Un esperimento americano anarco-capitalista: il non poi così selvaggio Far West – Parte 3

4108d. Carovane

Verosimilmente l’esempio migliore di anarchia della proprietà privata nel Far West fu l’organizzazione delle carovane che si muovevano attraverso le pianure in cerca dell’oro della California. La regione ovest del Missouri e dello Iowa era priva di organizzazione, non sorvegliata e al di là della giurisdizione degli Stati Uniti. Ma usare il detto del vecchio cacciatore “nessuna legge a ovest di Leavenworth” per descrivere le carovane sarebbe inappropriato.

“Rendendosi conto che stavano passando oltre il confine della legge, e consapevoli che il viaggio noioso e le tensioni continue della fatica facevano uscire il peggio del carattere umano, i pionieri … stabilirono la loro propria legge realizzando e garantendo il sistema prima di partire”.[1]

Come i loro compagni viaggiatori sull’oceano, i pionieri dei carri di prateria negoziarono una “legge della pianura” molto similmente alla “legge del mare” della loro controparte.”[2] L’esito di tale negoziazione in molti casi fu l’adozione di una costituzione formale ricalcata sul modello di quella degli Stati Uniti. Il preambolo della costituzione della Green and Jersey County Company fornisce un esempio.

Noi, membri della Green and Jersey County Company of Emigrants to California, per lo scopo di proteggere efficacemente le nostre persone e proprietà, come miglior strumento atto a garantire un viaggio spedito e tranquillo, ordiniamo e stabiliamo la seguente costituzione.[3]

Da questa e altre costituzioni che ci sono pervenute, risulta chiaro che queste comunità di viaggiatori avevano un insieme di base di norme che definivano “le regole del gioco” da seguire durante il viaggio. Allo stesso modo delle comunità minerarie, le costituzioni delle carovane variavano in accordo con le preferenze e i bisogni di ogni organizzazione, ma ciò nonostante possono essere individuate diverse tendenze generali. Il più delle volte i gruppi aspettavano fino a dopo essere stati in viaggio per un po’ di giorni ed essere giunti fuori dalla giurisdizione degli Stati Uniti. Uno dei primi passaggi consisteva nel selezionare funzionari che … Leggi tutto

Un esperimento americano anarco-capitalista: il non poi così selvaggio Far West – Parte 2

4108b. Associazioni di cowboy

I primi insediamenti di cowboy nella frontiera crearono pochi conflitti relativi alle proprietà, ma come i terreni si fecero via via più scarsi, si svilupparono meccanismi di sicurezza volontari e privati. All’inizio “c’era spazio sufficiente per tutti, e quando un cowboy saliva presumibilmente qualche valle o oltrepassava qualche confine ben pascolato e trovava allora del bestiame, cercava attorno un range”.[1] Ma “già nel 1868, due anni dopo la prima avanzata, piccoli gruppi di proprietari stavano organizzandosi in associazioni di protezione e di ingaggio di addetti alla sicurezza del bestiame.”[2] Il ruolo di tali associazioni nella formazione del “diritto della frontiera” è stato descritto da Louis Pelzer.

A partire dalle seconde frontiere della nostra storia americana si svilupparono le necessarie usanze, leggi e organizzazioni. L’era del mercato di pellicce produsse i suoi cacciatori, i suoi baratti, e le grandi compagnie di pellicce; sulla frontiera dei minatori nacquero le associazioni finanziate e i comitati di vigilanza; i raduni all’aperto e i predicatori itineranti venivano ascoltati negli avamposti di culto; ai margini degli insediamenti le associazioni di coloni proteggevano i diritti degli squatter; sulla frontiera degli allevatori, milioni di bovini, vasti range, ranche, e le compagnie di cowboy, davano vita a gruppi di lavoro e associazioni locali, provinciali, territoriali e nazionali.[3]

Come Ernest Staples Osgood ci racconta, ciò significava “il fallimento del potere di polizia nelle comunità di frontiera nel proteggere la proprietà e preservare l’ordine”, che “dava origine sempre più a gruppi che rappresentavano la volontà della parte rispettosa della legge della comunità di escludere la giustizia sommaria per i delinquenti”.[4]

