Comprendere il debito pubblico

«E di conseguenza se il governo in questione spende acquistando più di quanto incassa, cioè se versa più denaro al netto fra i cittadini di quanto gliene tolga con le tasse (se spende a deficit), questo arricchisce la società. Cosa avete appena letto? Avete letto proprio che il governo a moneta sovrana che spende a deficit, cioè che spende a debito, crea ricchezza nella comunità. Ecco dimostrato che il debito cosiddetto pubblico non è affatto il debito dei cittadini, anzi, il contrario. Si può infatti affermare che esso è ciò che noi cittadini intaschiamo, non ciò che noi cittadini dobbiamo a qualcuno»
Non so se ricordate queste farneticazioni, ma provengono dal saggio di Paolo Barnard, “Il più grande crimine”, una sorta di rivistazione “spaghetti e mandolino” delle curiose, chiamiamole così, teorie economiche della MMT (Modern Money theory) di Warren Mosler e soci.
Non è di loro, però, che voglio parlare ma di Krugman. Basta il buon senso per liquidare con una grassa risata chi ti dice che il debito pubblico è ricchezza per i cittadini ma allo stesso tempo è pur vero che il debito di uno Stato è cosa un po’ diversa dal debito privato di una famiglia, ed è qui che entra il gioco il nostro premio Nobel preferito.
Krugman si lamenta infatti di quegli “irresponsabili” che in mezzo ad una crisi economica gravissima come quella attuale, invece di focalizzarsi su come stimolare la crescita e creare nuovi posti di lavoro, sono preoccupati di come ridurre il deficit di bilancio. Certo, ammette il professore di Princeton, nel lungo periodo il debito “può essere un problema” ma questi “esperti” ci dicevano che lo sarebbe stato anche nel breve ed invece i tassi di interesse dei T-bond sono ai minimi storici. Inoltre, continua Krugman, questi “irresponsabili” che paragonano il debito pubblico a quello di una famiglia, non hanno capito nulla nemmeno degli … Leggi tutto

Non esistono i pasti gratis

La prima regola, quando si discute una proposta di politica economica, è fare una analisi completa ed esaustiva di quelle che saranno le sue conseguenze: tener conto di tutti i gruppi coinvolti e non solo una parte, considerare le conseguenze sia di lungo che di breve termine, guardare a ciò che si vede ma anche a ciò che non è immediatamente apparente.
C’è poi un piccolo corollario che può aiutare a riconoscere a prima vista le fregature: è un acronimo che Robert Heinlein ha usato in un suo romanzo, “La Luna è una severa maestra”, TANSTAAFL  (There ain’t no such thing as a free lunch) ovvero non esistono i pasti gratis.
Se qualcuno promette pasti gratis, quindi, sappiate che qualcun altro sarà costretto, magari inconsapevolmente, a pagare il conto.  Molto probabilmente quel “qualcun altro” siamo noi.
I Bot, la BCE ed il pasto “gratis”
Fino a qualche mese fa la ricetta prediletta per risolvere la crisi dei debiti sovrani era quella della monetizzazione da parte della BCE dei vari debiti pubblici.
«Una perniciosa fantasia diventa ogni giorno più popolare: la Banca centrale europea ha in mano la chiave che apre la porta alla soluzione della crisi del debito sovrano, ma si rifiuta di usarla.
Secondo tale teoria, tutto ciò che la Bce dovrebbe fare per mettere a segno il silver bullet ammazzacrisi consiste nella progressiva e continua monetizzazione del debito sovrano in essere, cominciando da quello di Grecia e Italia. Così facendo la Bce stabilizzerebbe i mercati e ridurrebbe i tassi d’interesse che i governi devono pagare.
In secondo luogo questo permetterebbe alle banche che tale debito detengono di ricapitalizzarsi automaticamente grazie alla rivalutazione del portafoglio che tale variazione di prezzo indurrebbe.
In terzo luogo, si argomenta, la riduzione delle tensioni sul proprio debito permetterebbe ai paesi in maggiore difficoltà d’impegnarsi in misure di stimolo alla crescita che, su questo almeno siamo tutti concordi, è l’unica
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Calcola la tua inflazione dei prezzi (Novembre 2011)

