Gli ostacoli della banca centrale danese nel tenere ancorata la propria valuta all’euro

kroneDurante la campagna elettorale americana la Danimarca è stata menzionata un paio di volte non solo dai democratici che sono a favore di un governo più forte e di una più elevata redistribuzione del reddito, ma anche da esperti come Paul Krugman che il 16 ottobre ha scritto sulla Danimarca nella sua rubrica sul New York Times. Fortunatamente la maggior parte delle sue tesi fiscali ed economiche generali di stampo keynesiano sono state confutate da Thomas Woods e Robert Murphy nell’episodio n.6 del podcast Contra Krugman. Ma alcuni punti che riguardano la politica monetaria meritano comunque alcune considerazioni.

La moneta danese, la “corona”, nel 1982 è stata inizialmente ancorata alla forza del marco tedesco ed alla relativamente bassa inflazione della Germania. La ragione per introdurre la misura del cambio fisso fu quella di evitare l’inflazione elevata, la politica monetaria allentata e di frenare i politici danesi che fino ad allora avevano condotto il paese sull’orlo della bancarotta. La politica del cambio fisso ha ottenuto un coì ampio successo politico che è stata in vigore per 34 anni ed ancora oggi nessun altra scelta politica è presa seriamente in considerazione.

Dal momento della costituzione della BCE nel 1999 e dalla fine del marco tedesco, la corona è stata ancorata alla BCE ed all’euro.

Dall’inizio della crisi del debito europeo del 2009, la BCE ha tenuto ai minimi i tassi di interesse e per alcuni anni addirittura negativi. Così, quando il professor Krugman afferma che la politica monetaria danese è uno dei problemi per le relazioni con la Danimarca, ha ragione, ma per motivi sbagliati. I tassi di interesse sono stati fortemente abbassati sin dalla crisi finanziaria del 2008 e soprattutto dopo la crisi del debito l’anno successivo. Così la politica del cambio fisso danese oggi implementa esattamente la politica monetaria allentata, che la Danimarca volle rifuggire sin dal 1982. L’immagine sotto mostra la crescita della riserva valutaria estera e … Leggi tutto

Il tasso di interesse ed il suo senso economico

Il 16 dicembre 2015 la Federal Reserve USA, dopo ben sette anni, ha deciso di variare l’interesse americano di base, il Federal Funds Rate (l’interesse che le banche si addebitano per i prestiti di 1 giorno) rialzandolo dello 0,25 per cento (da 0-0,25 a 0,25-0,5).

Nelle prime intenzioni della Federal Reserve a questo primo rialzo sarebbero dovuti seguire nel corso del 2016 altri quattro rialzi. Con molta più probabilità di rialzi nel corso di quest’anno invece c’è ne sarà soltanto uno al massimo due e sempre di piccola entità: anni di tassi di interesse nominali schiacciati straordinariamente verso il basso altro non hanno fatto che accumulare errori economici su errori, ed ora ad ogni rialzo ecco che questi errori verranno a galla. Dopo una lunga sbornia di bassi tassi di interesse, rialzi di questi troppo ravvicinati nel tempo e/o di entità più che piccola potrebbero avere conseguenze devastanti. I banchieri centrali non comprenderanno il perché di certi fenomeni, ma quei dati sull’economia reale non in linea con le loro aspettative seguiti al rialzo del 16 dicembre 2015 assieme alla caduta dei mercati finanziari d’inizio anno già stanno conducendo alla prudenza.

Se la politica monetaria mantiene nominalmente per diversi anni tassi di interesse monetari straordinariamente bassi e l’economia nel frattempo rimane stagnante significa che il capitale presente all’interno della società è nel complesso male allocato. L’economia reale reagisce a questa situazione generando crisi, reclamando il cambiamento del contesto istituzionale in cui gli agenti economici si trovano ad operare e un innalzamento dei tassi nominali al livello di quelli che sarebbero realmente allo scopo di permettere un riaccumulo del risparmio reale, dato che la crisi genera distruzione di parte del capitale. Se le autorità monetarie cercano di contrastare tutto ciò spingendo i tassi nominali ancora più giù, i tassi di interesse reali occultamente saliranno ancor di più nella direzione opposta e questo, in ultimo, finisce per disallineare ancor di più la … Leggi tutto

