiosi antitetici ai due di cui sopra). Il Leggi tutto

Bail-in e le bollette elettriche

Del bail-in delle banche me ne occupai in tempi non sospetti con questo articolo: http://www.affaritaliani.it/economia/bail-in-i-banchieri-ora-firmino-un-assicurazione-i-correntisti-diventano-imprenditori-382814.html

ora si presenta, purtroppo un’altra occasione per sottolineare che le responsabilità degli altri ricada sulla collettività eppure l’Articolo 41 della Costituzione Italiana dice che:

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Vogliamo parlare della Costituzione solo quando ci fa comodo?

Domanda: perché si vuole scaricare il debito che altri hanno accumulato in ragione dei loro “interessi”?

Se una azienda artigiana, commerciale o industriale vuole operare sul mercato vengono richieste minimo delle fideiussioni, vedi art. 1936 c.c.

NOTA: La fideiussione, che rappresenta una delle uniche ipotesi nelle quali il codice definisce la fattispecie da un punto di vista soggettivo (v. 1754, 2094 c.c., è un contratto consensuale ad effetti obbligatori, bilaterale tra fideiussore e creditore e non trilaterale, in quanto il debitore garantito vi è estraneo. Il contratto è a forma libera (1325 c.c.) e, di regola, non oneroso, pertanto determina obbligazioni solo a carico del fideiussore (1333 c.c ).https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-iii/capo-xxii/sezione-i/art1936.html

Alla luce di questa vicenda sembra che anche noi abbiamo firmato una fideiussione, “a nostra insaputa” e che ENEL, o chi per esso, voglia escutere.

Sarà bene che chi si permette di coinvolgere le persone che non c’entrano nulla si dia una regolata perché non vorrei che un domani non riuscendo ad acciuffare degli assassini verrebbe fatto scontare ai cittadini l’ergastolo. SARA’ cosi?

Mi piacerebbe capire se il buon senso è morto e di chi è la colpa prima che, come al solito, siamo noi a pagare.

Omo omini lupusLeggi tutto

Incanti e disincanti del mondo: qualcosa sulla secolarizzazione

Dal punto di vista del liberalismo classico, e detto molto brutalmente, “secolarizzazione” (come del resto, “tassa”, anche se qui l’ambito semantico e non solo semantico è del tutto differente) è sinonimo di furto legalizzato, ovvero furto compiuto dallo stato ai danni dei privati. Un eufemismo, oppure, una costruzione linguistica complessa per gettare un’aura di legittimità all’atto dell’esproprio, attraverso l’uso della violenza (e prima di una legge qualunque che la legittimi) facendolo apparire se non bello, se non altro accettabile, alla luce della evidente appartenenza alla sfera intellettuale “alta” del concetto, assai più sfuggente rispetto a quello di “furto”, decisamente connotato.

Dio disse “Non rubare!”, ma non “Non secolarizzare!” o “Non tassare!”, o “Non esproriare!” insomma. Dio d’altra parte si rivolgeva, nel Decalogo, all’individuo, e non allo stato.

Ma la brutalità – ovvero la coerente radicalità – della posizione espressa qui sopra, può essere, se non temperata e sfumata – se non altro tematizzata, sia storicamente sia concettualmente, per comprendere, meglio, il significato sia della “secolarizzazione” come concetto, sia il dibattito attuale, molto vivo, sulla sua negazione nel monto contemporaneo, il re-incanto del mondo dopo tutto i suoi più o meno radicali, più o meno riusciti, disincanti. “Dio è risorto!”, o lo sta facendo, dunque.

L’origine giuridica del concetto di “secolarizzazione” in qualche modo consente meno divagazioni rispetto alla dimensione filosofica, che in seguito il concetto assume, in modo talmente radicale da far dimenticare spesso proprio la lontana dimensione giuridica stessa. L’esempio della secolarizzazione dei beni ecclesiastici iniziata in Italia almeno nel Settecento, poi incrementata da Napoleone, e da Cavour perfezionata – il Piemonte di metà Ottocento è per molti aspetti simile, ma senza tutti gli annessi sanguinari e virulenti, all’Inghilterra di Enrico VIII di tre secoli prima e passa, ove la prima grande “secolarizzazione” in senso tecnico ebbe luogo, privando in pochi anni l’Inghilterra di infiniti beni ecclesiastici, ora confiscati, ora distrutti: e significativamente Piemonte ed Inghilterra divennero spesso alleati, Leggi tutto