La FED lascerà che l’innovazione compia la propria magia?

A volte uno nel suo archivio trova delle vere gemme. Recentemente mi sono imbattuto in un discorso dell’allora presidente della FED, Ben Bernanke, del 18 maggio 2013. Era il discorso di inaugurazione al Bard College presso Simon’s Rock, in Great Barrington, Massachussetts. In esso Bernanke scelse di dimenticare per un po’ le tremende strettoie in cui si trovava l’economia occidentale e si focalizzò sulle prospettive di crescita economica di lungo termine, che egli definì da “misurare in decenni, non in mesi o trimestri”.

In breve, Bernanke si concentrò sul progresso scientifico e tecnologico, più comunemente detto innovazione. Egli ipotizzò una quarta epoca di innovazione – le prime tre essendo l’era industriale iniziale (da metà del 1700 fino al 1800), l’era industriale moderna (dal 1880 ai giorni nostri) e la rivoluzione informatica.

Il suo discorso d’inaugurazione fu un discorso di speranza e di incoraggiamento. Ma Bernanke non raccontò la storia per intero. L’allora presidente della FED mancò di menzionare che gli standard di vita non sarebbero dipesi soprattutto dall’innovazione. Altrettanto decisivo sarebbe stato il ruolo dell’importante istituzione che presiedeva, la Federal Reserve, e ciò che essa avrebbe fatto o meno. Nel caso in cui avesse permesso all’alta inflazione di prendere piede – attraverso l’azione oppure l’inazione – questa avrebbe annullato una parte consistente dell’aumento degli standard di vita dovuti appunto all’innovazione.

Ed ancora, la storia recente indica con forza che la FED finirà col distruggere una larga parte dell’incremento negli standard di vita di quei laureati a cui si stava rivolgendo Bernanke. Per esempio, all’inizio del 2013 Bernanke parlò ad un altro college americano. Durante la sessione Q&A disse che “il peggior errore che può commettere la FED è di restringere la politica monetaria troppo presto”. In altre parole, l’allora presidente promise sostanzialmente di alzare i tassi troppo tardi. Oggi Bernanke se ne sarà pure andato dalla FED, ma la linea di pensiero della FED sulla politica monetaria non è certo … Leggi tutto

Oro, pistole e distintivi

Ci fidiamo degli uomini con pistole e distintivi che dovrebbero provvedere ad una crescita economica a lungo termine? O ci fidiamo del libero mercato?

Ma quando la situazione si fa critica – recessione – la maggior parte delle persone si fida delle pistole e dei distintivi più del libero mercato. Possiamo fidarci che la Federal Reserve sostenga la prosperità? O preferireste fidarvi delle monete d’oro possedute da milioni di americani? La maggior parte degli americani e praticamente tutti  i professori d’economia si fidano della Federal Reserve. Ciò non era vero nel 1913, l’anno in cui il Congresso ha votato (proprio prima della pausa di Natale) di creare la Federal Reserve.

C’è un modo per evitare le recessioni, disse Ludwig von Mises nel 1912:

    il gold standard;

nessun permesso del governo all’applicazione della riserva frazionaria.

Nessuno ha impiegato queste due regole. Nessuna nazione in tempi moderni. Sin da quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale nell’agosto 1914, abbiamo perso il gold standard in Europa. Lo abbiamo perso negli Stati Uniti nel 1933, quando Roosevelt rubò le monete d’oro della nazione con un decreto coercitivo. In breve, l’intero mondo ha rigettato la tesi di Mises.

 

GRUPPI CON INTERESSI SPECIALI AVVERSI ALL’ORO

Ci sono quattro grupppi principali di critici del gold standard: i greenbacker, i politici, gli universitari e l’elite investitrice.

I “greenbacker” iniziarono la loro propaganda presto, nel 1870. Difendono il denaro creato dal nulla che è controllato dal Congresso. Questi promotori auto-didatti del denaro creato dal nulla del governo sono statalisti monetari. Tra le loro fila c’è l’avvocato Ellen Brown e Bill Still, produttore del video “The Money Masters”. Non hanno alcuna influenza sul Congresso o sul mondo accademico, perchè si oppongono al sistema a riserva frazionaria. Ma il loro sistema fa affidamento a persone con pistola e distintivo per sostenere le leggi del corso legale. Nel caso della Brown, lei è recentemente andata a favore del QE2 di Bernanke. E’ … Leggi tutto

Perché la visione austriaca sulla moneta e sulle banche è così importante

Questo articolo è adattato dalla prefazione al libro Finance Behind the Veil of Money: An Austrian Theory of Financial Markets di Eduard Braun.

