L’edizione italiana de L’Azione Umana di Ludwig von Mises: un caso editoriale da Paese arretrato

In seguito alle numerose richieste inoltrate dai lettori per informarsi sull’esistenza di una versione in lingua italiana de L’Azione Umana, e data la rilevanza che il tema trattato detiene per l’associazione, riproponiamo con piacere l’ottimo studio comparativo del Prof. Alessandro Vitale, docente presso l’Università di Milano, sulla versione originale del capolavoro di Mises e le sfortunate vicende della trasposizione italiana. Il brano è stato publicato in anteprima venerdì scorso, sul sito del Movimento Libertario, ma era inizialmente inteso all’esposizione orale durante la conferenza di Interlibertarians tenutasi a Lugano nella giornata di ieri.

Come omaggio ai lettori e ringraziamento al Prof. Vitale, questo mercoledì 3 dicembre il Mises Italia pubblicherà anche la traduzione italiana del paragrafo mancante dal capitolo XXVII, a titolo La corruzione.

 

Premessa

Alessandro VitaleSe qualcuno nutrisse ancora dubbi sul fatto che l’Italia è stata ed è ancora un Paese culturalmente arretrato, potrebbe fugarli definitivamente soffermandosi non solo sugli innumerevoli casi di opere scientifiche, letterarie, storiche, giuridiche, politiche ed economiche che sono state pubblicate con ritardi di trenta o quarant’anni – quando non di mezzo secolo – e spesso strappate all’emarginazione solo da valenti e coraggiosi studiosi (basterebbe pensare al caso emblematico di Bruno Leoni), ma soprattutto su quei casi (molto più frequenti di quanto non si creda) di testi di immenso valore, dati alle stampe svogliatamente, per coprire vuoti troppo macroscopici e poi lasciati languire nella loro obsolescenza, in polverosi scaffali inaccessibili di biblioteche invecchiate e raramente aggiornate.

In gran parte questo è accaduto nel Novecento non solo nei Paesi autoritari o totalitari, come quelli di socialismo reale – nei quali opere di notevole importanza, sfuggite alla censura e tradotte nella prima edizione, non venivano più aggiornate, finivano nel dimenticatoio e diventavano introvabili o, se ci si ricordava della loro esistenza, venivano confinate in armadi chiusi e inaccessibili nelle grandi biblioteche – ma anche nei Paesi occidentali più attardati e poco rispettosi dell’evoluzione culturale mondiale, … Leggi tutto

Contro il fiscalismo: lo Stato è una macchina che spreca un’infinità di forze

spesa pubblicaCon la consueta lucidità ed il suo stile pulito, Italo Calvino ebbe a definire un classico come  “ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno”. Inoltre, “d’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima. D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura”.

Orbene, sulla scorta di questa definizione, non posso esimermi dal definire classico uno scritto denso e affascinante, che mi aveva profondamente suggestionato già parecchi anni fa, quando ebbi modo di scoprirlo e di avvicinarmi all’autore, e che, di tanto in tanto, esercita su di me un’attrazione irresistibile e mi conduce alla sua periodica rilettura.

Sto facendo espresso riferimento a Burocrati e parassiti – Scritti sulla realtà del governo, della democrazia parlamentare e dello sfruttamento burocratico, opera di un autore oggigiorno semisconosciuto ai più e meritoriamente tradotta, oltre che corredata di una sua straordinaria prefazione, da Alessandro Vitale per la Leonardo Facco Editore [1]. Nelle sue agili ma intense e caustiche riflessioni, lo psichiatra, scrittore e pensatore ebreo Max Nordau  sembra aver già previsto tutto in ordine alla natura dello Stato, alle sue logiche fondanti, alle sue dinamiche funzionali ed ai suoi perversi meccanismi costitutivi: ancorché nelle sue analisi raffigurasse una realtà, quella della fine dell’Ottocento, inizi del Novecento, che, per certi rispetti, non era nemmeno lontanamente paragonabile a quella odierna, tanto estrema nel suo folle stato di avanzamento, quanto forse drammaticamente irrimediabile.

Per rendersi conto di quanto tenterò di sostenere, basti prestare attenzione alle parole contenute in questi brevi passaggi, tratti dal saggio.

Resta ora da dire qualcosa sull’ultima funzione dello Stato: far convergere le forze di tutti per poter dar vita a imprese vantaggiose a ciascun individuo e che una persona isolata non potrebbe creare. Questa missione lo Stato la esegue: non lo si può negare. Ma la esegue

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