La Banca Centrale Europea è in procinto d’implementare un maggiore pompaggio monetario

Il 21 gennaio 2016 il presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha affermato che il Consiglio Direttivo potrebbe approvare più stimoli nella sua prossima riunione a marzo. Il Presidente della BCE è del parere che lo stimolo monetario intrapreso dalla banca centrale sin dal giugno 2014, abbia rafforzato la resistenza dell’area Euro ai recenti shock economici globali. Il tasso di crescita annuale del bilancio della BCE (pompaggio monetario) è passato da -8.5% a dicembre 2014 al 31.3% a dicembre 2015, mentre il tasso di riferimento della BCE è stato pari ad un minimo record dello 0.05%.

Ciononostante il presidente della BCE sostiene che finora la banca centrale non è riuscita a portare il tasso d’inflazione verso il suo obiettivo del 2%.

Secondo Draghi un fattore importante alla base di ciò, è il forte calo del prezzo del petrolio. Il tasso di crescita annuale dell’IPC è stato pari allo 0.2% a dicembre.

Secondo il nostro modello, il tasso di crescita potrebbe scendere a -0.1% a dicembre di quest’anno. Entro dicembre del prossimo anno prevediamo uno 0.8%. Sulla base di ciò, è molto probabile che la BCE rafforzerà ulteriormente il ritmo del pompaggio monetario.

Un forte rimbalzo nella dinamica di crescita della nostra misura monetaria per l’Eurozona (AMS), fa ben sperare per l’attività economica in termini di produzione industriale nei prossimi mesi (vedi grafico). La posizione monetaria allentata della BCE si manifesta nel rafforzamento del momento di crescita dell’AMS europea, con il tasso di crescita annua passato dal 6.5% a novembre del 2014 al 13% a novembre 2015.

Suggeriamo che un ulteriore rafforzamento del pompaggio monetaria da parte della BCE, non farà altro che rafforzare ulteriormente le varie bolle — attività che consumano ricchezza. La maggior parte degli economisti e commentatori mainstream considera il pompaggio monetario una politica corretta per mantenere “in salute” l’economia. Secondo loro un aumento della massa monetaria significa un aumento della domanda di beni e servizi, … Leggi tutto

Valute del futuro

Molte persone si lamentano del controllo dello stato sulla moneta, ma solo pochi fanno qualcosa al riguardo. Non sto parlando dei movimenti “audit the FED,” e così via. Sto parlando di una vera innovazione che ponga fine al pugno di ferro dello stato sul sistema monetario.

Ad alcuni di noi vecchi potrebbe far piacere ritornare ai giorni in cui si davano dollari d’argento per un bicchiere di whisky, ma le nuove generazioni per il loro Negroni pagano con moneta virtuale. Per servire questo mercato, è apparso spontaneamente un nuovo mondo di valute virtuali.

In un dibattito, Mitt Romney ha detto: “Non potrete avere gente che apre banche nel proprio garage e conceda prestiti.”

Davvero? Alcune persone stanno pensando proprio a questo e proseguono anche nel creare nuove unità di conto. Potreste pensare che queste persone siano pazze. Dopo tutto, per essere denaro vero e proprio, una moneta deve avere un valore non monetario, un alto valore per unità di peso, un’offerta abbastanza stabile ed essere divisibile, durevole, riconoscibile ed omogenea. Oro e argento soddisfano queste richieste perfettamente. Ma questo significa che qualcos’altro (o una serie di cose) non possa?

Il denaro si sviluppa come bene più commerciabile che a sua volta viene utilizzato per il commercio indiretto. Storicamente, questo ruolo è stato ricoperto da oro e argento. Tuttavia, gli stati hanno lavorato duramente per demonetizzare l’oro e l’argento (con imposte sui metalli preziosi e le leggi del corso legale). E mentre alcune persone giurano di conservare la loro ricchezza in oro e argento, rispetto a tutte le altre attività finanziarie, la percentuale di portafogli investiti in metalli preziosi è solo l’1%.