 

xray2Gli economisti classici avevano rigettato l’idea secondo cui l’insieme della spesa monetaria – in gergo corrente: domanda aggregata – fosse una forza trainante della crescita economica. Le vere cause della ricchezza delle nazioni risiedono in fattori non-monetari come la divisione del lavoro e l’accumulazione del capitale tramite il risparmio; la moneta entra in gioco in qualità di intermediario dello scambio, nonché come bene rifugio. I prezzi in denaro sono anch’essi fondamentali per l’amministrazione finanziaria ed il calcolo economico. Purtuttavia, la moneta esprime tutti questi benefici indipendentemente dalla sua quantità: una modesta quantità di denaro permette tali attività esattamente quanto una ingente. Non è quindi possibile tirar fuori una società dalla povertà, o renderla più ricca, incrementando la quantità di moneta. Al contrario, tali obiettivi possono essere raggiunti attraverso il progresso tecnologico, una maggior parsimonia ed una miglior divisione del lavoro o, ancora, mediante la liberalizzazione del commercio e l’incoraggiamento al risparmio.

Gli Austriaci sono i veri eredi degli economisti classici

Per oltre un secolo, la scuola Austriaca di economia ha – quasi da sola – sostenuto, difeso e ridefinito questi concetti basilari. Inizialmente, Carl Menger e i suoi allievi avevano considerato se stessi, così come erano considerati da tutti gli altri, quali critici dell’economia classica. Tale percezione “rivoluzionaria” era corretta relativamente al fatto che gli Austriaci, inizialmente, si trovavano principalmente impegnati nel correggere ed estendere l’impostazione intellettuale dei classici.

A posteriori, tuttavia, è possibile notare più continuità che elementi di rottura: la Scuola Austriaca non intendeva soppiantare l’economia classica con una scienza completamente nuova. Relativamente al messaggio principale dei classici, quello inerente alla ricchezza delle nazioni, gli austriaci sono stati i loro eredi intellettuali: non cercavano di demolire la teoria di Adam Smith da cima a fondo, ma di correggerne i limiti e svilupparla.

Oggigiorno, il messaggio … Leggi tutto

Interlibertarians 2014: banche e moneta, di F. Simoncelli

interlibertarians2014La recente edizione di Interlibertarians 2014, svoltasi domenica scorsa a Lugano, è stata incentrata sul tema Banche & Moneta ed ha visto, tra gli altri, la partecipazione attiva di Francesco Simoncelli a nome dell’associazione Ludwig von mises Italia.

Presentiamo di seguito la sua esposizione, incentrata su una panoramica delle cause storiche dell’ascesa e sviluppo del sistema a banca centrale nel periodo tra la fine del XIX secolo e quella fatidica data dell’agosto 1971, quando l’ultimo pallido ricordo di standard aureo fu spazzato da Richard Nixon per aprire le porte ad una nuova epoca di più sfrontato inflazionismo.

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Banche, Inflazione e Grande Guerra

Pubblichiamo di seguito il primo estratto dalla traduzione italiana di Stefano Libey Musumeci dell’opera Banking and the Business Cycle di C. A. Phillips, T. F. McManus e R. W. Nelson.

I brani proposti sono i capitoletti Banking in Relation to War Finance (3), Extent of Inflation (5) e Forces Underlying Inflation (6), contenuti nel capitolo II Generating the Great Depression.

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Acronimi
FRA = Federal Reserve Act
FRS = Federal Reserve System

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3. Il sistema bancario e la Grande Guerra

La Guerra Mondiale fu probabilmente la guerra più riprovevolmente finanziata nella storia dal punto di vista di una sana politica fiscale. La minor parte dei costi monetari della guerra fu finanziata dalla tassazione, mentre la maggior parte di questi costi fu finanziata dall’inflazione del primo o del secondo tipo, rendendo così la metodica di finanziamento di questo conflit3671to diversa da qualunque metodica di finanziamento bellico del secolo scorso [1]. Hartley Withers stima che nel caso dell’Inghilterra il 17,5% dei costi della guerra fu coperto dalla tassazione [2], e Josiah Charles Stamp afferma che da questo punto di vista l’Inghilterra si comportò meglio di qualunque altro stato belligerante europeo [3]. Altrove Stamp stima che nel caso dell’Inghilterra il 63% dei costi delle Guerre Napoleoniche fu coperto dalla tassazione [4]. Il Report of the Committee on War Finance dell’American Economic Association stima che negli Stati Uniti la porzione dei costi della Grande Guerra coperta dalla tassazione fu pari al 25% [5]. Come detto in precedenza, tutti i Paesi coinvolti nella Grande Guerra, con l’eccezione degli Stati Uniti, ricorsero all’antico espediente inflattivo delle banconote. Ma gli Stati Uniti, insieme a praticamente tutte le altre nazioni, utilizzarono quella forma di finanziamento bellico che Withers chiama «il modo peggiore di ottenere fondi monetari per la guerra o per qualunque altro proposito» [6] e che Oliver Mitchell Wentworth Sprague sostiene essere «la più potente causa del generale incremento dei prezzi durante i periodi … Leggi tutto