Avvertenza: giocare con javascript e la piattaforma blogger non è così automatico come speravo. Ora come ora ha dei problemi.
Per questo fine 2011 ho voluto provare a realizzare una paginetta in javascript in modo che ciascuno possa calcolare, in maniera personalizzata, come è variato il potere d’acquisto del suo stipendio.
Come fare? Innanzitutto dobbiamo stabilire, per ciascun capitolo di spesa, un “peso” in modo da costruire un paniere personalizzato: il modo più semplice è introdurre, per ciascuna voce, quanto abbiamo speso durante un intervallo di tempo prefissato (es. una settimana) ed il programma lo costruirà per voi. Se non sapete in quale voce introdurre una certa spesa, potete utilizzare le categorie”più generali”.
Basta poi un click ed il gioco è fatto.
PRODOTTI ALIMENTARI
Pane e cereali
Carni
Pesci e prodotti ittici
Latte, formaggi e uova
Oli e grassi
Frutta
Vegetali
Zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi
Prodotti alimentari n.a.c.
Caffè, tè e cacao
Acque minerali, bevande analcoliche, succhi di frutta e verdura
BEVANDE ALCOLICHE E TABACCHI
Bevande alcoliche
Alcolici
Vini
Birre
Tabacchi
Abbigliamento
Indumenti
Altri articoli d’abbigliamento e accessori per l’abbigliamento
Servizi di lavanderia, riparazione e noleggio abiti
Calzature
ABITAZIONE, ACQUA, ELETTRICITÀ E COMBUSTIBILI
Affitti reali per abitazione
Riparazione e manutenzione della casa
Fornitura acqua e servizi vari connessi all’abitazione
Energia elettrica, gas e altri combustibili
MOBILI, ARTICOLI E SERVIZI PER LA CASA
Mobili e arredi, tappeti e altri rivestimenti per pavimenti
Articoli tessili per la casa
Elettrodomestici e apparecchi per la casa
Cristalleria, stoviglie e utensili domestici
Utensili e attrezzature per la casa e il giardino
Beni e servizi per la manutenzione ordinaria della casa
SERVIZI SANITARI E SPESE PER LA SALUTE
Medicinali, prodotti farmaceutici, attrezzature e apparecchiature medicali
Servizi ambulatoriali
Servizi ospedalieri
TRASPORTI
Acquisto mezzi di trasporto
Pezzi di ricambio e accessori per mezzi di trasporto privati
Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati
Manutenzione e riparazione mezzi di trasporto privati
Altri servizi relativi ai
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La lezione del ’37

È opinione comune che “far quadrare” i conti di uno Stato sia normalmente una pratica costosa per l’economia mentre nei periodi di crisi economica il prezzo da pagare per avere il pareggio di bilancio sarebbe così alto da far diventare un austerico criminale chi ha anche solo l’ardire di proporre una simile misura.

La lezione della storia, ci viene detto, è chiarissima e va imparata una volta per tutte. Quando nel 1937 Roosevelt tentò di pareggiare il bilancio, fece ripiombare gli Stati Uniti in recessione proprio mentre il New Deal stava avendo un clamoroso successo.
Scrive Christina Romer:
«La ripresa dalla Grande Depressione viene spesso descritta come lenta perchè l’America non tornò alla piena occupazione se non dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Ma la verità è che la ripresa nei quattro anni dopo che Franklin Roosevelt entrò in carica nel 1993 fur incredibilmente rapida. La crescita del GDP reale fu in media del 9%. Il tasso di disoccupazione calò dal 25% al 14%. Se escludiamo la Seconda Guerra Mondiale (1), gli Stati Uniti non hanno mai visto una così sostenuta e rapida crescita. Tuttavia, essa venne fermata da una seconda grave recessione nel 1937-38, quando il tasso di disoccupazione risalì al 19%. La causa fondamentale di questa seconda recessione fu uno sfortunato e in larga parte dovuto a distrazione, cambio di politica fiscale e monetaria in senso restrittivo»
 
