I pazienti zero dell’esperimento monetario centrale: Argentina e Giappone

Alla fine ci siamo arrivati. Inizia a sgretolarsi quel muro di certezze che granitico aveva sorretto le illusioni che i pianificatori monetari centrali avevano elargito alla massa. Eccoci, quindi, a discutere di come una banca potrebbe far cadere il domino di mattoncini che sin dal 2008 erano stati eretti attraverso le politiche monetarie straordinarie, strategia applaudita dalla maggior parte dei commentatori economici. Eppure eccoci qui, otto anni dopo, a parlare di come tutto questo caos economico sarebbe potuto essere evitato. Gli Austriaci avevano detto come e perché. Rivediamo tale come e perché sia stato lanciato come avvertimento e non come “cassandrata”, soprattutto attraverso due esempi emblematici. Ovvero, i pazienti zero.

 

FRODE, FRODE OVUNQUE

Osservate queste due immagini.

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La prima rappresenta l’interconnessione dell’attuale sistema bancario europeo. In altre parole, quell’immagine rappresenta i tasselli del domino. Per chi volesse approfondire ho avuto modo di parlare dei cosiddetti GSIB in questo articolo. La seconda immagine, invece, rappresenta il lending facility della BCE, ovvero, la “stanza” utilizzata dalla banca centrale europea per ottenere prestiti in brevissimo termine. È una misura cautelativa, la quale serve semplicemente a puntellare le riserve delle banche commerciali presso la stessa banca centrale. Nel caso di crisi si dimostra che esistono riserve solide da cui attingere, le quali vengono temporaneamente fatte uscire attraverso accordi di repurchase agreement. È quasi lo stesso modo usato dalla FED per mostrare ai mercati mondiali che sta tentando di sgonfiare il suo enorme bilancio da circa $4,500 miliardi; essa invece fa ricorso ai reverse repurchase agreement.

Inutile sottolineare come suddetta interconnessione rappresenti una bomba ad orologeria innescata di cui non si può vedere il timer. Qualsiasi istituto di credito, ormai, potrebbe rappresentare l’innesco della caduta del domino. Dal sistema bancario commerciale italiano, a Commerzbank, fino a Deutsche Bank. MPS è un caso emblematico, poiché se fosse fallita si sarebbe portata dietro tutti quegli istituti di credito di cui era debitrice. L’ultima … Leggi tutto

Come trasformare la ricchezza di risorse naturali in miseria, parte seconda

Vi sono notizie di ulteriore distruzione di ricchezza in Sud America. E’ dura competere con i Chavez, ma  in Argentina, il Presidente Cristina Kirchner ha annunciato che il suo governo sta espropriando la quota di maggioranza della compagnia petrolifera YPF SA, di proprietà della Repsol YPF di Spagna, la più grande compagnia petrolifera del mondo. Il New York Times ha riportato  da Rio de Jainero,

L’esproprio ristabilirebbe il controllo statale su un importante pilastro dell’economia argentina, ma ha già alimentato crisi diplomatiche con Spagna e Unione Europea. Miss Kirchner ha subito costretto alle dimissioni Sebastiàn Eskenazi da capo esecutivo YPF, nominando due suoi bracci destri, Julio de Vido e Axel Kicillof, alla gestione della compagnia.

 Il governo argentino fondò la compagnia negli anni 20 e la privatizzò negli anni 90. La Kirchner ha dichiarato che riprendersi la YPF significa riappropriarsi di “sovranità e controllo”. Ha detto che il cambio permetterebbe all’Argentina di incrementare la produzione, dopo che il paese da poco è diventato  importatore di energia.

Gli argentini sono sempre stati per gli espropri. A causa dell’imposizione di un prezzo limite e dell’incertezza legislativa, l’offerta non sta tenendo il passo con la domanda. Il governo ha fatto pressioni sull’YPF per aumentare la produzione e ha minacciato di revocargli le concessioni sulle aree petrolifera, ma, purtroppo, i controlli di prezzo rendono un incremento della produzione antieconomico.

In ogni caso, il Ministro dell’Economia del governo Kirschner, Axel Kicillof, ha detto al Senato “ E’ una pratica comune del produttore [o] dell’esportatore quella di contenere la produzione, per avere una chance di ottenere prezzi più alti”

Kicillof ha un dottorato in economia ottenuto all’Universita di Buenos Aires, dove vinse un premio nel 2006 per sua tesi sul famoso lavoro di John Maynard Keynes “ La Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta”

Quindi non sorprende il fatto che nella sua testimonianza al Senato, abbia ribadito che “Quando vi è una crisi, la peggior … Leggi tutto