Così come le associazioni di coloni, le associazioni di cowboy redarono regole formali atte a governare i gruppi, ma i loro mezzi di protezione dei diritti di proprietà erano spesso più violenti delle sanzioni specificate dalle associazioni di coloni. Queste agenzie di protezione private costituivano abbastanza chiaramente delle risposte di mercato alla domanda … Leggi tutto

Un esperimento americano anarco-capitalista: il non poi così selvaggio Far West – Parte 1

4108L’espansione dei governi avvenuta in questo secolo ha rivolto l’attenzione di molti studiosi verso la spiegazione di tale crescita e sul tentativo di proporre soluzioni per limitarla. Come conseguenza di quest’attenzione, la letteratura sulle scelte pubbliche ha visto un’impennata dell’interesse per l’anarchia e le sue implicazioni per l’organizzazione sociale. Il lavoro di Rawls e Nozick, due volumi editi da Gordon Tullock, Exploration in the Theory of Anarchy, e il libro di David Friedman, The Machinery of Freedom, costituiscono due esempi di tale tendenza. Gli obiettivi della letteratura sono andati dal proporre una struttura concettuale atta a confrontare Leviatano e suoi estremi opposti, al presentare una formula per il funzionamento della società in uno stato di anarchia. Ma quasi tutte queste opere hanno un aspetto comune: esplorano la “teoria dell’anarchia”. Lo scopo di questo articolo è portarci dal mondo teorico dell’anarchia ad uno studio di caso della sua realizzazione. Al fine di soddisfare il nostro intento, in primo luogo discuteremo cosa si intenda per “anarco-capitalismo” e presenteremo diverse ipotesi riguardanti la natura dell’organizzazione sociale di questo mondo.

Tali ipotesi saranno poi controllate nel contesto del Far West ai tempi dei primi insediamenti. Ci proponiamo di indagare la formulazione dei diritti di proprietà e la protezione realizzata da organizzazioni volontarie come agenzie di protezione privata, vigilantes, carovane, le prime comunità minerarie. Anche se il primo West non fu completamente anarchico, crediamo che il governo come agenzia legale di coercizione fosse assente per un periodo sufficientemente lungo da poter fornire indicazioni sul funzionamento e la possibilità dei diritti di proprietà in assenza di uno stato formale. La natura dei contratti per la fornitura di “beni pubblici” e l’evoluzione di “leggi” del West nel periodo dal 1830 al 1900 forniranno dati per questo studio di caso.

Il West nel periodo sopra indicato è spesso percepito come un luogo di grande caos, con poco rispetto della proprietà o della vita. La nostra ricerca … Leggi tutto

Far West: l’epoca libertaria della storia americana

1. AI CONFINI DELL’ANARCHIA

Il Far West americano del secolo scorso ha rappresentato uno degli esempi di maggior successo di società senza Stato. Nella storia ci sono stati numerosi casi di società prive di un’autorità centrale – si pensi alle tante tribù primitive, all’Islanda medioevale, o all’Irlanda celtica: tutte però erano caratterizzate da un arretrato livello tecnologico e da un limitato sviluppo commerciale. La singolarità del Far West consiste nell’essere una società “moderna” che ha prosperato per decenni in condizioni molto vicine a quelle del modello anarco-capitalista, cioè senza bisogno di uno Stato, e in un’atmosfera di quasi assoluto laissez-faire capitalistico.

Il processo di centralizzazione e di rafforzamento del governo federale che seguì alla guerra civile del 1861-65 non riuscì ad ingabbiare l’impetuoso movimento demografico verso l’Ovest, perché le vaste terre vergini che si aprivano alla colonizzazione rimanevano materialmente al di fuori d’ogni possibilità di controllo da parte del potere centrale. Di conseguenza, l’espansione della Frontiera fu un grandioso ordine spontaneo che si sviluppò, senza alcuna pianificazione governativa, per opera di una miriade di pionieri isolati, famiglie autosufficienti e comunità autogovernate.