Inoltre, continua la Romer:
«Nel 1936 la Federal Reserve iniziò a preoccuparsi di indivudare una “exit strategy”. Dopo diversi anni di politica monetaria relativamente espansiva, le banche americane avevano in portafoglio grandi quantità di riserve in eccesso rispetto ai requisiti legali (2). [..] La Fed allora raddoppiò i requisiti di riserva in una serie di provvedimenti. Sfortunatamente saltò fuori che quelle banche, ancora nervoso dopo i panichi finanziari dei primi anni ’30, volevano detenere riserve in eccesso come una sorta di cuscinetto. Quando quell’eccesso fu tolto via
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Ricetta keynesiana alla crisi

 «La tesi secondo cui la crisi economica può essere favorita da una forte sperequazione dei redditi è stata in effetti sostenuta nel tempo da svariati economisti. Nel campo dei teorici “critici” ricordo Paolo Sylos Labini, che forniva un’interpretazione della grande crisi degli anni Trenta che attribuiva notevole rilievo al problema della divaricazione dei redditi. Ma ve ne sono anche nell’ambito del mainstream: ad esempio, il premio Nobel Joseph Stiglitz ha recentemente aderito a questa tesi. In genere questa chiave di lettura si basa sul fatto che la propensione al consumo dei salari è maggiore rispetto alla propensione al consumo di profitti e rendite. Ossia, se diamo 100 Euro a un operaio, questi evidentemente spenderà una quota significativa di quella somma e tenderà a risparmiarne una quota molto piccola; se invece trasferiamo questi 100 euro a un titolare di capitali o di rendite finanziarie o immobiliari, questi molto probabilmente non si accorgerà nemmeno di averli e tenderà a risparmiarli. Si tratta di un’evidenza ben documentata dai dati empirici. Da questa constatazione si giunge quindi all‘idea che quanto più si sposta il reddito dai lavoratori ai proprietari del capitale tanto più la spesa complessiva, cioè la domanda di merci, tende a deprimersi»
 «Siamo insomma di fronte alla drammatica realtà di un sistema economico mondiale senza una fonte primaria di domanda, senza una “spugna” in grado di assorbire la produzione. »
La logica Soluzione
Michele Pisacane – Deputato PiD
 «Lo stipendio è troppo basso, è poco. Io guadagno 4412 euro, è scritto nella busta paga di novembre. Per ascoltare gli elettori si hanno delle spese, bisogna avere segreterie politiche, segretari, accendere la luce, usare il telefono. Se tornassi a fare il mio mestiere di medico guadagnerei di più. Certo, con le indennità si arriva a circa 12mila euro al mese ma con uno stipendio così, se devi sottrarre i soldi che dai ai tuoi figli, i contributi
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Sulla domanda di moneta