La “buona società” egualitaria, regolamentata e sussidiata di Robert Shiller

(Finance and the Good Society di Robert J. Shiller, Princeton e Oxford: Princeton University Press, 2012, 288 pp.)

societàCosa definisce una “buona società” e come si può impiegare il settore finanziario per realizzarla? Robert Shiller  [Recentemente insignito del premio Nobel per l’economia, insieme a Eugene F. Fama e Lars Peter Hansen, NdT] assume la prima questione come data, dedicando il suo libro del 2012, Finance and the Good Society, a quest’ultimo aspetto: cosa c’è di sbagliato nella finanza moderna e come dovrebbe essere ristrutturata per raggiungere questo obiettivo?

Quali sono i fattori costitutivi di una buona società per Shiller? Muovendo da basi filosofiche, storiche ed economiche, utilizzate nel corso dei secoli, egli implementa la società nella quale dovremmo aspirare a vivere, dove ognuno rispetta e apprezza i suoi simili. Posto che tutti sono d’accordo nel considerare doveroso il rispetto reciproco, l’apprezzamento, invece, implica un obbligo meno universalmente accettato. Sebbene questa possa essere considerata una dichiarazione piuttosto modesta, il modello, ed invero l’intero libro, degenera partendo da tale assunto. Pertanto, secondo l’autore, la buona società è egualitaria e la finanza non dovrebbe porsi in contrasto con siffatto obiettivo ideale.

Shiller omette di definire compiutamente il suo concetto di “eguaglianza”. In taluni contesti, essa è intesa come sinonimo di partecipazione democratica, la quale implica un’equa distribuzione della ricchezza (p. 8); altrove, la “buona società” è conforme a un principio di democraticità finanziaria – tutti hanno accesso agli stessi beni e servizi (p. 44); in altri luoghi ancora, l’autore utilizza il termine con riferimento ad una crescente regolamentazione del settore finanziario (pp. 183-185). In realtà, l’aspetto più preoccupante consiste nel prendere atto che Shiller non si preoccupa minimamente di informare il lettore del perché l’egualitarismo rappresenterebbe un’ideale da raggiungere. In effetti, come tanti altri concetti sparsi nell’opera, egli riprende ripetutamente l’idea, evitando, tuttavia, di giustificarla dovutamente.

La prima parte del libro fornisce al lettore una carrellata di ruoli che … Leggi tutto

Liberarsi della paura

Alla fine dell’anno, il Mises Institute Italia pubblicherà l’edizione italiana in formato ebook di Banking and the Business Cycle: A Study of the Great Depression in the United States (1937), capolavoro di Chester Arthur Phillips, Thomas Francis McManus e Richard Ward Nelson.

Fino alla pubblicazione, mensilmente, il Mises offrirà, direttamente sulla sua piattaforma, una scelta di capitoli tratti dal libro, in modo che il lettore possa già cominciare ad apprezzarne, anche nella nostra lingua, la bellezza discorsiva.

Qui sotto, la premessa del curatore all’edizione italiana.

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Non ricordo quando è cominciato. E nonostante Banking and the Business Cycle di Phillips|McManus|Nelson sia entrato nella mia vita diversi anni dopo l’inizio, esso è stato in qualche modo parte dell’inizio. Infatti, Murray Newton Rothbard, con cui mi sono addentrato per la prima volta in quella che è chiamata scuola austriaca di economia, lo usa intensamente in The Mystery of Banking.

Avevo reperito una copia digitale dell’edizione Snyder & Richardson di The Mystery of Banking, pubblicata nel 1983. L’avevo stampata e avevo cominciato a leggere con costanza, ogni giorno.
Ricordo che ai tempi mi preoccupavo della validità cronologica del testo rothbardiano. Temevo fosse datato, obsoleto, e quindi non adatto a una vera comprensione del sistema attuale.

Il punto essenziale però è che non è il dispositivo bancario della riserva frazionaria a essere il tema vero di qualunque testo che lo affronti. La psicologia è il tema. E la psicologia sembra variare lentamente, molto lentamente. Oltre ad essere quasi ferma, quando sembra avere integrato elementi diversi da quelli che la avevano caratterizzata fino a quel momento, allora qualcosa sopraggiunge, con spirito irreparabile, per ripristinare lo stato di cose antecedente.
Gli elementi diversi sembrano essere slanci di libertà, mentre il qualcosa che sopraggiunge sembra essere il governo che vuole annichilire la libertà in atto.