L’idea che lo stato possa presto ri-presentare la sua moneta in oro, quando l’unico modo per cui i governi federali possono restare sul mercato è grazie ad una stampante, è ingenua. I governi hanno sempre manipolato e continueranno a manipolare il valore delle loro valute fino a farlo coincidere … Leggi tutto

La FED e la BCE: due vie, uno scopo

Sia la Federal Reserve (FED) che la Banca Centrale Europea (BCE) sono in possesso della stampante monetaria. Gestiscono la base monetaria. In cima alla produzione della base di denaro, il sistema della riserva frazionaria può produrre denaro dal nulla. Entrambe le banche centrali producono denaro in modo da finanziare i loro rispettivi governi. Come conseguenza della loro produzione di denaro, i prezzi saranno più alti rispetto a quanto sarebbero stati altrimenti. Tutti coloro che usano il denaro pagano indirettamente i deficit del governo attraverso una riduzione del potere d’acquisto e la ridotta qualità del loro denaro.

Mentre le funzioni della BCE e della FED (fornire liquidità al sistema bancario in tempi di crisi e finanziare il governo insieme al sistema bancario) sono le stesse, ci sono piccole differenze tra di loro. Nelle cosiddette operazioni di mercato aperto (un altro termine per la manipolazione attiva dell’offerta di denaro) le banche centrali producono o distruggono la base di denaro.

Ci sono due modi con cui le banche centrali possono produrre la base di denaro. Per tradizione, la FED usa l’approccio produzione di denaro ed acquisto (PMP). Normalmente, la FED produce denaro nei suoi computer e lo usa per comprare titoli di stato degli Stati Uniti dal sistema bancario. In cambio dei titoli di stato degli Stati Uniti, la FED crea denaro sul conto che le banche venditrici posseggono nella FED stessa.

La BCE, al contrario, usa l’approccio produzione di denaro e prestito (PML). Produce denaro e lo presta al sistema bancario per una settimana o tre mesi. La garanzia collaterale preferita per questi prestiti alle banche è rappresentata dai bond dei governi.[1] Come risultato del PMP e del PML, le banche ricevono nuova base di denaro. Detengono maggiori riserve nei loro conti alla banca centrale. Le riserve aggiuntive stanno a significare che ora possono espandere il credito e perfino creare ulteriore denaro.

Per i governi, il meccanismo funziona abbastanza bene. … Leggi tutto

Europa infranta, sogni infranti

L’Unione Monetaria Europea crollerà. Ciò sarà seguito da una disgregazione dell’Unione europea.

Questo fatto viene negato dai promotori del Nuovo Ordine Mondiale. L’hanno pianificato sin dalla fine della Prima Guerra Mondiale. Hanno tentato attivamente di attuarlo di nascosto sin dall’inizio degli anni ’50. Hanno utilizzato dei trattati per far approvare questa unificazione politica. Hanno usato l’unione economica come esca. Il gancio dell’unificazione politica è sempre stato annidato nell’esca.

La minaccia che affronta il NWO è che l’esca economica si è rivelata essere avvelenata. L’UEM è basata su una comune banca centrale ed una moneta fiat comune. Ma senza un sistema comune di governo, non ci può essere unione fiscale. Non ci può essere la pianificazione centrale attraverso il Keynesianismo.

Il nazionalismo intrinseco alla manipolazione fiscale Keynesiana ha portato alla crisi greca. L’UEM si basava su un’improbabile premessa: la saggezza dei banchieri commerciali dell’Europa, che avevano trascorso la loro carriera in mercati nazionali altamente regolamentati. Prima, i banchieri nelle grandi banche potevano contare sulle loro banche centrali nazionali affinché li salvassero. Ma, in questo nuovo ordine bancario mondiale, laBanca Centrale Europea non ha la flessibilità necessaria per salvare tutte le grandi banche nazionali che sono oggi in grande difficoltà. Ci sono i membri del consiglio della BCE, che fanno parte dell’asse Tedesco-olandese, che favorisce denaro ristretto e prezzi stabili. Il consiglio deve placarle in qualche modo. Questo riduce i tempi di risposta della BCE.