Ma non fu solo l’esistenza della Frontiera e delle terre libere a generare questo potente individualismo; al contrario, furono lo spirito d’indipendenza della gente comune e le idee politiche diffusesi con la guerra d’Indipendenza (quelle di Jefferson, di Paine e dei rivoluzionari radicali) che caratterizzarono in senso radicalmente libertario l’epopea del West. I pionieri, ha scritto Frederick Jackson Turner nel suo famoso saggio sulla Frontiera americana, erano “idealisti sociali” che fondavano le loro aspirazioni sulla fiducia nell’uomo comune e sulla prontezza a venire ad accordi, senza l’intervento di un despota paternalistico o di una classe che esercitasse il suo controllo. Se gli uomini del West non fossero stati animati da questi principi la colonizzazione della Frontiera avrebbe assunto quasi sicuramente un carattere del tutto diverso. La terra libera e fertile non sarebbe mai stata sufficiente: bastava osservare il contrasto … Leggi tutto

Una nuova alba di libertà

Continuando in tema della recente collaborazione tra il Mises Italia e Liberty.me, pubblichiamo l’articolo inaugurale di J. Tucker per l’apertura della città libertaria, datato agosto 2014.

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E’ fantastico vivere in tempi di rivoluzione tecnologica: sta promuovendo libertà nel mondo tramite l’imprenditorialità ed il settore privato, la libera impresa, la tecnologia e gli scambi quotidiani.

Viviamo in un nuovo mondo di contatti personali che raggiungono ogni angolo del pianeta, un mondo emerso negli ultimi 20 anni ed il cui passo di sviluppo sta accelerando. Non solo, ma tutto questo sta accadendo al di fuori della pianificazione statale. La tecnologia sta cambiando il modo in cui pensiamo la politica, abbattendo i vecchi modelli. Il campo della libertà non può ignorare questa epoca storica: stiamo assistendo ad un esempio reale di come le scelte individuali in una nuova frontiera della libertà possano sfociare in una meravigliosa anarchia. Il risultato non è caotico nè statico: ovunque stanno emergendo idee variopinte che nel XX secolo si sarebbero ritenute impensabili. Il mondo digitale rappresenta l’ultima smentita del modello statale di pianificazione sociale. Quel che dicevano essere impossibile si sta rivelando come possibile, profittevole e produttivo.

433ed86f8888ba705806985ba0f2c9a1Questo è il nostro momento e dobbiamo tuffarci direttamente nel suo centro. Ma come? Per rispondere a questa domanda abbiamo appena lanciato Liberty.me, una città digitale interamente dedicata alla libertà. Se ami la libertà, quello è il posto per te. Liberty.me esiste per promuovere la libertà personale ed economica nella tua vita e, come conseguenza, nel nostro mondo. Non si tratta di marciare per le strade, far pressioni presso politici o ritirarsi in isolamento. Si tratta di costruire un mondo di libertà. Liberty.me offre uno spazio in cui pubblicare i tuoi contenuti ed intrattenere il tuo pubblico, una comunità in amicizia, un’aula online con frequenti seminari, una vasta libreria di titoli ed un forum per le discussioni. C’è tutto quanto desideri da una comunità digitale impegnata nella … Leggi tutto

Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal

2.2. Opere principali e pensiero

Albert Jay Nock LibertarianOldRightè stato scrittore fecondo; lo si può notare non soltanto dai volumi scritti e pubblicati, ma soprattutto dalla vasta produzione di articoli, editoriali e saggi che sono  stati sovente raccolti e pubblicati anch’essi in volume.

Per una corretta interpretazione del suo pensiero, occorre necessariamente considerare l’ambiente sociale in cui Nock ha vissuto i primi anni della sua vita. Indubbiamente la  famiglia, madre protestante e padre reverendo, ha contribuito  a forgiare  in  lui  quelle  convinzioni  intellettuali  e  morali  che caratterizzeranno  i suoi  punti  di  vista  futuri.  I   due  istituti  scolastici frequentati, anch’essi sotto l’influenza della stessa Chiesa Episcopale in cui il padre era inserito, non hanno fatto altro che rafforzarle. Questi principi si sono inizialmente riflessi soprattutto nella pratica quotidiana; ne è chiara testimonianza il suo ingresso nelle istituzioni religiose ed il percorso che lo ha portato fino al ruolo di rettore della Chiesa Episcopale di Titusville.

Durante il 1909 la situazione muta radicalmente: Nock vive una crisi di coscienza e  medita sulla propria fede, allontanandosi definitivamente dal clero per lavorare al The American Magazine. Scrive parecchi articoli, ma il suo sguardo sul mondo è diverso dal precedente: ora cerca un approccio più scientifico che religioso, che gli permetta di analizzare i comportamenti umani lasciando in disparte il criterio spirituale; vuole capire le cause e le conseguenze delle azioni umane nella società [5].