L’implacabile lotta di Phastidio.net contro gli AAA (e non mi riferisco ai giudizi delle agenzie di rating ma agli Austerici Austriacanti Austriaci), continua senza sosta, oggi tocca a Stefan Karlsson.
Di fronte alla persistente assenza di iperinflazione (o anche solo di inflazione, a dirla tutta), Stefan Karlsson, economista svedese di scuola Austriaca, giunge ad una puntualizzazione assai preziosa per tutti quelli che proprio non riescono a capire la differenza tra base monetaria ed offerta di moneta, come abbiamo potuto sperimentare tempo addietro davanti alle sdegnate email dei fedeli austriacanti che vedono inflazione dietro ogni angolo di strada.
Ricordiamo che i fedeli austriacanti vedono l’inflazione dietro l’angolo se la BCE deciderà di monetizzare i debiti dei paesi periferici dell’area Euro che sono in difficoltà nel piazzare i propri titoli e/o rischiano il default.
Che ci sia certa gente a cui non va giù che la BCE stampi qualche trilione di euro per comprare i bond dei paesi PIGS e contemporaneamente ripulisca i bilanci delle banche che li hanno in portafoglio, è intollerabile per Phastidio! Casualmente, ma vi assicuro è solo un caso, chi tanto si inphastidisce se non si salvano le banche, poi lavora in una di quelle messe peggio riguardo il debito italiano, ma, ripeto, è solo un caso. O forse no, dopotutto Phastidio augurava a tutti gli altri di perdere il lavoro, quindi…
Ma torniamo a noi. Il blogger di MPS si “stupisce” che un economista austriaco come Stefan Karlsson conosca la differenza tra base monetaria e offerta di moneta. Il problema di Karlsson è spiegare a Krugman che, secondo la teoria austriaca, l’iperinflazione (dei prezzi) non è una diretta ed automatica conseguenza  di un aumento della base monetaria.
Scrive dunque Karlsson:
«L’analisi monetaria Austriaca non solo non dice ma, per quanto ne so io, non ha mai detto che aumenti nella base monetaria creano direttamente inflazione da prezzi. E’ solo indirettamente, nella misura in cui essa
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Maledetti scrittori fantasy

A leggere i giornali sembra che la colpa della strage dell’altro giorno a Firenze è dello scrittore americano Howard Philip Lovecraft, reo di essere un po’ troppo figlio del suo tempo, ed aver instillato in Gianluca Casseri il germe dell’estraniamento dalla realtà e del razzismo.

Questa idea emerge in particolare nell’articolo di Grazia Longo su La Stampa di Torino
«All’età di 12 anni, folgorato dall’incontro con H.P. Lovecraft, si aliena definitivamente dal cosmo ordinato che ci circonda». Poche righe in cui già proliferano il germe dell’estraniamento dalla realtà a favore della letteratura fantasy e, soprattutto, il germe del razzismo. In due libri in particolare lo scrittore americano Lovecraft spinge il suo razzismo alle estreme conseguenze, caratterizzando esplicitamente le persone di colore come «subumane».
Siccome vogliamo evitare che altri possano seguire le orme di Casseri e de norvegese Breivik, traviato a sua volta dal pericoloso estremista John Stuart Mill, ho compilato una lista di citazioni, purtroppo incompleta che potrà servire per ripulire gli scaffali di biblioteche e librerie da pericoli autori inneggianti al razzismo.
Iniziamo da Aristotele, pericolosissimo perchè insegnato in tutte le scuole;
«Un essere che per natura non appartiene a se stesso ma a un altro, pur essendo uomo, questo è per natura schiavo: e appartiene a un altro chi, pur essendo uomo, è oggetto di proprietà: e oggetto di proprietà è uno strumento ordinato all’azione e separato. […] Se esista per natura un essere siffatto o no, e se sia meglio e giusto per qualcuno essere schiavo o no, e se anzi ogni schiavitù sia contro natura è quel che appresso si deve esaminare. Non è difficile farsene un’idea con il ragionamento e capirlo da quel che accade. Comandare ed essere comandato non solo sono tra le cose necessarie, ma anzi tra le giovevoli, e certi esseri , subito dalla nascita, sono distinti, parte a essere comandati, parte a comandare. […] Ora gli stessi rapporti esistono
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Inflazione o deflazione?