La Linea del Partito della UE e della BCE è che non c’è alcun problema che minaccia l’unità o una serie di problemi del governo centrale. Insistono dicendo che gli attuali problemi sono temporanei.

Abbiamo già sentito ripetere questa cosa.

 

LA CADUTA DEL COMUNISMO

Il più grande avvenimento della mia vita fu il suicidio dell’Unione Sovietica il 31 dicembre 1991. L’impero Comunista è andato a gambe all’aria senza colpo ferire. Gli alti ufficiali del Partito Comunista saccheggiarono i fondi del Partito e inviarono i soldi in … Leggi tutto

Il QE fallisce di nuovo — Ha intorbidito il mercato obbligazionario europeo, ma non ha stimolato i prestiti

La descrizione semplicistica del QE deriva da quello che si crede che sia un processo semplice. La banca centrale acquista titoli e così facendo si presume che incarni un’offerta “extra” per i prezzi delle obbligazioni; pertanto i tassi d’interesse scendono nonostante le emissioni. Anche negli Stati Uniti il QE ha avuto problemi con questo semplice rapporto. Piuttosto che farla sembrare una correlazione diretta, semplice e facile da vedere, il meglio che il FOMC ha potuto fare è stato uscirsene con una certa relazione statistica di “premi a termine”.

Nonostante il gergo, i premi a termine rappresentano la semplice scusa degli economisti per cercare di spiegare come mai i mercati non sempre sono “razionali”. Per illustrare questo punto, ad aprile Ben Bernanke ha scritto una serie di articoli sul perché i tassi d’interesse siano stati così confusi in relazione al suo genio monetario.

Ad esempio, negli Stati Uniti i rendimenti dei decennali sono scesi da circa il 3% alla fine del 2013, a circa il 2.5% durante l’estate del 2014, a circa l’1.9% di oggi. Il recente calo è stato inaspettato per molti osservatori, me compreso. Perché i tassi d’interesse a lungo termine sono così in bassi? E perché di recente sono diminuiti ulteriormente, nonostante i segnali di forza dell’economia degli Stati Uniti?

I premi a termine sembrano essere la risposta, a causa dei quali i mercati obbligazionari fanno il contrario di quello che la politica intende e richiede. Durante il periodo citato da Bernanke, il FOMC stava rallentando il QE e i rendimenti hanno continuato a scendere ben oltre il punto in cui è terminato il QE. Questo comportamento sfrenato non è dissimile, in espressione nominale, dal periodo del “conundrum” di Greenspan.

Bernanke di nuovo:

Il “conundrum” di Alan Greenspan del 2006, quando la FED alzò i tassi a breve termine, ma i tassi a lungo termine non seguirono l’esempio, pare che sia stato il risultato di un premio

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Quando il diritto altera la realtà: la manipolazione del denaro e le sue conseguenze | V parte

euro_logo_dynamiteVenendo a considerare la forme di manipolazione della moneta in ambito europeo[1], com’è ben noto i paesi che hanno aderito all’euro hanno rinunciato ai propri poteri di politica monetaria in favore della Banca Centrale Europea (le banche centrali esistono ancora in questi Paesi, ma svolgono compiti diversi dalla politica monetaria). È particolarmente rilevante fissare l’attenzione sul mandato originariamente ricevuto dalla Banca Centrale Europea nella sua attuazione della politica monetaria, e su come essa ha interpretato tale mandato. La BCE ha ereditato molti caratteri delle banche centrali nazionali, aggiungendo alcuni tratti peculiari. Nel primo sottoparagrafo, sintetizzeremo i passi principali verso la sua istituzione[2], mentre nel secondo considereremo le principali disposizioni dei Trattati che ne disciplinano gli scopi e l’attività.