Perché parlo di psicologia?
Perché la mente è una. È l’uomo che è libero e servo dell’uomo.

Essendo entrambe le … Leggi tutto

Cipro e la realtà bancaria – Il parere di Schlichter

Le opinioni espresse nell’articolo, riguardo alla bontà dell’operazione in corso (ormai compiuta), non corrispondono, necessariamente, a quelle dello staff e degli altri autori/traduttori del Mises Italia.

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Anche io sonoCipro rimasto scioccato ieri mattina. Non tanto dal possibile prelievo forzoso (o “taglio” o “tassa” che dir si voglia) da imporre ai depositanti delle banche di Cipro come contributo al pacchetto di salvataggi dell’eurozona finanziato dai contribuenti degli altri paesi, ma dalla reazione della stampa.

Ecco qui, secondo i maggiori commentatori internazionali, un ulteriore esempio dell’inettitudine  o dell’incontrollata malignità delle elitè politiche dell’eurozona, un altro esempio di imposizione inutile, stentata e controproducente della brutale austerità, alle spalle di cittadini innocenti che vivono in nazioni piccole e piene di problemi. Il Daily Telegraph, sulla propria prima pagina, ha parlato, con la solita esagerazione, di “raid europeo sui risparmi” e, naturalmente, di un’altra “minaccia per la ripresa”.

Ciò che ha agitato la maggioranza dei commentatori è la violazione dell’intangibilità della tutela sui depositi senza particolari patemi, dato che perfino i depositi inferiori a 100 000 €, a quanto pare, saranno soggetti al prelievo come gli altri. Quella tipologia di depositi, infatti, si suppone possa godere di una ‘garanzia’, la quale, magicamente, li mette al riparo dalla dura realtà delle bancarotte bancarie e statali. Il venire meno di questa garanzia potrebbe avere conseguenze su larga scala [capaci di ripercuotersi] oltre la sottile Cipro e, potenzialmente, potrebbe minare la fiducia nei sistemi bancari di Grecia, Spagna e Portogallo.

Sono d’accordo, questa mossa è rischiosa. Il sistema bancario internazionale è altamente indebitato e, in larga parte, si è trovato a traballare sull’orlo del baratro per molti anni. Tutto ciò che colpisce i depositi può avere gravi conseguenze. Ma, visto lo stato delle cose, ogni significativo tentativo di affrontare i problemi del sistema bancario deve inevitabilmente comportare dei rischi. La domanda è la seguente: il tipo di rischio in questione è quello giusto? E quali potrebbero … Leggi tutto

Il Risanamento delle Banche

Dopo aver parlato per mesi della crisi del debito sovrano e della gestione del problema da parte delle banche centrali, credo sia giunto il momento di fare il punto su un altro grande salvataggio che continua ad essere operato dietro le quinte passando oramai quasi inosservato: quello a beneficio del sistema bancario.

Ripartiamo dall’inizio: nel 2008 il sistema bancario mondiale era praticamente fallito. In regime di riserva frazionaria il sopraggiungere dell’evento critico (in quel caso il fallimento della Lehman Brothers) espone potenzialmente tutte le banche commerciali all’impossibilità di tener fede ai propri impegni: nella sostanza esse sono infatti tutte insolventi. Solo l’intervento delle banche centrali come prestatrici di ultima istanza può impedirne il collasso sistemico. Così è stato fatto.

Dopo aver tamponato con successo la situazione di emergenza che rischiava di scatenare un effetto domino devastante, i banchieri centrali di tutto il mondo hanno continuato ad operare con l’obiettivo principale di risanare il sistema bancario. Il sostegno dei prezzi dei titoli di Stato si è imposto in tal senso come assolutamente necessario per raggiungere lo scopo, considerata la massiccia esposizione di tutte le banche (e assicurazioni) nei titoli “free-risk” di governi che per la gran parte e nella sostanza sono altrettanto falliti.

Di fatto il risanamento è stato in parte realizzato, e continua ad essere perseguito, attraverso una serie di interventi sequenziali che possiamo sintetizzare in quattro punti.

1) Innanzitutto fornire alle banche le riserve monetarie di cui erano ampiamente sprovviste, avendo queste abusato oltremodo della leva finanziaria fornita dalla riserva frazionaria e da altre modalità operative (shadow banking). Ciò viene realizzato acquistando dalle banche debiti tossici, titoli illiquidi, titoli di stato, nonché elargendo prestiti a lungo termine a condizioni agevolate, etc.

2) Ai primi segnali di riacquisita confidenza le banche avrebbero potuto espandere nuovamente il credito (grazie alla riserva frazionaria) invalidando i tentativi di risanamento. L’avversione al rischio indotta dalla crisi economica reale (come vedremo … Leggi tutto