Nonostante il cambio di visuale, rimarrà molto legato soprattutto ad uno dei suddetti  principi:  l’importanza  fondamentale  della  fibra  morale  («moral fibre»); non più dal  punto di vista religioso o spirituale, ma intesa come movente  e  risultato  di  un  certo  tipo  di  comportamento,  come  soggetto causante mutamenti nella società e della società stessa.

Nello stesso periodo entra in contatto con gli scritti dell’economista Henry George  (1839  – 1897) e la sua filosofia sociale ne viene palesemente influenzata: la libertà come motore necessario al miglioramento dell’essere umano e l’impossibilità di  

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Economisti austriaci ‘di ruolo’ vs. Murray Rothbard

2741REALITY CHECK

Nel XX secolo, la Scuola Austriaca di economia  fu dominata dalla figura di Ludwig Von Mises. Quando quest’ultimo morì, nel 1973, i suoi seguaci si divisero in due gruppi principali: i Rothbardiani ed i Lachmanniani, che adottarono filosofie e strategie rivali.

La strategia principale dei Lachmanniani fu quella di conseguire incarichi di ruolo nelle università. Di contro, i Rothbardiani mirarono a persuadere l’opinione pubblica circa la veridicità della libertà economica.

Un professore di ruolo non ha necessità di pubblicare alcunché: gli basta presentarsi in aula per essere pagato. Il numero di classi in cui insegnerà diminuirà e diverrà immune dal licenziamento; questo è il sogno del burocrate che si avvera.

La ricerca del ruolo esautora le persone, trasformandole in intellettuali repressi. Devono accontentare i burocrati che distribuiscono Il Premio: l’obiettivo di ogni dipartimento accademico consiste nel raggiungere la mediocrità; le commissioni esaminatrici si guardano bene dall’assumere personalità che possano metterli in cattiva luce, facendoli apparire, nella migliore delle ipotesi, scadenti. Al tempo stesso, evitano di assumere dei perfetti incompetenti, al fine di evitare inchieste o ispezioni da parte dell’amministrazione universitaria. Il requisito per il ruolo è chiaro: non agitare le acque. Colui che riesce a conformarsi a questo adagio abbastanza a lungo, con buona probabilità diventerà professore di ruolo, benché in questi periodi non lo sia quasi nessuno: i bei vecchi tempi stanno svanendo.

Gli aspiranti alle cattedre sicure sono alla ricerca di una carriera senza rischi – durante la quale riceveranno salari molto al di sopra dell’effettivo valore di mercato, rimanendo immuni alle sue forze. L’incarico a tempo indeterminato è il sogno di ogni burocrate e le persone intelligenti vengono avviluppate in una vita di irrilevanza ben stipendiata. Scrivono documenti brevi ed inutili affinché vengano pubblicati su riviste che nessuno legge, se non in delle note a piè pagina.

Inoltre, questa corsa alla cattedra, crea invidia su larga scala, diretta contro coloro che hanno raggiunto una certa … Leggi tutto

La Secessione nel pensiero di Mises

Mises pensava che fosse necessario disporre di una istituzione che mettesse in condizioni di non nuocere quelle persone che non sono in grado di tenere una condotta appropriata nella società: quelle persone, cioè, che costituiscono un pericolo, perché dedite al furto e all’omicidio. Egli definisce questa istituzione “governo”. Ma egli aveva anche una singolare idea di come tale governo dovesse funzionare. Per tenere a freno la sua potenza, ogni gruppo e finanche ogni individuo, se possibile, devono avere il diritto di secedere dal territorio dello Stato. Egli qualifica questo come diritto di auto-determinazione: che deve pertenere non alle singole nazioni, come quelle appartenenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma a distinti villaggi, contee e gruppi di qualsiasi dimensione.

I libertari sono «anarchici»?