 Nel maggio 1964, fu creato un primo organo per promuovere la cooperazione monetaria nell’ambito di ciò che era allora la CEE: il Comitato dei governatori delle banche centrali degli Stati Membri della Comunità Economica Europea. Nei decenni successivi, il Comitato acquisì progressivamente un ruolo centrale nella promozione della cooperazione monetaria, e nel 1990 il Consiglio gli attribuì espressamente alcuni nuovi compiti, tra cui quello generale di perseguire la stabilità dei prezzi[3].

Nel frattempo, il progetto di stabilire un’Unione Economica e Monetaria (UEM) aveva acquisito consenso, e culminò nel 1992 nel Trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1 Novembre 1993, che aggiunse due fondamentali Protocolli a ciò che rinominò come Trattato sulla Comunità Europea: il Protocollo (N. 18) sullo Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali e della Banca Centrale Europea, e il Protocollo (N. 19) sullo Statuto dell’Istituto Monetario Europeo.

L’IME iniziò a funzionare il 1 gennaio 1994, e in corrispondenza di ciò il Comitato dei governatori fu abolito; in questa fase, la politica monetaria era ancora saldamente nelle mani delle autorità nazionali. Tuttavia, l’IME ebbe la funzione di promuovere ancor maggiore coordinazione e cooperazione tra le banche centrali degli Stati Membri; così le rispettive politiche monetarie poterono … Leggi tutto

Cipro e la realtà bancaria – Il parere di Schlichter

Le opinioni espresse nell’articolo, riguardo alla bontà dell’operazione in corso (ormai compiuta), non corrispondono, necessariamente, a quelle dello staff e degli altri autori/traduttori del Mises Italia.

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Anche io sonoCipro rimasto scioccato ieri mattina. Non tanto dal possibile prelievo forzoso (o “taglio” o “tassa” che dir si voglia) da imporre ai depositanti delle banche di Cipro come contributo al pacchetto di salvataggi dell’eurozona finanziato dai contribuenti degli altri paesi, ma dalla reazione della stampa.

Ecco qui, secondo i maggiori commentatori internazionali, un ulteriore esempio dell’inettitudine  o dell’incontrollata malignità delle elitè politiche dell’eurozona, un altro esempio di imposizione inutile, stentata e controproducente della brutale austerità, alle spalle di cittadini innocenti che vivono in nazioni piccole e piene di problemi. Il Daily Telegraph, sulla propria prima pagina, ha parlato, con la solita esagerazione, di “raid europeo sui risparmi” e, naturalmente, di un’altra “minaccia per la ripresa”.

Ciò che ha agitato la maggioranza dei commentatori è la violazione dell’intangibilità della tutela sui depositi senza particolari patemi, dato che perfino i depositi inferiori a 100 000 €, a quanto pare, saranno soggetti al prelievo come gli altri. Quella tipologia di depositi, infatti, si suppone possa godere di una ‘garanzia’, la quale, magicamente, li mette al riparo dalla dura realtà delle bancarotte bancarie e statali. Il venire meno di questa garanzia potrebbe avere conseguenze su larga scala [capaci di ripercuotersi] oltre la sottile Cipro e, potenzialmente, potrebbe minare la fiducia nei sistemi bancari di Grecia, Spagna e Portogallo.

Sono d’accordo, questa mossa è rischiosa. Il sistema bancario internazionale è altamente indebitato e, in larga parte, si è trovato a traballare sull’orlo del baratro per molti anni. Tutto ciò che colpisce i depositi può avere gravi conseguenze. Ma, visto lo stato delle cose, ogni significativo tentativo di affrontare i problemi del sistema bancario deve inevitabilmente comportare dei rischi. La domanda è la seguente: il tipo di rischio in questione è quello giusto? E quali potrebbero … Leggi tutto

QE: verso l’infinito e oltre

Il QE non è più non convenzionale; è la normalità. La banca centrale non solo manipola – sistematicamente e persistentemente – i tassi di interesse a breve e l’offerta di riserve bancarie in modo da mantere basso il costo del credito, ora manipola anche la forma della curva dei rendimenti dei titoli di stato, il costo dell’indebitamento e i premi nel mercato dei mutui. Tutto questo richiede un’espansione continua dello stato patrimoniale della Fed e un pompaggio monetario senza fine. E non c’è strategia d’uscita.