Da un po’ di tempo a questa parte è in atto una strana disputa tra chi vede nel futuro un’inflazione dei prezzi e chi invece sostiene che non bisogna affatto preoccuparsi del costo della vita perchè ci aspetta una dolorosa deflazione da credit crunch. I secondi, nonostante tutti gli indici dei prezzi dei paesi occidentali siano perennemente in aumento, tendono poi ad attaccare, con una certa supponenza ed aggressività, chi “osa” sostenere che stampare moneta farà aumentare i prezzi. Dopotutto la Fed ha triplicato la base monetaria e negli Stati Uniti non c’è iperinflazione, quindi perchè preoccuparsi?
L’equivoco, perchè di questo si tratta, è come spesso accade semantico. La frase che ha scatenato la reazione inphastidita, in una precedente versione di questo articolo, era:
«Stampare più moneta significa automaticamente un aumento dell’inflazione»
Sul termine “automaticamente” e sulla differenza tra base monetaria e offerta di moneta si basa quindi la replica stizzita. Ovviamente la risposta è giusta, i prezzi non aumentano automaticamente ed in modo uniforme quanto si stampa moneta, e c’è differenza tra base monetaria ed offerta di moneta (sia che consideriamo M1 oppure M2), ma sbagliate sono le conseguenze che si vogliono trarre, ovvero che se la BCE si decidesse a stampar denaro e monetizzare i debiti sovrani si risolverebbe il problema euro senza (quasi) nessuna ripercussione.
Per comprendere il perché di questa affermazione dobbiamo però aprire una piccola parentesi teorica e spiegare qual è la teoria monetaria alla base del discorso precedente.
La teoria quantitativa della moneta
Normalmente si dà credito a John Locke per aver proposto per primo la teoria quantitativa della moneta ma la sua forma più conosciuta è quella che ha codificato Irving Fisher all’inizio del secolo scorso.

(1)   M*V=P*Q

Vediamo da dove deriva e poi discutiamo del significato dei vari termini.
Immaginiamo al mercato con un biglietto da 5 euro e lo utilizziamo per comprare 5 mele al prezzo di 1€ ciascuna. … Leggi tutto

Petizione dei giocatori d’azzardo

Un omaggio all’originale, di Frederic Bastiat

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PETIZIONE
DEI GIOCATORI DI POKER, DI BLACK JACK, DADI, ROULETTE, LOTTO, SUPERENALOTTO, GRATTA E VINCI, SLOT MACHINES E DI TUTTI COLORO CHE SI SONO INDEBITATI GIOCANDO D’AZZARDO.
Ai signori illustri economisti che, dalle pagine dei maggiori giornali, chiedono alla BCE di monetizzare il debito sovrano
Signori,
Voi siete sulla buona strada. Rigettate le teorie ortodosse; il risparmio ed i bassi prezzi vi toccano ben poco. Voi vi preoccupate soprattutto delle sorti dei debitori. Volete liberarli dalle catene dell’usura; in una parola, voi volete fermare il “credit crunch,” come chiamano gli anglosassoni il crollo del credito, e rilanciare la domanda interna.
Noi vi offriamo una eccezionale occasione per applicare la vostra… teoria generale? No, avete ragione, è ingannevole definirla così; la vostra… medicina? Il vostro silver bullet? Il colpo di bacchetta magica? Ma voi non amate le dottrine, troppo ideologiche, sappiamo che siete gente pratica e, se siete arrivati a proporre ciò che sentiamo, è perchè non ci son altre soluzioni – così almeno ci assicurate – e solo seguendo il vostro consiglio l’atterraggio sarà morbido e non catastrofico.
Come siamo rimasti incantati davanti alle vostre sagge parole! Finalmente abbiamo trovato anime affini, tra eminenti economisti, che capiscono le nostre difficoltà, comprendono il torto che ci viene fatto e lavorano duramente per aiutarci.
Siamo solidali dal profondo del nostro animo ai concittadini Italiani, ma anche a Greci, Portoghesi, Irlandesi e Spagnoli, che ora si trovano, senza colpa, in profindissima crisi. Ma come, pensavamo, ci avete sempre insegnato che l’essenza dell’economia è spendere, ed ora vi lamentate perchè costoro hanno speso troppo?  Ci sbagliavamo, ovviamente, voi in pubblico vi lamentate ma in realtà siete solidali, perchè comprendete le profonde ragioni economiche per cui solo il consumo è prosperità!
Dunque i nostri amici “maiali”, perdonateci il linguaggio ma è così che li chiama la stampa,  han preso in prestito miliardi e miliardi, spendendoli per … Leggi tutto