È pressochè certo che il libertario, felicemente impegnato nell’enunciazione della sua filosofia politica, forte delle sue limpide convinzioni, si trovi esposto in breve a una infallibile argomentazione dello statalista. Non appena il libertario denuncia la pubblica istruzione o l’ufficio delle poste, o parla della tassazione come di un furto legalizzato, lo statalista invariabilmente lo provoca: «Dunque, tu sei un anarchico?». Il libertario è costretto a replicare confusamente: «No, no, non sono in alcun modo un anarchico». «Allora, quindi, quali misure governative favorisci? Quale tipo di tassazione vorresti fosse imposto?». Lo statalista ha ineluttabilmente avuto successo nella sua offensiva, e, non avendo trovato risposte adeguate alla prima domanda, il libertario si trova costretto ad arrendersi. Pertanto, di regola, il libertario risponderà così: «Io credo in un governo limitato, il cui ruolo venga circoscritto alla difesa della persona, o della proprietà, o dell’individuo contro la violenza o l’inganno».

Ho cercato di dimostrare, nel mio articolo Il vero aggressore nel numero dell’aprile del 1954 di Faith and Liberty, che questa tesi lascia il libertario indifeso di fronte all’argomento secondo cui lo Stato «è necessario per la difesa» quando ad esso ci si appella per giustificare mostruosi provvedimenti statalisti o spargimenti di sangue. Tale idea comporta, inoltre, ulteriori conseguenze, ugualmente o maggiormente gravi. Lo statalista può esibire il seguente ragionamento:

«Se tu ammetti che sia legittimo che le persone si associno e concedano allo Stato il diritto di costringere gli individui a pagare tasse per un certo servizio – come, ad esempio, la difesa – perchè non dovresti considerare egualmente morale e legittimo che le persone si uniscano in maniera simile e cedano allo Stato il diritto di provvedere agli altri servizi, come gli uffici delle poste, il welfare, l’industria, il governo, eccetera? Se uno Stato sostenuto da una maggioranza ha il diritto di occuparsi di qualcosa, perchè non dovrebbe poter gestire anche le altre?».

Confesso che non trovo risposte a una … Leggi tutto

Analisi economica del diritto consuetudinario (quinta parte)

Sebbene il diritto consuetudinario Anglo Sasssone dovette cedere il passo al diritto imposto, lo sviluppo della legge commerciale medievale, la lex mercatoria, effettivamente frantuma il mito per il quale il governo deve definire ed applicare le “regole del gioco”. Poiché la Lex mercatoria si sviluppò al di fuori dei confini politici ed evitò l’influenza di regole politiche più di molti altri sistemi legali occidentali, mostra i risultati cui un sistema di diritto consuetudinario può giungere.

Diritto consuetudinario per la Rivoluzione Commerciale

Con la caduta dell’Impero Romano, le attività commerciali in Europa diminuiscono drasticamente[1]. Dal sesto al decimo secolo, non ci fu quasi più commercio. Ma l’undicesimo e il dodicesimo secolo videro una rapida crescita della produttività agricola, il che permetteva di dedicare meno lavoro ad attività destinate al sostentamento della popolazione. Merci agricole furono prodotte in quantità così grandi da stimolare un vasto commercio e la popolazione iniziò a spostarsi verso le città.

Una conseguenza (nonché un impulso) all’accresciuta produttività agricola e all’urbanizzazione fu il riemergere di una classe professionale di mercanti. Il diritto consuetudinario rappresentava, tradizionalmente, la fonte delle regole commerciali, ma nel decimo secolo esso era altamente localistico [2]. Quindi, vi erano barriere sostanziali da superare affinché un commercio intracittadino, interregionale e internazionale potesse svilupparsi. I commercianti parlavano diverse lingue, con retroterra culturali differenti.

Oltre a ciò, le distanze geografiche spesso impedivano la comunicazione diretta, figuriamoci la costruzione di obbligazioni che avrebbero facilitato gli scambi. Molte persone avevano necessità di realizzare scambi (tra questi troviamo, ad esempio, agenti commerciali e trasportatori). Tutto questo “aumentò l’ostilità verso gli usi stranieri, conducendo a scontri tra mercanti” [3].

Durante questo periodo, “il concetto fondamentale e le istituzioni del moderno diritto commerciale – lex mercatoria – furono formati e, molto più importante, fu allora che il diritto commerciale in Occidente arrivò ad essere visto come un integrato e sviluppato sistema, un corpo legale” [4]. Alla fine dell’undicesimo secolo, la Lex Mercatoria … Leggi tutto